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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1625 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Ultra petita: la Cassazione cassa la sentenza
Un contribuente appella una sentenza tributaria senza contestare la ragione della sua inammissibilità in primo grado. Il giudice d'appello decide comunque nel merito, commettendo un vizio di ultra petita. La Corte di Cassazione annulla la decisione, ribadendo che il giudice non può pronunciarsi su questioni non sollevate nell'atto di appello.
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Notificazione atti tributari: quando è valida?
Un contribuente ha impugnato un atto di intimazione di pagamento, contestando la validità della notifica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la procedura di notificazione per temporanea irreperibilità, eseguita ai sensi dell'art. 140 c.p.c. con deposito presso la casa comunale, è pienamente valida. La sentenza sottolinea l'inammissibilità di motivi di ricorso che contestano accertamenti di fatto del giudice di merito o introducono questioni nuove in sede di legittimità. La corretta esecuzione della notificazione atti tributari è stata quindi confermata, con condanna del ricorrente per abuso del processo.
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Escussione fraudolenta: no alla garanzia a richiesta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una locatrice che, dopo aver risolto un contratto di affitto d'azienda, aveva chiesto il pagamento di una garanzia a prima richiesta per canoni non più dovuti. La Corte ha confermato la decisione di merito che qualificava tale richiesta come escussione fraudolenta, poiché la risoluzione del contratto, avvenuta prima della scadenza dei canoni, aveva estinto l'obbligazione principale. La richiesta del garante era quindi priva di causa e basata su una pretesa abusiva, bloccata tramite l'exceptio doli generalis.
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Danno da fermo tecnico: la prova in giudizio
Una società di noleggio auto ha citato in giudizio una compagnia assicurativa per ottenere il rimborso dei costi di un veicolo sostitutivo fornito a un automobilista dopo un sinistro. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi inferiori, ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che il danno da fermo tecnico non è automatico (non è 'in re ipsa') ma deve essere provato. Sebbene la prova possa basarsi su presunzioni, come la spesa per il noleggio, questa non è sufficiente se gli elementi forniti sono generici o contraddittori, come una durata del noleggio sproporzionata rispetto ai tempi di riparazione.
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Nullità delibera condominiale: quando farla valere
Un condomino si opponeva a un decreto ingiuntivo per spese straordinarie, sostenendo la nullità della delibera assembleare. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice dell'opposizione può e deve valutare la nullità della delibera, soprattutto se i lavori approvati mettono a rischio la sicurezza delle parti comuni. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, che aveva erroneamente distinto tra annullabilità e nullità, rinviando la causa per un esame di merito sulla pericolosità dei lavori.
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Licenziamento per furto: la valutazione del giudice
Un dipendente con ruolo di responsabilità viene licenziato per la sottrazione non autorizzata di materiale aziendale. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento per furto, stabilendo che un singolo episodio, se provato e sufficientemente grave, è bastante a rompere il vincolo fiduciario e a giustificare il recesso, anche in presenza di altre contestazioni non pienamente accertate. La Corte ribadisce di non poter riesaminare nel merito le prove, compito che spetta esclusivamente ai giudici dei gradi precedenti.
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Licenziamento disciplinare: la prova per presunzioni
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento disciplinare basato su prove presuntive. Il caso riguarda una dipendente di un'azienda di servizi postali, licenziata dopo il ritrovamento di numerosa corrispondenza sottratta presso le sue abitazioni. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso della lavoratrice, stabilendo che la valutazione del giudice di merito, basata su indizi gravi, precisi e concordanti, non è sindacabile in sede di legittimità. Viene ribadito che l'archiviazione penale per motivi procedurali non inficia il giudizio civile.
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Tempestività contestazione: quando è valida?
Un dirigente bancario, licenziato per gravi irregolarità, ha impugnato il provvedimento sostenendo la tardività della contestazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il principio di tempestività della contestazione disciplinare decorre dal momento in cui il datore di lavoro acquisisce una conoscenza completa e certa dei fatti, specialmente in presenza di sistemi di controllo interni carenti che hanno ritardato l'emersione delle condotte.
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Sanzione disciplinare: i limiti al diritto di critica
Un lavoratore ha impugnato una sanzione disciplinare conservativa (sospensione di 2 giorni) ricevuta per aver espresso critiche nei confronti dell'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, dichiarando il ricorso del lavoratore inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge. Nel caso specifico, i giudici di merito avevano correttamente valutato che la critica del dipendente superava i limiti di pertinenza e continenza, rendendo legittima la sanzione disciplinare.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammessa?
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo relativo a una multa, sostenendo che il debito fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è possibile solo se rappresenta il primo atto con cui il contribuente viene a conoscenza della pretesa o in presenza di un'azione esecutiva imminente. La semplice consultazione del documento non basta a creare l'interesse ad agire necessario per avviare una causa.
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Indennità di occupazione fallimento: la Cassazione decide
Una società, dopo aver risolto un contratto di affitto d'azienda per inadempimento, si è vista negare gran parte del credito per la successiva occupazione dei locali da parte della curatela fallimentare della ex affittuaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 8926/2025, ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che l'indennità di occupazione fallimento è sempre dovuta per tutto il periodo di detenzione senza titolo del bene da parte della curatela, configurandosi come responsabilità extracontrattuale. Tale credito, inoltre, va ammesso in prededuzione, a prescindere da una colpa del curatore.
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Spese di lite: il valore della causa è decisivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il calcolo delle spese di lite, in caso di rigetto totale di una domanda di risarcimento, si deve considerare il valore della domanda iniziale e non un valore indeterminato. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente liquidato le spese sulla base di un valore 'indeterminato alto', rinviando per una nuova e corretta quantificazione.
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Onere della prova: vizi nel preliminare, chi prova?
In una controversia su un contratto preliminare di compravendita, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova. A fronte della denuncia di vizi da parte del promissario acquirente, tali da rendere l'immobile inidoneo, spetta al promittente venditore dimostrare di aver adempiuto correttamente alla propria obbligazione, provando l'assenza di tali vizi. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente invertito tale onere.
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Spese di registrazione: come recuperarle dal debitore
La Corte di Cassazione chiarisce che le spese di registrazione di un'ordinanza di assegnazione devono essere recuperate all'interno del processo esecutivo. È inammissibile un'azione legale separata per ottenerne il rimborso. Se il giudice omette di liquidarle, il creditore deve usare gli strumenti endoprocessuali come la correzione o l'opposizione agli atti esecutivi, non un nuovo giudizio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per violazione del principio di specificità.
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Querela di falso: quando il ricorso è inammissibile
Un datore di lavoro ricorre in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva dichiarato la falsità di una quietanza di pagamento. La Corte dichiara il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza e perché non coglie la ratio decidendi della sentenza impugnata, che distingueva correttamente tra falso materiale e ideologico nel contesto della querela di falso.
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Intervento ente creditore: legittimo anche senza chiamata
Un contribuente ha impugnato una cartella esattoriale per una tassa automobilistica, contestando la validità dell'intervento volontario dell'ente impositore nel processo, dato che non era stato chiamato in causa dall'agente della riscossione. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'intervento ente creditore è sempre legittimo, in quanto titolare della pretesa tributaria, a prescindere dalla chiamata in causa. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto.
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Errore procedurale compenso avvocato: rito e nullità
Una società di costruzioni contesta una condanna al pagamento di onorari legali, denunciando un grave errore procedurale: la causa è stata decisa da un giudice monocratico anziché da un collegio, come previsto dalla legge. La Corte di Cassazione, riconoscendo la potenziale nullità della decisione, ha sospeso il giudizio per acquisire il fascicolo di merito e verificare la corretta applicazione delle norme processuali.
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Compenso amministratore: valido anche se a forfait
Una condomina ha impugnato la nomina dell'amministratore e l'approvazione dei bilanci, sostenendo che il compenso non fosse analitico e i rendiconti incompleti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il compenso dell'amministratore può essere validamente indicato in un'unica cifra forfettaria, purché sia chiaro al momento della nomina. Inoltre, i rendiconti sono validi se comprensibili per i condomini, anche se non rispettano rigidamente tutte le formalità di legge, in applicazione del principio di prevalenza della sostanza sulla forma.
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Notifica PEC agente riscossione: quando è valida?
Una società impugnava una cartella di pagamento per una tassa automobilistica, sostenendo la nullità della notifica PEC ricevuta da un indirizzo dell'Agente della Riscossione non presente nei pubblici elenchi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la Notifica PEC agente riscossione da un indirizzo non ufficiale non è di per sé nulla. Per invalidarla, il contribuente deve dimostrare di aver subito un pregiudizio concreto al proprio diritto di difesa. La Corte ha inoltre ritenuto corretta la liquidazione delle spese legali effettuata nel giudizio di primo grado.
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Interesse ad agire: l’ex CEO può impugnare il fallimento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha negato l'interesse ad agire a un ex amministratore che impugnava la dichiarazione di fallimento della sua precedente società. La Corte ha stabilito che non è sufficiente la mera qualifica per agire, ma è necessario allegare e provare un pregiudizio concreto e attuale, morale o patrimoniale, derivante dalla sentenza di fallimento, cosa che nel caso di specie non è avvenuta. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto per carenza di legittimazione attiva.
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