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D.L. 119/2018 — Sezione Sesta Civile

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152 provvedimenti

Altri anni per D.L. 119/2018

Estinzione del giudizio tributario: il Fisco perde per un ritardo
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro una società di persone e i suoi soci per contestare l'annullamento di una presunzione di maggior reddito per trasparenza. Durante il processo, le parti hanno ottenuto la sospensione della causa per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti. Tuttavia, nessuna delle parti ha presentato l'obbligatoria istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. La controversia si chiude così definitivamente, con la conferma implicita della decisione favorevole ai contribuenti e la compensazione di fatto delle spese processuali, che restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: i paletti
Una società riceveva due avvisi di accertamento per imposte non versate. Dopo alterne vicende giudiziarie, la causa giungeva in Cassazione, che la rinviava alla Commissione Tributaria Regionale. Qui, i giudici dichiaravano improcedibile la riassunzione per carenza di interesse. Nel frattempo, la società chiedeva la definizione agevolata delle controversie tributarie pagando il 5% del valore della lite, ma il Fisco negava l'agevolazione pretendendo il 15%. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di definizione agevolata al 5%, poiché il Fisco non era stato sconfitto in tutti i precedenti gradi di giudizio. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto i ricorsi sul fronte processuale, stabilendo che nel giudizio di rinvio le parti riprendono automaticamente le loro posizioni originarie senza necessità di nuovi appelli. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova decisione sul merito.
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Estinzione del giudizio tributario: addio al ricorso senza istanza
Un contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate per contestare il recupero a tassazione di costi non documentati. Durante il processo, la causa è stata sospesa in base alle norme sulla pace fiscale. Il contribuente non ha però presentato l'obbligatoria istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo ha reso definitivo l'accertamento fiscale e ha lasciato le spese del processo a carico della parte che le ha anticipate.
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Tassa rifiuti: la definizione agevolata estingue la lite
Un'azienda concessionaria della riscossione ha impugnato la decisione d'appello relativa a un avviso di accertamento TARSU emesso contro una contribuente. Durante la pendenza del giudizio in Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie. Di conseguenza, le parti hanno depositato un atto congiunto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Pace fiscale e silenzio: l’estinzione del giudizio tributario
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro la decisione della Commissione Tributaria Regionale che dava ragione a una Società fallita in merito a un accertamento analitico induttivo. Il processo è stato sospeso per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle controversie tributarie (pace fiscale) secondo il Decreto Legge 119 del 2018. Poiché nessuna delle parti ha presentato la necessaria istanza di trattazione entro la scadenza del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, il processo si chiude definitivamente senza una decisione sul merito e le spese restano a carico di chi le ha anticipate.
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Pace fiscale: la definizione agevolata estingue la lite
Una società contribuente ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale riguardante l'imposta di registro. Successivamente, la causa è stata sospesa poiché la società ha scelto di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, rinunciando formalmente al giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: il Comune perde per un ritardo
Il Comune ha impugnato la decisione che annullava la richiesta di pagamento della tassa sui rifiuti dovuta da una Società per un'area industriale. Durante il processo, le parti hanno ottenuto la sospensione della causa per aderire alla definizione agevolata delle liti fiscali. Tuttavia, nessuna delle parti ha presentato l'obbligatoria istanza di trattazione entro la scadenza del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo significa che il processo si chiude definitivamente senza una decisione sul merito della tassa, e le spese restano a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: stop alla lite IVA
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro una società immobiliare per contestare l'annullamento di una cartella di pagamento relativa a controlli automatizzati IVA, sanzioni e interessi. Nel corso del giudizio di legittimità, la causa è stata sospesa per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle controversie pendenti. Tuttavia, la parte interessata non ha presentato la necessaria istanza di trattazione entro il termine perentorio stabilito dalla legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Tassa rifiuti e pace fiscale: l’estinzione del giudizio tributario
Il Comune ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale favorevole a una Società in merito al pagamento della tassa sui rifiuti (TARSU) per un'area industriale. Il processo è stato sospeso per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle liti pendenti. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, e le spese di giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: il Fisco perde per inattività
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso contro la decisione favorevole ottenuta dai Contribuenti in merito ad agevolazioni fiscali per beni strumentali. Successivamente, il processo è stato sospeso per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle liti pendenti. Poiché nessuna delle parti ha presentato la necessaria istanza di trattazione entro il termine perentorio stabilito dalla legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate, consolidando la vittoria dei Contribuenti ottenuta nei gradi precedenti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop alla lite
Una società riceveva un avviso di accertamento per tasse non pagate relative a IRES, IVA e IRAP. Dopo aver vinto nei primi due gradi di giudizio, l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, la società presentava domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del decreto legge n. 119/2018, allegando la prova del pagamento della prima rata. La Corte di Cassazione, preso atto della regolarità della domanda e del versamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Prescrizione dei crediti erariali: fisco salvo, il debitore paga
Un contribuente ha impugnato alcune intimazioni di pagamento, sostenendo la mancata notifica delle cartelle esattoriali e la prescrizione dei debiti. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla prescrizione dei crediti erariali. Per una cartella inferiore a mille euro, il debito è stato annullato grazie allo stralcio dei carichi affidati alla riscossione. Per l'altra cartella, contenente debiti IVA e IRAP, la Corte ha stabilito che la prescrizione dei crediti erariali (imposte principali) è decennale, mentre per sanzioni e interessi si applica il termine quinquennale. Poiché tra la notifica della cartella e l'intimazione non erano decorsi nemmeno cinque anni, il ricorso del contribuente è stato rigettato. L'Ente di riscossione ha vinto la causa e il contribuente è stato condannato a pagare le spese legali.
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Cessazione della materia del contendere: pagare estingue la lite
Il caso nasce dall'impugnazione di una cartella di pagamento emessa dall'Amministrazione Finanziaria contro un contribuente per il presunto mancato versamento di alcune rate di un condono fiscale. Nel corso del giudizio, il contribuente ha dimostrato, tramite la produzione di un estratto di ruolo, di aver pagato integralmente l'importo richiesto nella cartella esattoriale. Nonostante l'opposizione dell'ente impositore, che intendeva proseguire la lite per applicare ulteriori sanzioni, la Corte di Cassazione ha accolto la richiesta del contribuente. I giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, poiché il totale soddisfacimento del debito cancella l'oggetto della disputa. Eventuali pretese residue dell'ufficio dovranno essere avanzate con nuovi e separati atti.
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Rottamazione parziale e cessazione della materia del contendere
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato la cessazione della materia del contendere. La decisione si basava sulla dichiarazione della società contribuente di aver aderito alla rottamazione della cartella esattoriale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, spiegando che la rottamazione della cartella non estingue automaticamente l'intero giudizio sull'avviso di accertamento originario. Infatti, l'importo iscritto a ruolo provvisoriamente durante il processo è inferiore al valore complessivo dell'atto impositivo. Di conseguenza, permane l'interesse a decidere sulla parte residua del debito tributario. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Doppia tassazione e credito d’imposta: stop ai doppi benefici
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso una cartella di pagamento per IRES nei confronti della Società Contribuente. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato la cartella per evitare una presunta doppia tassazione e credito d'imposta non dovuto, ritenendo corretta la contabilizzazione di un importo derivante da una rivalutazione immobiliare. L'Amministrazione Finanziaria ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando che la sentenza d'appello fosse priva di una reale motivazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la decisione dei giudici d'appello era una motivazione apparente, poiché non spiegava come lo stesso importo potesse essere usato contemporaneamente come variazione in diminuzione e come credito d'imposta. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Estinzione del processo tributario: cartella salva senza sanzioni
Una società contribuente impugna una cartella di pagamento per omesso versamento IVA. Durante il giudizio di Cassazione, la società chiede di accedere alla definizione agevolata della lite. L'Amministrazione Finanziaria notifica però il diniego di tale sanatoria. Poiché nessuna delle parti presenta l'istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, e il diniego non viene impugnato, si verifica l'estinzione del processo tributario. La Corte di Cassazione dichiara quindi estinto il giudizio, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto alcun raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una chiusura prevista direttamente dalla legge.
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Definizione agevolata delle controversie: il fisco perde il ricorso
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione favorevole ottenuta da una Contribuente in merito a un avviso di accertamento per maggior reddito d'impresa. Durante il giudizio, la Contribuente ha richiesto di avvalersi della definizione agevolata delle controversie ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, presentando la relativa domanda e pagando la prima rata. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, e in assenza di un diniego da parte dell'ufficio, il processo si è legalmente estinto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che le spese processuali rimangano a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata: l’Azienda chiude la lite e azzera le spese
Un'azienda di trasporti ha impugnato un avviso di accertamento relativo a imposte non pagate. Durante la causa, l'azienda ha scelto di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, pagando quanto dovuto per chiudere la lite. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il pagamento regolare. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Sospensione dei termini processuali: stop a decisioni affrettate
Una società riceveva un avviso di accertamento per maggiori imposte. Dopo la decisione di primo grado favorevole in parte al contribuente, l'Amministrazione Finanziaria proponeva appello. Il giudice di secondo grado decideva la causa prima che scadesse il termine per l'appello incidentale della società. Tale termine era infatti prolungato di nove mesi grazie alla sospensione straordinaria prevista dalla legge sulla definizione agevolata delle liti tributarie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la sospensione dei termini processuali opera in modo automatico e d'ufficio per tutte le parti del processo. Di conseguenza, la decisione anticipata ha violato il diritto di difesa del contribuente. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: il fisco tace
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per Cassazione contro una contribuente. Quest'ultima ha chiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie (ai sensi dell'art. 6 del d.l. n. 119/2018), dimostrando di aver presentato la domanda e pagato la prima rata. Poiché l'ufficio tributario non ha notificato alcun diniego alla sanatoria, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha sostenute.
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