L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento nei confronti di un'impresa individuale per differenze inventariali, applicando la presunzione di cessione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20764/2025, ha accolto il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che la presunzione di cessione di beni, prevista dal D.P.R. 441/1997, si applica non solo ai fini IVA ma anche per le imposte dirette. La Suprema Corte ha chiarito che, per superare tale presunzione, il contribuente deve fornire una prova contraria rigorosa, limitata alle modalità tassativamente previste dalla legge, annullando la decisione della corte di merito che aveva erroneamente ritenuto la presunzione inapplicabile alle imposte sui redditi.
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