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Legge 92/2012

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526 provvedimenti

Obbligo di repêchage: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30143/2023, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova nel licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La Corte ha stabilito che l'obbligo di repêchage impone al datore di lavoro di dimostrare, in modo completo, l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni, anche inferiori. È stato ritenuto illegittimo gravare il lavoratore di un onere di 'collaborazione' nella ricerca di posizioni alternative. Il ricorso è stato accolto su questo punto, cassando la precedente sentenza e rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Cessione ramo d’azienda: illegittima? I tuoi diritti
Un lavoratore, trasferito attraverso una illegittima cessione ramo d'azienda, ha citato in giudizio il suo datore di lavoro originario per ottenere il pagamento delle retribuzioni non corrisposte. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere l'intero stipendio dal datore di lavoro originario, anche se nel frattempo aveva lavorato per la nuova azienda. La Corte ha chiarito che la pretesa del lavoratore ha natura retributiva e non risarcitoria, respingendo le difese dell'azienda basate sul giudicato e sulla prescrizione.
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Termini impugnazione rito Fornero: la Cassazione
Un dipendente pubblico ha impugnato il proprio licenziamento. Il processo si è svolto con il rito Fornero e l'appello è stato dichiarato inammissibile perché tardivo. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che i termini di impugnazione del rito Fornero (30 giorni) devono essere rispettati anche se il rito è stato applicato erroneamente, in virtù del principio dell'ultrattività del rito.
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Licenziamento lavoratore part-time: limiti e oneri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29337/2023, ha chiarito i principi relativi al licenziamento lavoratore part-time che rifiuta la trasformazione del rapporto in full-time. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito che aveva dichiarato nullo il licenziamento, specificando che il giudice non deve sindacare la scelta imprenditoriale, ma verificare se il datore di lavoro ha provato l'impossibilità di utilizzare diversamente la prestazione del lavoratore (principio dell'extrema ratio) e se il motivo ritorsivo era l'unica e determinante causa del recesso.
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Danno da licenziamento illegittimo: guida completa
La Cassazione chiarisce che l'indennità per licenziamento illegittimo non copre tutti i danni. Il lavoratore ha diritto a provare e ottenere un ulteriore risarcimento per il danno professionale e per il danno esistenziale subiti, distinti dalla mera perdita della retribuzione.
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Compenso avvocato: riduzione giudiziale e accordi
Un avvocato ricorre in Cassazione contro la riduzione del suo compenso professionale decisa da un tribunale, nonostante un accordo scritto con la società cliente. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando il potere del giudice di proporzionare il compenso all'opera effettivamente svolta, specialmente in presenza di cause connesse. La Corte ha stabilito che l'opposizione del cliente a una parcella può essere interpretata come una richiesta di riduzione, legittimando l'intervento del giudice sulla quantificazione.
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Trasferimento di azienda: quando non si applica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28183/2023, ha stabilito che la successione in un appalto di servizi non configura automaticamente un trasferimento di azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. Se l'impresa subentrante non acquisisce un complesso di beni organizzati e di non trascurabile entità dalla precedente, ma li reperisce autonomamente sul mercato (come nel caso di ambulanze tramite leasing), viene a mancare l'elemento della continuità aziendale. Di conseguenza, il lavoratore licenziato dall'appaltatore uscente non ha diritto al passaggio automatico alle dipendenze del nuovo gestore.
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Periodo di comporto tubercolosi: la tutela speciale
Una società ha licenziato una dipendente affetta da tubercolosi per superamento del periodo di comporto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando la nullità del licenziamento. La sentenza stabilisce che la tutela speciale prevista dalla Legge n. 1088/1970 per i lavoratori malati di tubercolosi prevale sulle norme generali del contratto collettivo, garantendo la conservazione del posto di lavoro per un periodo più lungo e svincolato dal normale calcolo del periodo di comporto tubercolosi.
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Licenziamento giusta causa: reato extra-lavorativo
Un lavoratore, licenziato per una condanna penale definitiva per un grave reato commesso anni prima al di fuori dell'orario di lavoro, era stato reintegrato dai giudici di merito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il licenziamento per giusta causa è legittimo. La particolare gravità della condotta, anche se risalente nel tempo, è sufficiente a ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, a prescindere dal contesto extra-lavorativo.
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Rapporto professionale: no a nuova domanda in appello
La Corte di Appello di Napoli ha stabilito l'inammissibilità della richiesta di riqualificare un rapporto professionale da associazione in partecipazione a lavoro subordinato per la prima volta in appello. Tale modifica costituisce una 'domanda nuova', vietata dalla legge, in quanto basata su presupposti di fatto e di diritto completamente diversi da quelli del primo grado. La Corte ha rigettato sia l'appello principale del professionista che quello incidentale del titolare dello studio, confermando la decisione del tribunale che aveva respinto entrambe le pretese economiche.
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Tutela reintegratoria: licenziamento nullo e Jobs Act
Un dipendente del settore trasporti, assunto con contratto a tutele crescenti, viene licenziato. Il licenziamento è dichiarato nullo per un grave vizio procedurale, ma la Corte d'Appello nega la tutela reintegratoria, concedendo solo un'indennità economica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 9530/2023, solleva una questione di legittimità costituzionale, sospettando che la norma del Jobs Act che limita la reintegrazione ai soli casi di nullità "espressa" violi la legge delega del Parlamento, e rimette gli atti alla Corte Costituzionale.
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Clausola sociale: limiti al diritto di assunzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che rivendicavano il diritto all'assunzione presso la nuova società appaltatrice in virtù della clausola sociale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso tale diritto poiché i lavoratori si erano dimessi e non risultavano in servizio al momento dell'indizione della nuova gara d'appalto. Il ricorso è stato respinto per vizi procedurali.
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Contratto a progetto: quando è valido per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che chiedeva la conversione del suo contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha chiarito che, per la validità di un contratto a progetto, non è necessario che l'attività sia eccezionale o diversa da quella ordinaria dell'impresa. È sufficiente che il progetto sia chiaramente descritto, identificato e collegato a un risultato finale, distinguendosi così da una mera routine lavorativa. La valutazione sulla specificità del progetto e sulla sussistenza della subordinazione è un accertamento di fatto che spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità.
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Esonero scarso rendimento: licenziamento nullo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esonero per scarso rendimento di un dipendente del settore autoferrotranviario, adottato senza il parere obbligatorio del Consiglio di Disciplina, è nullo. Questa violazione procedurale non è una mera irregolarità, ma un vizio sostanziale che comporta la tutela reintegratoria piena per il lavoratore, e non un semplice indennizzo economico. La sentenza ribadisce l'importanza delle garanzie procedurali previste dalla normativa speciale di settore.
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Termine impugnazione decreto: la comunicazione è decisiva
Una società acquista un credito IVA in un'asta fallimentare ma si rifiuta di pagare, sostenendone l'inesistenza. La Corte di Cassazione, pur ritenendo tempestivo il ricorso, lo dichiara inammissibile nel merito. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sul termine impugnazione: per i decreti decisori in ambito fallimentare, esso decorre solo dalla comunicazione formale della cancelleria e non dalla semplice lettura in udienza. Nel merito, si chiarisce che le contestazioni sull'esistenza del credito vanno sollevate nel procedimento di verifica del passivo, non con un reclamo avverso l'ordine di pagamento.
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Termini rito Fornero: la Cassazione sui termini brevi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore, ribadendo la specificità dei termini rito Fornero. L'ordinanza chiarisce che il termine breve di 60 giorni per l'impugnazione in Cassazione decorre dalla semplice comunicazione della sentenza d'appello, e non si applicano i termini ordinari più lunghi. La mancata osservanza di questo termine perentorio comporta l'inammissibilità del ricorso.
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Responsabilità professionale avvocato: cosa succede?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex lavoratore che chiedeva il risarcimento per responsabilità professionale avvocato. La Corte ha stabilito che la condotta di insubordinazione del lavoratore (rifiuto di un trasferimento) era di per sé sufficiente a giustificare il licenziamento, interrompendo così il nesso causale tra la presunta negligenza dei legali e il danno subito. Anche se i legali avessero commesso un errore, l'esito non sarebbe cambiato a causa del comportamento del loro stesso assistito.
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Subordinazione attenuata: quando il ricorso è inammissibile
Un lavoratore, che sosteneva di operare in un rapporto di lavoro subordinato mascherato da contratto di appalto, ha visto il suo ricorso respinto in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso inammissibile, chiarendo che non può riesaminare i fatti o le prove per qualificare un rapporto come subordinazione attenuata. Il ricorso è stato respinto perché criticava la valutazione del merito fatta dai giudici precedenti, un'attività preclusa al giudice di legittimità.
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Danno tardiva comunicazione: prova dei requisiti
Un lavoratore ha citato in giudizio l'ex datore di lavoro per risarcimento danno per tardiva comunicazione del licenziamento all'INPS, che gli ha precluso l'accesso all'indennità di disoccupazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, stabilendo un principio fondamentale: per ottenere il risarcimento, non basta dimostrare il ritardo dell'azienda. È onere del lavoratore provare di possedere tutti i requisiti di legge per avere diritto alla prestazione persa. La mancanza di questa prova rende la domanda infondata, assorbendo ogni altra questione sulla condotta del datore di lavoro.
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Accordo sindacale: vincolante dopo cessione d’azienda
Una lavoratrice, licenziata dalla nuova società subentrata dopo un trasferimento d'azienda, impugna il recesso. La società datrice di lavoro invoca un accordo sindacale precedente, accettato dalla dipendente, che predeterminava le conseguenze di un licenziamento illegittimo. La Corte di Cassazione stabilisce che l'accordo sindacale è pienamente valido ed efficace anche nei confronti del nuovo datore di lavoro, in virtù della continuità del rapporto di lavoro prevista dall'art. 2112 c.c. Di conseguenza, la sentenza d'appello viene annullata con rinvio per una nuova valutazione del caso alla luce dei patti sottoscritti.
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