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D.P.R. 917/1986 — Anno 2025

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489 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Deducibilità sponsorizzazioni sportive: la Cassazione
Una società si vedeva contestare la deducibilità dei costi per sponsorizzazioni sportive, ritenuti fittizi dall'Amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia, ha stabilito che la deducibilità delle sponsorizzazioni sportive non è automatica. Per beneficiare della presunzione legale, il contribuente deve provare non solo l'erogazione del denaro a un'associazione sportiva dilettantistica, ma anche l'effettiva esistenza di una specifica attività promozionale volta a migliorare l'immagine o i prodotti dell'azienda sponsor. L'onere della prova grava interamente sul contribuente.
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Assoluzione penale: non vincola il giudice tributario
Una contribuente, identificata come amministratore di fatto di una società, ha ricevuto un avviso di accertamento per proventi illeciti relativi all'anno 2014. Nonostante avesse ottenuto una successiva assoluzione penale per un reato fiscale commesso nel 2015, la Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso. La Corte ha stabilito che l'assoluzione penale non ha efficacia vincolante nel processo tributario quando i fatti materiali dei due giudizi, come l'annualità d'imposta e la natura della violazione, sono palesemente diversi.
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Litisconsorzio necessario: processo nullo senza i soci
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nelle controversie tributarie relative ai redditi delle società di persone, è indispensabile la partecipazione al giudizio della società e di tutti i soci. In assenza di una delle parti, si viola il principio del litisconsorzio necessario, causando la nullità insanabile dell'intero processo. La Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata, rinviando la causa al giudice di primo grado per un nuovo giudizio con la corretta integrazione del contraddittorio.
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Litisconsorzio necessario: appello nullo senza soci
Un socio di una società di persone ha impugnato un avviso di accertamento relativo al proprio reddito di partecipazione. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso incidentale dell'Agenzia delle Entrate, ha dichiarato la nullità dell'intero processo. La motivazione risiede nella violazione del principio del litisconsorzio necessario, poiché il giudizio non ha coinvolto la società e tutti gli altri soci, parti indispensabili in una controversia sul reddito societario. La causa è stata rinviata al giudice di primo grado.
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Utili extracontabili: onere della prova del socio
Un ex socio di una S.r.l. è stato oggetto di un accertamento fiscale per utili extracontabili relativi a un anno in cui deteneva il 50% della società. Nonostante avesse ceduto le quote prima dell'approvazione del bilancio, la Corte di Cassazione ha confermato l'accertamento. La decisione si basa sulla presunzione di distribuzione dei profitti ai soci nelle società a ristretta base, sottolineando che l'onere di provare la mancata percezione di tali utili grava sul contribuente stesso. La cessione delle quote in un momento successivo non è risultata sufficiente a superare questa presunzione.
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Spese di sponsorizzazione: la deducibilità è presunta
Una società attiva nel commercio all'ingrosso di fiori ha contestato avvisi di accertamento che negavano la deducibilità delle spese di sponsorizzazione a favore di un'associazione sportiva dilettantistica. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5042/2025, ha accolto il ricorso della società, ribadendo che l'art. 90 della Legge 289/2002 istituisce una presunzione legale assoluta di inerenza e congruità per tali spese, se destinate alla promozione dell'immagine o dei prodotti dello sponsor. Il caso è stato rinviato alla Corte di Giustizia Tributaria per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Tassazione NFT: redditi da criptovalute e arte digitale
Un artista digitale, accusato di evasione fiscale per non aver dichiarato i proventi dalla vendita di NFT pagati in criptovaluta, ha visto il suo ricorso respinto dalla Corte di Cassazione. La sentenza stabilisce che la vendita di NFT costituisce sfruttamento economico di opere dell'ingegno e che i pagamenti in criptovalute sono considerati redditi in natura, soggetti a tassazione NFT. L'ignoranza della norma fiscale non è stata ritenuta una valida scusante.
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Sentenza penale assoluzione: effetti sul fisco
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso alle Sezioni Unite una questione fondamentale: quali sono gli effetti di una sentenza penale assoluzione su un accertamento fiscale basato sugli stessi fatti? Il caso riguarda due contribuenti, accusate di evasione fiscale per presunta residenza fittizia all'estero, che sono state assolte in sede penale. A seguito di una nuova legge (art. 21-bis d.lgs. 74/2000), è sorto un contrasto giurisprudenziale sull'applicabilità di tale assoluzione al processo tributario: se essa annulli solo le sanzioni o anche l'imposta, e se valga anche per le assoluzioni per insufficienza di prove. La decisione delle Sezioni Unite definirà il rapporto tra processo penale e tributario.
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Agevolazioni associazioni sportive: quando si perdono?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che per beneficiare delle agevolazioni associazioni sportive non è sufficiente il rispetto di requisiti formali come l'iscrizione al CONI o uno statuto a norma. È indispensabile dimostrare una gestione effettivamente democratica e la partecipazione attiva dei soci alla vita associativa. Nel caso specifico, un'associazione sportiva si è vista negare i benefici fiscali a causa di numerosi indizi che provavano una gestione puramente commerciale e una democrazia interna solo apparente. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito, che si era limitato a una valutazione formale, e ha rinviato il caso per un nuovo esame basato sulla sostanza delle attività svolte.
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Accertamento socio società: la Cassazione decide
In un caso di accertamento al socio di una società fallita a ristretta base partecipativa, la Corte di Cassazione ha emesso un'importante ordinanza. È stato stabilito che il socio ha la legittimazione per impugnare l'avviso di accertamento notificato alla società (l'atto presupposto), in quanto da esso deriva la sua personale responsabilità fiscale. La Corte ha inoltre confermato che il raddoppio dei termini per l'accertamento, legato a violazioni penalmente rilevanti, non si applica all'IRAP. Infine, è stata ribadita la validità della presunzione di distribuzione degli utili extra-contabili ai soci nelle società con pochi membri.
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Transfer pricing IRAP: la retroattività è legittima
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5913/2025, ha stabilito la piena legittimità dell'applicazione retroattiva delle regole sul transfer pricing IRAP. Il caso vedeva contrapposta l'Agenzia delle Entrate a una società per accertamenti relativi agli anni 2008 e 2009. La Corte ha chiarito che la Legge n. 147/2013 non ha introdotto una nuova norma, ma ha fornito un'interpretazione autentica, confermando che la disciplina sui prezzi di trasferimento si è sempre applicata ai fini IRAP, anche dopo la riforma del 2007. Di conseguenza, gli avvisi di accertamento emessi prima del 2013 sono stati ritenuti validi.
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Perdite fiscali: no a nuove domande in appello
Una società di software, dopo aver lasciato un gruppo di consolidato fiscale con la sua controllante, si è vista negare la deduzione di significative perdite fiscali dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali di merito, respingendo il ricorso della società. La Corte ha ritenuto che la richiesta di utilizzare tali perdite, formulata per la prima volta in appello, costituisse una domanda nuova e quindi inammissibile. Inoltre, le contestazioni sulla prova dei costi alla base delle perdite sono state giudicate come una richiesta di riesame del merito, al di fuori della competenza della Suprema Corte.
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Onere della prova operazioni inesistenti: Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5989/2025, affronta il tema dell'onere della prova nelle operazioni inesistenti. In un caso riguardante una società di autotrasporti, l'Agenzia delle Entrate contestava costi per carburante ritenuti anti-economici. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la valutazione del giudice di merito sulle giustificazioni fornite dal contribuente (come la convenienza economica complessiva e le dilazioni di pagamento) è un apprezzamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato. Viene quindi confermato che il contribuente può superare l'onere della prova fornendo spiegazioni logiche e coerenti per le proprie scelte imprenditoriali.
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Fondo rischi da scissione: quando è fiscalmente neutro
Una società di servizi pubblici, a seguito di una scissione, aveva costituito un fondo rischi. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la neutralità fiscale del suo utilizzo, ma la Cassazione ha chiarito che se il fondo rischi da scissione deriva da una riserva già tassata o fiscalmente irrilevante, il suo successivo impiego non genera reddito imponibile. La Corte ha inoltre confermato la deducibilità ai fini IRAP dell'ammortamento delle aree sottostanti i fabbricati strumentali.
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Società estinta: sopravvivenza fiscale e ricorsi
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della società estinta e delle sue passività fiscali. Il caso riguarda una S.r.l. cancellata dal Registro delle Imprese, alla quale l'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento per diversi anni d'imposta. La Corte ha stabilito che, in applicazione dell'art. 28 del d.lgs. 175/2014, se la richiesta di cancellazione è successiva all'entrata in vigore della norma, la società si considera 'sopravvissuta' per cinque anni ai soli fini fiscali. Di conseguenza, l'ex liquidatore mantiene la legittimazione a rappresentare la società in giudizio, mentre gli ex soci sono privi di tale potere, non potendo agire come successori. La decisione chiarisce quindi chi è il corretto interlocutore del Fisco dopo l'estinzione di una società.
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Fatto generatore IVA: quando fatturare i servizi
Una società di servizi è stata oggetto di un avviso di accertamento per omessa fatturazione IVA. La Corte di Cassazione ha analizzato il caso, stabilendo un principio chiave: per le prestazioni di servizi, il fatto generatore IVA, che fa sorgere l'obbligo di emettere fattura, coincide con l'esecuzione della prestazione stessa e non con il momento del pagamento. Quest'ultimo determina solo l'esigibilità dell'imposta. Di conseguenza, la Corte ha cassato la sentenza impugnata, rinviando la causa al giudice di merito per una nuova valutazione basata su questo fondamentale principio.
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Contributi INPS soci srl: esclusi i redditi da capitale
L'INPS richiedeva a un commerciante il pagamento di contributi previdenziali anche sui redditi percepiti come socio di una S.r.l. La Corte di Cassazione ha rigettato la pretesa, stabilendo un principio fondamentale sui contributi INPS per i soci di srl: i redditi da capitale, derivanti dalla mera partecipazione a una società senza prestazione di attività lavorativa, non rientrano nella base imponibile per il calcolo dei contributi dovuti alla Gestione Commercianti.
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Costi black list: prova dell’interesse economico
Una società si è vista negare la deducibilità di costi per operazioni con partner in paradisi fiscali. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il suo ricorso, stabilendo che per dedurre i costi black list non basta provare che l'operazione sia avvenuta, ma è necessario dimostrare un effettivo interesse economico a scegliere quel partner specifico. La sentenza ha rinviato il caso al giudice di appello per una nuova valutazione delle prove fornite dalla società in merito ai contratti di trasporto, confermando invece la decisione su altri punti come il principio di competenza e la deducibilità delle perdite su crediti.
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Accertamento bancario soci: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una S.r.l. contro un avviso di accertamento. L'atto si basava su indagini bancarie che attribuivano alla società i versamenti sui conti personali dei soci. La Corte ha confermato la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate, ribadendo che in caso di società a ristretta base partecipativa, l'accertamento bancario sui soci è valido e si presume che tali somme siano ricavi non dichiarati dalla società, specialmente se i soci risultano a basso reddito. Spetta al contribuente fornire la prova contraria.
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Indagini bancarie soci: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale a carico di una S.r.l. basato sulle movimentazioni riscontrate sui conti correnti personali dei soci. La Corte ha stabilito che, in presenza di una società a ristretta base sociale e con forti legami familiari, le indagini bancarie sui soci sono ammissibili. Si presume, salvo prova contraria, che le somme non giustificate sui conti personali derivino da ricavi non dichiarati della società, specialmente se i soci non dispongono di redditi propri che possano spiegare tali movimenti.
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