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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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1408 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Danno in re ipsa: la Cassazione nega il risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31278/2025, ha negato il risarcimento a un gruppo di cittadini i cui immobili erano stati temporaneamente confiscati a seguito di una lottizzazione abusiva. Sebbene la confisca sia stata poi revocata, la Corte ha stabilito che la temporanea indisponibilità del bene non costituisce un danno in re ipsa. I proprietari non avevano fornito alcuna prova di un pregiudizio concreto, patrimoniale o non patrimoniale, derivante dalla vicenda. La restituzione degli immobili è stata considerata una forma di risarcimento sufficiente, in assenza di altre prove di danno.
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Compensazione spese legali: l’acquiescenza non basta
Un avvocato, dopo aver vinto una causa per il pagamento dei propri compensi contro il Ministero della Giustizia, si è visto negare il rimborso delle spese legali perché il Ministero non si era presentato in giudizio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la compensazione spese legali non può basarsi sulla mera acquiescenza della controparte, in quanto è stato il comportamento iniziale del Ministero a rendere necessaria l'azione legale. Di conseguenza, il Ministero è stato condannato a pagare tutte le spese.
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Liquidazione compensi avvocato: limiti e criteri
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un avvocato che richiedeva una liquidazione dei compensi professionali pari al triplo dei massimi tariffari per l'assistenza in un processo penale. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello che aveva limitato il compenso ai massimi tabellari. L'ordinanza chiarisce che la valutazione sulla congruità del compenso rientra nella discrezionalità del giudice di merito e che superare i massimi è giustificato solo in casi di eccezionale complessità, non riscontrati nel caso di specie. Inoltre, le spese per il parere di congruità non sono rimborsabili se la richiesta di superamento dei massimi viene respinta.
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Principio di accessione: il valore della donazione
La Corte di Cassazione chiarisce come calcolare il valore di un immobile donato su cui i donatari hanno costruito a proprie spese. Applicando il principio di accessione, la Corte stabilisce che la donazione comprende sia il terreno che l'edificio, e non solo il terreno. Le spese sostenute dai donatari per la costruzione e i miglioramenti devono essere scomputate dal valore totale del bene, ma non escludono l'edificio dall'oggetto della donazione ai fini della reintegra della quota di legittima.
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Condanna alle spese: no alla parte vittoriosa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la parte sostanzialmente vittoriosa in un giudizio non può essere condannata a rimborsare le spese legali della controparte, neppure per una singola fase processuale. Il caso riguardava il rifiuto di un'offerta di pagamento considerata incompleta. La Suprema Corte ha chiarito che il principio di causalità non può portare a condannare la parte vittoriosa, specialmente se la proposta transattiva della controparte non includeva il rimborso delle spese legali già maturate. Di conseguenza, la condanna alle spese inflitta dalla Corte d'Appello è stata annullata.
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Omessa pronuncia spese legali: Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene su un caso di omessa pronuncia spese legali. A seguito di una causa per danni da lavori condominiali, la Corte d'Appello aveva rigettato le impugnazioni ma omesso di liquidare le spese legali in favore dei proprietari vittoriosi. La Cassazione ha accolto il loro ricorso, cassato la sentenza limitatamente a questo punto e, decidendo nel merito, ha condannato le parti soccombenti al pagamento delle spese, riaffermando che la statuizione sulle spese è un dovere del giudice.
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Spese legali soccombenza parziale: chi paga?
Una cliente cita in giudizio una concessionaria per danni all'auto. La concessionaria si difende sostenendo che l'auto sia stata distrutta in un incidente successivo, rendendo il danno irrilevante. Il tribunale accoglie parzialmente la richiesta della cliente ma divide le spese legali. La Cassazione interviene e chiarisce un punto fondamentale sulle spese legali soccombenza parziale: la parte che vince, anche se ottiene meno di quanto richiesto, non deve pagare le spese, che restano interamente a carico di chi ha perso.
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Liquidazione spese legali: la Cassazione chiarisce
Un cittadino ha chiesto un'equa riparazione per la durata irragionevole di un processo. Dopo aver vinto l'opposizione a un primo decreto, la Corte d'Appello aveva liquidato le spese legali in modo frazionato. La Cassazione ha stabilito che la liquidazione spese legali deve essere unitaria, basata sul valore totale della somma finale riconosciuta e non su singole fasi, garantendo un rimborso più equo.
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Scioglimento comunione: i limiti alla divisione del bene
In un caso di scioglimento comunione di una villa con lievi difformità edilizie, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione che ne disponeva la divisione in piccole unità abitative. La Corte ha stabilito che la divisione non era 'comodamente divisibile' in quanto avrebbe svalutato l'immobile e non considerava i vincoli urbanistici e paesaggistici esistenti, rinviando il caso per una nuova e più approfondita valutazione.
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Liquidazione spese processuali: come si calcola?
Un cittadino ha intrapreso una lunga battaglia legale contro il Ministero della Giustizia per ottenere la corretta liquidazione delle spese processuali in un caso di equa riparazione. Dopo diversi ricorsi, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: quando l'oggetto del contendere sono le spese legali stesse, il valore della controversia si calcola sommando tutti gli importi delle spese contestate nei gradi precedenti. La Corte ha quindi annullato la decisione del giudice inferiore, che aveva erroneamente applicato una fascia di valore troppo bassa, e ha ricalcolato d'ufficio le spese dovute, ponendo fine alla vicenda e fornendo un criterio chiaro per la liquidazione spese processuali in casi analoghi.
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Rivalutazione monetaria: obbligo di motivazione
In una causa per vizi di un immobile, la Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la rivalutazione monetaria sia implicitamente inclusa nella richiesta di risarcimento, il giudice ha l'obbligo di motivare in modo trasparente i criteri di calcolo usati. La mancata indicazione di come è stato determinato l'adeguamento ISTAT rende la sentenza nulla per difetto di motivazione, poiché impedisce alle parti di verificarne la correttezza.
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Danno presunto: come si calcola il risarcimento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26884/2024, chiarisce che la violazione delle distanze legali non genera un risarcimento automatico. Il danneggiato deve allegare un pregiudizio concreto. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva liquidato il danno senza specificare i criteri di calcolo, introducendo il concetto di danno presunto che richiede una prova, anche per presunzioni, del pregiudizio subito.
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Institutio ex re certa: quando si è erede e non legatario
Un creditore ha agito per il recupero di un mutuo nei confronti degli eredi del debitore. Una beneficiaria del testamento ha sostenuto di essere legataria e non erede per non rispondere dei debiti. La Cassazione ha stabilito che l'assegnazione dei proventi della vendita di un bene che costituisce l'intero patrimonio configura una 'institutio ex re certa', rendendo il beneficiario un erede tenuto al pagamento dei debiti.
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Spese di giudizio: la Cassazione chiarisce i criteri
Un automobilista ricorre in Cassazione dopo la conferma di una multa per passaggio con il semaforo rosso. La Corte Suprema dichiara inammissibili o rigetta gran parte dei motivi, ma accoglie quello relativo alla liquidazione delle spese di giudizio. La sentenza viene cassata limitatamente a questo punto, chiarendo che non sono dovute spese al Comune non costituito in primo grado e che alla Prefettura, assistita dall'Avvocatura dello Stato, spetta solo il rimborso delle spese prenotate a debito, non le spese generali e gli accessori.
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Pretesa irrisoria: quando non spetta l’indennizzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 26243/2024, ha stabilito che non è dovuto alcun indennizzo per l'irragionevole durata del processo quando la pretesa economica residua è irrisoria. Nel caso specifico, una richiesta per pochi euro di interessi su un risarcimento già pagato è stata considerata una pretesa irrisoria. La Corte ha però corretto la condanna alle spese, stabilendo un compenso unico per i due Ministeri difesi congiuntamente dall'Avvocatura dello Stato, accogliendo parzialmente il ricorso del cittadino.
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Compensazione spese legali: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26099/2024, interviene sul tema della compensazione spese legali. In un caso di risoluzione contrattuale, la Corte ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la condanna alle spese per la parte che, pur risultando soccombente sui motivi principali, era risultata vittoriosa su un punto specifico. La Corte ha quindi disposto la compensazione integrale delle spese per il giudizio d'appello e per quello di legittimità, stabilendo un importante principio sulla ripartizione dei costi processuali.
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Liquidazione compenso CTU: quando il decreto è nullo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un decreto di liquidazione compenso CTU emesso dal giudice dopo la pubblicazione della sentenza che definisce il giudizio è nullo. Il provvedimento è stato considerato abnorme e pronunciato in carenza di potere, poiché con la sentenza il giudice esaurisce la sua funzione decisoria sul caso. Il CTU, per ottenere il suo compenso, dovrà agire con un decreto ingiuntivo.
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Provvigione mediatore: quando è nulla la clausola?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26061/2024, ha stabilito che la clausola che lega il diritto alla provvigione del mediatore alla semplice comunicazione di accettazione della proposta, anziché alla conclusione dell'affare, è da considerarsi vessatoria e quindi nulla. Nel caso esaminato, un'agenzia immobiliare pretendeva il pagamento della provvigione nonostante la compravendita non si fosse perfezionata. La Suprema Corte ha chiarito che tale pattuizione crea un significativo squilibrio a danno del consumatore, sganciando la causa del contratto di mediazione (il risultato) dalla controprestazione, in violazione del Codice del Consumo e del principio di buona fede.
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Compensazione spese di lite: quando è legittima?
In una causa durata decenni, relativa alle distanze legali di una costruzione, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione di compensare le spese di lite tra le parti. La Corte ha ritenuto che la modifica delle norme urbanistiche locali durante il processo e l'oggettiva complessità interpretativa della vicenda costituissero "giusti motivi" sufficienti per derogare al principio della soccombenza, secondo cui chi perde paga. L'ordinanza sottolinea che la motivazione per la compensazione spese di lite può essere desunta dal complesso della sentenza, purché non sia meramente apparente.
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Equa riparazione e spese legali: Cassazione decide
Un gruppo di cittadini ha richiesto un'equa riparazione per la durata eccessiva di un processo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per calcolare il ritardo, si deve considerare la durata totale del giudizio presupposto in modo unitario e non per singoli gradi. Inoltre, ha ribadito l'obbligo per i giudici di rispettare i minimi tariffari nella liquidazione delle spese legali, correggendo la decisione della corte d'appello su questo punto specifico.
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