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Disapplicazione

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643 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reinserimento nelle graduatorie ad esaurimento: stop ai ritardi
Una docente, cancellata dalle graduatorie per non aver aggiornato la propria posizione nei termini, ha richiesto il reinserimento. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda, ritenendo illegittimo il decreto ministeriale che escludeva tale possibilità. Il Ministero ha fatto ricorso in Cassazione, eccependo la tardività della richiesta della lavoratrice rispetto ai termini degli aggiornamenti successivi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Ministero, stabilendo che il reinserimento nelle graduatorie ad esaurimento è un diritto condizionato alla presentazione di una domanda tempestiva entro i termini fissati per i successivi aggiornamenti. La presentazione del ricorso giudiziario oltre tali termini non può sostituire la domanda amministrativa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Distanze legali tra costruzioni: vince la legge dello Stato
Una proprietaria ha citato in giudizio il vicino che, nel realizzare un nuovo fabbricato, aveva occupato una porzione del suo terreno e violato le distanze minime. Il Tribunale ha accertato lo sconfinamento con una sentenza non definitiva, rinviando le altre questioni. Successivamente, la Corte d'Appello ha ordinato l'arretramento dell'edificio a dieci metri, applicando direttamente la normativa statale prevalente sui regolamenti comunali difformi, e ha liquidato venticinquemila euro di danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del costruttore, confermando che la prima sentenza non aveva precluso l'esame sulle distanze. Il principio cardine ribadito è che le distanze legali tra costruzioni di dieci metri previste dal decreto ministeriale prevalgono in via automatica sulle norme locali contrastanti, le quali devono essere disapplicate dal giudice.
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Anzianità di servizio nei contratti a termine: diritti salvi
Tre medici veterinari hanno chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata con contratti a tempo determinato per il calcolo dell'indennità di esclusività e della retribuzione di posizione. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo che la progressione dipendesse anche da una valutazione tecnica mai avvenuta. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'anzianità di servizio nei contratti a termine deve essere computata. L'omessa valutazione da parte del datore di lavoro non può penalizzare i dipendenti. La disparità di trattamento viola il principio di non discriminazione previsto dal diritto europeo. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Anzianità di servizio nei contratti a termine: stop disparità
Una dirigente biologa ha chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata tramite contratti a tempo determinato successivi, per ottenere l'adeguamento dell'indennità di esclusività e della retribuzione di posizione. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo che l'aumento dipendesse anche da una valutazione tecnica mai effettuata. La Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che l'anzianità di servizio nei contratti a termine deve essere calcolata al pari di quella a tempo indeterminato. L'omessa valutazione da parte del datore di lavoro non può penalizzare il lavoratore, poiché l'amministrazione ha l'obbligo di avviare la procedura valutativa al compimento del quinquennio. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Distacco di personale: l’IVA si detrae grazie alle regole UE
Un'azienda riceveva un accertamento fiscale che contestava la deduzione di costi infragruppo e la detrazione IVA sul distacco di personale da un'altra società del gruppo. La Cassazione conferma il recupero dei costi infragruppo perché l'azienda non ha provato l'effettiva utilità dei servizi con documenti precisi e contratti aventi data certa. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie il ricorso sul distacco di personale. Applicando i principi della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, i giudici stabiliscono che la legge italiana che escludeva l'IVA sui rimborsi per distacco va disapplicata. Se c'è un legame di reciprocità tra il prestito del lavoratore e il pagamento, l'operazione è soggetta a IVA, consentendo così la detrazione dell'imposta. La causa torna alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Rimborso IRBA: la Regione incassa ma lo Stato deve pagare
Una società cooperativa ha richiesto alla Regione il rimborso IRBA (Imposta Regionale sulla Benzina per Autotrazione) versata per gli anni dal 2018 al 2020, ritenendo il tributo incompatibile con il diritto dell'Unione Europea. La Corte di Giustizia Tributaria ha parzialmente accolto la richiesta. La Regione ha fatto ricorso in Cassazione, eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della Regione, stabilendo che la legittimazione passiva esclusiva per le controversie sul rimborso IRBA spetta all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e non alla Regione. Quest'ultima, infatti, svolge un ruolo di mera tesoreria, mentre la gestione e l'accertamento del tributo erariale rimangono in capo all'amministrazione statale. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato definitivamente la domanda di rimborso proposta dalla cooperativa contro la Regione.
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Prescrizione del reato: quando l’esclusione della recidiva cancella la condanna
L'Imputato era stato condannato per ricettazione di un furgone, furto aggravato e detenzione di stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata dichiarazione di estinzione per prescrizione del reato per il furto e la detenzione di droga, poiché il giudice di primo grado aveva escluso la recidiva senza però ricalcolare i termini di prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto, rilevando che, esclusa la recidiva, i termini massimi di custodia erano decorsi prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per furto e droga per intervenuta prescrizione del reato, confermando invece la responsabilità per ricettazione e rideterminando la pena finale a due anni di reclusione e 516 euro di multa.
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Reingresso non autorizzato: condanna valida pur con atto viziato
Lo Straniero, precedentemente espulso dall'Italia, è rientrato nel territorio nazionale senza la necessaria autorizzazione. Condannato nei gradi precedenti per il reato di reingresso non autorizzato, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha lamentato la mancata disapplicazione del decreto di espulsione prefettizio originario, ritenendolo illegittimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in tema di reingresso non autorizzato dello straniero espulso, il giudice penale non può disapplicare il decreto di espulsione anche se illegittimo. Tale provvedimento ha infatti esaurito i suoi effetti con l'avvenuto allontanamento e non costituisce un presupposto del reato. Di conseguenza, la condanna a sei mesi di reclusione è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Distanze legali tra costruzioni: il Comune non può derogare
Una proprietaria ha contestato ai vicini la violazione delle distanze legali tra costruzioni per la realizzazione di un garage seminterrato, di un giardino pensile e di muretti di recinzione. I giudici di merito avevano respinto la domanda applicando un regolamento comunale che esentava dalle distanze le opere che emergevano dal suolo per meno di un metro. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della proprietaria. La Suprema Corte ha stabilito che i regolamenti comunali non possono ridefinire il concetto di costruzione per aggirare le distanze minime del Codice Civile. Solo le opere interamente sotterranee sono esenti dalle distanze.
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Competenza del giudice tutelare: stop ai ricorsi contro lo Stato
Un cittadino ha chiesto al Giudice Tutelare di disapplicare i decreti ministeriali (D.P.C.M.) emessi per l'emergenza Covid-19, ritenendoli lesivi della libertà e della dignità personale. Il Giudice Tutelare ha dichiarato l'istanza inammissibile per difetto di competenza. Il cittadino ha quindi proposto ricorso per regolamento di competenza davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità del ricorso, rilevando la mancata notifica dello stesso e l'assenza di indicazione della controparte. Inoltre, la Corte ha ribadito che la competenza del giudice tutelare non si estende alla disapplicazione di provvedimenti amministrativi generali, trattandosi di materia estranea alle sue attribuzioni di legge. Il ricorrente è stato condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Foglio di via obbligatorio nullo: cancellata la condanna
Una cittadina è stata condannata per aver violato il foglio di via obbligatorio emesso dal Questore, che le vietava di rientrare in un determinato comune. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici hanno stabilito che il foglio di via obbligatorio è illegittimo se non contiene sia l'ordine di rientro nel comune di residenza sia il divieto di ritorno nel comune da cui si viene allontanati. Trattandosi di requisiti essenziali e inscindibili, la mancanza di uno di essi rende nullo il provvedimento amministrativo. Di conseguenza, la sua inosservanza non costituisce reato, consentendo al giudice penale di disapplicare l'atto invalido e assolvere l'imputata.
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Foglio di via obbligatorio nullo: annullata la condanna
Il Questore aveva ordinato a un cittadino l'allontanamento da un Comune per tre anni tramite un foglio di via obbligatorio, ma senza intimargli di rientrare nel proprio luogo di residenza. Il cittadino, tornato nel Comune vietato, era stato condannato penalmente. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici hanno stabilito che il foglio di via obbligatorio è nullo se non contiene sia l'ordine di allontanamento sia quello di rimpatrio nel luogo di residenza. Mancando un elemento essenziale dell'atto amministrativo, il reato per la sua violazione non può configurarsi.
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Edificabilità delle aree ai fini ICI: terreni militari tassati
Un Comune ha emesso un avviso di accertamento ICI nei confronti di una Società Agricola, riprendendo a tassazione dei terreni divenuti edificabili a seguito di una variante al piano regolatore per la realizzazione di alloggi militari. Il giudice d'appello aveva annullato l'atto ritenendo che i terreni non fossero destinati al libero mercato e disapplicando la delibera comunale di stima. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che l'edificabilità delle aree ai fini ICI decorre dall'adozione della variante urbanistica, a prescindere dall'approvazione regionale o dall'effettiva edificazione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del valore dei terreni.
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Condono edilizio vs demolizione: quando la sanatoria è nulla
Il caso riguarda un privato cittadino che si è opposto all'ordine di demolizione di un immobile abusivo, sostenendo di aver ottenuto dal Comune un regolare condono edilizio. Il Tribunale ha tuttavia disapplicato la sanatoria comunale, rilevando che i lavori di ampliamento di 27 metri quadri erano stati completati nelle parti essenziali (come il solaio di copertura) solo nel 1997, ben oltre la scadenza di legge fissata al 31 dicembre 1993. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso del proprietario. I giudici hanno chiarito che la norma di favore che estende il condono edilizio alle opere non ultimate a causa di un sequestro si applica solo alle strutture già realizzate al momento del blocco e alle rifiniture strettamente necessarie, e non a nuovi ampliamenti strutturali eseguiti successivamente.
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Tassa sui rifiuti: l’albergo perde il ricorso contro il Comune
Un'azienda alberghiera ha impugnato l'avviso di accertamento con cui il Comune richiedeva il pagamento della Tassa sui rifiuti (TARES) per l'anno 2013, applicando la tariffa per alberghi con ristorazione sull'intera superficie. La società lamentava la carenza di motivazione dell'atto e la mancata concessione di riduzioni per lo smaltimento autonomo di rifiuti speciali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'avviso è valido se indica superficie, categoria e tariffa. Inoltre, spetta interamente al contribuente l'onere di denunciare e dimostrare la produzione di rifiuti speciali per ottenere esenzioni o riduzioni della Tassa sui rifiuti, non potendo pretendere che il Comune vi provveda d'ufficio.
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Soggiorno irregolare: la Cassazione smentisce l’assoluzione
Il Giudice di pace aveva assolto uno straniero accusato del reato di ingresso e soggiorno irregolare, ritenendo la norma italiana in contrasto con la Direttiva europea sui rimpatri. Secondo il giudice, la sanzione penale ostacolava l'allontanamento rapido dello straniero. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della Procura, stabilendo che il reato di soggiorno irregolare non contrasta con le norme europee. La legge italiana prevede infatti un'ammenda che può essere sostituita con l'espulsione immediata, accelerando anziché rallentare il rimpatrio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di assoluzione e ha disposto un nuovo processo davanti a un diverso Giudice di pace.
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Soggiorno illegale dello straniero: Cassazione nega l’assoluzione
Il Giudice di pace di Catania aveva assolto uno straniero accusato del reato di soggiorno illegale dello straniero, ritenendo la norma italiana in contrasto con la Direttiva europea sui rimpatri. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore Generale, annullando la sentenza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la legge italiana, che punisce l'ingresso e il soggiorno irregolare con una sanzione pecuniaria sostituibile con l'espulsione, è perfettamente compatibile con il diritto dell'Unione Europea. La pendenza del processo penale non ostacola né ritarda le procedure di rimpatrio dello straniero irregolare. Di conseguenza, la norma penale non può essere disapplicata e il processo dovrà essere celebrato nuovamente.
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Soggiorno irregolare: la Cassazione smentisce l’assoluzione
Il Giudice di pace assolveva un cittadino straniero dal reato di soggiorno irregolare, ritenendo l'articolo 10-bis del Testo Unico Immigrazione incompatibile con la Direttiva europea sui rimpatri. Il Procuratore generale impugnava la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il reato di soggiorno irregolare punito con l'ammenda non contrasta con la normativa europea, poiché la sanzione pecuniaria o l'espulsione sostitutiva non ostacolano le procedure di rimpatrio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di assoluzione e ha disposto un nuovo giudizio.
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Affrancazione dell’enfiteusi: stop ai blocchi del Comune
Due cittadini, titolari di un'enfiteusi su un bene storico, hanno citato in giudizio il Comune per ottenere l'affrancazione dell'enfiteusi. Durante la causa, il Comune ha rideterminato unilateralmente il canone annuo con una delibera. I cittadini hanno impugnato l'atto davanti al TAR, e il tribunale civile ha sospeso il processo in attesa del giudizio amministrativo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei cittadini, stabilendo che non vi è alcuna sospensione necessaria. Il rapporto di enfiteusi è di natura privata e il giudice civile può disapplicare l'atto del Comune senza attendere il TAR. Il processo civile deve quindi riprendere immediatamente.
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Rimborso IVA agenzie di viaggio: fisco batte legge di favore
L'Agenzia delle Entrate ha chiesto a una società di consulenza, rappresentante di un'agenzia di viaggi estera, la restituzione di un rimborso IVA ritenuto indebito. I giudici di merito avevano dato ragione alla società, applicando una norma nazionale che salvava i rimborsi già effettuati. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che la norma italiana contrasta con il diritto dell'Unione Europea, il quale vieta espressamente il rimborso IVA agenzie di viaggio stabilite fuori dall'Unione. Di conseguenza, la norma nazionale di favore deve essere disapplicata. L'amministrazione finanziaria ha quindi il pieno diritto di recuperare le somme precedentemente erogate. Il fisco vince la causa e la società dovrà restituire l'imposta.
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