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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

1625 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Assegno di mantenimento: Viaggi di lusso, ricorso del marito respinto
La Corte di Cassazione ha confermato un assegno di mantenimento di 800 euro mensili a favore di una moglie. Il marito aveva contestato la decisione, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. I giudici hanno ritenuto corretto l'aumento dell'assegno basandosi sulla notevole differenza di reddito tra i coniugi, sull'alto tenore di vita goduto durante il matrimonio (con viaggi di lusso) e sui redditi extra, non dichiarati, percepiti dal marito. La Corte ha stabilito che il marito cercava solo di ridiscutere i fatti, cosa non permessa in sede di legittimità, confermando così la decisione precedente.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non spetta l’accesso
Una lavoratrice ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR dopo il fallimento del suo datore di lavoro. La Cassazione ha respinto la richiesta, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo è che il rapporto di lavoro non si era interrotto, ma era proseguito senza soluzione di continuità con una nuova società a seguito di una cessione di ramo d'azienda. La continuità del rapporto esclude il presupposto fondamentale per l'accesso al Fondo di Garanzia TFR, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro stesso.
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Correzione errore materiale: cosa succede in Cassazione
La Corte di Cassazione interviene d'ufficio per la correzione errore materiale di una propria ordinanza che, per un disguido, conteneva due dispositivi contrastanti. La Corte ha stabilito che la pagina errata dovesse essere eliminata, dando prevalenza al dispositivo coerente con la motivazione del provvedimento e chiarendo che in tale procedura non vi è condanna alle spese.
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Correzione errore materiale: quando e come si fa
La Corte di Cassazione interviene per la correzione di un errore materiale in una sua precedente ordinanza, dove una società era stata indicata con una denominazione errata. La Corte ha chiarito che tale correzione può avvenire su istanza di parte o anche d'ufficio, senza condanna alle spese, data la natura amministrativa del procedimento.
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Difformità immobile: quando si può non pagare l’affitto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la presenza di una difformità dell'immobile locato non autorizza automaticamente il conduttore a sospendere il pagamento del canone. Tale sospensione è legittima solo se l'inadempimento del locatore è così grave da rendere la proprietà totalmente inutilizzabile per lo scopo pattuito. Nel caso specifico, un conduttore aveva smesso di pagare l'affitto di un locale destinato a pescheria a causa di presunte irregolarità edilizie, ma non ha dimostrato l'impossibilità assoluta di utilizzare l'immobile. La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti.
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Contestazione consumi: l’onere di specificità dell’utente
Una società alberghiera si opponeva a un decreto ingiuntivo per una fornitura energetica, lamentando consumi anomali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la contestazione consumi da parte dell'utente non può essere generica. Per invertire l'onere della prova a carico del fornitore, il cliente deve sollevare obiezioni specifiche e dettagliate. In assenza di ciò, la bolletta è considerata prova sufficiente e l'utente, se soccombente, è tenuto a rimborsare le spese legali a tutte le parti, incluse quelle chiamate in causa dal fornitore.
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Risarcimento Danno Volo: non basta la cancellazione
Un passeggero ha citato in giudizio una compagnia aerea per la cancellazione di un volo, chiedendo il rimborso del biglietto e un ulteriore risarcimento danno. I giudici hanno concesso solo il rimborso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso del passeggero perché non aveva adeguatamente provato né argomentato in appello la richiesta di danni aggiuntivi, rendendo la sua pretesa infondata.
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Rimborso accise energia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una compagnia energetica, confermando il suo obbligo di restituire le somme versate da un'azienda cliente a titolo di addizionale sulle accise sull'energia elettrica. La decisione si fonda sulla recente dichiarazione di incostituzionalità della norma impositiva, che ha reso il pagamento un indebito oggettivo. La Corte ha stabilito che, a seguito della pronuncia della Corte Costituzionale, il presupposto per l'imposta è venuto meno retroattivamente, giustificando la richiesta di rimborso accise energia.
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Qualifica dirigenziale: no al riesame delle prove
Un ex dipendente ha richiesto il riconoscimento della qualifica dirigenziale e il risarcimento per demansionamento. La Corte d'Appello ha respinto le sue domande, non ritenendo provate le mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove testimoniali spetta ai giudici di merito e non può essere riconsiderata in sede di legittimità. Anche il ricorso dell'azienda è stato dichiarato inammissibile.
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Contratto a progetto: quando la nullità non è licenziamento
La Cassazione rigetta il ricorso di alcuni lavoratori, confermando che la conversione di un contratto a progetto nullo in rapporto subordinato non trasforma la naturale scadenza del termine in un licenziamento illegittimo. I ricorrenti sono stati condannati per abuso del processo.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Un contribuente vinceva una causa contro l'Agenzia delle Entrate Riscossione a causa di un errore di notifica. La Corte d'Appello, pur confermando la vittoria, disponeva la compensazione spese legali. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la compensazione è ammessa solo per 'gravi ed eccezionali ragioni', tra cui non rientra un errore dell'ente impositore. Inoltre, il giudice d'appello non può modificare la condanna alle spese del primo grado se non specificamente impugnata.
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Notifica atto diverso: ricorso inammissibile
Un contribuente ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Commissione Tributaria Regionale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché in appello era stato notificato un atto completamente diverso, ledendo il diritto di difesa della controparte. La notifica di un atto diverso equivale a una notifica inesistente, un vizio insanabile che impedisce l'esame del merito della causa.
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Sospensione feriale termini: no per l’esecuzione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché depositato tardivamente. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: nei procedimenti di opposizione all'esecuzione, non si applica la sospensione feriale dei termini. Il caso riguardava dei creditori che, dopo aver ottenuto una condanna contro una società poi estinta, avevano agito contro gli ex soci. Questi ultimi si erano opposti all'esecuzione e il ricorso dei creditori contro la loro vittoria è stato giudicato tardivo proprio per l'errato calcolo dei termini, che non dovevano tener conto della pausa estiva.
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Errore materiale: quando la Cassazione lo esclude
Un contribuente ha richiesto la correzione di un presunto errore materiale in una sentenza della Corte di Cassazione, sostenendo che la Corte avesse erroneamente convalidato la notifica di un appello da parte dell'Amministrazione finanziaria. La Cassazione ha respinto l'istanza, qualificandola come inammissibile. La Corte ha chiarito che la sua precedente decisione non era frutto di una svista, ma di una precisa valutazione dei fatti e delle prove, che non può essere messa in discussione tramite la procedura di correzione dell'errore materiale.
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Stato di insolvenza: i criteri per la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società in liquidazione, rigettando il suo ricorso. La decisione si fonda sulla valutazione dello stato di insolvenza, determinato dall'incertezza e dalla dubbia esigibilità dell'unico, ingente credito vantato dalla società. L'ordinanza chiarisce importanti principi procedurali, tra cui l'autosufficienza del ricorso e le conseguenze della 'doppia ratio decidendi' adottata dal giudice di merito.
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Liquidazione spese legali: inderogabili i minimi
La Corte di Cassazione ha stabilito che nella liquidazione spese legali i giudici non possono scendere al di sotto dei minimi tariffari previsti dal D.M. 55/2014, come modificato dal D.M. 37/2018. L'ordinanza chiarisce che il principio di inderogabilità si applica retroattivamente a tutti i procedimenti non ancora definiti. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva liquidato un importo inferiore, decidendo la causa e condannando l'ente di riscossione al pagamento delle spese corrette.
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Compensazione spese legali: no se la parte vince
Un condominio vince una causa tributaria ma i giudici di merito dispongono la compensazione delle spese legali. La Cassazione interviene, annullando la decisione e chiarendo che la compensazione spese legali è possibile solo per ragioni gravi ed eccezionali, non per il solo modesto valore della controversia, quando una parte è totalmente vittoriosa.
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Onere della prova e risarcimento: nessun indennizzo
Un committente ha citato in giudizio una società di ingegneria per l'errata collocazione di un impianto fotovoltaico, che sconfinava su un terreno vicino. Nonostante la Corte d'Appello avesse riconosciuto l'errore professionale, la richiesta di risarcimento è stata respinta in ogni grado di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che il danneggiato non aveva adempiuto al proprio onere della prova, non fornendo alcuna documentazione (fatture, bonifici) che attestasse le spese effettivamente sostenute per lo spostamento dell'impianto, ma solo un preventivo non firmato.
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Liquidazione spese legali: Cassazione e minimi inderogabili
Un contribuente vince una causa contro l'Agente della Riscossione ma il giudice di secondo grado liquida spese legali simboliche. La Corte di Cassazione interviene, cassa la sentenza e stabilisce che la liquidazione spese legali deve obbligatoriamente rispettare i parametri minimi previsti dalla legge, procedendo a ricalcolare i compensi dovuti in base al valore della causa.
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Compensazione spese di lite: quando è legittima?
Un contribuente, pur vincendo una causa tributaria in appello, si è visto compensare le spese legali. Ha quindi fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la motivazione del giudice fosse insufficiente. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il suo potere di controllo sulla decisione di compensazione spese di lite è limitato. È sufficiente che il giudice di merito fornisca una motivazione non meramente apparente o illogica, come la complessità del caso, per rendere la decisione legittima.
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