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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1625 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Regolamento delle spese: la Cassazione chiarisce
Una società appellava una sentenza di primo grado che aveva compensato le spese legali tra le parti. La Corte d'Appello, pur confermando la decisione nel merito, condannava l'appellante al pagamento delle spese di entrambi i gradi. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il regolamento delle spese di primo grado non può essere modificato d'ufficio in appello se la sentenza di merito viene confermata e il capo sulle spese non è stato specificamente impugnato.
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Vendita a catena: la rivalsa del rivenditore
In un caso di vendita a catena, un'officina acquista un macchinario difettoso da un rivenditore, che a sua volta lo aveva comprato dal produttore. La Cassazione ha confermato il diritto del rivenditore di agire in rivalsa contro il produttore per i vizi del bene. La Corte ha stabilito che la responsabilità del produttore deriva dal contratto di vendita con il rivenditore e non dalle norme sulla responsabilità del produttore. Inoltre, il produttore, perdendo l'appello, è stato condannato a pagare le spese legali di tutte le parti, inclusa l'officina, in base al principio di causalità.
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Interessi moratori: la Cassazione rigetta il ricorso
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per un contratto di leasing, contestando l'usura degli interessi moratori, l'indeterminatezza del tasso e l'anatocismo del piano di ammortamento. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le domande. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, rigettando il ricorso. La Corte ha stabilito che la soglia di usura per gli interessi moratori non era stata superata secondo i calcoli delle Sezioni Unite, che il piano di ammortamento alla francese non genera anatocismo e che le altre censure erano generiche e infondate.
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Continuità rapporto di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 25037/2025, si è pronunciata su un caso di pubblico impiego, escludendo la continuità rapporto di lavoro tra un consorzio soppresso e un nuovo ente regionale in assenza della preventiva approvazione della pianta organica. La nomina del dirigente è stata ritenuta un atto discrezionale e non un automatico trasferimento. La Corte ha inoltre stabilito che in caso di restituzione di somme indebitamente percepite, il lavoratore è tenuto a restituire solo l'importo netto, non quello lordo.
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Immunità giurisdizionale stato estero: no reintegra
Un dipendente di un'ambasciata estera in Italia impugna il licenziamento, chiedendo la reintegra nel posto di lavoro e il risarcimento per mobbing. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, negando la giurisdizione italiana sulla domanda di reintegra in base al principio dell'immunità giurisdizionale stato estero. Tale richiesta, infatti, inciderebbe sui poteri sovrani di organizzazione dello Stato estero. La Corte rigetta anche le ulteriori domande risarcitorie per carenza di allegazioni specifiche.
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Responsabilità appaltatore: doveri e conseguenze
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che attribuiva la responsabilità a un'impresa appaltatrice per non aver segnalato i difetti del progetto del committente. Il caso riguardava la costruzione di una scuola, dove si sono verificati danni per infiltrazioni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'impresa, ribadendo che la responsabilità dell'appaltatore non si limita alla mera esecuzione dei lavori, ma include un dovere di controllo e segnalazione delle carenze progettuali. I motivi del ricorso sono stati in gran parte dichiarati inammissibili perché miravano a una rivalutazione dei fatti.
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Compenso avvocato: i minimi sono inderogabili
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato nei confronti del suo datore di lavoro, un avvocato. Tuttavia, la Corte d'Appello liquida le spese legali in misura inferiore ai minimi di legge. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, rigetta il ricorso dell'avvocato sul merito della causa ma accoglie quello della lavoratrice, stabilendo un principio fondamentale sul compenso avvocato: i minimi tariffari introdotti dal D.M. 37/2018 sono inderogabili e il giudice non può scendere al di sotto di tali soglie.
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Collegamento negoziale: divisione ereditaria e contratti
In una complessa disputa ereditaria tra due fratelli, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di secondo grado. L'errore della Corte d'Appello è stato non aver considerato il collegamento negoziale tra una serie di contratti (vendite, divisioni) che, nel loro insieme, miravano a dividere il patrimonio paterno. Interpretando gli atti singolarmente, la corte inferiore aveva erroneamente qualificato parte dell'operazione come una donazione soggetta a collazione. La Cassazione ha rinviato il caso, stabilendo che i giudici devono valutare l'intento complessivo e la funzione economica unitaria degli atti, superando la loro forma individuale.
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Detrazione IVA leasing: quando è equiparato a acquisto
Una società ha richiesto un rimborso IVA per il leasing e la ristrutturazione di un capannone industriale. La Corte di Cassazione ha stabilito che per la detrazione IVA leasing, il contratto deve trasferire di fatto la proprietà economica, non solo l'uso formale. Il caso è stato rinviato al giudice di merito perché non aveva verificato se il contratto specifico soddisfacesse queste rigide condizioni, come il trasferimento dei rischi e benefici e un'opzione di acquisto economicamente vantaggiosa.
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Licenziamento età pensionabile: diritto a continuare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24917/2025, ha stabilito che il licenziamento per età pensionabile è illegittimo se il lavoratore ha espresso la volontà di proseguire l'attività lavorativa. Il caso riguardava un conducente di un'azienda di trasporti, licenziato al raggiungimento dei 62 anni, età prevista per la pensione di vecchiaia anticipata nel suo settore. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che la facoltà del dipendente di optare per la continuazione del rapporto di lavoro prevale sulla mera maturazione dei requisiti pensionistici anticipati, configurando un diritto soggettivo che non richiede il consenso del datore di lavoro.
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Spese processuali inibitoria: quando vanno liquidate?
Un manager ha impugnato una sentenza in materia di lavoro. In Cassazione, il suo ricorso è stato respinto. È stato invece accolto il ricorso incidentale di una lavoratrice riguardo le spese processuali inibitoria non liquidate dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha stabilito che la parte vittoriosa in un sub-procedimento ha diritto al rimborso delle spese, anche se non si è costituita nel giudizio di merito principale, affermando un importante principio di soccombenza.
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Contestazione Generica: la Cassazione fa il punto
Un professionista ha citato in giudizio uno studio associato per il mancato pagamento di compensi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dello studio, rigettando tutti i ricorsi. Il punto centrale della decisione è l'inefficacia della contestazione generica: di fronte a richieste di pagamento dettagliate, la parte convenuta non può limitarsi a una negazione vaga, ma deve contestare specificamente i fatti, altrimenti questi si considerano ammessi. La sentenza ribadisce l'importanza dell'onere di allegazione e contestazione specifica nel processo civile.
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Compensazione atecnica: TFR e stipendi non pagati
Un lavoratore, licenziato e poi reintegrato con provvedimento d'urgenza, ha chiesto il pagamento di alcune mensilità. L'azienda ha eccepito la compensazione atecnica con il TFR già versato, divenuto indebito a seguito della reintegra. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di tale compensazione, in quanto i rispettivi crediti e debiti derivano dall'unico rapporto di lavoro, respingendo il ricorso del lavoratore.
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Indennità di occupazione: il valore dei suoli in zona F
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di indennità di occupazione illegittima di un terreno destinato a un'opera pubblica mai realizzata. La Suprema Corte ha stabilito che i terreni in 'zona F', destinati a servizi pubblici, devono essere considerati non edificabili ai fini del calcolo del risarcimento, a meno che lo strumento urbanistico non preveda diversamente. Ha inoltre chiarito i criteri per la rivalutazione monetaria del danno e la corretta imputazione degli acconti versati dall'ente pubblico.
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Spese di lite: vittoria parziale e condanna
Due cittadine si opponevano a un ingente atto di precetto da parte di un ente comunale. Sebbene avessero ottenuto una riduzione, anche se minima, dell'importo dovuto, la Corte d'Appello le aveva condannate a pagare gran parte delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando il principio fondamentale che chi vince, anche solo parzialmente, non può mai essere condannato a pagare le spese legali della controparte. In questi casi, il giudice può al massimo disporre la compensazione delle spese di lite.
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Costruzione in aderenza: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito che consentiva una costruzione in aderenza nonostante un piccolo distacco dal confine. La Corte ha stabilito che, per essere legittima, la costruzione deve essere non solo strutturalmente autonoma, ma deve anche essere concretamente possibile eliminare il distacco per ripristinare la perfetta aderenza, una verifica che il giudice di merito aveva omesso di compiere.
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Tassazione piattaforme offshore: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della tassazione piattaforme offshore ai fini IMU per l'anno 2016. La sentenza rigetta il ricorso di una società energetica, ribadendo che le piattaforme situate nel mare territoriale sono soggette al potere impositivo del Comune costiero. La Corte ha chiarito che, anche in assenza di rendita catastale, l'imposta si calcola sui valori contabili e che le esenzioni per gli 'imbullonati' non si applicano a beni non ancora censiti.
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Giudicato penale: stop al Fisco? L’analisi della Corte
Una società ha impugnato alcuni avvisi di accertamento basati su operazioni ritenute inesistenti. Nel frattempo, il suo legale rappresentante è stato assolto in sede penale per gli stessi fatti "perché il fatto non sussiste". La Corte di Cassazione, di fronte a questo giudicato penale assolutorio, ha deciso di sospendere la decisione e rinviare la causa a nuovo ruolo. La Corte attende un pronunciamento delle Sezioni Unite sull'efficacia vincolante dell'assoluzione penale nel processo tributario, alla luce delle recenti normative (art. 21-bis d.lgs. 74/2000).
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Opposizione a decreto ingiuntivo: i motivi del rigetto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato contro un condominio, confermando la decisione del Tribunale che aveva parzialmente accolto un'opposizione a decreto ingiuntivo. La sentenza chiarisce punti cruciali come i termini per eccepire la mancata mediazione, la validità del deposito telematico degli atti e la non liquidabilità delle spese legali nelle procedure di correzione di errore materiale.
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Annullamento in autotutela: chi paga le spese?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di annullamento in autotutela di un atto impositivo per un errore materiale, il giudice può legittimamente compensare le spese legali tra le parti. Questo perché la correzione e la successiva riemissione dell'atto non configurano una soccombenza virtuale per l'Amministrazione finanziaria, rendendo infondata la pretesa del contribuente al rimborso integrale delle spese sostenute.
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