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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1625 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Patrocinio a spese dello Stato: identità incerta lo nega
Un cittadino straniero, detenuto e identificato solo tramite un codice "CUI" derivante da rilievi dattiloscopici, si è visto negare il patrocinio a spese dello Stato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Il principio chiave è che, pur non essendo l'assenza di un documento d'identità un ostacolo automatico, se questa crea un'incertezza insuperabile sull'identità del richiedente, il beneficio può essere legittimamente negato. La Corte ha sottolineato che l'onere di fornire prove alternative idonee a certificare la propria identità ricade sul richiedente.
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Revoca d’ufficio: limiti e conseguenze processuali
In una complessa vicenda processuale, la Corte di Cassazione chiarisce i limiti del potere di revoca d'ufficio del giudice. Un decreto di liquidazione compensi, una volta emesso, ha natura giurisdizionale e non può essere revocato d'ufficio. Un'eventuale revoca illegittima è da considerarsi 'tamquam non esset', ovvero come mai avvenuta, con la conseguenza che il provvedimento originario riacquista piena efficacia. La Corte ha rigettato i ricorsi, confermando questo principio fondamentale.
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Danno non patrimoniale: la prova è sempre necessaria
Un rappresentante sindacale subisce un trasferimento illegittimo. La Cassazione chiarisce che il danno non patrimoniale da demansionamento non è automatico ('in re ipsa'), ma deve essere specificamente allegato e provato dal lavoratore. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il giudice di merito ha correttamente negato il risarcimento per il demansionamento in assenza di prove specifiche, pur riconoscendo il danno all'interesse sindacale.
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Liquidazione compenso CTU: no dopo la fine del giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25640/2025, ha stabilito un principio cruciale sulla liquidazione compenso CTU. Un consulente tecnico non può richiedere il pagamento per il proprio ausiliario dopo che il giudizio di merito è stato definito con sentenza. La Corte ha ritenuto 'abnorme' il decreto di liquidazione emesso tardivamente, poiché il giudice, una volta conclusa la causa e liquidate le spese, perde il potere di decidere su tale istanza. La richiesta deve essere presentata prima della chiusura del procedimento.
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Spese di lite: obbligo del giudice anche se la causa cessa
Una cittadina avviava un procedimento contro un ente previdenziale. Durante la causa, l'ente riconosceva il diritto della cittadina, portando il Tribunale a dichiarare la fine del contenzioso. Tuttavia, il giudice non si pronunciava sulle spese di lite. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il giudice ha sempre l'obbligo di decidere sulle spese legali, anche quando la causa cessa e la parte soccombente non si è presentata in giudizio. La decisione si basa sul principio che le spese seguono la soccombenza, a prescindere dal comportamento processuale della parte perdente.
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Cessione in blocco: prova e oneri del cessionario
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di una ex-coniuge, stabilendo che in una cessione in blocco di crediti, la società cessionaria deve fornire prova documentale specifica che il credito contestato sia incluso nell'operazione. Una semplice pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente se contestata. Inoltre, il solo rapporto di parentela non basta a fondare la presunzione di conoscenza del pregiudizio arrecato al creditore (scientia damni) nell'ambito di un'azione revocatoria.
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Compenso avvocato transazione: la decisione Cassazione
Una società sportiva ha contestato diverse ingiunzioni di pagamento per le parcelle di un legale. La Corte di Cassazione, pur confermando gran parte della decisione di primo grado, ha corretto il calcolo del compenso avvocato transazione. La Corte ha stabilito che, anche in caso di accordo, al legale spetta il compenso per la fase decisionale non svolta, più un aumento. È stato inoltre sanzionato l'abuso del processo per frazionamento del credito, limitando il rimborso delle spese legali.
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Liquidazione compensi avvocato: la guida completa
In un caso di opposizione a decreto ingiuntivo per onorari professionali, la Corte di Cassazione chiarisce un principio fondamentale sulla liquidazione compensi avvocato. La tariffa applicabile è quella in vigore al momento della conclusione dell'attività professionale, non quella vigente al momento della decisione della causa. La Corte ha inoltre cassato la decisione di compensare le spese legali basata sulla mera opportunità di non inasprire i rapporti tra le parti, ritenendola una motivazione giuridicamente inidonea.
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Eccezione di inadempimento: quando è legittima?
Un'impresa edile si rifiuta di pagare una fornitura di calcestruzzo, sollevando un'eccezione di inadempimento per la mancata consegna di documenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il rifiuto di adempiere deve essere proporzionato e conforme a buona fede. La Corte ha chiarito che non basta lamentare un inadempimento altrui, ma occorre dimostrare che questo abbia avuto un impatto concreto e rilevante sull'equilibrio del contratto.
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Risarcimento danni medico: no a somme ulteriori
Una paziente, dopo aver ricevuto un acconto di 20.000 euro per un caso di malasanità odontoiatrica, ha citato in giudizio il medico per ottenere un ulteriore risarcimento. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta, ritenendo la somma già versata sufficiente a coprire l'intero danno. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della paziente. La sentenza chiarisce che i criteri tabellari per la liquidazione del danno si applicano anche ai liberi professionisti e che la condanna alle spese per la parte soccombente è la regola generale che non necessita di specifica motivazione. Pertanto, la richiesta di ulteriore risarcimento danni medico è stata definitivamente respinta.
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Compensazione spese: no alla soccombenza parziale
Una società contesta un avviso di accertamento per costi non deducibili. La corte d'appello accoglie parzialmente il ricorso ma dispone la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione, pur respingendo gli altri motivi, cassa la sentenza sul punto delle spese, affermando che la vittoria parziale su un'unica domanda non giustifica automaticamente la compensazione spese, che richiede motivazioni specifiche e diverse dalla semplice soccombenza parziale.
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Legittimazione attiva: onorari e gratuito patrocinio
Un cittadino, ammesso al patrocinio a spese dello Stato, ha impugnato un'ordinanza che liquidava i compensi al suo difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: il cliente non ha la legittimazione attiva per contestare l'importo degli onorari, poiché tale diritto spetta esclusivamente all'avvocato. Il rapporto, in questi casi, si instaura direttamente tra il difensore e lo Stato, e l'interesse del cliente si limita alla concessione o revoca del beneficio.
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Responsabilità condominio: i confini della proprietà
La Cassazione ha stabilito i confini della responsabilità condominio in un caso di infiltrazioni. La Corte ha chiarito che l'impianto idrico interno a un'unità privata, come la cassetta del water, è di proprietà esclusiva e non condominiale. Di conseguenza, il condominio non risponde dei danni da esso derivanti e, se vittorioso in giudizio, non può essere condannato al pagamento delle spese legali.
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Sanzione amministrativa Consob: i doveri dei sindaci
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione amministrativa Consob a carico di un membro del collegio sindacale di una banca per omessa vigilanza sulla correttezza dei prospetti informativi. La decisione chiarisce che la responsabilità del sindaco sussiste anche a titolo di colpa e che le sanzioni amministrative in materia finanziaria, in questo specifico caso, non hanno natura sostanzialmente penale. Viene inoltre ribadita la giurisdizione del giudice ordinario e la legittimità della procedura sanzionatoria seguita dall'Autorità di vigilanza.
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Litispendenza: quando non si applica tra cause identiche
In una controversia ereditaria, una parte chiedeva un'indennità di occupazione per un immobile. La Corte d'Appello aveva dichiarato la litispendenza con una causa precedente, cancellando la domanda. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che l'istituto della litispendenza opera solo tra cause pendenti davanti a uffici giudiziari diversi. Se le cause sono pendenti dinanzi allo stesso ufficio, il giudice deve procedere alla loro riunione, non dichiarare la litispendenza.
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Liquidazione spese vive: obbligo di distinzione
A seguito di una causa per responsabilità professionale di un avvocato, i clienti vincitori hanno contestato la liquidazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla liquidazione spese vive: il giudice deve sempre liquidare in modo distinto le spese vive (costi documentati come notifiche e contributo unificato) dagli onorari, per garantire trasparenza e controllo. La mancata distinzione ha portato alla cassazione della sentenza impugnata su questo specifico punto.
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Azione Surrogatoria: Requisiti e Prova del Pericolo
Un creditore ha intentato un'azione surrogatoria per conto del suo debitore inerte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando che un requisito fondamentale per l'azione surrogatoria è la prova di un concreto pericolo che il patrimonio del debitore diventi insufficiente a soddisfare il creditore (eventus damni). La semplice inerzia del debitore non è, da sola, sufficiente. La Corte ha inoltre stabilito che l'Avvocatura dello Stato, in caso di vittoria, non ha diritto al rimborso dell'IVA e del contributo previdenziale forense sulle spese legali.
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Contratto di agenzia: la validità per fatti concludenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la modifica di un contratto di agenzia può essere valida anche senza una nuova firma, se le parti hanno tenuto per anni un comportamento concludente, come l'applicazione di nuove condizioni provvigionali. In questo caso, l'agente che aveva tacitamente accettato le nuove regole per un decennio non ha potuto poi contestarle per ottenere indennità di fine rapporto. Il ricorso dell'agente è stato respinto.
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Prova del danno: recesso senza preavviso non basta
Una società di trasporti ha citato in giudizio un'importante azienda di logistica per aver interrotto un contratto senza il preavviso di tre mesi. Nonostante la palese violazione contrattuale, i tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta di risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'inadempimento non è sufficiente: è sempre necessaria una rigorosa prova del danno subito, che in questo caso non è stata fornita. La ricorrente non è riuscita a dimostrare le mancate commesse che avrebbe ottenuto durante il periodo di preavviso.
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Notifica PEC errata: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa di una notifica PEC errata. L'atto era stato inviato all'avvocato domiciliatario fisico, anziché a quello designato per le comunicazioni telematiche. Questo errore procedurale ha reso la notifica giuridicamente inesistente, impedendo l'esame nel merito della controversia su provvigioni non pagate a un agente.
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