LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.P.R. 633/1972 — Anno 2025

Pagina 38 di 40

839 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 633/1972

Detrazione IVA senza dichiarazione: la prova spetta a te
Una società di costruzioni si è vista negare la detrazione IVA per un credito maturato in un anno in cui aveva omesso la dichiarazione annuale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19009/2025, ha stabilito che, in assenza della dichiarazione, non basta aver presentato le liquidazioni periodiche. Il contribuente ha l'onere di dimostrare in giudizio, con prove concrete, la natura, la consistenza e la certezza del credito IVA, ovvero che derivi da acquisti reali per operazioni imponibili.
Continua »
Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
Una società si è vista negare la detrazione IVA per fatture ricevute da un'altra impresa, ritenuta dall'Agenzia delle Entrate una mera società 'cartiera'. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la decisione dei giudici di merito. L'ordinanza chiarisce i principi sull'onere della prova nelle operazioni soggettivamente inesistenti: spetta all'amministrazione finanziaria dimostrare, anche tramite presunzioni, la natura fittizia del fornitore e la consapevolezza del cessionario. Una volta fornita tale prova, l'onere si sposta sul contribuente, che deve dimostrare la propria buona fede e la massima diligenza per evitare di essere coinvolto nella frode. Nel caso specifico, i forti legami tra le due società e altri indizi hanno dimostrato la piena partecipazione del contribuente allo schema fraudolento.
Continua »
Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare di una società vinicola, confermando la legittimità di un avviso di accertamento per IVA indebitamente detratta. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato operazioni per oltre 760.000 euro, ritenendole oggettivamente inesistenti e provenienti da società "cartiere". La Corte ha ribadito che spetta all'Amministrazione provare, anche tramite presunzioni, l'inesistenza delle operazioni. Una volta fornita tale prova, l'onere si sposta sul contribuente, che non può limitarsi a esibire le fatture o la contabilità formale, ma deve dimostrare l'effettività delle transazioni. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi forniti dall'Agenzia e ha respinto le eccezioni procedurali del ricorrente.
Continua »
Frodi carosello: la buona fede non basta, serve diligenza
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale per indebita detrazione IVA a carico di una società, ritenuta coinvolta in una frode carosello. La Corte ha stabilito che, in contesti di operazioni soggettivamente inesistenti, non è sufficiente per l'acquirente dimostrare la propria buona fede attraverso la regolarità formale delle operazioni, come il pagamento e la consegna della merce. È invece necessario provare di aver esercitato la massima diligenza per verificare l'affidabilità del fornitore e non essere coinvolto nello schema fraudolento.
Continua »
Rinuncia al credito: l’IVA è dovuta se si emette fattura
Una società di consulenza rinuncia a un credito verso la propria partecipata per coprirne le perdite, ma emette comunque le fatture con IVA. Chiede poi il rimborso dell'imposta, ritenendola non dovuta. La Cassazione, nonostante la rinuncia al credito, rigetta il ricorso: l'emissione della fattura rende l'IVA esigibile, indipendentemente dal pagamento o dalla sua rinuncia.
Continua »
Errore di fatto: quando la Cassazione non lo ammette
Una società, dopo aver perso un appello in Cassazione per una fornitura energetica, ha chiesto la revocazione della decisione per un presunto errore di fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un disaccordo sulla valutazione giuridica del giudice (errore di giudizio) non costituisce un errore di fatto, che è una mera svista percettiva. Il caso solleva anche questioni sulla legittimazione ad agire della società, essendo stata dichiarata fallita.
Continua »
Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21498/2025, ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare di una società vinicola contro un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate. L'accertamento contestava la detrazione IVA per operazioni inesistenti, ovvero acquisti da presunte società "cartiere". La Corte ha ribadito che, una volta che l'amministrazione finanziaria fornisce elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti sulla fittizietà delle operazioni (come la mancanza di struttura operativa dei fornitori), l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare l'effettiva esistenza delle transazioni, non essendo sufficienti le sole fatture e la regolarità formale dei pagamenti, in quanto spesso parte integrante dello schema fraudolento.
Continua »
Nullità avviso di accertamento: firma e delega
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di secondo grado per un errore nell'analisi della delega di firma su un avviso di accertamento. Il caso riguarda un'associazione sportiva che contestava la validità dell'atto impositivo, sostenendo la nullità dell'avviso di accertamento per difetto di potere del funzionario firmatario. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha il dovere di esaminare concretamente i documenti prodotti, senza confondere i soggetti coinvolti. L'errata identificazione del delegante e del delegato equivale a un'omessa pronuncia, viziando la sentenza. Viene ribadito che spetta all'Amministrazione Finanziaria dimostrare la validità della delega quando questa viene contestata.
Continua »
Accertamento bancario: costi presunti da dedurre
Una società di noleggio imbarcazioni e i suoi soci sono stati oggetto di un accertamento fiscale basato su movimentazioni bancarie non giustificate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19739/2025, ha stabilito un principio fondamentale in tema di accertamento bancario costi: a fronte di ricavi determinati presuntivamente, l'imprenditore ha il diritto di opporre la prova contraria, eccependo una deduzione forfettaria dei costi di produzione. La Corte ha cassato la sentenza di merito che negava tale possibilità, rinviando il caso per un nuovo esame che tenga conto di questa incidenza percentuale dei costi.
Continua »
Prezzo IVA esclusa: la Cassazione chiarisce l’obbligo
Una controversia su un contratto preliminare di compravendita immobiliare tra due società. La questione centrale riguarda il pagamento dell'IVA non menzionata nel contratto. La Corte di Cassazione, riformando la decisione d'appello, ha stabilito che, in assenza di un patto esplicito e inequivocabile, il prezzo si intende al netto dell'imposta (prezzo IVA esclusa). Di conseguenza, l'acquirente è tenuto a corrispondere l'IVA oltre al prezzo pattuito. La mancata corresponsione dell'IVA può costituire un inadempimento contrattuale, richiedendo una nuova valutazione del comportamento delle parti.
Continua »
Accertamento per relationem: i limiti dell’obbligo
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte dirette e IVA relative all'anno 2006. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento, chiarendo che in un accertamento per relationem non è necessario allegare atti già noti al contribuente, come un verbale di constatazione da lui firmato. La Corte ha inoltre validato l'uso di presunzioni gravi, precise e concordanti, come i valori OMI e i mutui di importo superiore al prezzo dichiarato, per ricostruire i ricavi non dichiarati. La sentenza è stata cassata con rinvio solo per la parte relativa alle sanzioni, in quanto il giudice di secondo grado aveva omesso di pronunciarsi su quel specifico motivo.
Continua »
Esterovestizione: Cassazione su sede fittizia all’estero
Una società di telecomunicazioni con sede legale in Austria è stata accusata di esterovestizione dall'Agenzia delle Entrate per aver fittiziamente localizzato la propria residenza fiscale all'estero al fine di evadere l'IVA in Italia. Dopo che le commissioni tributarie di merito avevano dato ragione alla società, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno errato nel non considerare il complesso degli elementi probatori presentati dall'Amministrazione finanziaria, che indicavano la sede effettiva e il centro decisionale della società in Italia. Il semplice pagamento di alcune imposte nello stato estero non è sufficiente a escludere l'esterovestizione se tutti gli altri indizi portano alla conclusione opposta. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
Continua »
Operazioni inesistenti: onere della prova e motivazione
Una società del settore alluminio contesta accertamenti fiscali per operazioni inesistenti. La Cassazione accoglie in parte il ricorso: per un anno, annulla la sentenza per motivazione contraddittoria; per l'altro, conferma l'inesistenza per divergenza tra merce fatturata e consegnata, ma rinvia per la valutazione delle sanzioni. Si ribadiscono i principi sull'onere della prova e sulla necessità di una motivazione chiara e autonoma da parte del giudice.
Continua »
Accertamento presuntivo: quando è legittimo?
Una società immobiliare ha contestato un avviso di accertamento fondato sulla presunta antieconomicità della sua gestione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'accertamento presuntivo è legittimo se l'Amministrazione finanziaria fornisce elementi gravi, precisi e concordanti. In tal caso, spetta al contribuente fornire la prova contraria per dimostrare la correttezza del proprio operato. La Corte ha inoltre ribadito la rigidità del principio di competenza temporale per la deducibilità dei costi.
Continua »
Sospensione processo tributario: la guida completa
Un socio di una società a ristretta base ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori redditi da capitale, derivanti da utili extra-contabili contestati alla società. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19715/2025, ha chiarito i principi sulla sospensione del processo tributario. Sebbene il ricorso sia stato dichiarato inammissibile per cessata materia del contendere, la Corte ha esaminato la questione ai fini della soccombenza virtuale. È stato confermato che il giudizio sull'accertamento societario costituisce un presupposto logico-giuridico indispensabile per quello a carico del socio. Pertanto, la sospensione del processo tributario del socio in attesa della definizione del giudizio della società è corretta e necessaria, per evitare un conflitto tra giudicati.
Continua »
Delega di firma avviso: nullità e onere della prova
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di secondo grado per omessa pronuncia in un caso riguardante un avviso di accertamento. La corte d'appello aveva erroneamente fondato la sua decisione su una delega di firma e su soggetti estranei al caso concreto, non esaminando le specifiche contestazioni del contribuente. La Suprema Corte ha ribadito che, in caso di contestazione sulla validità della delega di firma, l'onere della prova spetta all'Amministrazione Finanziaria e il giudice ha il dovere di esaminare i fatti e i documenti specifici del procedimento.
Continua »
Presunzioni tributarie: no a fatti futuri per il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20740/2025, ha stabilito che la sottoposizione di una società ad amministrazione giudiziaria in un anno successivo non può essere usata come prova presuntiva per giustificare una redditività inferiore in un anno d'imposta precedente. Le presunzioni tributarie devono basarsi su fatti noti, gravi, precisi e concordanti, collegati logicamente al fatto da provare, e non su eventi futuri e slegati dal periodo in accertamento.
Continua »
Amministratore di fatto: responsabilità fiscale diretta
Un individuo, quale amministratore di fatto di una società usata in un complesso schema fraudolento, ha ricevuto un atto di pignoramento per i debiti fiscali dell'ente. Ha contestato l'atto sostenendo di non aver mai ricevuto una notifica specifica della sua responsabilità personale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in casi di interposizione fittizia, la responsabilità dell'amministratore di fatto è diretta e non secondaria. Di conseguenza, la notifica degli avvisi di accertamento alla società, ma a lui indirizzati in qualità di gestore, era sufficiente a consolidare il debito anche a suo nome, senza bisogno di un ulteriore atto di contestazione personale.
Continua »
Presunzione di cessione: vale per IVA e redditi
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento nei confronti di un'impresa individuale per differenze inventariali, applicando la presunzione di cessione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20764/2025, ha accolto il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che la presunzione di cessione di beni, prevista dal D.P.R. 441/1997, si applica non solo ai fini IVA ma anche per le imposte dirette. La Suprema Corte ha chiarito che, per superare tale presunzione, il contribuente deve fornire una prova contraria rigorosa, limitata alle modalità tassativamente previste dalla legge, annullando la decisione della corte di merito che aveva erroneamente ritenuto la presunzione inapplicabile alle imposte sui redditi.
Continua »
Fatture inesistenti: la Cassazione e l’onere prova
La Corte di Cassazione chiarisce l'onere della prova in caso di fatture per operazioni inesistenti. Quando l'Amministrazione finanziaria fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sulla fittizietà di un'operazione, il contribuente non può limitarsi a produrre prove formali come fatture e bonifici. È necessario, invece, fornire la prova concreta dell'effettiva esecuzione della prestazione o della fornitura.
Continua »