\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Erogazione di acqua non potabile: il gestore paga i danni

Una società utente ha chiesto il risarcimento dei danni al gestore del servizio idrico a causa dell’erogazione di acqua non potabile con livelli di arsenico superiori ai limiti di legge. Il gestore ha chiamato in causa l’ente regionale per essere manlevato da ogni responsabilità. Il Tribunale ha condannato il gestore ma ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva, ritenendola di competenza del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che sia la domanda di risarcimento dell’utente sia la domanda di garanzia contro l’ente regionale spettano alla giurisdizione del giudice ordinario. L’erogazione di acqua non potabile costituisce infatti un inadempimento contrattuale e la domanda di garanzia ne rappresenta un diretto riflesso.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 1112 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 11 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Il caso: l’erogazione di acqua non potabile e la richiesta di risarcimento

L’erogazione di acqua non potabile rappresenta una grave violazione dei doveri contrattuali del gestore idrico. Nel caso in esame, una società utente ha citato in giudizio il gestore del servizio idrico integrato. La contestazione riguardava la presenza di arsenico nell’acqua in percentuali superiori ai limiti di legge. L’utente ha chiesto il risarcimento del danno, quantificato in una riduzione delle tariffe pagate per un servizio palesemente difettoso. Il gestore si è difeso chiamando in causa l’ente regionale. Secondo il gestore, infatti, la responsabilità della potabilizzazione e della gestione emergenziale spettava alla Regione. Il Tribunale ha accolto la domanda dell’utente ma ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione sulla richiesta di garanzia verso l’ente regionale, ritenendo che tale questione spettasse al giudice amministrativo.

Il conflitto sulla giurisdizione tra giudice civile e amministrativo

La distinzione tra giudice ordinario e amministrativo è fondamentale nelle controversie pubbliche. Il gestore sosteneva che la riduzione della tariffa e il coinvolgimento dell’ente regionale richiedessero la valutazione di atti amministrativi. Di conseguenza, secondo questa tesi, la causa doveva essere decisa dal Tribunale Amministrativo Regionale. Al contrario, l’utente e la giurisprudenza prevalente considerano il rapporto di fornitura idrica come un normale contratto di diritto privato. Quando un cittadino o un’impresa contestano la qualità dell’acqua, non stanno impugnando un provvedimento della pubblica amministrazione. Essi stanno semplicemente lamentando il mancato rispetto di un accordo contrattuale.

Le motivazioni della Cassazione sull’erogazione di acqua non potabile

Le motivazioni della Cassazione sull’erogazione di acqua non potabile chiariscono definitivamente i confini della giurisdizione. I giudici della Suprema Corte hanno rigettato la tesi del gestore. L’erogazione di acqua non potabile costituisce un chiaro inadempimento delle obbligazioni contrattuali assunte dal gestore. Questo dovere è imposto sia da norme europee sia da leggi nazionali. Il rapporto tra l’utente e il gestore ha natura privatistica. Pertanto, la richiesta di risarcimento del danno, sotto forma di riduzione del prezzo per il prodotto viziato, spetta al giudice ordinario. Inoltre, la Corte ha affrontato la questione della chiamata in causa dell’ente regionale. La domanda di garanzia proposta dal gestore contro l’ente pubblico è il riflesso della domanda principale. Non è possibile separare le due cause inviandone una al giudice amministrativo e una al giudice civile. Il principio di attrazione impone che anche la domanda di manleva sia decisa dal giudice ordinario.

Le conclusioni della Corte sulla responsabilità del gestore

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del gestore limitatamente alla questione della giurisdizione sulla domanda di manleva. I giudici hanno cassato la sentenza del Tribunale e hanno rinviato la causa allo stesso Tribunale, in una diversa composizione magistratuale, per un nuovo esame. Questa decisione conferma un principio di grande tutela per i consumatori e le imprese. Chiunque riceva acqua contaminata o non conforme agli standard di potabilità può agire direttamente davanti al giudice civile per ottenere il risarcimento o la riduzione della bolletta. Il gestore non può scudarsi dietro la complessità dei rapporti amministrativi con l’ente regionale per evitare il giudizio civile, poiché anche la sua eventuale rivalsa contro l’ente pubblico sarà decisa dallo stesso giudice ordinario.

Cosa può fare l’utente se l’acqua del rubinetto non è potabile?
L’utente può rivolgersi al giudice ordinario per chiedere il risarcimento del danno o la riduzione della tariffa della bolletta per via del servizio difettoso.

Quale giudice decide sulla responsabilità del gestore idrico?
La competenza spetta al giudice ordinario civile, poiché il rapporto di fornitura dell’acqua tra gestore e utente è di natura contrattuale e privatistica.

Il gestore può scaricare la colpa sulla Regione davanti a un altro giudice?
No, la richiesta del gestore di essere garantito dalla Regione deve essere trattata dallo stesso giudice ordinario che decide sulla richiesta di risarcimento dell’utente.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati