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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1625 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Usucapione terreno: coltivare non basta a provare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15386/2025, ha rigettato il ricorso di un agricoltore che chiedeva di essere riconosciuto proprietario per usucapione di un terreno coltivato per decenni. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la semplice coltivazione di un fondo non è sufficiente a dimostrare il possesso 'uti dominus', ovvero la volontà di comportarsi come proprietario. Tale attività, infatti, è compatibile anche con un semplice rapporto di detenzione (es. affitto o comodato). Per ottenere l'usucapione del terreno è necessario dimostrare atti inequivocabili che manifestino l'intenzione di escludere il proprietario e gli altri dal godimento del bene.
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Rinuncia al ricorso: effetti della definizione agevolata
Un contribuente ha impugnato un pignoramento presso terzi, per poi aderire a una definizione agevolata per una parte delle cartelle esattoriali contestate. Sosteneva che l'intera causa dovesse essere estinta per cessato interesse ad agire. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la cessazione della materia del contendere opera solo per le specifiche pretese oggetto di definizione agevolata. Per l'estinzione totale del giudizio è necessaria una formale rinuncia al ricorso, comunicata e accettata dalla controparte, che in questo caso mancava.
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Onere della prova licenziamento: email non bastano
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda che aveva licenziato un dirigente basandosi su alcune email. La sentenza sottolinea che l'onere della prova licenziamento spetta interamente al datore di lavoro, il quale deve fornire prove concrete e univoche della colpevolezza del dipendente. La semplice ricezione di messaggi sospetti, in assenza di altri elementi, non è sufficiente a giustificare un licenziamento per giusta causa.
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Conciliazione giudiziale: chiude a nuove cause?
Due dipendenti pubblici, dopo aver firmato una conciliazione giudiziale per il loro inquadramento, hanno avviato una nuova causa per un'ulteriore progressione economica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la conciliazione, avendo natura di contratto, definisce la lite e copre anche le questioni deducibili. Il ricorso è stato respinto perché ha erroneamente contestato la violazione del giudicato invece della corretta interpretazione dell'accordo transattivo.
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Compenso difensore d’ufficio: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il calcolo del compenso difensore d'ufficio di un imputato irreperibile, è corretto partire dai valori minimi tariffari e applicare l'ulteriore riduzione prevista dalla legge, senza violare il minimo tariffario. Tuttavia, ha chiarito che le spese esenti, se documentate, devono sempre essere rimborsate. La Corte ha parzialmente accolto il ricorso di un avvocato, condannando il Ministero della Giustizia al pagamento delle sole spese vive non liquidate in precedenza.
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Cessazione materia del contendere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15230/2025, interviene su un caso complesso di restituzione di somme, stabilendo un principio procedurale fondamentale. Anche in caso di sopravvenuta cessazione della materia del contendere, il giudice non può saltare l'esame delle questioni preliminari. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva dichiarato la fine del giudizio senza prima valutare l'ammissibilità dell'opposizione originaria, rinviando la causa per una nuova valutazione che rispetti il corretto ordine processuale.
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Notifica telematica ricorso: inammissibile senza prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso a causa della mancata prova del perfezionamento della notifica telematica ricorso. Nonostante il difensore avesse autodichiarato di aver notificato l'atto, non ha depositato la documentazione necessaria (come le ricevute della PEC) per attestare l'effettiva ricezione da parte del destinatario. La Corte ha ribadito che, nel processo telematico, l'onere della prova della notifica è tassativo e la sua assenza comporta l'inammissibilità del gravame, con conseguente condanna al pagamento di un ulteriore contributo unificato.
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Notifica zona rossa: come procedere correttamente
Un contribuente ha contestato un atto di pignoramento sostenendo di non aver mai ricevuto gli avvisi di accertamento presupposti, poiché il suo domicilio fiscale si trovava in una 'zona rossa' inaccessibile a seguito di un sisma. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in tali circostenziali, il destinatario deve essere considerato 'assolutamente irreperibile'. Di conseguenza, la notifica in zona rossa è valida se eseguita con le formalità previste per tale situazione, ovvero il deposito dell'atto presso la casa comunale, non essendo necessario seguire la procedura per i soggetti temporaneamente assenti. La Corte ha sottolineato l'onere del contribuente di comunicare un nuovo domicilio fiscale all'amministrazione finanziaria.
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Responsabilità da custodia: piogge e caso fortuito
Un immobile subisce un allagamento a causa dell'incapacità della rete fognaria di gestire forti piogge. Nei primi due gradi di giudizio, la società di gestione idrica viene assolta per "caso fortuito". La Corte di Cassazione, tuttavia, ribalta la decisione, stabilendo che per invocare il caso fortuito non basta affermare l'eccezionalità dell'evento atmosferico. La società, in qualità di custode, ha l'onere di provare, tramite dati scientifici e statistici (come quelli pluviometrici), che l'evento era imprevedibile e straordinario. Senza tale prova oggettiva, la responsabilità da custodia non può essere esclusa.
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Ricorso per cassazione: motivi e inammissibilità
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso per cassazione in un caso di appalti pubblici. Un'impresa edile ha impugnato la sentenza che la vedeva soccombente contro un Comune. La Corte ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi perché volti a un riesame dei fatti, vietato in sede di legittimità. Ha però accolto il motivo relativo all'omessa pronuncia del giudice d'appello su un'eccezione di compensazione, cassando la sentenza su quel punto e rinviando la causa per una nuova decisione.
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Soccombenza virtuale: chi paga le spese processuali?
Una società di trasporti non rispetta un'ordinanza cautelare che le imponeva di liberare due garanti da un debito bancario entro un termine. Le garanti avviano l'esecuzione forzata e la società si oppone. Sebbene la questione si risolva, la Corte di Cassazione applica il principio di soccombenza virtuale, condannando la società al pagamento delle spese legali perché, al momento dell'avvio dell'esecuzione, era inadempiente e quindi avrebbe perso la causa.
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Ricorso inammissibile: i requisiti di forma
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in una procedura esecutiva immobiliare, evidenziando gravi carenze formali. Il ricorso, lungo e confuso, non rispettava i requisiti di chiarezza e sinteticità richiesti dalla legge. La Corte ha ribadito che l'incompatibilità di un giudice deve essere eccepita con un'istanza di ricusazione, non in sede di appello. A causa della manifesta infondatezza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali e a sanzioni per lite temeraria.
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Opposizione atti esecutivi: limiti del terzo pignorato
Una società creditrice avvia un pignoramento presso una compagnia assicurativa per recuperare un credito. L'assicurazione dichiara di essere debitrice fino a un massimale di polizza. Il giudice dell'esecuzione, però, assegna al creditore una somma superiore, includendo interessi e spese. La compagnia assicurativa si oppone tramite opposizione agli atti esecutivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società creditrice, confermando che il terzo pignorato può opporsi all'ordinanza di assegnazione se questa si basa su un'errata interpretazione della sua dichiarazione di quantità, assegnando un importo eccedente quello effettivamente dovuto.
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Simulazione prezzo: quietanza valida senza prova scritta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15097/2025, chiarisce i limiti probatori in tema di simulazione prezzo nelle compravendite immobiliari. La Corte ha stabilito che la quietanza di pagamento inserita nel rogito notarile ha valore di confessione e non può essere superata da prove testimoniali o presunzioni. Per dimostrare che il prezzo pagato è diverso da quello dichiarato, tra le parti è necessaria una controdichiarazione scritta. La sentenza ha quindi cassato la decisione di merito che aveva ritenuto provata la simulazione sulla base di dichiarazioni rese a terzi, riaffermando il rigore formale richiesto dalla legge in materia contrattuale.
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Erede universale o esecutore? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la qualifica di 'erede universale' in un testamento non è determinante se la volontà del defunto era quella di esaurire l'intero patrimonio in legati a favore di terzi. In tal caso, il soggetto nominato erede va considerato un mero esecutore testamentario, con importanti conseguenze fiscali. La sentenza sottolinea la necessità di un'interpretazione che vada oltre il dato letterale per cogliere l'effettiva intenzione del testatore.
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Risarcimento del danno: come si calcola nel preliminare
In caso di inadempimento di un contratto preliminare di vendita da parte del promittente venditore, che aliena l'immobile a terzi, il promissario acquirente ha diritto al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione chiarisce che tale risarcimento si calcola sulla differenza tra il valore commerciale del bene al momento dell'inadempimento e il prezzo pattuito, non sui mancati guadagni di un'eventuale successiva operazione immobiliare. Spetta all'acquirente fornire la prova di tale danno.
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Revoca patente e messa alla prova: la Cassazione decide
Un automobilista, dopo l'estinzione del reato di guida in stato di ebbrezza con incidente grazie alla messa alla prova, si è visto revocare la patente dal Prefetto. Ha impugnato il provvedimento, sostenendo la sua incostituzionalità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la revoca patente e messa alla prova non sono incompatibili. Per la particolare gravità del reato (tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l e incidente), la sanzione amministrativa della revoca automatica è considerata una misura ragionevole e proporzionata, non potendosi applicare l'analogia con il lavoro di pubblica utilità, previsto solo per casi meno gravi.
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Spese urgenti condominio: no rimborso con ordine del giudice
La Corte di Cassazione ha negato il diritto al rimborso per le spese urgenti in condominio sostenute da alcuni proprietari. La decisione si fonda sul fatto che esisteva già un'ordinanza del giudice che obbligava il condominio a eseguire i lavori. Secondo la Corte, la presenza di un provvedimento giudiziario esecutivo esclude il carattere di urgenza che giustificherebbe l'intervento del singolo, il quale avrebbe dovuto invece attivare gli strumenti per l'esecuzione forzata dell'ordine.
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Errore di fatto: revocata ordinanza della Cassazione
La Corte di Cassazione accoglie un ricorso per revocazione contro una propria precedente ordinanza, riconoscendo di aver commesso un errore di fatto. L'errore consisteva nell'aver omesso di pronunciarsi su un motivo di ricorso relativo alla liquidazione delle spese legali. La Corte, revocata la precedente decisione, riesamina il motivo omesso, accogliendolo in parte e riformando la condanna alle spese, dimostrando come anche le decisioni del massimo organo giurisdizionale possano essere corrette attraverso lo strumento della revocazione.
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Mansioni superiori: quando il coordinamento non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva il riconoscimento di mansioni superiori. La lavoratrice, inquadrata in categoria C, sosteneva di aver svolto compiti da categoria D in qualità di coordinatrice di un nucleo di lavoro. La Corte ha stabilito che un ruolo di mero coordinamento, senza effettivi poteri di gestione e controllo gerarchico del personale, non è sufficiente per integrare i requisiti della categoria superiore, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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