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D.P.R. 917/1986 — Anno 2025

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489 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Proventi illeciti: tassabili anche da false fatture
Un imprenditore ha contestato un accertamento fiscale per redditi d'impresa non dichiarati e proventi illeciti derivanti dall'emissione di fatture false. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i compensi da attività illecite, anche se svolte nel contesto di un'impresa formalmente lecita, sono tassabili. La Corte ha inoltre validato l'accertamento basato sulle movimentazioni di conti correnti intestati a terzi (nella specie, la sorella) ma nella piena disponibilità del contribuente.
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Costi black list: quando sono deducibili per le imprese
Una società di logistica si è vista contestare la deducibilità di costi per operazioni con fornitori in paradisi fiscali. La Cassazione ha confermato la decisione di merito che ammetteva la deduzione, ritenendo che l'azienda avesse adeguatamente provato l'effettivo interesse economico. La sentenza chiarisce che per i costi black list è fondamentale dimostrare la necessità e la realtà delle operazioni, specialmente quando intrinseche al modello di business. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato dichiarato inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Tassazione separata: quando sorge il diritto?
Un ex dirigente riceve un trattamento di fine mandato nel 2011, subordinato al rispetto di un patto di non concorrenza biennale stipulato nel 2009. L'Agenzia delle Entrate applica la tassazione separata basandosi sul biennio 2007-2008, sostenendo che il diritto è sorto nel 2009. Il contribuente contesta, indicando il biennio 2009-2010. La Corte di Cassazione dà ragione all'Agenzia, stabilendo che il patto di non concorrenza costituisce una condizione risolutiva e non sospensiva. Pertanto, il diritto alla percezione è sorto nel 2009, anno di stipula dell'accordo, rendendo corretto il calcolo basato sul biennio precedente. La Corte chiarisce anche che la richiesta di rateizzazione del debito non implica acquiescenza alla pretesa fiscale.
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Rendita catastale: impianti non scorporati, no prova
Una società di gestione del risparmio immobiliare ha contestato un avviso di accertamento che negava la riduzione della rendita catastale di un suo immobile, richiesta a seguito dello scorporo di componenti impiantistiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. Secondo la Corte, l'avviso era sufficientemente motivato e non era necessario un contraddittorio preventivo. Il punto cruciale della decisione è stata la totale assenza di prove, da parte della società, riguardo l'esistenza e la natura degli impianti che si volevano escludere dal calcolo della rendita catastale.
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Rendita catastale: revisione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva la revisione della rendita catastale dei suoi immobili. La società non aveva fornito prove sufficienti a identificare gli impianti da escludere dal calcolo, come previsto dalla normativa. La Corte ha ribadito che l'onere della prova grava sul contribuente e che l'amministrazione finanziaria non è tenuta a effettuare un sopralluogo per sopperire a tali carenze documentali, potendo basare la propria valutazione sui documenti presentati.
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Esenzione TOSAP: quando spetta agli enti pubblici?
Un ente regionale per l'edilizia sociale si è visto negare l'esenzione TOSAP per l'occupazione di suolo pubblico destinato a un cantiere. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per ottenere il beneficio, non è sufficiente la natura pubblicistica dell'ente, ma è necessario che la finalità specifica della singola occupazione rientri tra quelle di assistenza o previdenza previste dalla legge, requisito non soddisfatto in questo caso.
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Esenzione TOSAP: non basta la finalità sociale dell’ente
Un'agenzia regionale per l'edilizia residenziale ha richiesto l'esenzione TOSAP per l'occupazione di suolo pubblico con un cantiere. La Corte di Cassazione ha negato il beneficio, chiarendo che non è sufficiente la natura assistenziale generica dell'ente (requisito soggettivo), ma è necessaria una finalità specifica di assistenza anche nell'occupazione concreta del suolo (requisito oggettivo). Poiché il cantiere era finalizzato alla manutenzione di un immobile, un'attività connessa a obblighi contrattuali e di custodia, la Corte ha escluso la diretta finalità assistenziale richiesta per l'esenzione TOSAP, confermando l'avviso di accertamento.
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Esenzione TOSAP per enti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha negato l'esenzione TOSAP a un'agenzia regionale per l'edilizia pubblica. L'occupazione di suolo pubblico con un ponteggio per la manutenzione di un immobile, sebbene destinato a fini sociali, non è stata ritenuta un'attività con finalità assistenziale diretta. La sentenza sottolinea che per ottenere l'esenzione TOSAP non basta la natura non commerciale dell'ente, ma è necessario che anche la specifica occupazione persegua direttamente uno degli scopi previsti dalla norma, come l'assistenza o la previdenza.
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Esenzione TOSAP: quando non spetta agli enti pubblici?
Un ente per l'edilizia pubblica si è visto negare l'esenzione TOSAP per l'occupazione di suolo pubblico con un cantiere. La Corte di Cassazione ha chiarito che non basta la natura assistenziale dell'ente (requisito soggettivo), ma è necessaria anche una finalità specifica di assistenza per l'occupazione stessa (requisito oggettivo), che in questo caso mancava trattandosi di manutenzione di immobili dati in locazione.
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Accertamento analitico induttivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30980/2025, si è pronunciata sulla legittimità di un accertamento analitico induttivo emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società di ristorazione. La Corte ha stabilito che, ai fini della validità dell'accertamento, è necessario che il giudice valuti tutti gli indizi (gravi, precisi e concordanti) nel loro complesso e non singolarmente. Annullando la decisione del giudice di secondo grado, la Cassazione ha chiarito che non si può smontare l'impianto presuntivo dell'Ufficio analizzando ogni elemento in modo isolato, invertendo così l'onere della prova a carico del contribuente.
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Deducibilità TFM amministratori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30974/2025, ha stabilito che l'accantonamento per il Trattamento di Fine Mandato (T.F.M.) è deducibile anche in assenza di compensi annuali per gli amministratori. La sentenza chiarisce che la condizione essenziale per la deducibilità TFM amministratori, secondo il principio di competenza, è la presenza di un atto scritto con data certa, anteriore all'inizio del rapporto, che preveda l'indennità. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che sosteneva l'applicazione analogica delle regole del T.F.R. dei dipendenti, confermando così le decisioni dei giudici di merito a favore della società contribuente.
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Detassazione socio: la società deve chiederla prima
Un socio di una società di persone ha tentato di applicare autonomamente un'agevolazione fiscale per un investimento effettuato dalla società, la quale non aveva mai richiesto il beneficio. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto alla detassazione spetta esclusivamente alla società. Pertanto, se la società rimane inerte, la detassazione per il socio non è ammissibile, in quanto il suo reddito imponibile deriva direttamente da quello dichiarato dalla società. La Corte ha quindi annullato la decisione favorevole al contribuente.
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Agevolazione fiscale socio: quando spetta al partner?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di agevolazione fiscale socio. Il caso riguarda un partner di una società di persone a cui era stato notificato un avviso di accertamento per redditi da partecipazione non dichiarati. Il socio si opponeva, sostenendo che il suo reddito avrebbe dovuto essere ricalcolato tenendo conto di un'agevolazione per investimenti ambientali (cd. 'Tremonti ambiente') a cui la società aveva diritto ma che non aveva mai richiesto formalmente. La Corte ha chiarito che il diritto all'agevolazione è esclusivo della società che ha effettuato l'investimento. Se la società rimane inerte e non presenta una dichiarazione integrativa o un'istanza di rimborso, il socio non può autonomamente beneficiare della detassazione in sede di opposizione a un accertamento fiscale. Il reddito imponibile del socio è quello che risulta dalla dichiarazione della società, cristallizzatosi a causa dell'inerzia di quest'ultima.
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Accertamento induttivo: costi sempre deducibili
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento induttivo. Anche quando l'accertamento è di tipo 'analitico-induttivo', il Fisco deve riconoscere una quota di costi in via forfettaria se i ricavi sono determinati presuntivamente. La decisione, basata sul principio di capacità contributiva, rigetta il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la quale sosteneva che la deduzione forfettaria fosse applicabile solo all'accertamento induttivo 'puro'.
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Esterovestizione: la Cassazione sui criteri di prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di presunta esterovestizione. La Corte ha stabilito che, per provare la residenza fiscale in Italia di una società con sede legale all'estero, non basta dimostrare l'influenza di una capogruppo italiana. È necessario provare che la società estera sia una costruzione di puro artificio, priva di reale sostanza economica. L'onere della prova, basato su indizi gravi, precisi e concordanti, spetta all'Ufficio, che in questo caso non è riuscito a fornirla adeguatamente.
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Esterovestizione: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta esterovestizione. La Corte ha stabilito che, per accertare la residenza fiscale in Italia di una società con sede legale all'estero, non basta dimostrare l'influenza della controllante italiana. È necessario provare che la società estera sia un mero "artificio", privo di reale sostanza economica. La presenza di uffici, il pagamento di imposte locali e lo svolgimento di attività amministrative all'estero sono stati considerati elementi sufficienti a escludere l'esterovestizione.
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Esterovestizione: Cassazione fissa i limiti alla prova
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta esterovestizione. La Corte ha stabilito che, per dimostrare la fittizia localizzazione all'estero di una società, non è sufficiente provare l'attività di direzione e coordinamento da parte della controllante italiana. È necessario dimostrare che la società estera è una costruzione di puro artificio, priva di una reale sostanza economica e che la controllante ne abbia usurpato completamente l'impulso imprenditoriale. Nel caso di specie, l'onere della prova a carico dell'Amministrazione Finanziaria non è stato ritenuto assolto.
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Ricavi extra budget: quando sono tassabili? La Cassazione
Una casa di cura privata si è vista contestare dall'Amministrazione Finanziaria l'omessa dichiarazione di ricavi per prestazioni sanitarie rese oltre il budget convenzionato (cd. ricavi extra budget). La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso del Fisco, confermando che tali ricavi non sono tassabili nell'anno in cui la prestazione è eseguita, ma solo quando diventano certi nell'esistenza (an) e determinabili nell'importo (quantum), in applicazione del principio di competenza fiscale derogato di cui all'art. 109 del TUIR.
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Accertamento soci SRL: onere della prova e notifica
Una socia di una SRL a ristretta base partecipativa ha ricevuto un avviso di accertamento per maggiori redditi derivanti da utili societari presuntivamente distribuiti. La contribuente ha impugnato l'atto, lamentando la mancata allegazione dell'avviso di accertamento notificato alla società e un difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nell'ambito di un accertamento soci SRL è sufficiente il rinvio all'atto societario, dato il diritto del socio di accedere ai documenti. Inoltre, ha ribadito che l'onere di provare la mancata percezione degli utili extracontabili grava sul socio e non sull'Amministrazione Finanziaria.
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Esterovestizione: i criteri per la residenza fiscale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32746/2025, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta esterovestizione. La Corte ha confermato che la residenza fiscale di una società va individuata nel luogo della sua sede di amministrazione effettiva, dove vengono prese le decisioni strategiche, anche se la società appartiene a un gruppo con forti legami in Italia. Per la Corte, la residenza lussemburghese della società contribuente era genuina, poiché in Lussemburgo risiedevano e si riunivano gli amministratori, venivano assunte le decisioni imprenditoriali e conservata la contabilità.
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