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Legge 92/2012

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526 provvedimenti

Giudicato penale e licenziamento: quando è vincolante
Un dipendente pubblico, licenziato per falsa attestazione della presenza, viene assolto in sede penale con la formula "perché il fatto non sussiste". La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19514/2024, ha confermato la decisione di merito che annullava il licenziamento. Il principio chiave è che il giudicato penale di assoluzione è vincolante nel giudizio civile quando vi è una totale coincidenza tra i fatti contestati in sede disciplinare e quelli accertati in sede penale, e quando la sentenza penale esclude la materialità stessa dei fatti, non lasciando residuare alcun comportamento disciplinarmente rilevante.
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Retribuzione feriale: incluse le indennità variabili
Una società di trasporti ferroviari ha negato a un macchinista l'inclusione di indennità variabili nella retribuzione durante le ferie. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, stabilendo che la retribuzione feriale deve comprendere tutte le voci retributive collegate alla mansione per non creare un deterrente economico al godimento delle ferie, in linea con il diritto dell'Unione Europea. Ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.
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Retribuzione feriale: le indennità vanno incluse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19992/2024, ha stabilito che le indennità accessorie, come quella di assenza dalla residenza e di utilizzazione professionale, devono essere incluse nella retribuzione feriale. La decisione si fonda sul principio del diritto europeo secondo cui la retribuzione durante le ferie non deve essere inferiore a quella ordinaria, per non scoraggiare il lavoratore dal godere del proprio diritto al riposo. Di conseguenza, il ricorso dell'azienda di trasporti è stato respinto, confermando le sentenze dei gradi precedenti a favore dei lavoratori.
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Rito Fornero: il termine per l’appello non cambia
Una società editoriale ha impugnato un licenziamento. Il procedimento, iniziato con rito ordinario, è stato convertito dal giudice nel "rito Fornero". L'appello della società è stato dichiarato tardivo perché proposto secondo i termini lunghi del rito ordinario. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che per le impugnazioni conta il rito effettivamente seguito dal giudice (principio dell'apparenza), non quello con cui la causa è iniziata.
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Indennità risarcitoria: limiti e giudicato nel lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che se una sentenza passata in giudicato definisce una indennità risarcitoria come onnicomprensiva per il danno subito dal lavoratore fino a una certa data, quest'ultimo non può successivamente richiedere ulteriori differenze retributive per lo stesso periodo. Il principio del giudicato preclude la riapertura della questione, anche se il lavoratore era stato riammesso in servizio e aveva effettivamente lavorato nel periodo coperto dall'indennità.
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Retribuzione docenti precari: stop alle detrazioni
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale per la retribuzione docenti precari. Un insegnante a tempo determinato aveva richiesto il riconoscimento degli scatti di anzianità, equiparandolo a un collega di ruolo. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, compensando le differenze retributive con le indennità per ferie non godute e di disoccupazione percepite dal docente. La Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che tali indennità non possono essere detratte. Esse, infatti, non sono elementi della retribuzione confrontabile, ma compensazioni per la precarietà del rapporto, e la loro detrazione viola il principio europeo di non discriminazione.
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Licenziamento disciplinare: potere del nuovo datore
Un lavoratore è stato licenziato per giusta causa dalla nuova società acquirente per un grave inadempimento commesso prima della cessione d'azienda da una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, stabilendo che il nuovo datore può sanzionare fatti antecedenti la cessione se ne è venuto a conoscenza solo dopo l'acquisizione. Il caso verteva sull'uso improprio di beni aziendali per scopi personali, un fatto ritenuto lesivo del vincolo fiduciario.
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Sanzione conservativa e reintegra: la Cassazione
Un lavoratore, licenziato per una grave aggressione verbale verso una collega, ha impugnato il provvedimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23029/2024, ha stabilito un principio fondamentale: se il contratto collettivo prevede una sanzione conservativa (come una multa o sospensione) per un determinato comportamento, il licenziamento è illegittimo e al dipendente spetta la reintegrazione nel posto di lavoro, non un semplice risarcimento. La valutazione di proporzionalità fatta dalle parti sociali nel CCNL prevale su quella del giudice.
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Produzione documentale tardiva: onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda contro la reintegrazione di un dipendente. La sentenza sottolinea che la produzione documentale tardiva non può essere sanata dai poteri officiosi del giudice, specialmente quando la parte avrebbe potuto e dovuto presentare le prove nei termini corretti. L'onere della prova resta a carico della parte che fa valere un diritto.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Una lavoratrice ottiene l'annullamento del licenziamento ma il giudice dispone la compensazione spese legali. La Cassazione conferma la decisione, sottolineando il potere discrezionale del giudice di merito quando non tutte le domande vengono accolte o in presenza di questioni giuridiche complesse. Il ricorso della lavoratrice è stato dichiarato inammissibile anche perché non aveva impugnato correttamente l'assorbimento di una delle sue domande in appello.
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Retribuzione globale di fatto: esclusi i rimborsi
In un caso di licenziamento illegittimo di un'assistente di volo, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo dell'indennità risarcitoria. La Corte ha chiarito che la nozione di "ultima retribuzione globale di fatto" non include le somme erogate a titolo di rimborso spese, come la diaria per le trasferte. Di conseguenza, queste voci devono essere escluse dal calcolo del risarcimento dovuto al lavoratore reintegrato, poiché non hanno natura retributiva ma meramente indennitaria.
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Contestazione disciplinare: se assente, scatta la reintegra
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28927/2024, ha stabilito che un licenziamento disciplinare intimato senza alcuna preventiva contestazione di addebito al lavoratore è radicalmente nullo. Tale omissione non costituisce un mero vizio procedurale, ma un difetto sostanziale che equivale all'insussistenza del fatto contestato. Di conseguenza, al lavoratore spetta la tutela reintegratoria prevista dall'art. 18, comma 4, della Legge 300/1970, e non la più debole tutela indennitaria.
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Decadenza contributi appalti: esclusa per gli enti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di responsabilità solidale negli appalti. Il caso riguardava la richiesta di un ente previdenziale a una società committente per il pagamento di contributi non versati dall'appaltatore. La Corte ha chiarito che il termine di decadenza biennale, previsto dall'art. 29 del D.Lgs. 276/2003, non si applica all'azione dell'ente. Tale termine di decadenza per i contributi negli appalti vale solo per i lavoratori. L'azione dell'ente resta invece soggetta unicamente al termine di prescrizione.
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Licenziamento giusta causa: firma falsa e doveri
Un bancario è stato licenziato per giusta causa dopo aver eseguito operazioni finanziarie basate su documenti con una firma del cliente risultata falsa. La Cassazione ha confermato il licenziamento, ritenendo decisiva la violazione del dovere di verifica sull'autenticità della firma, che ha irrimediabilmente compromesso il rapporto di fiducia, a prescindere da chi avesse materialmente apposto la firma falsa.
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Contratto a progetto: è nullo senza progetto specifico
Una società di call center aveva utilizzato una serie di contratti a progetto, ritenuti illegittimi dai giudici di merito per la mancanza di un progetto specifico. La società ha sostenuto in Cassazione che, per le attività di call center, la legge non richiedesse più un progetto specifico se il compenso era definito da un accordo collettivo. La Suprema Corte ha respinto questa tesi, confermando che il requisito del progetto specifico è sempre stato essenziale per la validità del contratto a progetto. Tuttavia, ha annullato la sentenza d'appello per un errore procedurale, rinviando il caso a un nuovo giudice per valutare nel merito la specificità dei progetti, questione che la corte precedente aveva erroneamente considerato già decisa in via definitiva.
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Decadenza impugnazione licenziamento: la Cassazione chiarisce
Una società, dichiarata fallita, ha impugnato un ordine di reintegrazione sostenendo che l'azione della lavoratrice fosse tardiva secondo le nuove norme sulla decadenza impugnazione licenziamento. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per i licenziamenti antecedenti alla riforma del 2010, il nuovo termine per l'appello giudiziale decorreva dal 31 dicembre 2011, salvando così il diritto della lavoratrice. Inammissibile anche il motivo sull'impossibilità di reintegra causa fallimento.
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Errore revocatorio: quando non si può annullare
Un lavoratore ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione che confermava il suo licenziamento, sostenendo un "errore revocatorio" riguardo a una comunicazione procedurale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errore revocatorio deve consistere in una pura mispercezione dei fatti (un errore percettivo) e non in una valutazione errata delle prove, specialmente se il fatto era già stato oggetto di discussione nei gradi di merito.
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Abrogazione rito Fornero: le regole per l’appello
Un dipendente pubblico impugna un licenziamento disciplinare. Il suo appello viene dichiarato inammissibile perché, nonostante l'abrogazione rito Fornero, la Cassazione stabilisce che per i procedimenti iniziati prima della riforma si applicano le vecchie regole. L'impugnazione corretta era il 'reclamo' entro 30 giorni, non l'appello ordinario. La Corte chiarisce il principio di 'perpetuatio iudicii' nelle norme transitorie.
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Retribuzione adeguata: CCNL e art. 36 Cost.
Un socio lavoratore di una cooperativa logistica, operante in appalto presso un'azienda agroalimentare, ha richiesto l'applicazione del CCNL alimentare in luogo di quello logistico. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene il datore di lavoro possa applicare il CCNL del proprio settore, il giudice deve verificare la congruità della paga ai sensi dell'art. 36 Cost. usando come parametro il CCNL del settore in cui l'attività è effettivamente svolta (in questo caso, l'agroalimentare). La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla fine del rapporto di lavoro, a causa dell'indebolimento del regime di stabilità.
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Retribuzione adeguata: il CCNL corretto è un diritto
La Corte di Cassazione stabilisce che per un lavoratore in appalto, il parametro per determinare una retribuzione adeguata deve essere il contratto collettivo del settore in cui l'attività è effettivamente svolta (in questo caso, alimentare) e non un diverso CCNL (logistica) applicato dalla cooperativa datrice di lavoro. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente posto sul lavoratore l'onere di provare le differenze retributive, affermando il dovere del giudice di verificare d'ufficio la congruità della paga.
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