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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1625 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Onere della prova: auto in garanzia e spese legali
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema dell'onere della prova nei contratti di consumo. Nel caso di un'auto nuova che manifesta malfunzionamenti, i giudici hanno stabilito che la presunzione di difetto di conformità a carico del venditore può essere vinta se si prova che la causa è imputabile al consumatore, come un rifornimento con carburante sporco. La Corte ha inoltre chiarito un importante principio sull'onere delle spese legali: se la domanda dell'acquirente è infondata, quest'ultimo deve rimborsare anche le spese del terzo (es. la casa automobilistica) chiamato in causa dal venditore.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
Un cittadino, dopo aver perso una causa di risarcimento danni contro una banca, ha tentato la via della revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo la netta distinzione tra l'errore di fatto (una svista percettiva, l'unico che può giustificare la revocazione) e l'errore di giudizio (una diversa interpretazione giuridica o valutazione dei fatti), che non consente di utilizzare questo strumento straordinario. La decisione sottolinea i rigidi presupposti per la revocazione, che non può trasformarsi in un ulteriore grado di giudizio.
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Risarcimento danno contratti a termine: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10414/2025, ha stabilito che un lavoratore ha diritto al risarcimento del danno per l'illegittima reiterazione di contratti a termine anche se successivamente assunto a tempo indeterminato tramite concorso. La Corte chiarisce che il superamento di una procedura concorsuale non 'sana' l'abuso pregresso, poiché l'assunzione deriva dal merito selettivo e non è una diretta conseguenza riparatoria della precarizzazione subita. Pertanto, il risarcimento danno contratti a termine resta dovuto.
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Minimi tariffari avvocato: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio il proprio ente datore di lavoro per ottenere il pagamento di una retribuzione superiore, in relazione allo svolgimento di incarichi di particolare complessità. Dopo una vittoria parziale in Appello, il dipendente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando un'errata liquidazione delle spese legali. La Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto, stabilendo che la Corte d'Appello aveva liquidato un importo inferiore ai minimi tariffari avvocato previsti per legge, anche tenendo conto della compensazione parziale delle spese. La sentenza è stata cassata e la Corte ha rideterminato le spese in conformità ai parametri normativi.
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Principio di soccombenza: spese legali e contumacia
Un avvocato, dopo aver vinto una causa per la liquidazione dei suoi compensi per il patrocinio a spese dello Stato, si è visto negare dal giudice il rimborso delle spese legali del giudizio di opposizione. La motivazione era la mancata costituzione in giudizio del Ministero convenuto. L'avvocato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo la violazione del principio di soccombenza, secondo cui chi perde paga. La Corte di Cassazione, in via preliminare, ha rilevato un vizio di notifica del ricorso e ne ha ordinato la rinnovazione, rinviando la decisione nel merito.
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Valutazione prove: limiti del ricorso in Cassazione
Una società sanzionata per lavoro irregolare ricorre in Cassazione contestando la valutazione prove della Corte d'Appello. La Suprema Corte rigetta il ricorso, ribadendo che non può riesaminare i fatti, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme'. La decisione chiarisce anche che il motivo di ricorso non può mirare a una semplice rilettura delle testimonianze e conferma la legittimità della condanna alle spese in favore dell'Ispettorato del Lavoro.
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Distanze legali: come si calcola il risarcimento?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10329/2025, interviene su un caso di violazione delle distanze legali in edilizia. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del costruttore, stabilendo che, in caso di violazione, quest'ultimo ha la facoltà alternativa di arretrare l'opera o di avanzarla fino al confine per costruire in aderenza, se il regolamento locale lo consente. Inoltre, ha chiarito che il risarcimento del danno non è automatico ('in re ipsa'), ma va provato dal danneggiato, che deve allegare il pregiudizio concreto subito. Infine, la Corte ha censurato la decisione d'appello per aver liquidato un danno (da infiltrazioni) su cui si era già formato un giudicato interno di rigetto.
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Sanzione disciplinare docente: limiti alla difesa
Un docente ha ricevuto una sanzione disciplinare per aver indotto una studentessa celiaca ad assaggiare cibo con glutine. Dopo un complesso iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del docente, confermando che piccole variazioni nella descrizione dei fatti contestati non violano il diritto di difesa del lavoratore. La sanzione disciplinare docente, ridotta in appello ad un "avvertimento scritto", è stata quindi confermata.
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Spese di lite e vittoria parziale: la Cassazione decide
Una dipendente pubblica ha citato in giudizio il proprio Comune per differenze retributive. Pur ottenendo un accoglimento parziale della sua domanda, la Corte d'Appello l'aveva condannata a pagare tutte le spese di lite. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, riaffermando il principio secondo cui la parte parzialmente vittoriosa non può essere condannata a rimborsare le spese legali della controparte. Il giudice, in questi casi, può al massimo disporre la compensazione delle spese.
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Soccombenza reciproca: costi legali e azione revocatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito un importante principio in materia di soccombenza reciproca. Quando un'azione revocatoria viene accolta solo per uno dei diversi atti di disposizione impugnati, si configura una sconfitta parziale per entrambe le parti. Di conseguenza, il giudice non può condannare la parte parzialmente vittoriosa al pagamento integrale delle spese, ma deve valutare la loro compensazione. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva ingiustificatamente ignorato questo principio, definendo la decisione del primo grado una mera 'svista'.
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Onere della prova: risarcimento e nesso causale
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per inadempimento contrattuale relativo alla mancata ristrutturazione di locali commerciali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha cassato la sentenza di secondo grado per errori nella quantificazione del danno. L'ordinanza ribadisce i principi sull'onere della prova, stabilendo che il creditore deve dimostrare il diritto e il nesso causale, mentre il debitore deve provare di aver adempiuto. La Corte ha inoltre criticato l'uso acritico di una perizia di parte e l'illogica detrazione di un valore da una presunta "doppia cessione" d'azienda.
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Esenzione IMU alloggi sociali: la Cassazione decide
Un comune ha contestato l'esenzione IMU per le proprietà di un'azienda territoriale per l'edilizia residenziale (ATER), sostenendo che il beneficio per gli alloggi sociali non fosse automatico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che, sebbene l'ATER debba dimostrare la natura di 'alloggio sociale', tale prova può emergere dagli atti. La Corte ha inoltre sottolineato il principio di cooperazione, impedendo all'ente locale di richiedere informazioni di cui è già in possesso grazie al suo coinvolgimento nelle procedure di assegnazione. La decisione definisce i contorni dell'esenzione IMU alloggi sociali.
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Esenzione IMU alloggi sociali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Comune contro un ente gestore di edilizia residenziale (ATER), confermando il diritto all'esenzione IMU alloggi sociali. La decisione chiarisce che l'esenzione non è automatica per tutti gli immobili ATER, ma si applica solo a quelli che rispettano i requisiti di 'alloggio sociale'. Viene inoltre sottolineato che, in base al principio di buona fede, l'ente impositore non può esigere dal contribuente la prova di fatti o documenti che già possiede, soprattutto se ha partecipato alle procedure di assegnazione degli alloggi.
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Esenzione IMU alloggi sociali: la Cassazione decide
Un'Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale (ATER) si è opposta a un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune, sostenendo il diritto all'esenzione IMU alloggi sociali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando la decisione di secondo grado. La Corte ha chiarito che l'esenzione è applicabile se l'ente prova che gli immobili possiedono le caratteristiche di "alloggio sociale", ma ha anche sottolineato il dovere di collaborazione del Comune, che non può richiedere prove su dati di cui è già a conoscenza.
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Esenzione IMU alloggi sociali: la Cassazione decide
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i criteri per l'esenzione IMU alloggi sociali. Il caso vedeva un Comune contrapposto a un ente di edilizia residenziale pubblica riguardo al pagamento dell'IMU per l'anno 2016. La Corte ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che l'ente ha diritto all'esenzione se prova che gli immobili rispettano i requisiti di 'alloggio sociale'. Tuttavia, ha precisato che il Comune, essendo partecipe nelle procedure di assegnazione, non può limitarsi a contestare la prova, ma deve collaborare, in virtù del principio di buona fede, fornendo elementi contrari in suo possesso.
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Responsabilità avvocato: dovere di dissuasione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un legale alla restituzione totale dei compensi per responsabilità avvocato. L'ordinanza stabilisce che il professionista ha un dovere non solo di informare, ma anche di dissuadere attivamente il cliente dall'intraprendere azioni legali palesemente infondate o con scarse probabilità di successo. La violazione di questo dovere costituisce un grave inadempimento che giustifica la risoluzione del contratto e la restituzione di tutte le somme percepite.
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Termine essenziale nel contratto: quando il ritardo basta
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare di vendita immobiliare a causa del mancato rispetto di una scadenza. La Corte ha stabilito che il mancato rispetto di un termine essenziale, ovvero la stipula del rogito entro 30 giorni, costituisce un inadempimento grave che giustifica la risoluzione del contratto e la condanna alla restituzione del doppio della caparra, a prescindere dalla qualificazione del contratto come preliminare o definitivo.
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Ripartizione spese processuali: chi paga l’avvocato?
In una complessa causa per vizi in un contratto d'appalto, la Corte di Cassazione affronta il tema della ripartizione spese processuali. La vicenda vedeva un'impresa edile citare in giudizio la committente, la quale a sua volta chiamava in causa il direttore dei lavori, che infine coinvolgeva l'ingegnere progettista. Poiché l'ingegnere è stato ritenuto estraneo ai fatti, la Corte ha stabilito che le sue spese legali non devono essere pagate dall'impresa edile (che non lo aveva mai citato), ma dalle parti che lo hanno effettivamente chiamato in causa, applicando il principio di causalità.
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Contributi previdenziali lavoratore: quando sono dovuti?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10084/2025, ha chiarito che in caso di fallimento, il lavoratore ha diritto di insinuarsi al passivo per la retribuzione lorda, comprensiva della quota dei contributi previdenziali lavoratore che il datore di lavoro ha trattenuto ma non versato. La Corte ha stabilito che la mancata corresponsione dei contributi all'ente previdenziale rende il datore di lavoro debitore dell'intera somma verso il dipendente. Il ricorso della società fallita è stato quindi rigettato.
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Insinuazione al passivo: TFR e crediti futuri
Una società che, in seguito a una retrocessione di ramo d'azienda, si era fatta carico di debiti lavorativi (ferie, TFR) di un'altra impresa, poi fallita, ha tentato l'insinuazione al passivo per recuperare tali somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi chiari: per l'azione surrogatoria è necessaria la prova rigorosa del pagamento, e i crediti futuri come il TFR non ancora maturato non possono essere ammessi al passivo fallimentare, neppure con riserva.
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