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D.L. 119/2018 — Anno 2026

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118 provvedimenti

Altri anni per D.L. 119/2018

Impugnazione atti: motivazione e onere della prova
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, contestando anche gli atti presupposti per presunta mancata notifica. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la mancata chiamata in causa dell'ente impositore non annulla il debito, ma rende responsabile l'agente della riscossione. Inoltre, ha ribadito che la motivazione sul calcolo degli interessi in un atto successivo può essere sintetica se l'atto originario era completo. In tema di impugnazione atti presupposti, spetta al contribuente provare la mancata notifica.
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Definizione agevolata: sì anche senza atto impositivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata delle liti fiscali, ai sensi della L. 130/2022, si applica a tutte le controversie pendenti, anche se non derivanti da un tradizionale atto impositivo. Nel caso specifico, relativo alla restituzione di un rimborso fiscale, la Corte ha accolto l'opposizione del contribuente al diniego dell'Agenzia delle Entrate, dichiarando estinto il giudizio. La decisione si fonda sulla finalità deflattiva della norma, che mira a ridurre il contenzioso in Cassazione, superando i più restrittivi requisiti delle precedenti sanatorie.
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Sentenza tributaria di rigetto: quando è esecutiva?
La Corte di Cassazione chiarisce che una sentenza tributaria di rigetto del ricorso del contribuente ha natura di condanna e costituisce un titolo esecutivo. L'Agenzia delle Entrate può quindi procedere alla riscossione, anche parziale, senza attendere il passaggio in giudicato della sentenza. Il caso analizza anche la competenza del giudice a valutare la definitività di una sentenza e l'onere di allegazione degli atti presupposti.
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Notifica ricorso tributario: errore e inammissibilità
Una contribuente doveva impugnare tre avvisi di accertamento distinti ma, per un errore tecnico, il suo legale notificava per tre volte lo stesso ricorso relativo a una sola annualità. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso mai correttamente notificato, chiarendo che un errore di questo tipo non costituisce una mera nullità sanabile, poiché la notifica del ricorso tributario corretto non è mai avvenuta, facendo così decorrere inutilmente i termini di decadenza.
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Giudicato implicito sulla giurisdizione: il caso
Una società ha impugnato un pignoramento per crediti tributari davanti al giudice ordinario, il quale ha trasferito la causa al giudice tributario per difetto di giurisdizione. La società, dopo aver perso in primo e secondo grado tributario, ha sollevato la questione di giurisdizione solo in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che, non avendo contestato la giurisdizione del giudice tributario nei gradi precedenti, si è formato un giudicato implicito sulla questione, che non può più essere messo in discussione.
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Rinvio della causa: la Cassazione chiede chiarimenti
Un'ordinanza della Cassazione dispone il rinvio della causa in un complesso caso tributario. La Corte ha sospeso la decisione per acquisire documentazione su un accordo conciliativo tra una delle parti e l'Agenzia delle Entrate e sugli esiti di una procedura di definizione agevolata, al fine di valutarne l'impatto sulle altre parti coinvolte.
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Specificità motivi appello: Cassazione chiarisce
Un professionista riceve un avviso di accertamento basato su movimenti bancari. La Commissione Tributaria Provinciale accoglie parzialmente il suo ricorso. L'Amministrazione Finanziaria appella, ma la Commissione Regionale dichiara l'appello inammissibile per mancanza di specificità dei motivi, ritenendo che fossero state riproposte le stesse difese del primo grado. La Corte di Cassazione cassa la decisione, affermando che la specificità motivi appello è soddisfatta quando l'atto, anche riproponendo le medesime argomentazioni, muove una critica chiara e puntuale alla decisione impugnata.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società la deducibilità di alcuni costi. Dopo due sentenze favorevoli alla società, l'Agenzia ricorre in Cassazione. Nel frattempo, la società aderisce alla definizione agevolata, pagando le somme dovute. La Corte di Cassazione, verificato il perfezionamento della procedura di sanatoria, dichiara l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario relativo alla tassazione di redditi derivanti da una complessa operazione societaria. I contribuenti, soci di una s.a.s., avevano impugnato un avviso di accertamento per l'anno 2010. Durante il giudizio in Cassazione, hanno aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando gli importi dovuti. La Corte, prendendo atto del perfezionamento della procedura di sanatoria, ha estinto il giudizio senza entrare nel merito delle questioni fiscali sollevate, stabilendo che le spese legali restassero a carico delle parti che le avevano anticipate.
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Studi di settore: onere della prova del contribuente
Un contribuente, titolare di una carrozzeria, impugna un avviso di accertamento basato sugli studi di settore. Dopo una vittoria in primo grado, la Commissione Tributaria Regionale accoglie l'appello dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, rigetta definitivamente il ricorso del contribuente, confermando che l'onere di provare le cause che giustificano lo scostamento dai parametri degli studi di settore grava su di lui. Giustificazioni generiche, come la crisi del settore, non sono considerate sufficienti se non supportate da prove concrete e specifiche.
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Liquidazione spese legali: minimi inderogabili
La Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione spese legali non può scendere sotto i minimi tariffari previsti, anche se la differenza è minima. Nel caso di specie, una liquidazione di €2.000,00 è stata annullata perché inferiore al minimo edittale di €2.036,00, ribadendo la natura inderogabile dei parametri forensi a seguito delle recenti riforme normative.
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Definizione agevolata: quando si estingue il processo?
La Corte di Cassazione chiarisce che per l'estinzione del processo tributario è sufficiente il perfezionamento della procedura di definizione agevolata, che avviene con la presentazione della domanda e il pagamento della prima rata. Non è necessario dimostrare il saldo integrale del debito per ottenere l'estinzione, a differenza della declaratoria di cessazione della materia del contendere.
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Sospensione termini impugnazione: la Cassazione decide
La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la sospensione termini impugnazione prevista dal DL 119/2018 si applica ai ricorsi tributari. Un appello, ritenuto tardivo dalla Commissione Tributaria Regionale, è stato invece considerato tempestivo, annullando la decisione di inammissibilità e rinviando il caso per un nuovo esame nel merito.
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Estinzione del giudizio per rottamazione: il caso
Un contribuente, coinvolto in un contenzioso tributario per avvisi di accertamento IRPEF, ha ottenuto l'estinzione del giudizio pendente in Cassazione aderendo alla c.d. "rottamazione quater". La Corte Suprema ha dichiarato estinto il processo, ritenendo tempestivo il pagamento della prima rata effettuato entro il termine di tolleranza di cinque giorni, nonostante le obiezioni iniziali del Pubblico Ministero. La decisione conferma che l'adesione a una definizione agevolata, perfezionata con il pagamento, prevale sul merito della controversia, terminando il procedimento legale.
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Rottamazione quater: estinzione del giudizio tributario
Un contribuente, socio di una società a ristretta base partecipativa, impugnava un avviso di accertamento per maggiore IRPEF. Durante il giudizio in Cassazione, aderiva alla rottamazione quater. La Corte, ritenendo tempestivo il pagamento della prima rata grazie alla proroga per scadenza festiva, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando l'efficacia della definizione agevolata nel chiudere le liti pendenti.
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Estinzione del giudizio per definizione agevolata
Un contribuente, co-obbligato con una società installatrice di apparecchi da gioco, ha impugnato un avviso di accertamento fino alla Corte di Cassazione. Durante il processo, il ricorrente ha aderito a una definizione agevolata, rinunciando al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti proprio in virtù dell'adesione del contribuente alla procedura di sanatoria fiscale.
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Estinzione del giudizio: la pace fiscale in Cassazione
Un contribuente, durante un ricorso in Cassazione per un accertamento fiscale basato su redditometro, aderisce alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018. Avendo presentato la domanda e pagato la prima rata entro i termini, e data l'assenza di un diniego da parte dell'Agenzia delle Entrate e di un'istanza di prosecuzione del processo, la Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio. Viene chiarito che per l'estinzione è sufficiente il perfezionamento della procedura, non il pagamento integrale del debito.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società impugnava un avviso di accertamento fiscale. Dopo un iter giudiziario che la vedeva soccombente in appello, ricorreva in Cassazione. Durante il giudizio, la società ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti, pagando le somme dovute. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della procedura, ha dichiarato l'estinzione del processo, con spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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