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Concordato In Appello — Anno 2026

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595 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Concordato In Appello

Provvedimenti

Concordato in appello: no al ricorso dopo l’accordo sulla pena
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che aveva applicato la pena concordata. Il Ricorrente lamentava la mancata valutazione di una causa di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Con la reintroduzione del concordato in appello, il ricorso per cassazione è ammesso solo per vizi sulla formazione della volontà, sul consenso del pubblico ministero o sulla difformità della decisione rispetto all'accordo. Di conseguenza, contestare la mancata applicazione di cause di non punibilità dopo un concordato in appello non è consentito. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento in appello: la pena concordata non si impugna
L'Imputato, condannato per reati in materia di stupefacenti, concorda in appello una riduzione della pena a 5 anni e 3 mesi di reclusione tramite lo strumento del patteggiamento in appello. Successivamente, la difesa propone ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione sulla quantificazione della sanzione concordata. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'accordo sulla pena liberamente stipulato dalle parti e ratificato dal giudice non può essere contestato unilateralmente in un secondo momento, salvo il caso di pena illegale. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
L'Imputato, condannato per reati sugli stupefacenti, ha concordato la pena in appello. Successivamente ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando il mancato proscioglimento d'ufficio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il principio stabilito chiarisce che il concordato in appello limita fortemente i motivi di impugnazione in Cassazione. Non è possibile contestare la mancata applicazione del proscioglimento immediato, a meno che non vi siano vizi sulla formazione della volontà dell'accordo o illegalità della pena. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: vietato contestare la pena concordata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati che contestavano l'eccessività della pena stabilita a loro carico per reati in materia di stupefacenti. La pena era stata rideterminata dalla Corte di Appello di Milano in seguito all'accoglimento del concordato in appello. I giudici di legittimità hanno ribadito che l'accordo sulla pena, una volta recepito dal giudice di secondo grado, costituisce un negozio processuale liberamente stipulato dalle parti. Di conseguenza, esso non può essere modificato unilateralmente tramite ricorso per cassazione, salvo il caso di illegalità della pena stessa, non riscontrato nella fattispecie. Gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Imputato, condannato per il reato di rapina, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la determinazione della pena stabilita tramite concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello, essendo un accordo tra le parti, preclude la contestazione della misura della pena in sede di legittimità, salvo il caso in cui la sanzione inflitta sia illegale perché fuori dai limiti edittali. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pena ridotta, interdizione dai pubblici uffici cancellata
Un uomo, condannato in primo grado per estorsione e stalking a tre anni e otto mesi di reclusione, subisce anche la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. In appello, tramite concordato, la pena principale viene ridotta sotto i tre anni, ma i giudici confermano l'interdizione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del condannato: se la pena detentiva scende sotto la soglia dei tre anni, viene meno il presupposto legale per applicare l'interdizione dai pubblici uffici. La Suprema Corte annulla quindi senza rinvio la decisione limitatamente alla pena accessoria, eliminandola del tutto.
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Concordato in appello: l’accordo blocca il ricorso
L'Imputato, condannato per rapina e tentata estorsione, ha concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, una volta raggiunto l'accordo sulla pena in appello, non è possibile contestare la mancata concessione di circostanze attenuanti o la quantificazione della sanzione, a meno che questa non sia palesemente illegale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: se concordi la pena non puoi ricorrere
L'Imputato, condannato per tentata rapina impropria, ha concordato la pena in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sulla gravità del fatto e sulla sua personalità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il concordato in appello preclude la contestazione dei criteri di determinazione della pena, salvo il caso di sanzione illegale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: no al ricorso dopo l’accordo sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello, contestava l'applicazione della recidiva e chiedeva la prescrizione del reato. L'imputato sosteneva che il riconoscimento della continuazione tra i reati escludesse la recidiva. La Suprema Corte ha chiarito che il concordato in appello limita i motivi di ricorso a quelli non rinunciati nell'accordo. Inoltre, i giudici hanno ribadito la piena compatibilità tra recidiva e continuazione, in quanto quest'ultima costituisce una finzione giuridica volta solo a mitigare la pena e non unifica realmente i reati. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo vieta il ricorso
Un imputato, dopo aver concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello, ha proposto ricorso per Cassazione. La difesa lamentava la mancata applicazione del principio del ne bis in idem per un reato asseritamente già giudicato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia implicita ai motivi di appello non concordati. Di conseguenza, non è possibile contestare in sede di legittimità questioni precedentemente rinunciate per ottenere uno sconto di pena. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la qualificazione giuridica del reato di ricettazione e l'illegalità della pena, dopo che la Corte d'Appello aveva accolto la sua richiesta di concordato in appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso macroscopicamente inammissibile. La contestazione sulla qualificazione del fatto era già stata oggetto di rinuncia da parte del difensore munito di procura speciale durante l'accordo sulla pena. Di conseguenza, l'accordo non può essere rimesso in discussione. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende per la manifesta infondatezza del ricorso.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso generico
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando un generico vizio di motivazione contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, l'impugnazione è limitata esclusivamente a questioni specifiche, come la formazione della volontà delle parti, il consenso del Procuratore generale o la difformità della decisione rispetto all'accordo. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per la manifesta infondatezza del ricorso.
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Concordato in appello: no al ricorso sulla qualificazione
L'Imputato, condannato in primo grado per porto ingiustificato di coltello, ha concordato in appello una riduzione della pena a tre mesi di arresto e 500 euro di ammenda, rinunciando ai motivi di impugnazione. Successivamente, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione giuridica del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello comporta la rinuncia a contestare la responsabilità e la qualificazione giuridica del reato. L'unica eccezione che consente il ricorso in Cassazione dopo questo accordo è l'irrogazione di una pena illegale, ipotesi non ricorrente nel caso di specie. Di conseguenza, l'accordo sulla pena resta valido e definitivo.
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Concordato in appello: l’accordo che cancella i ricorsi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato aveva concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello, ma successivamente ha proposto ricorso lamentando la violazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale e vizi di motivazione sulla pena. I giudici di legittimità hanno ribadito che, in caso di concordato in appello, il ricorso in Cassazione è limitato esclusivamente a vizi sulla formazione della volontà delle parti, sul consenso del pubblico ministero o sulla difformità della decisione del giudice rispetto all'accordo. Di conseguenza, le contestazioni sui motivi rinunciati o sulla quantificazione della pena legale sono inammissibili. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: se accetti la pena non puoi più ricorrere
L'Imputato, condannato per evasione dagli arresti domiciliari, ha concordato la pena in secondo grado. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche nella loro massima estensione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, il ricorso è limitato a vizi sulla formazione della volontà, sul consenso del pubblico ministero o sulla difformità della decisione rispetto all'accordo. Non sono ammissibili censure sulla misura della pena, a meno che la sanzione non sia del tutto illegale. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca la Cassazione
Il Ricorrente, condannato in sede di giudizio abbreviato per reati in materia di armi e stupefacenti, ha concordato la pena in secondo grado tramite l'istituto del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la misura della pena concordata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché non è consentito impugnare in sede di legittimità la misura di una pena frutto di un esplicito accordo tra le parti, con conseguente rinuncia agli altri motivi. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: se firmi l’accordo non puoi ripensarci
L'Imputato, condannato per bancarotta fraudolenta e turbata libertà degli incanti, ha concordato in appello una pena di tre anni e nove mesi di reclusione. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando un vizio di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, il ricorso in cassazione è limitato a questioni specifiche, come la formazione della volontà o l'illegalità della pena. Non è invece ammesso contestare il percorso logico o la motivazione del giudice di merito. Di conseguenza, l'accordo originario resta valido e l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: se c’è l’accordo la pena non si tocca
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sentenza emessa a seguito di concordato in appello. L'imputato lamentava una presunta difformità tra l'accordo raggiunto e la pena effettivamente applicata, oltre a un peggioramento della condanna rispetto al primo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che la documentazione smentiva totalmente le lamentele del ricorrente: la Corte d'Appello aveva fedelmente applicato l'accordo, riconoscendo l'equivalenza tra le attenuanti generiche e la recidiva e riducendo la pena a un anno di reclusione (il minimo edittale). Di conseguenza, non vi è stata alcuna violazione del concordato in appello né un peggioramento della pena. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso successivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver usufruito del concordato in appello rinunciando ai motivi di impugnazione sulla colpevolezza, ha cercato di contestare la motivazione della sentenza in Cassazione. I giudici hanno chiarito che il ricorso dopo il concordato è limitato a vizi della volontà, consenso del pubblico ministero o illegalità della pena. L'imputato è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: lo sconto di pena blocca il ricorso
L'Imputato, condannato in primo grado per furto aggravato, concordava in appello una riduzione della pena tramite l'istituto del concordato in appello. Successivamente, proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione di cause di non punibilità e l'eccessività della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, una volta perfezionato il concordato in appello con la rinuncia ai motivi di gravame, l'imputato non può contestare in sede di legittimità la mancata pronuncia di proscioglimento o la congruità della pena, a meno che questa non sia palesemente illegale. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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