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Legge 92/2012

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526 provvedimenti

Associazione in partecipazione e rapporto di lavoro
Un collaboratore, dopo la fine di una relazione sentimentale con un'imprenditrice, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato per l'attività svolta nella sua azienda, in parte regolata da un contratto di associazione in partecipazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato ritenuto che il lavoratore non abbia fornito prove sufficienti della subordinazione e che la contestazione sulla validità del contratto di associazione in partecipazione, sollevata solo in appello, costituisse una domanda nuova e quindi inammissibile.
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Obbligo di repechage: limiti e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice licenziata per giustificato motivo oggettivo, confermando la legittimità del recesso. La sentenza chiarisce i limiti dell'obbligo di repechage, specificando che un'assunzione avvenuta sette mesi dopo il licenziamento non lo viola, e ribadisce l'inammissibilità in sede di legittimità di una nuova valutazione dei fatti o delle prove non ammesse nei gradi di merito.
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Licenziamento disciplinare: la Cassazione e la tutela
Un dipendente bancario subisce un licenziamento disciplinare, ritenuto illegittimo in appello ma sanzionato solo con un'indennità. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del lavoratore, affermando un principio cruciale: anche se il codice disciplinare usa clausole generali come la "gravità" per definire le infrazioni, il giudice deve verificare se il fatto rientra tra quelli punibili con sanzione conservativa. Se sì, spetta la reintegrazione. La sentenza di appello è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Presunzione di subordinazione: la Cassazione decide
Un professionista con Partita IVA, dopo la fine del suo rapporto con una compagnia assicurativa, ha ottenuto in appello il riconoscimento di un lavoro subordinato. La Corte d'Appello ha applicato una presunzione di subordinazione, condannando l'azienda. La compagnia ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo l'errata applicazione della norma. La Suprema Corte, ravvisando la rilevanza delle questioni legali sollevate, in particolare riguardo alla tutela in caso di licenziamento, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando il caso a una pubblica udienza per una decisione di portata generale.
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Giudizio di rinvio: limiti e poteri del giudice
Un dipendente di una società di servizi finanziari, licenziato per presunte irregolarità, ha visto il suo caso arrivare in Cassazione. La Corte Suprema ha annullato la precedente sentenza d'appello che disponeva la reintegra, rinviando la causa. Con la nuova ordinanza, la Cassazione conferma la decisione del giudice del rinvio, che ha escluso la reintegrazione e concesso solo un'indennità risarcitoria. Viene così ribadito che nel giudizio di rinvio il giudice deve attenersi strettamente ai limiti fissati dalla Cassazione, senza poter riesaminare il caso liberamente.
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Licenziamento collettivo e subappalto: i limiti
Un'azienda di ristorazione esternalizza un servizio tramite subappalto, procedendo a un licenziamento collettivo. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, chiarendo che le deroghe previste per il "cambio appalto" non si estendono al "subappalto", che rappresenta una libera scelta imprenditoriale e non una successione nel contratto principale. Di conseguenza, l'azienda avrebbe dovuto seguire l'intera procedura prevista dalla legge per il licenziamento collettivo.
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Contratto a progetto: quando si converte in indeterminato
La Corte di Cassazione conferma la conversione di un contratto a progetto in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La sentenza stabilisce che un progetto generico, che si sovrappone all'ordinaria attività aziendale, è nullo e comporta l'automatica trasformazione del rapporto sin dall'inizio, senza necessità di ulteriori accertamenti. L'appello della società è stato respinto in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Contratto a progetto: sanzioni per finta autonomia
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni amministrative a carico di un'azienda per violazione degli obblighi di comunicazione. L'azienda aveva assunto 19 lavoratori con contratti a progetto, i quali sono stati successivamente riqualificati come rapporti di lavoro subordinato. Secondo la Corte, la comunicazione di un tipo di contratto fittizio non adempie all'obbligo di legge, poiché non fornisce alle autorità informazioni veritiere e complete, necessarie per il monitoraggio del mercato del lavoro. La sentenza ribadisce che un contratto a progetto, per essere valido, deve riferirsi a un'attività specifica e distinguibile dall'ordinaria operatività aziendale.
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Sotto-inquadramento: illecito permanente e prescrizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il sotto-inquadramento di un lavoratore, anche a seguito di una privatizzazione, costituisce un illecito permanente e non un atto istantaneo. Di conseguenza, il diritto a richiedere il corretto inquadramento non si prescrive. Inoltre, la prescrizione per le differenze retributive decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro, a causa della mancanza di un regime di stabilità reale post-riforma del 2012. La Corte ha rigettato il ricorso di una grande azienda di telecomunicazioni, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano riconosciuto il diritto del dipendente a un livello superiore e al conseguente risarcimento economico.
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Licenziamento collettivo fondazioni: quando è valido
Un primo ballerino impugnava il suo licenziamento, parte di un licenziamento collettivo fondazioni a seguito della soppressione del corpo di ballo di un ente lirico-sinfonico. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso, chiarendo che la scelta di sopprimere un intero settore, basata su ragioni tecnico-organizzative, è insindacabile nel merito e non viola le norme sui piani di risanamento. La sentenza ha inoltre validato la procedura seguita, inclusa la deroga al patrocinio dell'Avvocatura dello Stato.
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Licenziamento illegittimo: quando scatta la reintegra?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22300/2024, ha stabilito che in caso di licenziamento illegittimo per giustificato motivo oggettivo, qualora il fatto posto a base del recesso si riveli insussistente, il giudice deve ordinare la reintegrazione del lavoratore. La Corte ha applicato i principi sanciti da due sentenze della Corte Costituzionale, eliminando la necessità che l'insussistenza del fatto sia "manifesta". Il caso riguardava un marinaio licenziato per il disarmo di un motopeschereccio, una circostanza poi ritenuta non sufficiente a giustificare il licenziamento.
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Licenziamento sproporzionato: Cassazione e indennità
Una società ha licenziato un dipendente per presunta slealtà. La Corte d'Appello ha ritenuto il licenziamento sproporzionato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda. Ha ribadito che la valutazione della proporzionalità è di competenza del giudice di merito e che il calcolo dell'indennità deve seguire le norme del Jobs Act come interpretate dalla Corte Costituzionale.
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Licenziamento disciplinare: unità produttiva e sanzioni
La Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento disciplinare. I giudici hanno stabilito che l'azienda non ha provato l'autonomia delle sue sedi come distinte 'unità produttive' e che le condotte del lavoratore non giustificavano il licenziamento, ma solo sanzioni conservative.
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Licenziamento giustificato motivo oggettivo: oneri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22186/2024, ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato illegittimo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'onere di provare l'impossibilità di ricollocare il lavoratore (obbligo di repêchage) grava interamente sul datore di lavoro, senza che il dipendente debba indicare preventivamente le posizioni alternative disponibili. L'ordinanza affronta anche importanti questioni procedurali, come la specificità dei motivi d'appello e gli effetti del mutamento di rito processuale.
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Giustificato motivo oggettivo: quando è pretestuoso?
La Cassazione chiarisce i confini del controllo sul licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Se la ragione organizzativa addotta dall'azienda risulta pretestuosa e non veritiera, il licenziamento è illegittimo e scatta la reintegrazione. Il giudice non valuta la convenienza della scelta, ma la sua effettiva esistenza e il nesso causale con il recesso.
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Termine opposizione Fornero: notifica essenziale
Un lavoratore veniva licenziato senza motivazione. Dopo un'ordinanza a suo favore, la società, inizialmente assente (contumace), proponeva opposizione. La questione chiave era la decorrenza del termine per tale opposizione. La Cassazione, con la sentenza 22007/2024, ha chiarito che per la parte contumace, il termine opposizione Fornero decorre solo dalla notifica formale dell'ordinanza da parte del vincitore, applicando per analogia le regole del procedimento d'ingiunzione. La Corte ha così respinto il ricorso del lavoratore, confermando l'inefficacia del licenziamento con condanna a un'indennità risarcitoria.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30648/2024, ha stabilito che la prescrizione dei crediti di lavoro di un dipendente, impiegato in un appalto non genuino, decorre dalla cessazione del rapporto. Questa decisione si fonda sulla mancanza di un regime di stabilità reale a seguito delle riforme del mercato del lavoro, che giustifica il timore del lavoratore di essere licenziato qualora agisca in giudizio durante il rapporto. La Corte ha rigettato il ricorso di un istituto bancario, confermando la natura subordinata del rapporto di lavoro e la condanna al pagamento delle differenze retributive per l'intero periodo lavorato.
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Prassi aziendale tollerata: giustifica l’ammanco?
La Corte di Cassazione conferma il licenziamento di un capo negozio per un ammanco di cassa di oltre 38.000 euro. La Corte ha stabilito che la presenza di una prassi aziendale tollerata, che consentiva una certa flessibilità nelle procedure di versamento, non può giustificare un ammanco finale. Tale evento costituisce una grave violazione del vincolo fiduciario e rende legittima la sanzione espulsiva, respingendo così il ricorso del lavoratore.
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Licenziamento giusta causa: foto in aereo lo legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una lavoratrice del settore catering aeroportuale. La dipendente aveva scattato fotografie e fatto copie di materiale aziendale a bordo di aerei di terzi. La Corte ha ritenuto tale condotta una grave violazione del vincolo fiduciario, rendendo inammissibile il ricorso della lavoratrice che mirava a una rivalutazione dei fatti, compito non spettante al giudice di legittimità.
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Licenziamento proporzionalità: quando è illegittimo?
Una società automobilistica ha licenziato un dipendente per violazioni procedurali. La Corte d'Appello ha ritenuto il licenziamento illegittimo per mancanza di proporzionalità, considerando la lunga anzianità di servizio e l'assenza di precedenti disciplinari. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda e ribadendo che la valutazione sulla proporzionalità del licenziamento è una questione di fatto riservata ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per vizi specifici non sollevati nel caso di specie.
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