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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1625 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso: evitare il doppio contributo
Una società impugnava un accertamento catastale. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, proponeva ricorso in Cassazione per poi ritirarlo. La Suprema Corte, con questa ordinanza, dichiara estinto il procedimento per rinuncia al ricorso. La decisione chiarisce che tale esito esclude l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato, sanzione prevista solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una società di logistica, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio una causa sulla classificazione catastale di un immobile, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha optato per la rinuncia al ricorso, che è stata accettata dall'Agenzia delle Entrate. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del procedimento, chiarendo che in caso di accettazione non vi è condanna alle spese e non si applica l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Responsabilità dello Stato per errore del giudice
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità dello Stato per un errore interpretativo commesso dalla più alta giurisdizione amministrativa. Un operatore di telecomunicazioni aveva versato un canone per il 1998, successivamente ritenuto in contrasto con il diritto dell'Unione Europea. Nonostante una pronuncia della Corte di Giustizia UE, i giudici amministrativi avevano negato la restituzione. La Cassazione ha stabilito che tale errata decisione costituisce una 'violazione grave e manifesta' del diritto UE, obbligando lo Stato a risarcire il danno, quantificato in oltre 500 milioni di euro.
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Nullità parziale fideiussione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione affronta il tema della nullità parziale fideiussione basata su schemi ABI anticoncorrenziali. Dei garanti hanno citato in giudizio una banca chiedendo la nullità totale della loro garanzia. La Corte ha rigettato la richiesta, ribadendo che la nullità colpisce solo le singole clausole illecite, non l'intero contratto, salvo che la parte interessata provi che tali clausole fossero essenziali. La garanzia, depurata dalle clausole nulle, resta quindi valida. La Corte ha, tuttavia, accolto il motivo relativo alla ripartizione delle spese processuali, compensandole tra le parti.
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Soccombenza reciproca: la guida alla ripartizione
Una promissaria acquirente ha citato in giudizio i promittenti venditori per inadempimento di un contratto preliminare. I venditori hanno risposto con una domanda riconvenzionale. Dopo due gradi di giudizio, la Corte d'Appello ha confermato la risoluzione del contratto per colpa dell'acquirente ma, riducendo il risarcimento ai venditori, li ha condannati a restituire parte della caparra. I venditori hanno impugnato in Cassazione la sola ripartizione delle spese basata sulla soccombenza reciproca. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando l'ampia discrezionalità del giudice di merito nel ripartire le spese processuali quando entrambe le parti risultano parzialmente sconfitte.
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Rumori condominiali: la prova dell’intollerabilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31021/2025, ha chiarito i criteri per il risarcimento del danno da rumori condominiali. Nel caso esaminato, la domanda di alcuni condomini contro i proprietari degli appartamenti ai piani superiori, locati a studenti, è stata respinta. La Corte ha stabilito che, per ottenere un risarcimento, non basta lamentare il disturbo, ma è necessario fornire una prova rigorosa che i rumori superino la normale tollerabilità, prova che non è stata raggiunta a causa di testimonianze contrastanti e degli esiti negativi degli interventi delle forze dell'ordine. La sentenza ha anche affrontato l'importante principio della causalità nella ripartizione delle spese legali.
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Competenza spese processuali: chi decide i costi?
La Corte di Cassazione chiarisce un importante principio sulla competenza spese processuali. In un caso complesso, nato da una richiesta di equa riparazione e complicato da una querela di falso, la Corte ha stabilito che, a seguito di un regolamento di competenza, solo il giudice dichiarato competente ha il potere di decidere sulle spese legali, comprese quelle relative alle fasi precedenti la decisione sulla competenza stessa. Anche se il giudice originario ha errato nel compensare le spese, il ricorso è stato rigettato con correzione della motivazione.
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Regolamento di competenza: chi paga le spese legali?
La Corte di Cassazione chiarisce che, a seguito di un regolamento di competenza, solo il giudice dichiarato competente può decidere sulle spese legali. L'ordinanza analizza il caso di un tribunale che, dichiarato incompetente, aveva cancellato la causa dal ruolo senza liquidare le spese, agendo correttamente. Il ricorso della parte soccombente è stato rigettato con condanna per lite temeraria, stabilendo un principio fondamentale sulla devoluzione delle questioni accessorie, come le spese, al giudice competente.
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Notifica del ricorso: errore e rinvio della Corte
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria, sospendendo la decisione nel merito di una causa. Il motivo è un vizio nella notifica del ricorso, non pervenuta a tre delle parti coinvolte. La Corte ha ordinato ai ricorrenti di sanare il difetto entro 90 giorni, pena l'inammissibilità del ricorso stesso. La corretta notifica del ricorso è fondamentale per garantire il contraddittorio.
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Rinuncia al ricorso: cosa succede al processo?
In un contenzioso relativo a un contratto d'appalto, il committente, dopo aver perso in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha effettuato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciarsi sulle spese, poiché le controparti non si erano formalmente costituite nel procedimento.
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Eccezione di inadempimento: quando è legittima?
Una società acquirente sospendeva il pagamento del saldo per la fornitura di un impianto industriale a causa di vizi ritenuti minori. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione di inadempimento sollevata era illegittima perché contraria a buona fede. La reazione al presunto inadempimento della controparte, ovvero la sospensione totale del pagamento, è risultata sproporzionata rispetto alla scarsa rilevanza dei difetti riscontrati, confermando la condanna al pagamento del residuo.
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Data certa liquidazione giudiziale: prova pagamento
Un socio ha impugnato la liquidazione giudiziale della propria società, sostenendo di aver saldato i creditori prima dell'apertura della procedura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto cruciale è stata la mancanza di una 'data certa' sui documenti presentati come prova del pagamento, una valutazione di fatto che non può essere riesaminata in sede di legittimità. La questione della data certa nella liquidazione giudiziale si è rivelata decisiva per l'esito della controversia.
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Cancellazione società estera: effetti sul processo
Una società italiana ricorre in Cassazione sostenendo che il processo d'appello fosse nullo, poiché la controparte, una società inglese, era stata cancellata dal registro delle imprese. La Corte Suprema analizza gli effetti della cancellazione società estera sul processo civile in corso. Applicando il principio di ultrattività del mandato al difensore, la Corte stabilisce che il processo prosegue regolarmente se l'evento estintivo non viene formalmente dichiarato, rigettando il ricorso per carenza di interesse.
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Errore giudiziario: quando spetta il risarcimento?
Una donna, assolta in sede di revisione dopo un patteggiamento per reati societari, si era vista riconoscere il diritto alla riparazione per errore giudiziario. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice del rinvio non aveva adeguatamente valutato se la condotta della donna, inclusa la scelta del patteggiamento e le sue dichiarazioni, avesse contribuito all'errore con dolo o colpa grave. Il caso è stato rinviato per una nuova e più approfondita analisi del comportamento dell'imputata.
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Indennizzo ritardo giustizia: guida al calcolo
Due ex dipendenti hanno richiesto un indennizzo per l'irragionevole durata di una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha confermato l'importo dell'indennizzo stabilito dalla Corte d'Appello (€500 per ogni anno di ritardo), ribadendo l'ampia discrezionalità del giudice di merito in materia. Tuttavia, ha corretto il calcolo delle spese legali, accogliendo parzialmente il ricorso e riconoscendo compensi aggiuntivi per fasi processuali omesse o liquidate in modo errato. La sentenza chiarisce i limiti del sindacato di legittimità sulla quantificazione dell'indennizzo ritardo giustizia e riafferma l'inderogabilità dei minimi tariffari per i compensi professionali.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti della compensazione spese legali. Anche se un'opposizione viene accolta, il giudice di merito non può compensare le spese basandosi su ragioni non previste dalla legge, come la conformità a protocolli locali o la mancata costituzione della controparte. La Corte ribadisce che la vittoria, anche parziale su un'unica domanda, impone di regola la condanna della parte soccombente al pagamento delle spese.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Un cittadino ottiene l'accoglimento totale di un ricorso, ma il Tribunale dispone la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione annulla la decisione, ribadendo che la compensazione spese legali è un'eccezione che richiede motivazioni specifiche e rigorose, come la novità assoluta della questione, e non può essere giustificata in modo astratto.
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Frazionamento del credito: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società di trasporti, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito la legittimità di azioni giudiziarie separate per crediti maturati in periodi diversi, escludendo l'ipotesi di un abusivo frazionamento del credito. Inoltre, ha confermato il diritto di alcuni lavoratori all'indennità di trasferta, negando la validità di una presunta prassi aziendale contraria al contratto collettivo.
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Disconoscimento copie notifica: guida alla sentenza
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria e i relativi avvisi di addebito, contestando la validità delle notifiche attraverso il disconoscimento delle copie fotostatiche prodotte in giudizio dall'Agente della Riscossione e dall'Ente Previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il disconoscimento delle copie deve essere specifico e non generico. Inoltre, per contestare la veridicità delle relate di notifica e delle firme sugli avvisi di ricevimento, è necessario proporre una querela di falso. La Corte ha infine confermato la regolarità delle notifiche a mezzo posta e l'interruzione della prescrizione.
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Omissione contributiva: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento del danno derivante da un'omissione contributiva per il periodo dal 1983 al 2006. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha chiarito un punto fondamentale sulla successione tra enti: la nuova Azienda Sanitaria (ASL) non possiede la legittimazione passiva per rispondere dei debiti delle vecchie Unità Sanitarie Locali (USL) maturati prima del 31 dicembre 1994. Di conseguenza, la domanda del lavoratore è stata rigettata per il periodo antecedente a tale data.
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