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2593 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Asilo o discarica? Deposito incontrollato di rifiuti punito
Un imprenditore edile è stato condannato per il reato di deposito incontrollato di rifiuti per aver abbandonato scarti di demolizione nel cortile di un asilo comunale durante lavori di ristrutturazione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo la prescrizione del reato e contestando la natura imprenditoriale della condotta. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il deposito sistematico e ripetuto di rifiuti da parte di un'impresa configura un reato permanente, il cui termine di prescrizione inizia a decorrere solo con la cessazione della condotta illecita. Inoltre, è stato accertato che i rifiuti derivavano direttamente dall'attività professionale dell'indagato.
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Confisca di prevenzione: valida anche se il sequestro scade
Il caso riguarda un ricorso presentato da un soggetto sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale, il quale contestava la legittimità della confisca di prevenzione di una somma di denaro e di un immobile. Il ricorrente sosteneva che fossero scaduti i termini perentori per la decisione d'appello e che l'inefficacia del precedente sequestro travolgesse la confisca stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la conversione del ricorso in appello sposta l'inizio del termine alla data di ricezione degli atti da parte del giudice d'appello. Inoltre, la sospensione dei termini per la ricusazione del giudice opera fino alla decisione definitiva e l'eventuale inefficacia del sequestro non invalida la successiva confisca di prevenzione. Il ricorrente è stato condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Prescrizione dei contributi: la proroga salva il credito INPS
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2009 tramite un avviso di addebito notificato il 30 giugno 2015. Il professionista eccepiva la prescrizione, sostenendo che il termine di cinque anni fosse decorso dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione dei contributi non si era verificata. Infatti, a causa della proroga dei termini di versamento disposta dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010, il giorno di inizio del calcolo della prescrizione è slittato al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la notifica dell'atto interruttivo avvenuta il 30 giugno 2015 è tempestiva, poiché effettuata prima della scadenza del quinquennio. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Rivalutazione contributiva amianto: no a nuove domande tardive
Un lavoratore in pensione ha richiesto la rivalutazione contributiva amianto per l'esposizione professionale alla sostanza nociva. L'uomo ha presentato una prima domanda all'ente previdenziale nel 2008 e una seconda nel 2015, avviando la causa solo nel 2016. La Corte d'Appello ha accolto la domanda ritenendo tempestivo il ricorso rispetto alla seconda richiesta. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che il termine di decadenza di tre anni per avviare l'azione giudiziaria decorre tassativamente dalla presentazione della prima domanda amministrativa. Di conseguenza, la successiva ripresentazione della domanda non riapre i termini. La Suprema Corte ha quindi rigettato definitivamente la richiesta del lavoratore.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS vince solo a metà
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento di contributi omessi alla Gestione Separata per gli anni 2009 e 2010. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'anno 2010 la richiesta dell'INPS è tempestiva poiché la scadenza del versamento era stata prorogata da un decreto ministeriale, spostando in avanti l'inizio del termine. Per l'anno 2009, invece, la richiesta è tardiva. La Corte ha chiarito che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non costituisce automaticamente un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere la prescrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'ente previdenziale, rinviando la causa alla Corte d'Appello per ricalcolare la prescrizione contributi previdenziali del 2010.
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Iscrizione alla Gestione separata INPS: sanzioni annullate
Un avvocato ha contestato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi per l'anno 2010 alla Gestione separata, eccependo la prescrizione e sostenendo che il versamento del contributo integrativo alla Cassa Forense la esonerasse dall'obbligo. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'Iscrizione alla Gestione separata INPS è obbligatoria per i professionisti che non versano il contributo soggettivo alla propria cassa. Tuttavia, accogliendo parzialmente il ricorso, ha stabilito che la prescrizione decorre dalla scadenza del termine di pagamento (6 luglio 2011) rendendo tempestiva la richiesta dell'ente del 1° luglio 2016. Infine, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, la Cassazione ha esonerato la professionista dal pagamento delle sanzioni civili per il periodo precedente al 2011, confermando l'obbligo di pagare solo la quota capitale dei contributi.
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Autotutela parziale: quando il Fisco riduce ma non rinnova l’atto
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente, riducendo successivamente la pretesa tramite un provvedimento di autotutela parziale. Il contribuente ha impugnato entrambi gli atti. I giudici di merito hanno annullato la pretesa, ritenendo che l'autotutela parziale costituisse un nuovo atto autonomamente impugnabile, rendendo tempestivo il ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, rilevando che la sentenza d'appello era affetta da motivazione apparente. I giudici di secondo grado hanno infatti recepito acriticamente la decisione precedente senza spiegare se l'atto riduttivo avesse realmente introdotto elementi di novità tali da giustificare la qualificazione di nuovo accertamento. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione riapre i giochi
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per gli anni dal 2009 al 2011. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei contributi, accolta nei gradi di merito. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dell'ente previdenziale per l'anno 2009. I giudici hanno stabilito che il differimento dei termini di pagamento previsto dai decreti ministeriali sposta in avanti la decorrenza della prescrizione contributi previdenziali. Tale proroga si applica a tutti i professionisti per i quali sono previsti gli studi di settore, a prescindere dal loro regime fiscale concreto. Di conseguenza, per il 2009 la prescrizione non era ancora maturata al momento della richiesta di pagamento. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS vince sui minimi
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2009. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno ritenuto il credito estinto per prescrizione. La Corte d'Appello ha inoltre dichiarato inammissibile l'appello dell'ente per mancanza di specificità. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. La Corte ha chiarito che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza dei termini di pagamento, compresi i differimenti previsti per legge. Tali rinvii si applicano oggettivamente a chi svolge attività soggette a studi di settore, a prescindere dal regime fiscale concreto (come il regime dei minimi). Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Violazione di sigilli: la prescrizione non salva il custode
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per il reato di violazione di sigilli. La donna, nominata custode di un immobile sequestrato, aveva continuato ad abitarvi abusivamente. La difesa sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione, chiedendo di retrodatare l'inizio della condotta illecita al momento del sequestro iniziale. La Suprema Corte ha invece stabilito che, in mancanza di prove contrarie rigorose, il momento di consumazione del reato coincide con il giorno dell'accertamento da parte delle autorità. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione dovuta all'impedimento del difensore di un coimputato si estende a tutti i partecipanti al processo. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato continuato: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputato era stato condannato per l'acquisto e la cessione di cocaina di lieve entità. Nel ricorso per cassazione, la difesa ha eccepito l'omessa scissione delle singole condotte commesse in forma continuata prima del 2010, necessaria per verificare la prescrizione dei singoli episodi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che i giudici d'appello non avevano individuato con esattezza il giorno di inizio della decorrenza del termine per ciascun segmento della condotta. Di conseguenza, accertato il decorso del tempo massimo consentito dalla legge, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato continuato.
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Frode in assicurazione: il GPS smentisce il finto incidente
Due soggetti sono stati condannati per il reato di frode in assicurazione dopo aver simulato un incidente stradale per ottenere il risarcimento. I dati del GPS hanno smentito la loro versione, posizionando l'auto a undici chilometri di distanza dal luogo del presunto sinistro. Inoltre, uno dei soggetti ha confessato i fatti a un investigatore privato incaricato dalla compagnia assicuratrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei due imputati. I giudici hanno stabilito che la querela è tempestiva poiché il termine decorre dalla ricezione della relazione investigativa. Inoltre, le dichiarazioni rese all'investigatore privato prima dell'avvio delle indagini ufficiali sono pienamente utilizzabili come confessione stragiudiziale. Gli imputati sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Restituzione nel termine: la notifica blocca il ricorso tardivo
Il Condannato ha presentato istanza di restituzione nel termine per impugnare una sentenza di condanna, sostenendo di non averne avuto tempestiva conoscenza. La Corte di appello ha dichiarato inammissibile la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha rilevato l'incompetenza funzionale del giudice di secondo grado, annullando la decisione senza rinvio. Decidendo direttamente sul merito, la Suprema Corte ha qualificato il ricorso come istanza di restituzione nel termine e l'ha dichiarata inammissibile. La notifica dell'ordine di esecuzione della pena, avvenuta oltre un mese prima del deposito dell'istanza, dimostra infatti che il termine perentorio di dieci giorni per presentare la richiesta era ampiamente scaduto, rendendo l'iniziativa tardiva.
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Sospensione dei termini processuali: l’appello salva l’imputato
La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile per tardività l'appello proposto da un cittadino, non considerando la sospensione dei termini processuali introdotta durante l'emergenza sanitaria da COVID-19. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il calcolo del termine per impugnare la sentenza di primo grado dovesse includere i 64 giorni di sospensione straordinaria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la sospensione dei termini processuali si applica anche al deposito delle motivazioni della sentenza, rendendo l'appello tempestivo. Tuttavia, accertata la fondatezza del ricorso, i giudici hanno rilevato il decorso del tempo massimo per punire il reato. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
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Invasione di terreni o edifici: l’accordo non salva dall’abuso
Un costruttore edile, autorizzato a depositare materiali solo sulla porzione ovest di un terreno privato, ha occupato abusivamente anche la porzione est con attrezzature e una gru. Condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di invasione di terreni o edifici, l'uomo ha fatto ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha sostenuto la violazione del divieto di doppio giudizio e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato ha natura permanente finché dura l'occupazione abusiva, spostando in avanti l'inizio della prescrizione. Inoltre, la precedente sentenza riguardava un fatto storico diverso. Il costruttore perde la causa e deve pagare le spese processuali e di difesa della proprietaria del terreno.
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Prescrizione medici specializzandi: risarcimento negato dopo anni
Un gruppo di medici ha chiesto il risarcimento dei danni per la mancata retribuzione durante la scuola di specializzazione, lamentando la tardiva attuazione delle direttive europee da parte dello Stato italiano. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il diritto al risarcimento è soggetto alla prescrizione decennale. Per la prescrizione medici specializzandi, il termine di dieci anni inizia a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999. Avendo i medici avviato la causa solo nel 2017, il loro diritto era ormai ampiamente estinto. Inoltre, la Suprema Corte ha condannato i ricorrenti per abuso del processo, avendo insistito in tesi giuridiche già ripetutamente respinte dalla giurisprudenza consolidata.
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Rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto: i limiti
Il Lavoratore ha chiesto all'INPS il riconoscimento della rivalutazione contributiva per esposizione all'amianto. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo il diritto prescritto perché il termine decennale sarebbe iniziato a decorrere al massimo dalla data del pensionamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che la prescrizione non decorre automaticamente dal pensionamento o dalla fine dell'attività lavorativa. Il termine inizia a decorrere solo dal momento in cui il Lavoratore acquisisce l'effettiva consapevolezza dell'esposizione all'amianto. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame che accerti tale momento di consapevolezza.
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Gestione Separata INPS: Cassa Forense non salva l’avvocato
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per un avvocato di iscriversi alla Gestione Separata INPS e versare i contributi per l'anno 2010. Il professionista sosteneva di essere esentato avendo retroattivamente pagato i contributi integrativi alla Cassa Forense. I giudici hanno chiarito che il semplice versamento di contributi di solidarietà, i quali non creano una vera pensione, non esclude l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS. Poiché il termine di pagamento era stato differito al 5 agosto 2011, la richiesta dell'ente previdenziale del 4 luglio 2016 è tempestiva e non prescritta. Il ricorso del professionista è stato rigettato.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS vince il ricorso
L'INPS ha richiesto a una commerciante il pagamento dei contributi previdenziali a percentuale per l'anno 2005. La Corte d'appello aveva dichiarato il credito estinto per prescrizione, ritenendo che il termine iniziasse a decorrere dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere dal giorno di scadenza del pagamento del saldo (20 giugno 2006) e non dalla successiva dichiarazione dei redditi. Inoltre, la dichiarazione dei redditi non costituisce riconoscimento del debito idoneo a interrompere i termini. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'INPS, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS sulla data
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2008. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2009. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere non dalla scadenza ordinaria, ma dal termine prorogato (nel caso specifico, il 6 luglio 2009) previsto per i contribuenti soggetti agli studi di settore, anche se aderenti al regime dei minimi. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS, notificata il 30 giugno 2014, è tempestiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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