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D.L. 119/2018 — Anno 2026

118 provvedimenti

Altri anni per D.L. 119/2018

Sospensione termini ricorso per cassazione: no all’IMU tardiva
Il Comune notifica alla Società Contribuente avvisi di accertamento per maggiore IMU. I ricorsi della società vengono respinti nei gradi di merito, dove l'immobile è qualificato come area fabbricabile. La Società Contribuente propone impugnazione dinanzi alla Suprema Corte, invocando la sospensione termini ricorso per cassazione prevista dalla normativa sulle controversie tributarie. Il Comune eccepisce la tardività del ricorso. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso inammissibile per tardività. La sospensione straordinaria di nove mesi non opera per i tributi locali gestiti dal Comune, a meno che l'ente non l'abbia espressamente estesa a chi presenta domanda di definizione agevolata. Non avendo la società presentato alcuna istanza di sanatoria, il termine ordinario per ricorrere risultava già decorso. La Società Contribuente perde il giudizio ed è condannata al pagamento delle spese legali.
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Definizione agevolata: l’imposta si estingue con i pagamenti
Un contribuente ha impugnato l'avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle Entrate revocava le agevolazioni per la prima casa su un immobile e sul box auto. Dopo le decisioni sfavorevoli nei primi gradi di giudizio, la parte ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del processo, il cittadino si è avvalso della definizione agevolata, versando integralmente le diciassette rate previste per saldare il debito iscritto a ruolo. La Corte di Cassazione, verificato il tempestivo saldo di tutti gli importi dovuti, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere. Il completamento dei versamenti per la definizione agevolata assorbe anche i costi del processo, determinando la compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Definizione agevolata: estinta la causa fiscale sui beni esteri
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un privato la mancata dichiarazione di investimenti finanziari all'estero per diversi anni. L'ente ha poi inviato un secondo atto con le sanzioni oltre il termine di decadenza annuale. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al privato, ma l'ente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il cittadino ha richiesto la definizione agevolata della controversia pagando la prima rata entro i termini previsti dal decreto legge. La Corte di Cassazione ha riscontrato la regolarità del pagamento e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese processuali a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata liti tributarie: dal maxi accertamento alla pace
L'Agenzia delle Entrate contestava a una società commerciale la deducibilità di costi per oltre un milione di euro relativi a premi e compensi promozionali riconosciuti a sei imprese affiliate in franchising. L'ufficio fiscale riteneva assenti i requisiti di certezza della spesa e recuperava maggiori imposte. Nel corso del giudizio di Cassazione, la società ricorrente ha presentato istanza per la definizione agevolata liti tributarie, dimostrando il versamento completo di tutte le venti rate previste dalla legge. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della sanatoria e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese di lite sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate e non è stato applicato alcun raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop al ricorso del Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società di persone e alle sue due socie per il recupero di imposte IRAP e IRPEF. La società e le socie hanno contestato gli atti, ottenendo ragione nei primi due gradi di giudizio. Successivamente, il Fisco ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata delle liti tributarie, versando l'importo dovuto ed esibendo la prova del pagamento. L'Ufficio non ha notificato alcun diniego. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Definizione agevolata liti pendenti: sì al condono del diniego
L'Azienda ha richiesto la definizione agevolata liti pendenti per risolvere una controversia originata dal rifiuto opposto dal Fisco a una precedente sanatoria. L'Amministrazione Finanziaria ha respinto la domanda richiamando il divieto di applicare un secondo condono sulla stessa imposta. La Corte di Cassazione ha ribaltato il provvedimento di rifiuto, stabilendo un importante principio di diritto: il divieto di condono su condono opera solo quando la nuova istanza riguarda direttamente l'imposta originaria. Qualora il giudizio penda sul rigetto o sulla validità del primo condono, la controversia diventa del tutto nuova e autonoma. Di conseguenza, il contenzioso è pienamente ammissibile alla definizione agevolata liti pendenti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente e dichiarato estinto il processo principale.
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Rottamazione ter: l’ente non contesta e perde in Cassazione
Un cittadino riceve un avviso di addebito dall'ente previdenziale per contributi omessi. Per risolvere la pendenza, il debitore aderisce alla Rottamazione ter. La Corte d'Appello dichiara la cessazione della materia del contendere poiché l'ente non ha smentito l'avvenuto versamento delle rate. L'ente previdenziale ricorre in Cassazione sostenendo che la sanatoria richiede il pagamento integrale del debito e la relativa prova documentale. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso dell'ente. L'istituto ha contestato soltanto la norma in astratto, senza smentire l'accertamento di fatto sui versamenti già eseguito in appello. Vince il contribuente, mentre l'ente perde la causa ed è condannato al pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: la Cassazione chiude il contenzioso
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a un Contribuente per omesso versamento di IRPEF e IVA relative all'anno 2010 per oltre 39.000 euro. Dopo che il Contribuente ha ottenuto l'annullamento dell'atto sia in primo che in secondo grado, l'amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio davanti alla Suprema Corte, il privato ha aderito alla procedura di definizione agevolata e l'Agenzia delle Entrate ha confermato lo sgravo totale del debito iscritto a ruolo. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per avvenuta definizione agevolata, ponendo le spese di lite a carico della parte che le ha anticipate ed escludendo sanzioni processuali aggiuntive.
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Definizione agevolata: il saldo anticipato estingue la lite
Alcune ex socie di una società estinta impugnano le cartelle esattoriali per mancato versamento IVA. Una delle contribuenti presenta domanda di saldo e stralcio per grave difficoltà economica. L'Agente della Riscossione respinge la richiesta, ma i giudici di merito dichiarano illegittimo il rifiuto e riconoscono il diritto alla sanatoria. L'Agenzia ridetermina il piano rateale del debito residuo. La contribuente decide quindi di saldare tutte le rate in anticipo e deposita la documentazione della transazione. La Corte di Cassazione dichiara estinto il contenzioso fiscale. L'integrale versamento delle somme dovute perfeziona la definizione agevolata ed elimina l'interesse delle parti a proseguire la lite.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: no al bis del Fisco
L'Agenzia delle Entrate contestava a una società la detrazione di un rimborso IVA su immobili tramite avviso di accertamento. Nelle more del processo, la società ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti versando il dovuto. Successivamente, il Fisco ha notificato una nuova intimazione di pagamento per pretendere la restituzione integrale dello stesso rimborso IVA, sostenendo che la sanatoria non impedisse il recupero delle somme già erogate. I giudici di merito hanno annullato l'intimazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della pretesa erariale e respinto il ricorso dell'Ufficio. I giudici hanno chiarito che, una volta sanato l'accertamento, l'Amministrazione non può richiedere nuovamente l'intero importo del medesimo debito fiscale tramite atti di riscossione.
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Ricorso tributario cartaceo: la difesa in giudizio salva l’atto
Il Contribuente ha impugnato una richiesta di pagamento di oltre 85.000 euro per omessa notifica del previo atto impositivo. I giudici d'appello hanno dichiarato inammissibile il giudizio poiché la notifica dell'atto iniziale era avvenuta tramite formato cartaceo anziché telematico. L'Agente della Riscossione e l'Ente Impositore si erano comunque regolarmente costituiti in giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del privato, stabilendo un principio chiaro: la notifica di un ricorso tributario cartaceo inviata dopo il primo luglio 2019 non è inesistente, ma soltanto nulla. Tale difetto viene sanato se la controparte si costituisce e si difende in giudizio, avendo l'atto raggiunto il suo scopo. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per l'esame del merito.
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Definizione agevolata: il Fisco chiude il contenzioso estero
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente, sostenendo che mantenesse in Italia il centro dei propri interessi economici nonostante la residenza formale alle Isole Samoa. L'Ufficio ha quindi richiesto le imposte sugli interessi maturati su depositi bancari esteri. Dopo il decesso del contribuente, gli eredi hanno proseguito il giudizio. Nelle more del processo davanti alla Corte di Cassazione, gli eredi hanno aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, saldando l'importo concordato. L'amministrazione finanziaria ha attestato la regolarita dei pagamenti ed ha chiesto la fine della causa. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e stabilito che le spese di lite restino a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata sanzioni: lite vinta contro il Fisco
Una società immobiliare ha registrato in ritardo un contratto di locazione, provvedendo al versamento tardivo dell'imposta di registro, degli interessi e della relativa sanzione ridotta tramite ravvedimento operoso. L'Agenzia delle Entrate ha poi recapitato un ulteriore atto sanzionatorio. La società ha richiesto la definizione agevolata sanzioni per chiudere il contenzioso a costo zero, ma l'ente fiscale ha opposto un netto diniego, ritenendo la sanzione slegata dal tributo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la sanzione per tardiva registrazione è direttamente collegata al tributo. Essendo l'imposta principale già integralmente estinta, la contribuente ha diritto alla chiusura gratuita della lite.
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Accertamento sintetico da redditometro: lite chiusa col Fisco
L'Agenzia delle Entrate notificava alla contribuente un avviso per accertamento sintetico da redditometro, contestando maggiori imposte e sanzioni per oltre settantottomila euro a seguito dell'acquisto di un immobile e quote societarie. I giudici di merito accoglievano le tesi difensive della cittadina, ritenendo le spese giustificate da disponibilità economiche pregresse, donazioni indirette familiari e affitti studenteschi. Il Fisco proponeva ricorso per Cassazione contestando la valutazione probatoria. Nelle more del giudizio di legittimità, la contribuente presentava domanda di adesione alla pace fiscale prevista dal Decreto Legge numero 119 del 2018. L'assenza di dinieghi o istanze di prosecuzione ha determinato la definitiva chiusura della vertenza.
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Accertamento induttivo e costi deducibili: vittoria in Cassazione
Un'impresa riceve un avviso di accertamento basato su indagini bancarie. Durante il processo, chiede la definizione agevolata pagando la prima rata con compensazione IVA, ma l'ufficio rifiuta. I giudici d'appello confermano il rifiuto e l'accertamento con una motivazione sintetica che richiama solo la sentenza di primo grado. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'impresa. I giudici stabiliscono che la sentenza d'appello è nulla se si limita a una motivazione "per relationem" senza esaminare le difese del contribuente. Inoltre, in tema di accertamento induttivo e costi deducibili, la Corte riafferma che il contribuente può sempre dimostrare l'esistenza di costi di produzione forfettari da sottrarre ai maggiori ricavi presunti dai prelievi bancari. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
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Processo tributario telematico: l’errore del Comune salva l’Ente
Un Ente Religioso impugna gli avvisi di accertamento IMU emessi dal Comune per una casa di ferie. Dopo alterne vicende nei primi gradi, la Cassazione accoglie il ricorso dell'Ente. La Corte stabilisce che, nell'ambito del processo tributario telematico, il mancato deposito delle ricevute di notifica PEC dell'appello entro trenta giorni comporta l'inammissibilità insanabile del ricorso di secondo grado. Tale vizio è rilevabile d'ufficio e non viene sanato dalla costituzione in giudizio della controparte. Di conseguenza, l'appello del Comune viene dichiarato inammissibile, confermando la vittoria dell'Ente Religioso e la definitività della sentenza di primo grado a lui favorevole.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: il fisco tace e perde
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento emesso nei confronti di un contribuente per presunte irregolarità legate a lavoratori non dichiarati. Nelle more del giudizio di Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi del Decreto Legge 119/2018, provvedendo al pagamento della prima rata. Poiché l'ufficio finanziario non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, confermando il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Notifica a mezzo PEC valida anche prima del processo telematico
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per imposte locali emesso dal Comune. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile il ricorso perché la notifica a mezzo PEC era avvenuta nel 2015, prima dell'avvio ufficiale del processo tributario telematico nella regione, ritenendola inesistente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Contribuente. I giudici hanno chiarito che, grazie a una norma di interpretazione autentica con valore retroattivo, la notifica a mezzo PEC nel processo tributario è pienamente valida anche se effettuata prima dell'attivazione formale del sistema telematico locale. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione per un nuovo giudizio.
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Agevolazione Tremonti Ambiente: il fisco perde sulla pace fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un imprenditore l'indebito utilizzo dell'Agevolazione Tremonti Ambiente per l'acquisto di un macchinario di stampa, riducendo le perdite dichiarate senza però liquidare direttamente imposte o sanzioni. La Corte di Cassazione ha chiarito che anche il semplice disconoscimento di un beneficio fiscale costituisce un "atto impositivo" sostanziale. Di conseguenza, la controversia rientra nella definizione agevolata delle liti tributarie (cd. pace fiscale), con conseguente sospensione dei termini processuali. Nel merito, la Suprema Corte ha rigettato i ricorsi del fisco, confermando la correttezza del calcolo del sovraccosto ambientale effettuato dal contribuente in base alle norme europee applicabili all'epoca, le quali escludevano la detrazione dei profitti operativi futuri. Vince il contribuente.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale tra Fisco e impresa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una società contribuente, relativa a un avviso di accertamento per costi fittizi e IVA indebita. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, dimostrando la presentazione della domanda e il pagamento della prima rata. Poiché è decorso il termine di legge senza che nessuna delle parti abbia chiesto la prosecuzione del giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese di giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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