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Dies A Quo

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2593 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Gestione separata: obbligo d’iscrizione ma scatta la prescrizione
Un avvocato si opponeva all'addebito dell'INPS per omessi contributi del 2011, derivanti dall'iscrizione alla Gestione separata d'ufficio. Il professionista non era iscritto alla Cassa forense poiché sotto la soglia di reddito obbligatoria, avendo versato solo il contributo integrativo. La Cassazione ha stabilito che l'iscrizione alla Gestione separata è obbligatoria per chi non versa il contributo soggettivo alla cassa di categoria. Tuttavia, ha accolto il ricorso del professionista sulla prescrizione: il termine di cinque anni decorre dalla scadenza del pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi. Inoltre, l'omessa compilazione del quadro RR non costituisce automaticamente dolo utile a sospendere la prescrizione. La causa torna in Appello.
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Gestione Separata INPS: contributi dovuti ma sanzioni cancellate
Un'avvocatessa ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS per l'anno 2006, sostenendo di non esservi tenuta in quanto iscritta all'albo professionale. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione e il pagamento dei contributi sull'intero reddito professionale, poiché la professionista non era iscritta alla Cassa Forense ma versava solo un contributo integrativo. Tuttavia, accogliendo parzialmente il ricorso, i giudici hanno stabilito che, in base a una pronuncia della Corte Costituzionale, non sono dovute le sanzioni civili per il periodo anteriore al 2011. La prescrizione quinquennale dei contributi decorre dal termine di pagamento differito dai decreti ministeriali.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva INPS
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a una Professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009 tramite iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha dichiarato il credito estinto per prescrizione, ritenendo che il termine di cinque anni decorresse dal 16 giugno 2010 e che non si applicasse il rinvio dei pagamenti al 6 luglio 2010 previsto per chi esercita attività soggette a studi di settore, poiché la Professionista aderiva al regime dei minimi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dal termine differito del 6 luglio 2010 per tutti i contribuenti che esercitano attività per cui sono previsti gli studi di settore, a prescindere dal loro regime fiscale concreto. Di conseguenza, la richiesta di pagamento inviata il 30 giugno 2015 è tempestiva.
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Prescrizione contributi previdenziali: stop alle richieste tardive
Un avvocato ha impugnato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi alla Gestione Separata per l'anno 2011. La Corte d'Appello aveva ritenuto il debito non prescritto, calcolando il termine dalla dichiarazione dei redditi e ravvisando un occultamento doloso nella mancata compilazione del Quadro RR. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della professionista, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza del pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi. Inoltre, i giudici hanno chiarito che non compilare il Quadro RR non equivale automaticamente a un occultamento doloso del debito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Calcolo dei termini di impugnazione: errore d’appello annullato
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale contro la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile per tardività l'appello del Pubblico Ministero. Il caso riguardava l'assoluzione di due imputati dall'accusa di omicidio. La Corte d'Appello aveva calcolato il termine di quarantacinque giorni includendo il giorno stesso della comunicazione del deposito della sentenza. La Cassazione ha chiarito che per il calcolo dei termini di impugnazione si applica la regola generale del "dies a quo non computatur": il giorno iniziale non si calcola e il termine decorre dal giorno successivo. Di conseguenza, l'appello depositato il lunedì successivo alla scadenza domenicale era tempestivo. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio, disponendo la trasmissione degli atti per lo svolgimento del processo d'appello.
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Rescissione del giudicato: il ritardo costa caro al condannato
Il Condannato, giudicato in assenza e dichiarato latitante, ha richiesto la rescissione del giudicato e la rimessione in termini, sostenendo di aver saputo del processo solo con la notifica dell'ordine di carcerazione il 16 gennaio 2021. Tuttavia, ha nominato un difensore solo il 19 marzo 2021, oltre due mesi dopo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di trenta giorni per presentare la domanda di rescissione del giudicato decorre dal momento in cui l'interessato ha conoscenza dell'esistenza del procedimento a suo carico, e non dalla conoscenza approfondita degli atti. Non avendo il ricorrente giustificato il ritardo di due mesi con cause di forza maggiore, la richiesta di rimessione in termini è stata respinta, confermando la condanna definitiva e infliggendo una sanzione pecuniaria.
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Imputazione dei pagamenti: se manca la prova il creditore perde
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Società Fornitrice contro la revoca di un decreto ingiuntivo emesso nei confronti del Farmacista. La Società Fornitrice pretendeva il pagamento di oltre centomila euro per fatture asseritamente insolute e interessi moratori. Tuttavia, a fronte di cospicui pagamenti già effettuati dal debitore, la creditrice non ha fornito la prova specifica dell'imputazione dei pagamenti alle singole fatture, né il calcolo dettagliato degli interessi e della sorte capitale residua. La Suprema Corte ha confermato che spetta al creditore dimostrare con esattezza come sono state imputate le somme ricevute per poter pretendere un saldo ulteriore. Di conseguenza, la Società Fornitrice perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Gestione separata INPS: omissione o evasione contributiva?
Una Libera Professionista si oppone all'avviso di addebito dell'INPS per omessi contributi relativi all'anno 2009. La Corte d'Appello riconosce l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS, ma qualifica la violazione come semplice omissione e non evasione, escludendo l'intento doloso. Sia l'INPS sia la professionista propongono ricorso in Cassazione sollevando questioni sulla prescrizione e sull'abitualità dell'attività. La Suprema Corte, rilevando un errore procedurale dovuto all'omesso esame del ricorso dell'INPS nella proposta iniziale del relatore, decide con ordinanza interlocutoria di rinviare la causa a nuovo ruolo per formulare una nuova proposta.
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Risarcimento danni per mancata prelazione: no se c’è silenzio
Un inquilino di un immobile commerciale ha chiesto il risarcimento danni per mancata prelazione dopo che i proprietari hanno venduto il locale a un terzo senza informarlo. L'inquilino, avendo scoperto la vendita oltre il termine di sei mesi per riscattare il bene, ha accusato i venditori di averlo tenuto intenzionalmente all'oscuro. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. I giudici hanno stabilito che il semplice silenzio del proprietario dopo la vendita non costituisce un comportamento fraudolento. Per ottenere il risarcimento, l'inquilino deve dimostrare un vero e proprio inganno attivo volto a impedirgli di consultare i registri immobiliari pubblici. Di conseguenza, l'inquilino perde la causa e non ottiene alcun indennizzo.
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Pensione integrativa negata dopo la ricongiunzione dei contributi
Un gruppo di ex lavoratori del settore riscossione tributi ha chiesto all'ente previdenziale l'accertamento del diritto alla pensione di vecchiaia con la liquidazione della pensione integrativa a carico del Fondo Esattoriali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che il termine di decadenza per avviare l'azione giudiziaria decorre anche in mancanza di un provvedimento esplicito dell'ente previdenziale. Inoltre, avendo i lavoratori scelto di trasferire e ricongiungere i propri contributi nell'assicurazione generale obbligatoria, non possono più pretendere prestazioni autonome o una pensione integrativa dal fondo speciale, venendo meno il principio di unitarietà dei versamenti. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali.
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Prescrizione contributi previdenziali: il rinvio salva l’INPS
Un libero professionista contesta l'iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS per l'anno 2009, eccependo la prescrizione quinquennale del debito. La richiesta di pagamento dell'INPS è giunta il 6 luglio 2015. Il professionista sostiene che il termine per pagare scadeva il 16 giugno 2010, rendendo tardiva la richiesta. L'INPS sostiene invece l'applicabilità della proroga al 6 luglio 2010 stabilita dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010 per chi esercita attività soggette agli studi di settore, anche se esonerato in concreto (come i contribuenti minimi). La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'INPS, stabilendo che la proroga si applica oggettivamente all'attività esercitata. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali non si è compiuta, poiché il termine iniziale decorreva dal 6 luglio 2010. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
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Agevolazioni prima casa: il fisco perde se controlla in ritardo
L'Agenzia delle Entrate ha revocato le agevolazioni prima casa a un contribuente che aveva acquistato un immobile in corso di costruzione, ritenendolo di lusso. L'ufficio ha notificato l'avviso di liquidazione oltre tre anni dopo l'accatastamento dell'immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che il termine triennale di decadenza per i controlli decorre dall'effettivo completamento dell'immobile, coincidente con la richiesta di accatastamento, e non dalla scadenza teorica del termine per ultimare i lavori. Di conseguenza, l'accertamento tardivo è nullo e il contribuente conserva i benefici fiscali.
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Gestione Separata INPS: contributi dovuti ma sanzioni annullate
Un avvocato ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS per l'anno 2009, eccependo la prescrizione dei contributi e sostenendo che la soglia di 5.000 euro operasse come franchigia. La Cassazione ha respinto queste tesi, confermando che la prescrizione decorre dal termine di pagamento differito e che i contributi si pagano sull'intero reddito se si supera la soglia. Tuttavia, accogliendo il terzo motivo basato sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 104/2022, la Corte ha stabilito che l'avvocato non deve pagare le sanzioni civili. Questo perché, prima della legge interpretativa del 2011, vi era un legittimo affidamento sulla non iscrivibilità. L'avvocato vince parzialmente, ottenendo l'annullamento delle sanzioni.
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Azione di regresso INAIL: condanna definitiva per l’Azienda
Un lavoratore è caduto da una scala a quattro metri di altezza durante i lavori di costruzione. L'Azienda datrice di lavoro è stata condannata in sede penale per violazione delle norme sulla sicurezza. L'Istituto assicuratore ha risarcito il dipendente e ha poi avviato l'azione di regresso INAIL per recuperare le somme pagate. L'Azienda ha eccepito la prescrizione del diritto e ha contestato l'importo del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione triennale decorre da quando la condanna penale diventa definitiva. Inoltre, l'Azienda non può contestare genericamente le valutazioni mediche dell'ente assicuratore senza fornire prove specifiche del superamento del danno reale. L'Azienda perde la causa e deve rimborsare le spese legali.
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Decadenza accertamento ICI: il Comune perde la sfida del tempo
Un Comune ha notificato a una Società un avviso di accertamento per il pagamento della maggiore ICI relativa agli anni dal 2005 al 2008, basandosi su una variazione della rendita catastale presentata nel 2013. La Società ha impugnato l'atto eccependo la decadenza del potere impositivo del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che la retroattività degli effetti fiscali delle nuove rendite catastali non sospende né estende il termine di decadenza quinquennale per l'accertamento dei tributi locali. Di conseguenza, l'avviso notificato nel 2014 per annualità ormai prescritte è nullo. La decisione ribadisce che la decadenza accertamento ICI opera come limite invalicabile per l'amministrazione comunale.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS vince con le proroghe
L'INPS ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. Il Professionista ha eccepito la prescrizione del credito, sostenendo che il termine di cinque anni fosse scaduto, calcolando la decorrenza dal 16 giugno 2010. La Corte d'Appello ha dato ragione al Professionista. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali per l'anno 2009 decorre dal 6 luglio 2010, per effetto del differimento dei termini di versamento introdotto dal d.P.C.M. 10 giugno 2010 per i soggetti sottoposti a studi di settore. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata dall'INPS il 23 giugno 2015 è tempestiva ed efficace. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince il lavoratore
L'ente previdenziale ha richiesto a un lavoratore autonomo il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2004, notificando l'intimazione ad agosto 2010. Il lavoratore ha eccepito la prescrizione quinquennale, sostenendo che il termine decorresse dalla scadenza del pagamento (giugno 2005). L'ente, invece, riteneva che la prescrizione iniziasse solo dalla presentazione della dichiarazione dei redditi (ottobre 2005). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dal momento in cui scade il termine per il versamento e non dalla successiva dichiarazione fiscale. Di conseguenza, il credito dell'ente è stato dichiarato definitivamente prescritto.
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Rimborso dazi doganali: il termine decorre dal pagamento
L'Agenzia delle Dogane ha negato a una società il rimborso dazi doganali, nello specifico dazi antidumping sull'importazione di acido ossalico dalla Cina. La società sosteneva che il termine di tre anni per chiedere il rimborso decorresse dall'annullamento del regolamento europeo che aveva istituito la tassa. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Dogane, stabilendo che il termine di decadenza triennale decorre sempre dalla data del pagamento effettivo del dazio, e non dalla successiva sentenza di annullamento del regolamento. Di conseguenza, la richiesta di rimborso della società è stata definitivamente respinta perché presentata fuori tempo massimo.
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Revocazione della confisca: l’errore tardivo non salva il bene
Il caso riguarda un cittadino che ha richiesto la revocazione della confisca di un terreno a Bagheria, sostenendo che la correzione di un errore materiale sulla data del rogito notarile costituisse una prova nuova. Il terreno era stato acquistato prima del periodo di pericolosità sociale, ma l'atto originario riportava una data errata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la revocazione della confisca richiede prove sopravvenute o preesistenti scoperte solo in seguito senza colpa. Non costituiscono prove nuove i documenti già noti o facilmente reperibili con l'ordinaria diligenza, che il ricorrente avrebbe potuto e dovuto presentare durante il giudizio principale.
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Prescrizione bollo auto: scontro tra termine di tre o dieci anni
Una contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per il bollo auto del 2008, eccependo la prescrizione del tributo. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto il ricorso ritenendo applicabile il termine decennale dopo la notifica dell'avviso di accertamento. La contribuente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la natura triennale del termine. La Suprema Corte, rilevando un contrasto interpretativo sul calcolo del termine e sulla sua decorrenza (se dall'anno successivo o dalla notifica stessa), ha ritenuto la questione di massima importanza. Di conseguenza, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per definire in modo univoco le regole sulla prescrizione bollo auto.
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