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Concordato In Appello — Anno 2023

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917 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Concordato In Appello

Provvedimenti

Concordato in appello: no al ricorso dopo l’accordo sulla pena
Il Condannato, accusato di rapina aggravata e porto di coltello, ha concordato la pena di cinque anni di reclusione e mille euro di multa davanti alla Corte d'appello tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia a qualsiasi altro motivo di impugnazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: no ai ricorsi dopo l’accordo sulla pena
Il Condannato, accusato del reato di rapina aggravata, ha concordato in secondo grado una pena di tre anni di reclusione e 750 euro di multa tramite l'istituto del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia a qualsiasi altro motivo di impugnazione. Di conseguenza, non è possibile contestare successivamente la decisione concordata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo esclude il ricorso successivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati rispettivamente per minaccia a pubblico ufficiale e favoreggiamento personale. Il primo ricorrente aveva concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello, ma ha successivamente tentato di contestarne l'entità davanti ai giudici di legittimità. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile rimettere in discussione la misura della sanzione liberamente pattuita con la pubblica accusa e validata dal giudice d'appello. Il secondo ricorrente ha invece contestato il mancato rinvio dell'udienza per un presunto impedimento, che tuttavia non era stato documentato. La Cassazione ha confermato la decisione d'appello, condannando entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: nessun obbligo di astensione dei giudici
Un cittadino propone ricorso per Cassazione lamentando che i giudici d'appello non si siano astenuti dal giudizio, nonostante avessero precedentemente rigettato la sua richiesta di concordato in appello. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il rigetto del concordato in appello non fa sorgere alcun obbligo di astensione per il collegio giudicante. Tale decisione costituisce infatti una valutazione preliminare che non pregiudica l'imparzialità del giudice, il quale conserva il dovere di valutare autonomamente e con specifica motivazione tutti i motivi di impugnazione presentati dalla difesa. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: la prescrizione fallisce senza prove
Il caso riguarda un imputato condannato per intestazione fittizia ed evasione. Dopo aver concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata dichiarazione di prescrizione dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità dei motivi. I giudici hanno chiarito che il ricorrente non ha contestato in modo specifico i calcoli della sospensione dei termini e la datazione dei reati stabilita dai giudici di merito. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: la rinuncia ai motivi blocca il ricorso
Due donne, condannate per lesioni personali aggravate, ricorrono al concordato in appello per ottenere una riduzione di pena, rinunciando agli altri motivi di ricorso. Successivamente, propongono ricorso in Cassazione lamentando la mancata verifica d'ufficio di eventuali cause di proscioglimento. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici chiariscono che il concordato in appello limita la cognizione del giudice ai soli punti non rinunciati. Di conseguenza, il magistrato non ha l'obbligo di motivare sul mancato proscioglimento se l'imputato ha rinunciato ai motivi sulla responsabilità. Le ricorrenti perdono la causa e subiscono una condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena non si impugna
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che, accogliendo un concordato in appello, aveva rideterminato la sua pena. Il ricorrente lamentava la mancata motivazione sull'entità della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena, una volta ratificato dal giudice, costituisce un negozio processuale non revocabile unilateralmente. Di conseguenza, non è possibile contestare in cassazione la congruità di una pena liberamente concordata tra le parti, a meno che non si tratti di una pena del tutto illegale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena è irrevocabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che contestava l'entità della pena stabilita tramite concordato in appello. L'imputato aveva concordato la rideterminazione della pena in secondo grado, ma ha poi proposto ricorso lamentando vizi di motivazione sulla misura della sanzione. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'accordo sulla pena costituisce un negozio processuale bilaterale non revocabile unilateralmente dopo la ratifica del giudice. Di conseguenza, non è possibile contestare la congruità della sanzione concordata in sede di legittimità, salvo il caso di pena illegale. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: la riduzione della pena blocca il ricorso
L'Imputato ha concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello, rinunciando ai motivi di merito. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata motivazione della Corte d'appello sulla sussistenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di contestare in sede di legittimità la mancata valutazione del proscioglimento, poiché la rinuncia ai motivi di appello ha un effetto preclusivo totale. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: il patto che blocca la Cassazione
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza emessa a seguito di concordato in appello, lamentando la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento e l'assenza di motivazione sulla misura della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, il ricorso per cassazione è limitato a vizi specifici, come la formazione della volontà o l'illegalità della pena. Non è invece possibile contestare la mancata applicazione del proscioglimento o la quantificazione della sanzione concordata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo esclude il ricorso in Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello emessa a seguito di concordato in appello. Con tale accordo, le parti avevano concordato la pena e l'imputato aveva rinunciato ai motivi di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello preclude la possibilità di contestare in cassazione la qualificazione giuridica del fatto o i motivi rinunciati, salvo il caso di pena illegale o vizi sulla formazione della volontà delle parti. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Interdizione legale: cancellata la sanzione sotto i cinque anni
Due imputati, condannati per concussione, propongono concordato in appello sulla pena. Successivamente, il Secondo Imputato rinuncia al ricorso, che viene dichiarato inammissibile. Il Primo Imputato contesta l'applicazione della pena accessoria dell'interdizione legale, evidenziando che la pena principale per il reato più grave, determinata in concreto, è pari a quattro anni, dunque inferiore al limite di cinque anni previsto dalla legge. La Corte di Cassazione accoglie questo motivo, stabilendo che per l'applicazione dell'interdizione legale in caso di reato continuato si deve guardare alla pena del reato più grave e non a quella complessiva aumentata. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza limitatamente all'applicazione della misura dell'interdizione legale, eliminandola definitivamente.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Imputato, condannato per lesioni personali aggravate dall'uso di un'arma e minacce gravi, ha proposto ricorso in Cassazione. In precedenza, le parti avevano definito il processo di secondo grado tramite concordato in appello. L'Imputato ha contestato il mancato esame delle cause di immediata declaratoria di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la scelta del concordato in appello limita fortemente i motivi di impugnazione. Inoltre, il ricorso era generico, non indicando quale specifica causa di proscioglimento fosse stata trascurata. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena non si può impugnare
Due imputati, condannati in primo grado per furto aggravato, concordano in appello una riduzione di pena a due anni e quattro mesi di reclusione. Successivamente, propongono ricorso per Cassazione lamentando la mancata menzione dei criteri di commisurazione della pena da parte del giudice di secondo grado. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici chiariscono che, in caso di concordato in appello, l'imputato non può rimettere in discussione la misura della pena liberamente concordata con la pubblica accusa e ritenuta congrua dal giudice. L'accordo presuppone infatti un accertamento definitivo della responsabilità. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e vengono condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Sospensione condizionale della pena: motivazione obbligatoria
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati per reati di droga. Il Primo Imputato lamentava la totale mancanza di motivazione da parte della Corte d'Appello sul mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena, nonostante specifica richiesta difensiva. Il Secondo Imputato contestava invece l'utilizzabilità di una testimonianza, pur avendo concordato la pena in appello. La Cassazione ha accolto il ricorso del Primo Imputato, annullando la sentenza con rinvio limitatamente alla valutazione sulla sospensione condizionale della pena, poiché il giudice di merito deve sempre motivare il diniego di tale beneficio. Ha invece dichiarato inammissibile il ricorso del Secondo Imputato, poiché il concordato in appello comporta la rinuncia ai motivi di impugnazione ordinari, impedendo di contestare successivamente la validità delle prove raccolte.
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Concordato in appello: l’accordo esclude il ricorso generico
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di appello che applicava una pena concordata tra le parti. Il ricorso lamentava genericamente la mancanza di motivazione sulla responsabilità penale e sulla misura della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello con rinuncia ai motivi di impugnazione, non è ammesso un ricorso per cassazione generico sulla motivazione della responsabilità o della pena, a meno che la sanzione concordata sia illegale. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo blocca il ricorso in Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione dopo aver definito il procedimento penale di secondo grado tramite un concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia preventiva ai motivi di merito, limitando la cognizione del giudice d'appello e determinando effetti preclusivi anche nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato non può contestare in Cassazione questioni coperte dall'accordo, come la responsabilità penale o vizi formali non tempestivamente eccepiti. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena vieta i ripensamenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da L'Imputato contro la sentenza della Corte d'appello. L'Imputato aveva precedentemente stipulato un concordato in appello, rinunciando a tutti i motivi di impugnazione tranne quelli sulla pena. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale per il proscioglimento immediato. I giudici hanno stabilito che, dopo un concordato in appello con rinuncia ai motivi principali, non è possibile presentare un ricorso generico basato sulla mancata assoluzione d'ufficio, a meno che non si contestino vizi specifici della sentenza. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati. Il Primo Ricorrente, dopo aver stipulato un concordato in appello, contestava la mancata pronuncia di proscioglimento e la mancata sostituzione della pena. Il Secondo Ricorrente contestava la responsabilità per spaccio di lieve entità e la misura della pena. La Suprema Corte ha chiarito che il concordato in appello limita fortemente i motivi di ricorso in Cassazione. Non si possono impugnare elementi di merito o motivi rinunciati con l'accordo, salvo il caso di pena illegale. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo che blocca i ricorsi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati. Il Primo Ricorrente contestava l'illegalità della pena, ma avendo precedentemente optato per il concordato in appello, aveva rinunciato ai motivi di impugnazione. La Corte ha ribadito che tale accordo preclude qualsiasi successiva contestazione, anche di legittimità. Il Secondo Ricorrente lamentava l'errata valutazione delle intercettazioni e la mancata motivazione sulla pena. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non valuta i fatti e che, per pene inferiori alla media edittale, basta una motivazione sintetica sull'adeguatezza della sanzione. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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