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Cessione Di Ramo D'Azienda

260 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il trasferimento di una parte autonoma di un'azienda, con i suoi beni e dipendenti, da un'impresa (cedente) a un'altra (cessionaria).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Riqualificazione Atti Tributari: Limiti al Potere dell’Agenzia
L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato una serie di operazioni societarie (costituzione di una società, conferimento di ramo d'azienda e successiva cessione di quote) come un'unica cessione di ramo d'azienda, applicando l'imposta di registro proporzionale. Le società hanno contestato tale riqualificazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la riqualificazione atti tributari da parte dell'Amministrazione finanziaria deve basarsi solo sul contenuto intrinseco degli atti, senza considerare collegamenti negoziali o finalità antielusive, a meno che non si segua la specifica procedura anti-abuso. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia.
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Competenza territoriale: simulazione di locazione e trasferimento d’azienda
Un'Azienda Cedente ha trasferito un ramo d'azienda a un'Azienda Cessionaria, pattuendo un indennizzo in caso di proroga della locazione dell'immobile. Il Locatore, pur intimando lo sfratto alla Cessionaria, ha poi stipulato con essa un accordo per l'occupazione, che l'Azienda Cedente ha ritenuto una simulazione per mascherare una proroga e negarle l'indennizzo. La causa per far valere la simulazione è stata avviata a Napoli, ma il Tribunale ha dichiarato la propria incompetenza territoriale, spostando il caso a Milano, sede dell'immobile. La Corte di Cassazione ha confermato la competenza territoriale di Milano, ribadendo che la controversia, pur riguardando una simulazione, verteva sulla locazione.
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Cessione di ramo d’azienda: prova libera per i crediti
Un lavoratore chiede l'ammissione allo stato passivo dell'azienda fallita per stipendi arretrati e TFR. Il dipendente sostiene la prosecuzione del rapporto lavorativo tramite una cessione di ramo d'azienda dalla precedente società. Il Tribunale respinge la richiesta di subordinazione per mancanza del contratto scritto di cessione e ammette solo un compenso ridotto per collaborazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del dipendente e ribalta il verdetto. I giudici stabiliscono che il lavoratore può provare il passaggio aziendale con qualsiasi mezzo istruttorio, comprese le testimonianze, senza subire i limiti formali validi solo tra le società contraenti.
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Previdenza complementare: debiti esclusi nella cessione aziendale
Alcuni lavoratori hanno agito in giudizio contro la precedente società datrice e contro la nuova impresa subentrata nell'affitto del ramo d'azienda. I dipendenti chiedevano il versamento dei contributi omessi al fondo di previdenza complementare e il risarcimento del danno subito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei dipendenti. I giudici hanno stabilito che l'omesso versamento dei contributi alla previdenza complementare costituisce un debito aziendale regolato dall'art. 2560 c.c. e non un credito da lavoro tutelato dalla solidarietà automatica dell'art. 2112 c.c. La nuova impresa subentrante non risponde in solido dei debiti contributivi pregressi maturati dal cedente verso il fondo privato.
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Ricorso per Revocazione: Inammissibile la contestazione di valutazioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione presentato da una società contro una precedente ordinanza della stessa Corte. La ricorrente sosteneva che l'ordinanza fosse viziata da errori percettivi, avendo la Corte ritenuto non esaminate domande che invece lo erano, o basandosi su una riproposizione generica di domande. La Corte ha ribadito che l'errore revocatorio deve essere un errore di fatto evidente, non una diversa valutazione giuridica, e deve aver influenzato la decisione. Le censure della ricorrente riguardavano valutazioni giuridiche e non errori di fatto, rendendo il ricorso inammissibile. La ricorrente è stata condannata a pagare le spese legali.
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Cessione di ramo d’azienda inefficace: il Lavoratore vince contro l’Azienda
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che aveva visto il suo rapporto di lavoro coinvolto in una Cessione di ramo d'azienda inefficace. L'Azienda Cedente sosteneva che le somme percepite dal Lavoratore da un'altra azienda o come indennità di mobilità dovessero essere detratte dalla retribuzione dovuta. La Corte ha stabilito che, in caso di Cessione di ramo d'azienda inefficace, il rapporto di lavoro originario con l'Azienda Cedente continua a esistere. Le somme percepite dal Lavoratore da altri rapporti o come trattamenti previdenziali non possono essere detratte. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'Azienda Cedente, confermando il diritto del Lavoratore a ricevere le retribuzioni complete.
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Abuso del diritto: serve un reale vantaggio fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la fattispecie di abuso del diritto per una cessione di ramo d'azienda comprensiva di fondi rischi, oltre al mancato recupero di ricavi da una consociata estera. I giudici di secondo grado hanno confermato la contestazione sull'operazione straordinaria senza accertare l'effettivo risparmio fiscale ottenuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fisco e ha accolto le ragioni della contribuente. Gli Ermellini hanno ribadito che l'abuso del diritto sussiste solo se l'operazione produce un concreto e indebito vantaggio fiscale non giustificato da ragioni economiche, elemento totalmente trascurato dai giudici d'appello.
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Licenziamento collettivo: illegittimo escludere il passaggio
Una lavoratrice ha impugnato il licenziamento collettivo intimatole dalla propria azienda cedente durante una complessa ristrutturazione societaria. La società non aveva correttamente comparato la sua posizione con colleghi dotati di mansioni fungibili nell'intero complesso aziendale, violando i criteri di selezione previsti dalla legge. Parallelamente, l'azienda cessionaria, subentrata nella gestione dell'attività, rifiutava il reintegro invocando accordi sindacali di deroga. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento collettivo. I giudici hanno statuito che la crisi aziendale non consente accordi sindacali che escludano il passaggio automatico del personale all'acquirente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha convalidato la reintegrazione della dipendente presso la società acquirente e la condanna al risarcimento danni a carico dell'azienda cedente.
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Cessione di Ramo d’Azienda: Quando l’Intenzione Non Basta
L'Associazione ha trasferito un ramo d'azienda a una nuova società. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, considerandola una semplice cessione di beni, con conseguente maggiore tassazione per plusvalenza e IVA. La Cassazione ha confermato la decisione dell'Agenzia. Ha stabilito che per configurare una vera **cessione di ramo d'azienda** non basta la sola intenzione o la potenzialità futura. È essenziale che i beni trasferiti siano già organizzati in modo effettivo e concreto per l'esercizio dell'attività d'impresa. Nel caso specifico, mancavano beni strumentali e un'organizzazione operativa, rendendo l'operazione una cessione di singoli beni.
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Plusvalenza IRAP: Cessione d’Azienda o Beni Strumentali? La Cassazione Decide
L'Azienda, una manifattura cotoniera in liquidazione, ha contestato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate che recuperava la Plusvalenza IRAP su una permuta immobiliare. L'Azienda sosteneva che l'operazione fosse parte di una dismissione complessiva del ramo d'azienda, rendendo la plusvalenza non tassabile. I giudici tributari di merito hanno invece classificato l'operazione come mera cessione di beni strumentali, assoggettando la plusvalenza a IRAP. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda, poiché il motivo addotto mirava a contestare un accertamento di fatto già compiuto dai giudici precedenti, non una violazione di legge.
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Cessione di ramo d’azienda illegittima: la tutela del lavoratore
Una società trasferisce un dipendente a una nuova impresa. I giudici accertano una cessione di ramo d'azienda illegittima e dichiarano nullo il passaggio del contratto. Successivamente, il lavoratore stipula un accordo di risoluzione con incentivo all'esodo con la nuova impresa e accede alla pensione di anzianità. Il lavoratore chiede all'originario datore il risarcimento per le retribuzioni perdute. La Corte d'Appello respinge la domanda ritenendo estinto l'unico rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del dipendente: il rapporto con la nuova impresa è solo di fatto e non incide sul legame giuridico mai interrotto con il datore originario. Neppure il trattamento pensionistico cancella il debito retributivo e risarcitorio dell'azienda cedente.
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Riqualificazione Fiscale: Cassazione Limita il Fisco su Imposta Registro
Due società hanno effettuato una serie di operazioni complesse, tra cui la costituzione di una nuova società, il conferimento di un ramo d'azienda e la successiva cessione di quote. L'Agenzia delle Entrate ha interpretato queste operazioni come una "cessione di ramo d'azienda" indiretta, applicando l'imposta di registro proporzionale invece di quella fissa, sostenendo una **riqualificazione fiscale** per abuso del diritto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle società. Ha stabilito che l'imposta di registro si applica alla natura intrinseca e agli effetti giuridici di ogni singolo atto presentato, senza considerare atti collegati o elementi esterni, a meno che non si applichi la specifica disciplina dell'abuso del diritto con le relative garanzie procedurali.
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Cessione di ramo d’azienda inefficace: il rapporto di lavoro resta vivo
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una lavoratrice a ricevere le retribuzioni dall'azienda originaria, anche dopo una **cessione di ramo d'azienda inefficace**. La lavoratrice aveva continuato a lavorare per la società cessionaria fino al licenziamento, ma la cessione era stata dichiarata invalida. L'azienda cedente sosteneva che il rapporto di lavoro fosse unico e si fosse estinto con il licenziamento da parte del cessionario. La Cassazione ha invece ribadito che, se la cessione è illegittima, il rapporto con l'azienda cedente rimane in vita e le vicende successive con il cessionario non lo influenzano. La lavoratrice ha quindi ottenuto il pagamento delle retribuzioni richieste.
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Revocatoria fallimentare e cessione d’azienda bancaria: i limiti
La Corte di Cassazione ha affrontato la questione riguardante la revocatoria fallimentare e cessione d'azienda bancaria. La curatela del fallimento di una società chiedeva la restituzione di versamenti bancari effettuati dal correntista prima della dichiarazione di insolvenza. La banca subentrata negava la propria responsabilità, evidenziando che il contratto di cessione del ramo d'azienda escludeva espressamente i crediti in sofferenza e i relativi debiti restitutori. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso della procedura fallimentare e dell'assuntore del concordato. La Suprema Corte ha stabilito che le banche possono legittimamente escludere specifici rapporti o sofferenze dal trasferimento aziendale. Di conseguenza, l'istituto cessionario non risponde delle somme pretese tramite l'azione revocatoria legate a conti correnti chiusi in passivo prima della cessione.
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Imposta di registro: Cassazione frena l’Agenzia su abuso del diritto
Due Aziende hanno realizzato un'operazione complessa: prima il conferimento di un ramo d'azienda a una nuova società, poi la vendita delle quote di quest'ultima. L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato l'intera operazione come una cessione indiretta di ramo d'azienda, applicando una maggiore imposta di registro e contestando un presunto abuso del diritto. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'Agenzia. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso delle Aziende. Ha stabilito che l'imposta di registro si calcola solo sugli effetti giuridici del singolo atto, senza considerare elementi esterni o collegamenti tra atti diversi, in base alla nuova interpretazione dell'Art. 20 del D.P.R. 131/86. L'abuso del diritto richiede una procedura specifica non seguita.
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Cessione di ramo d’azienda: chi risponde del contratto preliminare
Una società promissaria acquirente stipula un preliminare immobiliare con una società venditrice. Successivamente, la venditrice conferisce il proprio settore immobiliare a una terza impresa. La promissaria acquirente recede dal contratto e cita in giudizio la società venditrice originaria per ottenere il doppio della caparra confirmatoria e la restituzione degli acconti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della venditrice cedente. Con la cessione di ramo d'azienda si verifica il subentro automatico della nuova società cessionaria nei contratti non personali in corso. La società cedente perde la titolarità del rapporto contrattuale. La domanda risarcitoria doveva essere proposta contro la nuova società e non contro la cedente originaria.
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Cessione di ramo d’azienda: accordo col terzo e tutele salve
Alcuni dipendenti hanno impugnato la cessione del loro rapporto di lavoro verso una nuova società. I giudici hanno dichiarato illegittima la cessione di ramo d'azienda. Nel frattempo, i lavoratori sono stati licenziati dalla società acquirente e hanno firmato una conciliazione con incentivo all'esodo. L'azienda cedente ha quindi sostenuto che tale accordo avesse cancellato ogni legame di lavoro originario, rifiutando di pagare le retribuzioni dovute. La Corte di Cassazione ha dato ragione ai lavoratori. Quando il trasferimento d'azienda è nullo, si creano due relazioni distinte: un rapporto di fatto con l'acquirente e un rapporto giuridico mai interrotto con il cedente originario. La transazione firmata con la società subentrata non produce alcun effetto verso l'azienda cedente, la quale deve reintegrare i dipendenti e versare tutti gli stipendi maturati.
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Cessione di Ramo d’Azienda Illegittima: Retribuzioni non Risarcimento
Una lavoratrice ha chiesto il pagamento di somme all'Azienda originaria dopo che la `cessione di ramo d'azienda illegittima` era stata dichiarata inefficace. La Corte d'Appello aveva negato il pagamento, applicando il principio dell'aliunde perceptum (deducendo quanto guadagnato altrove). La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che le somme dovute in questi casi hanno natura retributiva, non risarcitoria. Di conseguenza, il principio dell'aliunde perceptum non si applica. La lavoratrice ha diritto a ricevere le retribuzioni non pagate, senza alcuna detrazione per quanto percepito lavorando per l'azienda cessionaria.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: lite sospesa
L'Agenzia delle Entrate e la Società Contribuente si confrontano davanti alla Corte di Cassazione in merito a cartelle esattoriali per imposte non versate. La vicenda nasce dalla responsabilità fiscale derivante da una cessione di ramo d'azienda e dal rispetto del beneficio di preventiva escussione del debitore principale. Durante il giudizio di legittimità, la società richiede di accedere alla chiusura agevolata prevista dalla riforma della giustizia tributaria. I giudici applicano la normativa speciale e congelano il contenzioso. La Suprema Corte accoglie l'istanza e ordina la sospensione del processo per consentire la definizione agevolata delle liti tributarie.
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Riqualificazione Atti Tributari: La Cassazione Frena l’Agenzia delle Entrate
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della riqualificazione atti tributari da parte dell'Agenzia delle Entrate. Un'Azienda aveva realizzato un'operazione complessa di aumento di capitale con conferimento di un ramo d'azienda e successiva cessione di partecipazioni. L'Agenzia aveva riqualificato l'intera operazione come cessione di ramo d'azienda, applicando un'imposta di registro maggiore. La Cassazione ha stabilito che, secondo il novellato Art. 20 d.P.R. 131/1986, l'interpretazione degli atti deve basarsi solo sul loro contenuto intrinseco, senza considerare elementi esterni o collegamenti negoziali. L'Agenzia può contestare l'abuso del diritto solo tramite la procedura specifica dell'Art. 10-bis L. 212/2000. La Corte ha accolto il ricorso dell'Azienda.
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