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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1625 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Avviso di rettifica: motivazione e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23164/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti contro un avviso di rettifica per l'imposta di registro su una compravendita immobiliare. La Corte ha stabilito che la motivazione dell'atto impositivo è valida se, oltre ai dati OMI, si fonda su atti di trasferimento di immobili comparabili, riportati nell'avviso. Inoltre, ha ribadito che per i tributi non armonizzati, come l'imposta di registro, non sussiste un obbligo generale di contraddittorio preventivo. Il ricorso è stato ritenuto infondato e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese e a sanzioni per lite temeraria.
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Spese legali e autotutela: la decisione del Fisco
La Corte di Cassazione interviene sulla questione delle spese legali quando l'Agenzia delle Entrate annulla un proprio atto in autotutela a causa già iniziata. Con questa ordinanza, si stabilisce che il giudice non può compensare automaticamente le spese, ma deve valutare la legittimità originaria dell'atto e motivare adeguatamente ogni decisione. La sentenza di merito che aveva disposto la compensazione è stata cassata per motivazione insufficiente, rafforzando la tutela del contribuente in tema di spese legali e autotutela.
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Danno da precariato: la stabilizzazione non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione di un lavoratore non esclude automaticamente il diritto al risarcimento per il danno da precariato derivante dall'abuso di contratti a termine. È necessario che il giudice di merito verifichi l'esistenza di un nesso di causa-effetto diretto tra l'abuso subito e l'assunzione a tempo indeterminato. Se l'assunzione avviene tramite un concorso che offre solo una mera 'chance', la funzione risarcitoria non può considerarsi soddisfatta. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva negato il risarcimento, rinviando per una nuova valutazione.
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Risarcimento danno da occupazione: il calcolo corretto
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di occupazione usurpativa, stabilendo principi fondamentali per il calcolo del risarcimento danno. L'ordinanza chiarisce che tale risarcimento costituisce un 'debito di valore' e, pertanto, l'importo deve essere rivalutato fino alla data della decisione finale, non a una data precedente. La Corte ha inoltre censurato la decisione del giudice di merito di modificare arbitrariamente la perizia tecnica sul valore del bene, ripristinando la necessità di una valutazione corretta e motivata.
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Spese giudizio di rinvio: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un caso di omessa liquidazione delle spese del giudizio di rinvio. La sentenza in esame chiarisce che il giudice del rinvio deve provvedere alla liquidazione di tutte le spese processuali, basandosi sul principio della soccombenza globale. In caso di omissione, la Cassazione può decidere nel merito e liquidare direttamente i compensi per garantire l'economia processuale, come avvenuto in questa controversia relativa a una tassa automobilistica.
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Compensazione spese giudiziali: quando è illegittima
Una società vince una causa contro l'Agenzia delle Entrate, ma il giudice d'appello dispone la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione interviene, annullando tale decisione e chiarendo un principio fondamentale: la compensazione spese giudiziali è un'eccezione che richiede motivazioni gravi e non può basarsi sul semplice rigetto di eccezioni procedurali sollevate dalla parte che ha perso. La vittoria totale nel merito dà diritto al rimborso integrale delle spese.
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Demansionamento: come ottenere il risarcimento del danno
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda per demansionamento. Un dipendente, pur mantenendo il suo livello contrattuale, era stato assegnato a mansioni qualitativamente inferiori. La sentenza chiarisce che per accertare il demansionamento è decisiva la valutazione concreta delle attività svolte rispetto alla declaratoria contrattuale, non essendo rilevanti altre cause pendenti tra le parti.
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Prescrizione crediti lavoro: quando decorre?
Un lavoratore si è visto negare un credito per compensi risalenti al 2005 poiché ritenuto prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che per la prescrizione crediti lavoro, se il diritto è sorto prima della riforma del 2012 in un contesto di rapporto di lavoro stabile, il termine di cinque anni decorre durante lo svolgimento del rapporto stesso e non dalla sua cessazione. Le nuove normative in materia non hanno efficacia retroattiva.
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Apprendistato professionalizzante: limiti della domanda
Un lavoratore ottiene in Appello la trasformazione del suo contratto di apprendistato professionalizzante in contratto a tempo indeterminato, con reintegro e indennità risarcitoria. La Corte di Cassazione, tuttavia, annulla la condanna al reintegro e al risarcimento, accogliendo il ricorso dell'azienda. La motivazione risiede nel fatto che il lavoratore, nel suo ricorso iniziale, aveva chiesto solo la conversione del rapporto e le differenze retributive maturate durante il contratto, senza mai formulare una specifica domanda di impugnazione del licenziamento o di reintegrazione. La sentenza sottolinea il principio fondamentale per cui il giudice non può pronunciarsi oltre i limiti di quanto richiesto dalle parti (ultra petita).
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Danno da demansionamento: come provarlo in giudizio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore bancario che chiedeva il risarcimento per demansionamento. La Corte ha stabilito che non basta provare la dequalificazione, ma è necessario allegare e dimostrare in modo specifico il danno professionale subito. Affermazioni generiche sulla perdita di professionalità non sono sufficienti per ottenere il risarcimento del danno da demansionamento.
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Compensazione spese legali: la motivazione è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che aveva disposto la compensazione spese legali tra le parti senza fornire alcuna motivazione. Nel caso, un privato cittadino aveva contestato tale decisione, ottenendo ragione. La Suprema Corte ha ribadito che il provvedimento di compensazione deve sempre essere supportato da ragioni chiare ed esplicite, anche secondo le norme vigenti prima del 2005. La decisione impugnata è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Accreditamento sanitario: no a indennizzo se revocato
Una struttura sanitaria ha fornito prestazioni in base a un provvedimento cautelare che sospendeva la revoca del suo accreditamento sanitario. Tuttavia, la successiva sentenza di merito ha confermato la legittimità della revoca. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che nessun pagamento è dovuto, né a titolo contrattuale né come indennizzo per ingiustificato arricchimento. La decisione si fonda sul principio del giudicato amministrativo esterno, che ha accertato l'inesistenza di un valido rapporto di accreditamento, e sulla natura 'imposta' dell'arricchimento, che esclude l'applicabilità dell'art. 2041 c.c.
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Responsabilità custode strada: quando l’ente paga?
Un ciclista cade a causa di una buca non segnalata durante una gara. La Cassazione conferma la responsabilità del custode della strada, in questo caso il Comune, chiarendo i principi della responsabilità oggettiva ex art. 2051 c.c. Viene respinta la tesi del concorso di colpa del danneggiato, poiché la buca è stata ritenuta un'insidia imprevedibile e inevitabile. La sentenza sottolinea che la responsabilità del custode è esclusa solo dalla prova del caso fortuito, non fornita dall'ente.
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Accreditamento provvisorio: pagamento garantito
Un'autorità sanitaria locale ha negato il pagamento a una clinica privata per servizi di pronto soccorso erogati nel 2005, adducendo la revoca del servizio e la mancanza di fondi. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto della clinica al compenso, stabilendo che essa operava in regime di accreditamento provvisorio ex lege. Tale status, unito alla mancata contestazione da parte dell'autorità sanitaria sull'esistenza di un contratto in sede di appello, ha reso il pagamento obbligatorio nonostante le complessità procedurali.
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Vizi occulti: no aliud pro alio, costruttore non paga
La Corte di Cassazione ha stabilito che gravi difetti strutturali in un immobile venduto non configurano automaticamente un'ipotesi di 'aliud pro alio', ma rientrano nella garanzia per vizi occulti, soggetta a prescrizione annuale. La Corte ha inoltre escluso la responsabilità dell'impresa costruttrice per i difetti derivanti da un progetto errato, a meno che gli errori non siano palesemente riconoscibili, confermando invece la responsabilità del progettista.
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Distrazione spese legali: come correggerla
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'omessa pronuncia sulla richiesta di distrazione spese legali costituisce un errore materiale. L'avvocato antistatario può quindi utilizzare la procedura di correzione, e non un nuovo ricorso, per far valere il proprio diritto. La Corte ha accolto l'istanza, ordinando l'integrazione della precedente ordinanza senza disporre sulle spese del procedimento di correzione, data la sua natura amministrativa.
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Risarcimento danni trasportatore: onere della prova
Un trasportatore ha richiesto il risarcimento per merce di terzi distrutta in un sinistro, sulla base di un accordo privato con il proprietario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'azione di risarcimento danni del trasportatore è ammissibile solo a due condizioni rigorose: la prova di un obbligo contrattuale di tenere indenne il proprietario e la prova dell'avvenuto adempimento di tale obbligo. Nel caso di specie, il trasportatore non è riuscito a dimostrare i fatti costitutivi della sua pretesa, ovvero l'effettivo carico, il danno subito e il pagamento effettuato, rendendo la sua domanda infondata.
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Spese processuali: chi paga se la causa si ferma?
Un lavoratore aveva impugnato il licenziamento. Durante il processo d'appello, l'azienda è stata posta in liquidazione coatta amministrativa. La Corte d'Appello ha dichiarato la causa improseguibile, condannando però il lavoratore al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha chiarito che, anche senza una decisione nel merito, le spese processuali sono a carico di chi ha dato causa al processo, applicando il cosiddetto principio di causalità.
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Liquidazione spese processuali: il criterio globale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26585/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di liquidazione spese processuali. In un caso di risarcimento per ingiusta detenzione, la Corte ha annullato la decisione di un giudice che aveva liquidato le spese solo per una fase del processo. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione della soccombenza deve essere unitaria e globale, comprendendo tutti i gradi di giudizio, per garantire un rimborso completo alla parte vittoriosa.
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Riparazione ingiusta detenzione: spese legali e colpa
La Corte di Cassazione conferma il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione a favore di una persona assolta con formula piena. Tuttavia, annulla la condanna dello Stato al pagamento delle spese legali, chiarendo che il Ministero dell'Economia non è parte soccombente se non si oppone attivamente alla richiesta. La sentenza distingue tra la valutazione della condotta che può aver causato la detenzione e l'onere delle spese nel procedimento.
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