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D.P.R. 917/1986 — Anno 2025

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489 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Esterovestizione: la Cassazione sui criteri di prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32745/2025, ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di presunta esterovestizione. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso che una società con sede legale in Lussemburgo avesse la sua residenza fiscale effettiva in Italia. La sentenza ribadisce che per determinare la 'sede dell'amministrazione', e quindi la residenza fiscale, è necessario un bilanciamento di molteplici elementi concreti, sia formali che sostanziali, che nel caso di specie indicavano il Lussemburgo come centro decisionale effettivo della società.
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Esterovestizione: Cassazione fissa i criteri decisivi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta esterovestizione di una società con sede legale in Lussemburgo. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano correttamente individuato la 'sede effettiva dell'amministrazione' della società all'estero. La sentenza ribadisce che per determinare la residenza fiscale non basta la sede legale, ma occorre una valutazione concreta basata su indici quali il luogo dove si riuniscono gli amministratori, dove vengono prese le decisioni strategiche e dove sono conservati i documenti contabili.
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Esterovestizione: la sede effettiva vince sulla forma
L'Agenzia delle Entrate ha accusato una società con sede in Lussemburgo di esterovestizione, sostenendo che la sua gestione effettiva avvenisse in Italia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che la residenza effettiva della società era correttamente individuata in Lussemburgo, luogo dove si tenevano le riunioni del consiglio di amministrazione e venivano prese le decisioni strategiche, privilegiando la sostanza sulla forma.
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Cessione quote: chi paga le tasse sugli utili?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32742/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione quote societarie. In caso di trasferimento di partecipazioni durante l'anno fiscale, l'imposizione fiscale sugli utili, anche quelli extracontabili, non spetta al socio uscente. La responsabilità tributaria ricade interamente sul soggetto che risulta essere socio al momento della chiusura dell'esercizio, poiché è in quel momento che matura il diritto alla percezione dei dividendi. La Corte ha ritenuto irrilevante la durata della partecipazione del socio venditore durante l'anno.
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Termine rimborso IRAP: da quando decorre? Novità
Un istituto di credito ha richiesto il rimborso dell'IRAP per gli anni 2013-2014, sostenendo di aver versato in eccesso a causa della mancata deduzione di svalutazioni su crediti. Il nodo centrale della controversia riguarda il termine rimborso IRAP: la decadenza di 48 mesi per la richiesta decorre dai singoli versamenti in acconto o dal definitivo versamento del saldo? A fronte di orientamenti giurisprudenziali contrastanti sul punto, la Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha ritenuto opportuno non decidere la causa e rimetterla a una pubblica udienza per risolvere il conflitto e fornire un principio di diritto definitivo.
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Esterovestizione: la Cassazione sui criteri di prova
Una holding estera, interamente posseduta da residenti italiani, è stata accusata di esterovestizione dall'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, respingendo il ricorso del Fisco. Secondo la Corte, l'Amministrazione non ha fornito prove sufficienti a dimostrare che la sede di direzione effettiva della società fosse in Italia. La sentenza chiarisce che il semplice controllo da parte di un'entità italiana non è, di per sé, sufficiente a configurare una residenza fiscale fittizia, ribadendo la necessità di prove concrete e non mere presunzioni.
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Esterovestizione: i criteri della Cassazione per la sede
La Corte di Cassazione, con la sentenza 32441/2025, ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di presunta esterovestizione. La Corte ha stabilito che per determinare la residenza fiscale di una società estera controllata da un soggetto italiano, non è sufficiente provare che le direttive strategiche provengano dall'Italia. È necessario dimostrare che la società estera sia una mera 'costruzione di puro artificio', priva di reale sostanza economica e autonomia gestionale. L'onere della prova ricade sull'Amministrazione Finanziaria, che in questo caso non è riuscita a dimostrare la natura fittizia della sede lussemburghese della società contribuente.
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Perdita su crediti: deducibilità in caso di fallimento
Un'impresa aveva dedotto una perdita su crediti nell'anno d'imposta 2013, a seguito del fallimento del debitore dichiarato nel 2012. L'Agenzia delle Entrate contestava la deduzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa, stabilendo che la deducibilità della perdita su crediti è ammessa in una 'finestra temporale' che va dalla data della sentenza di fallimento fino al momento della cancellazione del credito dal bilancio secondo i principi contabili. Questo principio si applica anche ai periodi d'imposta anteriori al 2015.
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Esterovestizione: la Cassazione sui criteri di prova
Una società con sede formale in Lussemburgo è stata accusata di esterovestizione dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che la residenza fiscale era effettivamente all'estero. La decisione si basa sulla valutazione del luogo in cui vengono prese le decisioni strategiche, la residenza degli amministratori e la sede delle riunioni, privilegiando la sostanza sulla forma.
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Motivazione avviso accertamento: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione finanziaria contro una società. Il caso riguarda un avviso di accertamento la cui motivazione era affidata a un documento esterno, giudicato insufficiente nei gradi di merito. Il ricorso dell'ente impositore è stato respinto perché non riportava il contenuto del documento in questione, violando così il principio di autosufficienza e impedendo alla Corte di valutare la fondatezza della critica. La sentenza ribadisce la centralità di una chiara motivazione dell'avviso di accertamento.
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Investimenti agevolati: quando si considerano fatti?
Una società si vede negare la detassazione per investimenti agevolati perché i macchinari, sebbene fatturati, non erano ancora installati entro la scadenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che per 'investimento fatto' è sufficiente che il bene entri nella disponibilità dell'acquirente (consegna), non essendo necessaria la messa in opera. Il ricorso della società è stato accolto.
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Riproposizione questioni assorbite: termini perentori
Un'associazione sportiva perde in Cassazione perché, dopo aver vinto in primo grado, non ha riproposto le sue difese 'assorbite' entro il termine di 60 giorni in appello. La Suprema Corte stabilisce che nel rito tributario, la riproposizione questioni assorbite deve avvenire tempestivamente nell'atto di costituzione, a pena di decadenza, a differenza del rito civile.
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Accertamento analitico-induttivo: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società di costruzioni, annullando la decisione di merito. L'ordinanza stabilisce che, in caso di accertamento analitico-induttivo, gli elementi indiziari (errata valutazione delle rimanenze, costi indeducibili, gestione antieconomica) non devono essere valutati atomisticamente, ma nel loro complesso. La loro valutazione congiunta può dimostrare l'inattendibilità complessiva della contabilità, anche se formalmente corretta, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente.
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Accertamento induttivo: legittimo con più indizi
Una società immobiliare ottiene l'annullamento di un avviso di accertamento nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, però, ribalta la decisione, affermando la legittimità dell'accertamento induttivo basato non solo sullo scostamento dai valori OMI, ma su un quadro complessivo di indizi gravi, precisi e concordanti, come la vendita di immobili a un prezzo inferiore al mutuo concesso per l'acquisto. La Suprema Corte chiarisce che di fronte a tali presunzioni, l'onere di provare la correttezza delle operazioni ricade sul contribuente.
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Minusvalenza non deducibile: la Cassazione decide
Una società impugna un avviso di accertamento che negava la deducibilità di una perdita su una partecipazione fallita, qualificandola come minusvalenza non deducibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che tale perdita non costituisce una sopravvenienza passiva deducibile, ma una minusvalenza da svalutazione indeducibile secondo le norme fiscali vigenti.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
Una società edile, a seguito di un controllo, riceve un avviso di accertamento induttivo per redditi non dichiarati. La Cassazione ha stabilito che l'Agenzia delle Entrate può procedere con l'accertamento induttivo anche senza una preventiva dichiarazione formale di inattendibilità delle scritture contabili, se queste risultano sostanzialmente inaffidabili, ad esempio per violazione del principio di competenza.
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Accertamento induttivo: vendita a prezzo anomalo
Una società immobiliare vendeva alcuni immobili a un prezzo inferiore a quello di costruzione e al valore del mutuo ottenuto per l'acquisto. L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento induttivo, contestato dalla società. La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità dell'accertamento, affermando che la valutazione deve basarsi su un complesso di presunzioni gravi, precise e concordanti, non potendo il giudice limitarsi a esaminare un solo elemento, come lo scostamento dai valori OMI, ma dovendo considerare tutti gli indizi di anomalia economica.
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Presunzione legale relativa: fondi e famiglia
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite chiarisce che il cumulo delle quote in fondi immobiliari detenute da familiari è una presunzione legale relativa. Per superarla non basta la residenza diversa, ma occorre provare l'effettiva autonomia economica e gestionale dell'investimento. La Corte ha stabilito che la norma ha finalità antielusiva e che il contribuente deve dimostrare l'origine delle fonti, il godimento dei guadagni e l'autonomia delle scelte di investimento. Rigettate anche le questioni di incostituzionalità del regime transitorio.
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Ricavi extra budget: quando dichiararli al fisco?
Una società che gestisce una casa di cura ha ricevuto un avviso di accertamento per non aver dichiarato i ricavi derivanti da prestazioni sanitarie rese oltre il tetto di spesa concordato con l'Azienda Sanitaria Provinciale (i cosiddetti 'ricavi extra budget'). La Corte di Cassazione, confermando la sua giurisprudenza, ha stabilito che tali ricavi non devono essere tassati nell'anno in cui le prestazioni sono state eseguite, ma solo quando il credito diventa 'certo' e 'determinabile', ovvero quando l'ente pubblico riconosce formalmente il debito. La sentenza chiarisce l'applicazione del principio di competenza fiscale in questo specifico settore.
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Accertamento bancario soci: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale basato su indagini bancarie estese ai conti correnti personali dei soci di una società in accomandita semplice. La Corte ha stabilito che se l'Agenzia delle Entrate fornisce prove del collegamento tra i conti personali e l'attività aziendale, scatta una presunzione legale di maggiori ricavi. L'onere di provare la natura extra-aziendale delle movimentazioni spetta quindi ai contribuenti. Il ricorso è stato respinto in quanto i motivi sono stati giudicati generici e miranti a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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