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D.Lgs. 31/2001

31 provvedimenti

Giurisdizione sulla domanda di manleva e risarcimento acqua
Un cittadino agisce contro il gestore del servizio idrico per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall'erogazione di acqua non potabile contenente arsenico oltre i limiti di legge. Il gestore chiama in causa l'ente regionale per essere sollevato dalle responsabilità risarcitorie. Il giudice di primo grado riconosce il danno al cittadino ma nega il rimborso al gestore. In appello, il tribunale dichiara il difetto di giurisdizione sulla chiamata in causa dell'ente pubblico, attribuendo la competenza al giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e chiarisce la giurisdizione sulla domanda di manleva. I giudici stabiliscono che la richiesta di garanzia azionata dal gestore appartiene al giudice ordinario, poiché rappresenta il diretto riflesso della causa principale di risarcimento promossa dall'utente. La sentenza viene quindi annullata con rinvio al tribunale per la decisione nel merito.
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Acqua non potabile: Cassazione chiarisce giurisdizione e limiti risarcimento
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Gestore Idrico citato in giudizio per l'erogazione di acqua non potabile, contenente arsenico, e la richiesta di risarcimento acqua non potabile e riduzione tariffaria da parte degli Utenti. La Suprema Corte ha stabilito che la giurisdizione per la domanda di risarcimento danni da parte degli Utenti contro il Gestore è del giudice ordinario, trattandosi di inadempimento contrattuale. Ha inoltre chiarito che la domanda di manleva del Gestore verso la Regione Lazio rientra anch'essa nella giurisdizione ordinaria. Infine, ha censurato la sentenza di appello per aver superato i limiti della domanda iniziale degli Utenti (ultrapetizione), rinviando la causa al Tribunale per una nuova decisione.
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Acqua non potabile: la Giurisdizione Ordinaria decide su danni e responsabilità
Un Gestore del Servizio Idrico ha fornito acqua non potabile, scatenando una causa per risarcimento danni da parte degli Utenti. La Corte di Cassazione ha chiarito importanti aspetti sulla Giurisdizione Ordinaria. Ha stabilito che il giudice ordinario è competente per le richieste di risarcimento degli Utenti e per la domanda di manleva del Gestore contro l'Ente Regionale, responsabile delle infrastrutture. La Corte ha anche annullato una parte della condanna precedente perché superava i limiti di valore richiesti dagli Utenti, violando la clausola di contenimento.
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Fornitura acqua non potabile: risarcito l’utente, lite tra enti
Un utente ha citato in giudizio il gestore idrico chiedendo il risarcimento dei danni causati dalla fornitura acqua non potabile, caratterizzata da livelli eccessivi di arsenico. Il Giudice di pace ha accolto la domanda, condannando il gestore, il quale ha chiamato in causa la Regione per essere manlevato. Il Tribunale, in appello, ha confermato il risarcimento ma ha escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva contro la Regione. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, trattandosi di inadempimento contrattuale del gestore, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario sia sulla domanda principale di risarcimento sia su quella accessoria di manleva. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Contratto di somministrazione acqua: tallio non sempre risarcibile
Una cittadina ha chiesto la restituzione delle bollette pagate per il contratto di somministrazione acqua a causa della presenza di tallio nelle condutture. Il gestore idrico aveva già rimosso la sorgente inquinata e i controlli tecnici dell'Istituto Superiore di Sanità avevano escluso un pericolo concreto per la salute umana. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cittadina, stabilendo che la presenza di sostanze non espressamente vietate non rende l'acqua non potabile se non vi è un pericolo concreto e provato per la salute. Di conseguenza, l'utente non ha diritto al rimborso delle tariffe idriche precedentemente versate.
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Acqua all’arsenico: sì al risarcimento per acqua non potabile
Alcuni cittadini hanno citato in giudizio il gestore del servizio idrico richiedendo il risarcimento per acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico e fluoruri, oltre alla riduzione del canone. Il gestore ha chiamato in causa l'ente regionale per essere manlevato. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice ordinario ha la giurisdizione sia sulla domanda di risarcimento dei cittadini, trattandosi di un inadempimento contrattuale individuale, sia sulla domanda di garanzia proposta dal gestore contro la Regione. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del gestore limitatamente alla giurisdizione sulla manleva, rinviando la causa al Tribunale per decidere su questo aspetto.
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Fornitura di acqua non potabile: risarcimento al giudice civile
Due utenti hanno citato in giudizio il gestore idrico chiedendo il risarcimento dei danni causati dalla fornitura di acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico. Il gestore ha chiamato in causa la Regione per essere sollevato da ogni responsabilità. La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di risarcimento per la fornitura di acqua non potabile rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di un inadempimento contrattuale del gestore. Inoltre, anche la domanda di manleva contro la Regione spetta al giudice ordinario, poiché strettamente collegata alla causa principale di risarcimento. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per decidere sul merito della garanzia.
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Risarcimento danni per acqua non potabile: gestore contro regione
Alcuni utenti hanno richiesto il risarcimento danni per acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico, oltre alla riduzione del canone. Il Gestore del servizio idrico ha chiamato in causa l'Ente Regionale per essere manlevato (tenuto indenne dalle spese). Il Tribunale aveva escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, poiché la causa principale tra utenti e Gestore rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, anche la domanda accessoria di manleva contro l'Ente Regionale spetta allo stesso giudice ordinario. La sentenza è stata cassata con rinvio al Tribunale.
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Arsenico in casa: risarcimento danni per acqua non potabile
Alcuni utenti hanno citato in giudizio il Gestore del servizio idrico chiedendo il risarcimento danni per acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico. Il Tribunale ha condannato il Gestore al risarcimento e alla riduzione della bolletta, ma ha escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva proposta dal Gestore contro la Regione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Gestore sulla responsabilità contrattuale, confermando che l'erogazione di acqua non potabile costituisce un grave inadempimento. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sulla giurisdizione, stabilendo che il giudice ordinario è competente anche a decidere sulla domanda di manleva contro la Regione, trattandosi di una richiesta accessoria a quella principale di risarcimento. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale per decidere su questo specifico aspetto.
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Risarcimento danni per acqua non potabile: Gestore contro Regione
Alcuni utenti hanno citato in giudizio il Gestore del Servizio Idrico chiedendo il risarcimento danni per acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico e fluoruri, oltre alla riduzione della tariffa. Il Gestore ha chiamato in causa l'Ente Regionale per essere manlevato da ogni responsabilità. La Corte di Cassazione ha stabilito che spetta al giudice ordinario decidere sia sulla domanda di risarcimento e riduzione del prezzo proposta dagli utenti, qualificata come azione per la riduzione del prezzo di un prodotto viziato, sia sulla domanda di garanzia proposta dal Gestore contro l'Ente Regionale. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del Gestore su questo secondo punto, rinviando la causa al Tribunale per decidere sulla richiesta di manleva.
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Somministrazione di acqua non potabile: il Comune deve risarcire
Alcuni cittadini hanno citato in giudizio il Comune, gestore del servizio idrico, chiedendo il risarcimento dei danni e la riduzione del canone a causa della somministrazione di acqua non potabile, contenente arsenico e uranio oltre i limiti di legge. Il Giudice di Pace e il Tribunale hanno accolto la domanda, riducendo la tariffa del 50%. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che il rapporto tra utente e gestore ha natura privatistica. Di conseguenza, l'erogazione di acqua non conforme ai parametri di legge costituisce un grave inadempimento contrattuale. La Corte ha chiarito che il Comune, operando in regime di monopolio, non può interrompere il servizio a proprio piacimento e deve risarcire i cittadini per la somministrazione di acqua non potabile.
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Erogazione di acqua non potabile: il gestore paga i danni
Una società utente ha chiesto il risarcimento dei danni al gestore del servizio idrico a causa dell'erogazione di acqua non potabile con livelli di arsenico superiori ai limiti di legge. Il gestore ha chiamato in causa l'ente regionale per essere manlevato da ogni responsabilità. Il Tribunale ha condannato il gestore ma ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva, ritenendola di competenza del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che sia la domanda di risarcimento dell'utente sia la domanda di garanzia contro l'ente regionale spettano alla giurisdizione del giudice ordinario. L'erogazione di acqua non potabile costituisce infatti un inadempimento contrattuale e la domanda di garanzia ne rappresenta un diretto riflesso.
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Domanda di garanzia impropria: gestore idrico contro la Regione
Un'azienda privata ha chiesto il risarcimento dei danni al Gestore del servizio idrico per la mancata dearsenificazione dell'acqua potabile. Il Gestore ha chiamato in causa la Regione per essere sollevato da ogni responsabilità. Il Tribunale ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario sulla richiesta contro l'ente pubblico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Gestore, stabilendo che la domanda di garanzia impropria proposta dal gestore del servizio idrico contro l'ente pubblico spetta alla giurisdizione del giudice ordinario. Questa domanda rappresenta infatti il riflesso della causa principale di risarcimento danni, già radicata davanti al giudice civile. La sentenza viene quindi cassata con rinvio.
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Fornitura Acqua Non Potabile: Azienda Condannata, Regione Salva
Un utente ha ricevuto un risarcimento di 500 euro da una società idrica a causa della fornitura acqua non potabile, contaminata da arsenico. La società ha tentato di scaricare la responsabilità sulla Regione e ha sostenuto che la causa dovesse essere decisa dal giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna. Ha stabilito che il rapporto tra utente e gestore è un contratto privato. Pertanto, il gestore è l'unico responsabile per l'inadempimento e deve risarcire il danno, senza poter coinvolgere la Regione. La competenza spetta al giudice civile ordinario.
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Domanda di manleva respinta: il Gestore paga per l’acqua inquinata
Un utente ottiene il risarcimento da un'azienda idrica per la fornitura di acqua non potabile. L'azienda presenta una domanda di manleva contro la Regione per essere rimborsata, ritenendola la vera responsabile. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'azienda. La decisione si basa su un principio processuale: la sentenza precedente aveva due motivazioni autonome per respingere la richiesta, ma l'azienda ne ha contestata solo una. Non avendo attaccato la seconda motivazione, questa è diventata definitiva, rendendo inutile l'analisi del ricorso. La domanda di manleva è stata quindi respinta per un errore formale nell'impugnazione.
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Giurisdizione e risarcimento per acqua non potabile
Una società di gestione del servizio idrico è stata condannata a risarcire alcuni utenti per aver fornito acqua contenente arsenico oltre i limiti legali. La Corte di Cassazione ha chiarito che la giurisdizione ordinaria si estende anche alla domanda di manleva proposta dal gestore contro l'ente regionale. Essendo la richiesta di garanzia un riflesso della domanda risarcitoria principale, non può essere devoluta al giudice amministrativo, garantendo così l'unitarietà del giudizio.
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Giurisdizione: risarcimento per acqua non potabile
Un utente ha citato un gestore idrico per la fornitura di acqua non potabile contenente arsenico. Il gestore ha chiesto la manleva all'ente regionale per la gestione dell'emergenza. La Cassazione ha stabilito che la Giurisdizione sulla domanda di manleva spetta al giudice ordinario, trattandosi di un riflesso della responsabilità contrattuale principale legata al rapporto di utenza.
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Acqua non potabile: chi decide sul risarcimento?
Alcuni utenti hanno citato in giudizio un gestore del servizio idrico per la fornitura di acqua non potabile contenente livelli eccessivi di arsenico e fluoruri. Il gestore ha chiamato in causa l'Ente Regionale per essere manlevato da eventuali condanne. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice ordinario ha piena giurisdizione non solo sulla domanda risarcitoria degli utenti, ma anche sulla domanda di manleva proposta dal gestore verso la Regione, trattandosi di una conseguenza diretta dell'inadempimento contrattuale nel rapporto di utenza.
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Acqua non potabile: rimborso anche senza pericolo
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un cittadino al rimborso delle bollette per la fornitura di acqua non potabile. La società di gestione idrica aveva sostenuto che il rimborso non fosse dovuto in assenza di un pericolo concreto per la salute. La Corte ha invece stabilito che la fornitura di acqua non potabile costituisce un grave inadempimento contrattuale (aliud pro alio), poiché il bene fornito è diverso da quello pattuito (acqua potabile). Pertanto, il consumatore ha diritto alla restituzione di quanto pagato per il servizio di fornitura idrica, indipendentemente dalla effettiva pericolosità dell'acqua.
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Attività professionale riservata: limiti e società
Due professionisti hanno citato in giudizio due società, una pubblica "in house" e la sua controllata, accusandole di svolgere illecitamente attività professionale riservata di analisi chimiche. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tali analisi, se svolte come "controlli interni" per conto degli enti pubblici soci e da personale dipendente qualificato, non costituiscono esercizio abusivo di professione né concorrenza sleale, data l'assenza di un monopolio assoluto e l'operatività al di fuori del mercato.
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