LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

Pagina 31 di 40

1625 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Rimborso spese legali pubblico dipendente: le regole
Un amministratore di un ente pubblico, assolto in un giudizio contabile, veniva citato in giudizio dal proprio avvocato per il pagamento delle spese legali. L'amministratore chiedeva quindi di essere tenuto indenne dall'ente. La Corte d'Appello accoglieva la domanda di manleva, ma l'ente ricorreva in Cassazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto le questioni sollevate (legge applicabile, obbligatorietà del parere di congruità dell'Avvocatura dello Stato e necessità del 'comune gradimento' sul legale) di particolare importanza, rinviando la causa a pubblica udienza per una decisione sul tema del rimborso spese legali pubblico dipendente.
Continua »
Ius Postulandi Agenzia Entrate: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione su un caso riguardante il ius postulandi dell'Agenzia Entrate-Riscossione. La questione nasce da un appello dell'Agenzia dichiarato inammissibile per un presunto difetto nella rappresentanza legale. Prima di pronunciarsi sui motivi del ricorso dell'Agenzia e su quelli incidentali del contribuente, la Corte ha ritenuto necessario acquisire i fascicoli dei precedenti gradi di giudizio, rinviando la causa a nuovo ruolo.
Continua »
Conversione rapporto di lavoro: risarcimento e limiti
La Corte di Cassazione conferma che un rapporto di collaborazione continuativa con la Pubblica Amministrazione, sebbene riconosciuto come subordinato, non può essere convertito in un contratto a tempo indeterminato. Tuttavia, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno per l'abuso contrattuale e alle differenze retributive. L'ordinanza chiarisce anche che la regolarizzazione contributiva richiede la partecipazione dell'ente previdenziale al giudizio e stabilisce principi sulla liquidazione delle spese legali in caso di riforma della sentenza d'appello.
Continua »
Giudicato interno: condanna annullata non appellata
Un'ordinanza della Cassazione analizza il principio del giudicato interno. Un comune emetteva ingiunzioni di pagamento contro un condominio e alcuni condòmini per lavori urgenti. In primo grado, solo i condòmini venivano condannati. In appello, promosso solo dai condòmini, la corte condannava il condominio. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la mancata impugnazione da parte del comune della sentenza di primo grado aveva reso definitiva l'assoluzione del condominio, formando un giudicato interno non più modificabile.
Continua »
Adesione incompetenza territoriale: no spese legali
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di adesione all'eccezione di incompetenza territoriale, il giudice non ha il potere di decidere sulle spese legali. La causa deve essere semplicemente cancellata dal ruolo con ordinanza, senza alcuna statuizione accessoria. Un'eventuale sentenza che condanna alle spese è illegittima e può essere impugnata limitatamente a tale capo.
Continua »
Contratto a favore di terzo: è revocabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto a favore di terzo, con cui un debitore fa trasferire un immobile da un venditore direttamente a un beneficiario (ad esempio, un figlio) senza che il bene entri nel proprio patrimonio, costituisce una donazione indiretta. Tale atto è considerato un impoverimento per il debitore, in quanto rinuncia a un arricchimento patrimoniale. Di conseguenza, i creditori possono agire con l'azione revocatoria per rendere inefficace tale trasferimento e soddisfare le proprie pretese, essendo sufficiente la consapevolezza del danno da parte del solo debitore-disponente.
Continua »
Servitù a vantaggio futuro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una servitù di passaggio su un'area condominiale a favore di un fondo destinato a diventare un parcheggio commerciale. La Corte ha confermato la validità della servitù come "servitù a vantaggio futuro" ai sensi dell'art. 1029 c.c., stabilendo che la sua costituzione è legittima fin dall'inizio se l'utilità, sebbene non attuale, è una prospettiva possibile e verosimile. Di conseguenza, il condominio non può ostacolare il passaggio, ad esempio consentendo il parcheggio, in previsione di tale futuro utilizzo.
Continua »
Minimi tariffari: Cassazione corregge il giudice
Un contribuente vince contro l'Agenzia delle Entrate ma si vede liquidare spese legali inferiori ai minimi tariffari. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, cassa la sentenza e ricalcola i compensi secondo i corretti parametri, sottolineando l'obbligo del giudice di rispettare i limiti di legge.
Continua »
Ricorso inammissibile: i requisiti di specificità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza di revocatoria di un fondo patrimoniale. La decisione si fonda sulla violazione del principio di specificità dei motivi di ricorso, poiché gli appellanti non hanno adeguatamente argomentato le presunte violazioni di legge, rendendo l'impugnazione generica e non scrutinabile nel merito.
Continua »
Spese legali avvocato: Diritto al compenso in autodifesa
Un avvocato, difendendosi personalmente in una causa tributaria, si era visto negare dal giudice di merito il compenso professionale, con la sola liquidazione delle spese vive. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando un principio fondamentale: l'autodifesa dell'avvocato è un'attività professionale a tutti gli effetti e, in caso di vittoria, dà pieno diritto alla liquidazione degli onorari. La sentenza chiarisce che la compensazione delle spese legali avvocato è un'eccezione che richiede motivazioni gravi e non può basarsi sulla scelta del legale di difendersi da sé.
Continua »
Divisione ereditaria e pertinenze: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su una complessa vicenda di divisione ereditaria riguardante i beni mobili contenuti in un palazzo storico. La controversia nasceva dalla difficoltà di stabilire le corrette quote di proprietà a seguito di diversi atti di disposizione (vendite parziali, testamenti) avvenuti nel tempo. La Corte ha chiarito che è fondamentale distinguere tra due diverse masse di beni: i mobili considerati 'pertinenze' dell'immobile, la cui proprietà segue le vicende del bene principale e dà luogo a una comunione ordinaria tra i proprietari; e gli altri beni mobili, che rientrano a pieno titolo nella comunione ereditaria e devono essere divisi secondo le norme successorie. La sentenza annulla la decisione precedente e rinvia il caso alla Corte d'Appello, sottolineando anche la necessità di considerare l'obbligo di collazione per le donazioni ricevute in vita da uno degli eredi.
Continua »
Simulazione di compravendita: Cassazione respinge
Un creditore ha agito in giudizio sostenendo una simulazione di compravendita orchestrata da un suo debitore per sottrarre beni al patrimonio. Il debitore avrebbe fittiziamente intestato un'azienda agricola e altri immobili alla moglie e ai figli. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile per motivi prevalentemente procedurali, tra cui la regola della "doppia conforme" e l'incapacità del ricorrente di contestare efficacemente le valutazioni di fatto dei giudici di merito.
Continua »
Spese legali terzo chiamato: il giudicato vince
La Corte di Cassazione ha stabilito che le spese legali del terzo chiamato in causa non possono essere addebitate all'attore principale se la chiamata è stata dichiarata inammissibile con una decisione passata in giudicato. In questo caso, un consorzio aveva chiamato in causa una società terza in una disputa contro un privato. Nonostante il tribunale avesse dichiarato inammissibile la chiamata, la Corte d'Appello aveva condannato il privato a pagare le spese legali del terzo chiamato. La Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che il giudicato sull'inammissibilità impedisce di attribuire i costi all'attore, ponendoli di fatto a carico di chi ha effettuato la chiamata rivelatasi proceduralmente scorretta.
Continua »
Distanza legale piscina: la Cassazione chiarisce
Una recente ordinanza della Cassazione affronta due temi cruciali: la qualificazione delle spese per l'Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) e la disciplina della distanza legale piscina dal confine di proprietà. La Corte ha stabilito che i costi dell'ATP sono spese giudiziali da liquidare nel giudizio di merito, e non un danno risarcibile autonomamente. Inoltre, ha ribadito che per le piscine, a differenza di cisterne e pozzi, non opera una presunzione assoluta di pericolosità; spetta a chi lamenta la violazione della distanza dimostrare il pericolo concreto derivante dall'opera.
Continua »
Valore della causa: come si calcolano le spese legali?
Un contribuente ha impugnato una sentenza d'appello che lo condannava al pagamento di spese legali sproporzionate. L'errore nasceva da una dichiarazione errata del valore della causa, fatta dal suo legale ai soli fini del contributo unificato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per il calcolo delle spese legali conta il valore effettivo della controversia in quella fase (principio del decisum), e non il valore erroneamente dichiarato per fini fiscali. Tuttavia, proprio a causa dell'errore che ha indotto in inganno il giudice precedente, la Corte ha compensato le spese del giudizio di legittimità.
Continua »
Compensazione spese processuali: la discrezionalità
Una contribuente si vede condannare al pagamento delle spese legali nonostante l'appello sia stato dichiarato improcedibile per la sua assenza, giustificata dalla quasi risoluzione della lite. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la decisione sulla compensazione spese processuali rientra nell'ampia discrezionalità del giudice di merito e non necessita di una specifica motivazione se non viene concessa.
Continua »
Spese processuali prescrizione: chi paga in appello?
La Corte di Cassazione chiarisce il principio sul pagamento delle spese processuali in caso di prescrizione del reato. Se le statuizioni civili a favore della parte civile vengono confermate in appello, l'imputato è tenuto a pagare le spese legali, poiché risulta soccombente sulla domanda risarcitoria. La prescrizione del reato non giustifica la compensazione delle spese, in quanto non diminuisce la vittoria della parte civile sul piano civilistico.
Continua »
Lavoro nero: Cassazione conferma maxi-sanzione
Un datore di lavoro, sanzionato per oltre 50.000 euro per l'impiego di una lavoratrice in nero, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la mancata prova del numero esatto di giornate lavorative. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la sanzione. L'ordinanza chiarisce che, per punire il lavoro nero, è sufficiente dimostrare l'esistenza del rapporto di lavoro subordinato, rendendo irrilevante la conta esatta delle ore. Questo principio rafforza la lotta contro l'irregolarità e sottolinea i limiti del sindacato della Cassazione sulla valutazione dei fatti.
Continua »
Presunzione di condominialità: la scala è bene comune
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della proprietà delle scale in un condominio. Al centro della disputa, una scala a chiocciola che collega un ballatoio a un lastrico solare, entrambi aree comuni. I giudici hanno stabilito che, in assenza di un atto formale che ne attribuisca la proprietà esclusiva a un singolo condomino (il cosiddetto 'titolo contrario'), la scala deve considerarsi un bene comune. La Corte ha rigettato il ricorso dei condomini che ne rivendicavano la proprietà, confermando il principio della presunzione di condominialità per le strutture funzionalmente essenziali all'uso comune dell'edificio.
Continua »
Contratti a termine: no all’abuso nella P.A.
Una municipalità ha impiegato lavoratori con contratti a termine reiterati per servizi di giardinaggio, giustificandoli con una legge regionale per l'occupazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prassi, definendola un abuso di contratti a termine poiché volti a soddisfare esigenze permanenti e non temporanee dell'ente. La Corte ha precisato che il mero richiamo a un progetto regionale non è sufficiente a legittimare la precarietà del rapporto. Sono stati respinti sia il ricorso del Comune sia quello dei lavoratori sulle spese legali.
Continua »