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D.L. 119/2018 — Sezione Sesta Civile

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152 provvedimenti

Altri anni per D.L. 119/2018

Definizione agevolata: il Fisco si arrende e la lite si estingue
L'amministrazione finanziaria ha impugnato la decisione favorevole ottenuta da una società in liquidazione riguardante una cartella di pagamento IRES. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, pagando integralmente gli importi dovuti. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere. Le spese di giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, conformemente alla normativa sulla sanatoria fiscale.
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Tariffe forensi minime: il giudice non può tagliarle al vincitore
La Contribuente ha impugnato la decisione del Tribunale che aveva liquidato le spese di giudizio in modo forfettario e al di sotto delle tariffe forensi minime, compensando inoltre le spese nei confronti del Comune e della Prefettura. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. Ha stabilito che il giudice non può liquidare i compensi dell'avvocato sotto la soglia delle tariffe forensi minime senza motivazione. Inoltre, ha chiarito che se l'annullamento della cartella esattoriale dipende esclusivamente dall'inerzia dell'Agente della Riscossione, che ha fatto prescrivere il credito, non si applica il principio di solidarietà per le spese di lite con l'Ente Impositore. Di conseguenza, le spese gravano solo sull'Agente della Riscossione.
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Stralcio debiti fino a 1000 euro: no se affidato dopo il 2010
La Corte di Cassazione interviene sul tema dello 'stralcio debiti fino a 1000 euro', chiarendo un presupposto fondamentale. Un contribuente si era visto annullare un debito da una corte territoriale, che riteneva applicabile la sanatoria. Tuttavia, l'Agente della riscossione ha impugnato la decisione. La Cassazione ha dato ragione a quest'ultimo, stabilendo che la cancellazione automatica si applica solo ai debiti affidati per la riscossione nel decennio 2000-2010. Poiché nel caso specifico l'affidamento era avvenuto nel 2015, il debito non poteva essere annullato e resta valido. La sentenza precedente è stata quindi annullata.
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Compensazione Spese Legali: Debito Annullato, ma chi Paga?
Un Contribuente si oppone a una richiesta di pagamento di contributi dell'INPS. Durante la causa, una nuova legge annulla d'ufficio le cartelle esattoriali. La Corte d'Appello dichiara quindi cessata la materia del contendere, ma decide per la compensazione spese legali, lasciando al Contribuente l'onere di pagare il proprio avvocato. La Cassazione ribalta questa decisione: anche se il debito è stato cancellato, il giudice deve applicare il principio di 'soccombenza virtuale' per stabilire chi avrebbe avuto ragione e, di conseguenza, chi deve pagare le spese. La compensazione ingiustificata è stata quindi annullata.
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Sospensione termini processuali: Fisco vince, appello non tardivo
L'Agenzia delle Entrate aveva presentato un appello contro una sentenza favorevole a un contribuente, ma i giudici lo avevano dichiarato inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, chiarendo un punto cruciale sulla sospensione termini processuali. Ha stabilito che la sospensione straordinaria di nove mesi, prevista da una legge speciale, non si può sommare alla normale sospensione feriale estiva quando i due periodi si sovrappongono. La sospensione speciale assorbe quella ordinaria. Applicando correttamente questo principio, l'appello dell'Agenzia risultava depositato in tempo. Di conseguenza, il Fisco ha vinto e il processo d'appello dovrà essere celebrato.
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Definizione Agevolata Cartella 36-bis: Fisco Nega, Cassazione Accoglie
Alcuni eredi si vedono negare la richiesta di 'pace fiscale' per una controversia nata da una cartella di pagamento. L'Amministrazione Finanziaria riteneva l'atto non idoneo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la **definizione agevolata cartella 36-bis** è ammissibile quando la cartella è il primo e unico atto con cui il Fisco comunica la sua pretesa. In questo caso, la cartella assume valore di atto impositivo e la lite può essere definita in modo agevolato. La Corte ha quindi dato ragione ai contribuenti, accogliendo il loro ricorso e dichiarando estinto il giudizio originario.
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Definizione agevolata: quando la lite è pendente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che contestava il diniego della definizione agevolata per un accertamento fiscale. Il cuore della controversia riguarda la pendenza della lite al momento dell'entrata in vigore della norma agevolativa. La Corte ha stabilito che, essendo scaduto il termine per la riassunzione del giudizio prima della data prevista dalla legge, la lite non poteva considerarsi pendente. Di conseguenza, la società non aveva diritto ad accedere alla definizione agevolata prevista dal d.l. n. 119 del 2018.
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Sospensione termini impugnazione: guida pratica
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato una decisione che dichiarava tardivo un appello. La Cassazione ha stabilito che la sospensione termini impugnazione straordinaria di nove mesi deve essere calcolata correttamente, rendendo il ricorso tempestivo.
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Autotutela: estinzione del processo tributario
Una società di logistica ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che dichiarava inammissibile l'appello relativo a un atto di recupero di un credito d'imposta. Durante la pendenza del giudizio, l'Agenzia delle Entrate ha esercitato il potere di **Autotutela**, annullando integralmente la pretesa impositiva. Di conseguenza, le parti hanno richiesto congiuntamente l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, disponendo la compensazione delle spese e confermando che l'estinzione esclude il raddoppio del contributo unificato.
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Errore revocatorio e mancata notifica udienza
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un contribuente che ha richiesto la revocazione di una sentenza tributaria sfavorevole. Il motivo risiedeva nella mancata notifica dell'avviso di fissazione dell'udienza, fatto che aveva impedito al soggetto di confermare la propria adesione alla definizione agevolata della lite. La Commissione Tributaria Regionale aveva inizialmente dichiarato inammissibile il ricorso, sostenendo che tale vizio dovesse essere fatto valere solo tramite ricorso per Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribaltato tale visione, chiarendo che la falsa percezione del giudice circa la regolarità delle notifiche costituisce un errore revocatorio ai sensi dell'art. 395 c.p.c., poiché si tratta di una svista su un dato oggettivo del processo.
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Estratto di ruolo: guida alla sua impugnabilità
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un contribuente che intendeva impugnare un estratto di ruolo per far valere la prescrizione di crediti tributari. La decisione ribadisce che, in assenza di atti esecutivi o notifiche irregolari, manca l'interesse ad agire richiesto dall'Art. 100 c.p.c. Inoltre, l'annullamento automatico dei debiti sotto i mille euro previsto dal D.L. 119/2018 giustifica la compensazione delle spese legali.
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Sospensione giudizio tributario per definizione agevolata
La Corte di Cassazione ha concesso la sospensione di un giudizio tributario su istanza di una curatela fallimentare. La richiesta era finalizzata a permettere alla società contribuente di usufruire della definizione agevolata della controversia, come previsto da una specifica norma di legge. A fronte della documentazione presentata, attestante la richiesta di adesione e il pagamento degli importi, la Corte ha sospeso il procedimento in attesa dell'esito della procedura di definizione.
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