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Disapplicazione

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643 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Riconoscimento servizio preruolo: vittoria dei docenti ex precari
Un Docente, assunto a tempo indeterminato nel 2012 dopo anni di contratti a termine, ha chiesto il riconoscimento economico del periodo di precariato. Il Ministero lo aveva inserito nella fascia stipendiale iniziale (0-8 anni) anziché in quella superiore (3-8 anni), applicando una norma del contratto collettivo del 2011 che riservava la salvaguardia dello stipendio ai soli assunti di ruolo prima del 2010. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che escludere i precari da questo beneficio viola il principio europeo di non discriminazione. La sentenza ha sancito che il riconoscimento servizio preruolo deve garantire la parità di trattamento retributivo anche a chi ha lavorato con contratti a termine prima dell'immissione in ruolo. Di conseguenza, il Docente ha vinto la causa e otterrà il ricalcolo delle differenze stipendiali.
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Graduatorie ad esaurimento: docente batte il Ministero sul punteggio
Un docente chiedeva di spostare il punteggio aggiuntivo ottenuto tramite la specializzazione SSIS da una classe di concorso a un'altra all'interno delle graduatorie ad esaurimento. L'Amministrazione Scolastica rifiutava la richiesta applicando un decreto ministeriale che vietava tale trasferimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando che il divieto di spostamento previsto dal decreto ministeriale è illegittimo. La legge primaria vieta solo la modifica delle scelte sui servizi effettivamente prestati, ma non sul punteggio di abilitazione. Di conseguenza, il docente ha il diritto di trasferire il proprio punteggio aggiuntivo SSIS in sede di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, purché lo utilizzi per una sola classe di concorso. Il Ministero è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Foglio di via obbligatorio incompleto: la condanna è nulla
Il Questore di Arezzo aveva emesso un foglio di via obbligatorio nei confronti di una donna, vietandole di tornare nel Comune di Cortona per tre anni. Tuttavia, il provvedimento non conteneva l'ordine esplicito di fare rientro nel suo comune di residenza. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna penale per la violazione del divieto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della difesa, stabilendo che il foglio di via obbligatorio è nullo se non contiene contemporaneamente sia l'ordine di rientro alla residenza sia il divieto di ritorno. Trattandosi di elementi inscindibili, la mancanza dell'ordine di rientro rende l'atto illegittimo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna perché il fatto non sussiste.
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Rimborso imposte sisma 1990: stop della Cassazione per le imprese
Un contribuente, titolare di un'impresa, ha richiesto il Rimborso imposte sisma 1990 per i tributi versati in eccesso negli anni 1990-1992. L'Agenzia delle Entrate ha contestato il diritto al rimborso, sostenendo che l'agevolazione violasse le norme europee sugli aiuti di Stato, in particolare per quanto riguarda l'IVA. La Commissione Tributaria Regionale aveva inizialmente dato ragione al contribuente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, stabilendo che per le imprese il rimborso non è automatico. I giudici di merito avrebbero dovuto verificare la compatibilità dell'agevolazione con i limiti europei del regime de minimis o dimostrare il nesso diretto tra il danno subito e l'aiuto ricevuto. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Legittimo affidamento del contribuente: non evita le accise
L'Amministrazione Doganale ha contestato a una Società Fornitrice il mancato pagamento di accise e addizionali sulla fornitura di energia elettrica a quattro società di un polo petrolchimico. La Società Fornitrice sosteneva la sussistenza del legittimo affidamento del contribuente, ritenendo che l'ufficio avesse avallato una prassi di pagamento cumulativo da parte di una sola delle consociate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Doganale. La Corte ha chiarito che il legittimo affidamento del contribuente non esclude il pagamento del tributo ma solo delle sanzioni, e che l'inerzia dell'ufficio non costituisce un atto formale idoneo a creare affidamento. Inoltre, l'esenzione e l'addizionale provinciale vanno calcolate sui singoli punti di fornitura e non cumulativamente, cassando la decisione precedente e rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Legittimo affidamento del contribuente: accise e prassi doganali
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un'azienda fornitrice di energia elettrica il mancato pagamento delle accise e delle addizionali provinciali per le forniture a diverse società di un polo petrolchimico. La società fornitrice sosteneva la sussistenza del legittimo affidamento del contribuente, poiché l'ufficio doganale aveva tollerato che i pagamenti fossero gestiti direttamente da una delle società clienti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Dogane. I giudici hanno chiarito che la legge individua chiaramente il fornitore come soggetto passivo dell'imposta e che una semplice prassi o tolleranza dell'amministrazione non può escludere il debito d'imposta principale. Inoltre, per le addizionali provinciali, ha confermato la disapplicazione per contrasto con il diritto dell'Unione Europea per gli anni dal 2004 al 2006, rinviando la causa per un nuovo esame sulla reale natura di opificio industriale del complesso.
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Abuso edilizio: l’ordine di demolizione batte la finta prima casa
Una cittadina ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che respingeva la revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La ricorrente sosteneva che una delibera comunale destinasse gli abusi all'edilizia pubblica e invocava il diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la delibera comunale era generica e che l'immobile era destinato all'abbattimento. Inoltre, la demolizione non è una sanzione afflittiva ma una misura di ripristino del territorio. La ricorrente non ha provato l'assenza di altre case o una reale situazione di indigenza, risultando peraltro non residente nell'immobile. L'ordine di demolizione resta quindi pienamente efficace.
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Competenza del giudice tributario: vizi formali contro fisco
Due contribuenti hanno impugnato avvisi di accertamento IMU e TASI emessi da un Comune, lamentando vizi formali come la mancanza di firma e di attestazione di conformità digitale. La Commissione Tributaria Regionale ha rigettato l'appello, ritenendo che il giudice tributario non potesse valutare la legittimità formale degli atti amministrativi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso delle contribuenti, riaffermando la piena competenza del giudice tributario a esaminare i vizi formali e sostanziali degli atti impositivi. La Suprema Corte ha chiarito che il processo tributario è un giudizio di impugnazione-merito, finalizzato a vagliare analiticamente la legittimità del provvedimento. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei vizi formali precedentemente ignorati.
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Foglio di via obbligatorio: la residenza smentisce il ricorso
Il caso riguarda un cittadino accusato di aver violato un foglio di via obbligatorio emesso dal Questore. Il ricorrente sosteneva l'illegittimità del provvedimento per l'errata indicazione della sua dimora abituale. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per la normativa applicabile all'epoca dei fatti (precedente alle modifiche del Decreto Caivano), il provvedimento deve contenere l'ordine di allontanamento e l'indicazione del rientro nel comune di residenza. Nel caso specifico, il provvedimento indicava correttamente la residenza anagrafica del destinatario, non smentita da prove contrarie. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento amministrativo e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inquadramento professionale: dipendenti vincono contro il Comune
Alcune lavoratrici, trasferite alle dipendenze di un Comune dopo la soppressione dei patronati scolastici, hanno richiesto il corretto inquadramento professionale nella categoria superiore (Categoria D, ex settima qualifica) anziché in quella inferiore assegnata (Categoria C). Le dipendenti svolgevano infatti mansioni di segretarie econome. Il Comune si è opposto, sostenendo che tale qualifica spettasse solo ai dipendenti delle comunità montane e sollevando eccezioni di prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che chi svolge compiti di segretario economo ha diritto alla categoria superiore, indipendentemente dall'ente di appartenenza. Il Comune è stato condannato a pagare le differenze retributive e le spese di giudizio.
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Daspo urbano violato: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 9 mesi e 15 giorni di reclusione per un uomo accusato di violenza contro un addetto ai trasporti e di ripetute violazioni del Daspo urbano (il divieto di accesso alle aree della Stazione Centrale di Milano). La difesa sosteneva l'illegittimità del provvedimento del Questore, invocando i limiti fissati dalla Corte Costituzionale. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno ritenuto il divieto pienamente valido. Il soggetto, infatti, presentava numerosi precedenti penali (rapina, furto, spaccio) e condotte moleste concrete, elementi che giustificavano un reale pericolo per la sicurezza pubblica. L'appello è stato quindi rigettato, confermando la colpevolezza dell'imputato.
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Graduatorie prioritarie personale ATA: sì anche con più scuole
Una lavoratrice della scuola ha chiesto l'inserimento nelle graduatorie prioritarie personale ATA per ottenere supplenze temporanee. La donna aveva lavorato per oltre 180 giorni, ma in scuole diverse e con contratti differenti. Il Ministero dell'Istruzione ha rifiutato l'inserimento, applicando un decreto ministeriale che richiedeva lo svolgimento dei 180 giorni in un unico istituto. La Corte d'Appello ha dato ragione alla lavoratrice, disapplicando il decreto ministeriale perché contrastante con la legge. Il Ministero ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la legge richiede solo il requisito temporale complessivo dei 180 giorni e non l'unicità della scuola. La lavoratrice ha quindi vinto definitivamente la causa e il Ministero è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Esenzione accisa carburante imbarcazioni: noleggio contro diporto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di noleggio imbarcazioni che richiedeva l'esenzione accisa carburante imbarcazioni. L'Azienda sosteneva che il semplice contratto di noleggio a terzi o ai soci a prezzi di mercato bastasse a qualificare l'attività come commerciale, garantendo lo sgravio fiscale. I giudici hanno invece chiarito che, in base al diritto dell'Unione Europea, l'esenzione spetta solo se l'utilizzatore finale impiega il natante per scopi commerciali effettivi, come la prestazione di servizi a titolo oneroso. Poiché i clienti e i soci utilizzavano le imbarcazioni per mero diporto e godimento personale, l'esenzione è stata negata. L'Azienda perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese processuali.
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Scatti di anzianità: Cassazione dà ragione ai docenti precari
Tre docenti assunte con ripetuti contratti a termine hanno chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio per ottenere gli scatti di anzianità previsti per il personale di ruolo. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo che la clausola di salvaguardia del contratto collettivo del 2011 spettasse solo ai dipendenti a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso delle lavoratrici. I giudici hanno stabilito che escludere il personale precario dai benefici economici riservati ai colleghi di ruolo viola il principio europeo di non discriminazione. Di conseguenza, la norma del contratto collettivo nazionale deve essere disapplicata. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame del caso.
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Reingresso illegale dello straniero: lavoro non evita il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a cinque mesi e dieci giorni di reclusione per un cittadino straniero responsabile di reingresso illegale dello straniero. L'imputato era rientrato in Italia senza autorizzazione dopo essere stato legittimamente espulso. La difesa sosteneva l'assenza di dolo, l'illegittimita della pena detentiva secondo il diritto europeo e chiedeva l'applicazione della particolare tenuita del fatto per motivi lavorativi. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che il dolo consiste nella semplice consapevolezza di violare il divieto e che le finalita lavorative non escludono il reato.
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Compenso del commissario giudiziale: tagliato se l’accordo salta
Un'azienda in liquidazione propone un concordato preventivo, ma vi rinuncia prima dell'omologazione. Il Tribunale liquida ai commissari giudiziali un importo di 1,35 milioni di euro, calcolandolo sull'attivo inventariato anziché su quello realizzato, disapplicando la norma ministeriale ritenuta irragionevole. L'azienda ricorre in Cassazione. La Suprema Corte conferma che per determinare il compenso del commissario giudiziale si deve fare riferimento all'attivo inventariato per evitare disparità di trattamento. Tuttavia, accoglie il ricorso dell'azienda stabilendo che, in caso di interruzione anticipata della procedura, il compenso deve essere ridotto proporzionalmente all'opera effettivamente prestata. La causa viene rinviata al Tribunale per il ricalcolo della cifra.
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Giurisdizione società in house: decide il giudice ordinario
Un professionista ha impugnato davanti al TAR la graduatoria di una selezione indetta da una società a controllo pubblico per un incarico di esperto senior, sostenendo che il vincitore non avesse i requisiti richiesti. La società ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione, risolvendo il conflitto, hanno stabilito che la giurisdizione società in house spetta al giudice ordinario. Anche se interamente partecipata dallo Stato, la società in house è un soggetto di diritto privato. Le sue procedure di selezione non costituiscono esercizio di un pubblico potere, ma rientrano nell'agire privato dell'ente. Di conseguenza, le controversie sulle assunzioni e sui contratti di collaborazione devono essere decise dal giudice ordinario.
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Multa a Linate: il principio di territorialità divide i giudici
Una automobilista ha impugnato una multa stradale ricevuta dalla Polizia Locale di Milano nella corsia partenze dell'aeroporto di Linate, situata geograficamente nel territorio del Comune di Segrate. Il Giudice di Pace ha annullato il verbale per violazione del principio di territorialità, ma il Tribunale ha ribaltato la decisione ritenendo legittimo il potere sanzionatorio milanese in base a ordinanze ENAC. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità e la novità della questione riguardante i limiti del principio di territorialità nelle aree aeroportuali intercomunali, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente. Con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Raccolta abusiva di scommesse: no alla tutela UE senza sanatoria
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore contro la revoca della misura interdittiva nei confronti di un gestore di scommesse affiliato a un operatore estero. Il Tribunale aveva escluso il reato ritenendo l'operatore discriminato dalle gare statali. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che la mancata adesione alla procedura di regolarizzazione prevista dalla Legge di Stabilità del 2015 rende irrilevante qualsiasi precedente discriminazione. Chi sceglie di non regolarizzarsi non può invocare la tutela europea per evitare la condanna per raccolta abusiva di scommesse. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Foglio di via obbligatorio incompleto: condanna annullata
Un cittadino e stato condannato per aver violato un foglio di via obbligatorio, essendo stato trovato nel territorio di un Comune da cui era stato allontanati. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, eccependo che il provvedimento del Questore non conteneva l'ordine di fare rientro nel proprio luogo di residenza, ma solo il divieto di tornare nel Comune in questione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancanza di una delle due prescrizioni rende il provvedimento illegittimo. Di conseguenza, il giudice penale deve disapplicare l'atto amministrativo viziato. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna perche il fatto non sussiste.
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