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Decadenza — Anno 2025

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547 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Decadenza

Provvedimenti

Rinuncia riserva appalto: è irrevocabile? Cassazione
Una curatela fallimentare ha agito contro una pubblica amministrazione per ottenere il pagamento di somme iscritte in alcune riserve di un contratto d'appalto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la rinuncia riserva appalto è un atto irrevocabile. Una volta comunicata alla stazione appaltante, la rinuncia estingue definitivamente il diritto dell'appaltatore, in linea con il principio di certezza della spesa pubblica che caratterizza la disciplina degli appalti pubblici.
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NASpI e lavoro autonomo: comunicazione obbligatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2398/2025, ha stabilito che il beneficiario della NASpI deve comunicare all'INPS anche un'attività di lavoro autonomo preesistente, pena la decadenza dal sussidio. L'obbligo non riguarda solo le nuove attività. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso tale obbligo, rinviando il caso alla Corte d'Appello per accertare se il ruolo di socio amministratore costituisse un'effettiva attività lavorativa e non una mera percezione di reddito.
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Decadenza prestazione: domanda non si può riproporre
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riproposizione di una domanda per una prestazione previdenziale, dopo che è maturata la decadenza, è inefficace. Nel caso esaminato, alcuni lavoratori, dopo il rigetto della prima richiesta di indennità di disoccupazione, avevano ottenuto una sentenza favorevole contro il datore di lavoro. Tuttavia, la successiva domanda all'ente previdenziale è stata considerata una mera riproposizione e non una nuova istanza, confermando la definitiva perdita del diritto per intervenuta decadenza prestazione previdenziale.
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NASpI e partita IVA: diritto se l’attività è inattiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2402/2025, ha stabilito che la mera titolarità di una partita IVA non preclude il diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI, se non corrisponde a un'effettiva attività lavorativa autonoma. Il ricorso dell'ente previdenziale è stato dichiarato inammissibile perché non contestava il punto cruciale della decisione di merito: l'assenza di qualsiasi attività produttiva di reddito da parte del lavoratore, rendendo irrilevante la questione sulla comunicazione di un'attività inesistente. Il principio chiave è che conta la sostanza (l'attività effettiva) e non la forma (la titolarità della partita IVA).
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Fideiussione omnibus: onere di allegazione e nullità
La Corte di Cassazione chiarisce che, in un caso di fideiussione omnibus con clausole nulle per violazione della normativa antitrust, non è sufficiente invocare la nullità per essere liberati dall'obbligazione. Il fideiussore ha l'onere di allegare tempestivamente in giudizio il fatto specifico dell'inerzia del creditore, come previsto dall'art. 1957 c.c. La mancata allegazione di questo presupposto di fatto rende inammissibile il ricorso, poiché la semplice nullità della clausola non comporta automaticamente la liberazione del garante.
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Rimborso credito IVA: decadenza e onere della prova
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di cessazione dell'attività, il diritto al rimborso credito IVA è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale e non alla decadenza biennale. Tuttavia, spetta sempre al contribuente l'onere di provare l'effettiva esistenza del credito. L'Amministrazione finanziaria può contestare tale esistenza anche in appello, trattandosi di una mera difesa e non di un'eccezione nuova.
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Agevolazione prima casa: la responsabilità solidale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2505/2025, ha stabilito che in caso di decadenza dall'agevolazione prima casa, tutti i comproprietari sono solidalmente responsabili per l'intero debito fiscale, indipendentemente dalla loro quota di proprietà. Nel caso esaminato, una contribuente con una quota dell'1% è stata ritenuta responsabile per l'intera imposta dovuta dopo la rivendita dell'immobile entro il quinquennio. La Corte ha chiarito che la ripartizione delle quote ha valore solo nei rapporti interni tra i comproprietari e non verso l'Agenzia delle Entrate.
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Cancellazione elenchi agricoli: onere della prova
Una lavoratrice impugnava la richiesta di restituzione dell'indennità di disoccupazione a seguito della sua cancellazione dagli elenchi agricoli. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la contestazione della prova della pubblicazione della cancellazione è stata ritenuta troppo generica. Il motivo di ricorso non ha specificamente confutato la valutazione del giudice di merito, basata su un documento prodotto in primo grado e non contestato, rendendo l'impugnazione non idonea a riesaminare la decisione.
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Prova Lavoro Agricolo: Onere a Carico del Lavoratore
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una lavoratrice cancellata dagli elenchi agricoli, confermando che la prova del lavoro agricolo spetta interamente a chi ne chiede il riconoscimento. Testimonianze generiche, prive di dettagli su mansioni, orari e retribuzione, sono state ritenute insufficienti. La Corte ha stabilito che l'onere della prova non si inverte a carico dell'ente previdenziale.
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Denuncia vizi immobile: il termine parte da certezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3020/2025, affronta il tema della denuncia vizi immobile in una compravendita. La Corte ha stabilito che il termine di decadenza di otto giorni per la denuncia non decorre dal semplice sospetto, ma dal momento in cui l'acquirente acquisisce una 'certezza obiettiva e completa' del difetto, che in casi complessi può coincidere con il deposito di una perizia tecnica. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio su un motivo procedurale relativo alla mancata ammissione di prove, mentre sono stati respinti i motivi sulla tempestività della denuncia.
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Decadenza revocazione donazione: eccezione di parte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3035/2025, ha stabilito un principio cruciale sulla decadenza revocazione donazione per ingratitudine. Un uomo aveva chiesto la revoca di una donazione fatta all'ex coniuge. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda considerandola tardiva. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che il termine di un anno per agire è una decadenza che deve essere eccepita dalla parte interessata nei tempi corretti, non potendo essere rilevata d'ufficio dal giudice. Di conseguenza, il caso è stato rinviato per un nuovo esame nel merito.
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Opposizione a cartella: il giudice deve decidere nel merito
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di opposizione a cartella esattoriale. Anche se l'atto di riscossione presenta vizi formali, come la decadenza dall'iscrizione a ruolo, il giudice non può limitarsi ad annullarlo. Deve, invece, procedere con l'esame del merito della pretesa, accertando l'effettiva esistenza e l'ammontare del debito. La Corte ha chiarito che il giudizio di opposizione si trasforma in un processo ordinario volto a verificare la fondatezza del credito, analogamente a quanto accade nell'opposizione a decreto ingiuntivo. Di conseguenza, la sentenza di appello che si era fermata alla sola declaratoria di illegittimità della cartella è stata cassata con rinvio.
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Diritto alla difesa: sentenza nulla senza udienza orale
Una lavoratrice si era vista rigettare la richiesta di un superiore inquadramento professionale sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha però annullato la sentenza di secondo grado, non per il merito della questione, ma per un vizio procedurale gravissimo: la Corte d'Appello aveva ignorato la richiesta della lavoratrice di discutere oralmente la causa, violando così il suo fondamentale diritto alla difesa. Il processo dovrà quindi essere celebrato nuovamente.
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Cessazione materia del contendere: accordo tra le parti
Un ballerino ha contestato una serie di contratti a termine stipulati con una Fondazione Lirico-Sinfonica, chiedendone la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. Dopo le decisioni dei giudici di merito, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo durante il giudizio in Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la cessazione materia del contendere, un esito che estingue il processo e priva di efficacia la sentenza impugnata.
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Contratti a termine fondazioni liriche: No conversione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una ballerina impiegata per vent'anni da una fondazione lirica tramite una serie di contratti a termine. La lavoratrice chiedeva la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato a causa dell'abuso nella reiterazione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che per i contratti a termine nelle fondazioni liriche, la normativa speciale prevale, escludendo la conversione e prevedendo unicamente il risarcimento del danno come sanzione per l'illegittimità, in linea con i principi delle Sezioni Unite.
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Contratti a termine fondazioni liriche: no conversione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore del settore musicale, confermando il divieto di conversione dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato per le fondazioni liriche. La sentenza stabilisce che, a causa della normativa speciale che regola tali enti, l'unica tutela per l'abuso di contratti precari è il risarcimento del danno, e non la stabilizzazione del posto di lavoro. Questa disciplina speciale, pur derogando al diritto comune, è ritenuta conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Contratto a termine fondazioni liriche: quando è nullo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di una serie di contratti a termine stipulati tra una fondazione lirica e una ballerina. L'ordinanza ha confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva dichiarato la nullità degli ultimi contratti e la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Il punto chiave è che la fondazione non è riuscita a dimostrare l'esistenza di esigenze tecniche, organizzative o produttive meramente temporanee e specifiche, che non potessero essere soddisfatte dal personale stabile. La reiterazione sistematica del contratto a termine per coprire esigenze durature è stata ritenuta abusiva, rendendo illecita l'apposizione del termine.
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Contratto a tempo determinato: tutele Fondazioni Liriche
Un lavoratore del settore lirico-sinfonico ha contestato la legittimità di una serie di contratti a tempo determinato stipulati con una nota Fondazione. La Corte d'Appello aveva respinto le sue richieste, ritenendo prescritta l'impugnazione per i contratti più datati e validi quelli più recenti, in base alla normativa sulla "acausalità". La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la complessità della questione, che contrappone la normativa nazionale a quella europea (Direttiva 1999/70/CE) sulla prevenzione dell'abuso del contratto a tempo determinato. Data l'assenza di precedenti specifici e la particolare valenza della decisione, ha disposto il rinvio della causa a un'udienza pubblica per un esame approfondito.
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Decadenza NASpI: quando inizia il termine per la domanda
Una lavoratrice si è vista negare la NASpI per aver presentato la domanda oltre il termine. La Cassazione ha stabilito che la decadenza NASpI scatta 68 giorni dopo la comunicazione di deposito della sentenza che accerta il lavoro subordinato, e non dalla successiva notificazione formale. La comunicazione della cancelleria è ritenuta sufficiente a garantire la conoscenza necessaria per avviare la pratica, rendendo tardiva la richiesta della lavoratrice.
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Assenza ingiustificata: quando il licenziamento è ok
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per assenza ingiustificata di una lavoratrice che, decaduta dal diritto a un congedo straordinario, non ha ripreso servizio per oltre 40 giorni senza fornire comunicazioni al datore di lavoro. La Corte ha ritenuto che una simile condotta lede in modo insanabile il rapporto fiduciario, rendendo irrilevante l'assenza di un danno economico per l'azienda e giustificando la massima sanzione disciplinare.
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