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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1625 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Danno vacanza rovinata: liquidazione e limiti del giudice
Un viaggiatore subisce un grave disagio durante il volo di ritorno, con ritardi e lunga attesa in aeroporto senza assistenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello che aveva notevolmente ridotto il risarcimento inizialmente concesso. La Suprema Corte ha stabilito che un indennizzo di 200 euro per il disagio non è 'simbolico' e rientra nel potere discrezionale del giudice per la liquidazione del danno da vacanza rovinata, chiarendo inoltre che le tabelle di Milano non sono giuridicamente vincolanti.
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Eccezione di incompetenza: onere della contestazione
Una figlia, esclusa dall'eredità materna, intenta un'azione revocatoria a Firenze contro gli eredi e una società acquirente di beni ereditari. I convenuti sollevano un'eccezione di incompetenza, sostenendo la competenza del tribunale del luogo di apertura della successione. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, dichiara competente il Tribunale di Firenze. La ragione risiede in un vizio procedurale: l'eccezione di incompetenza era incompleta, poiché i convenuti non avevano contestato la sussistenza di tutti i fori alternativi previsti dalla legge per la società convenuta (art. 19 c.p.c.), rendendo così l'eccezione inefficace e radicando la competenza del giudice adito.
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Responsabilità danni da allagamento: il caso del fosso
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema della responsabilità per danni da allagamento causati dalla tracimazione di un fosso. Il caso riguarda la ripartizione della colpa tra il proprietario di un immobile parzialmente abusivo, il Comune e l'ente gestore della strada. La Corte d'Appello aveva attribuito il 50% della responsabilità al proprietario. La Cassazione, dichiarando estinto il ricorso principale per rinuncia e rigettando quello incidentale del Comune, ha confermato che non può riesaminare nel merito la valutazione fattuale dei giudici precedenti.
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Compensazione spese legali: motivazione obbligatoria
Un contribuente vince una causa tributaria contro il Comune, ma la Corte d'appello dispone la compensazione delle spese legali senza fornire alcuna motivazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, annullando la sentenza e ribadendo che la compensazione spese legali è un'eccezione che richiede sempre una motivazione basata su 'gravi ed eccezionali ragioni', non potendo essere giustificata da formule generiche.
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Liquidazione spese giudiziali: l’errore del giudice
Un contribuente vince una causa contro l'Agenzia delle Entrate Riscossione, ma il giudice d'appello non si pronuncia sulle spese del primo grado e liquida quelle del secondo in misura inferiore ai minimi di legge. La Corte di Cassazione interviene, cassa la sentenza e, in virtù del principio di economia processuale, provvede direttamente alla corretta liquidazione spese giudiziali per entrambi i gradi di giudizio, ribadendo l'obbligo di motivazione e il rispetto dei parametri normativi.
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Spese di lite: liquidazione dopo il giudizio di rinvio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando la decisione del giudice di rinvio sulla liquidazione delle spese di lite. Il caso riguardava la richiesta di rimborso IRPEF da parte di due professionisti. La Corte ha stabilito che la condanna alle spese è coerente con la soccombenza parziale dell'Amministrazione e che una liquidazione omnicomprensiva è valida se i criteri di calcolo sono facilmente verificabili e riconducibili ai parametri di legge, anche se non esplicitati per ogni singola fase processuale.
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Liquidazione spese legali: minimi inderogabili
Una contribuente si è vista riconoscere spese legali simboliche dopo l'annullamento di un accertamento fiscale. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, ribadendo che la liquidazione spese legali deve rispettare i minimi tariffari inderogabili e deve essere proporzionata al valore effettivo della causa, anche in caso di soccombenza virtuale dell'Amministrazione Finanziaria.
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Decadenza accertamento ICI: la Cassazione chiarisce
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI per l'anno 2007, notificato a fine 2013, eccependo la prescrizione. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la decadenza accertamento ICI si compie il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui il versamento era dovuto. Nel caso specifico, il termine era il 31/12/2012, rendendo illegittima la notifica del 2013 e annullando l'atto impositivo.
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Riduzione IMU immobile inagibile: la prova decisiva
Una società alberghiera ha richiesto la riduzione del 50% dell'IMU per gli anni dal 2015 al 2018, sostenendo che la struttura fosse parzialmente inagibile. Dopo una chiusura totale per motivi di sicurezza, l'hotel aveva riaperto con capacità ridotta. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. La motivazione principale è che il contribuente non ha fornito la prova specifica dell'estensione della superficie concretamente inagibile. Non è stato ritenuto sufficiente indicare solo il minor numero di camere o posti letto disponibili, poiché una struttura alberghiera comprende anche aree comuni come ristoranti e sale convegni. La Corte ha ribadito che l'onere della prova per ottenere la riduzione IMU per immobile inagibile spetta interamente al contribuente.
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Dispensa dal rendiconto: limiti e onere della prova
Un mandatario, autorizzato a operare su un conto corrente con una clausola di 'dispensa dal rendiconto', viene citato in giudizio per la restituzione di ingenti somme prelevate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33822/2025, conferma la condanna alla restituzione, chiarendo che tale dispensa non elimina la responsabilità del mandatario. L'effetto principale è l'inversione dell'onere della prova: spetta al mandante contestare specifiche operazioni, ma il mandatario deve comunque poter dimostrare che i fondi sono stati usati nell'interesse del mandante, altrimenti è tenuto a restituirli.
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Spese processuali: il contumace soccombente paga?
Un'avvocatessa, dopo aver vinto un'opposizione per la liquidazione del proprio compenso per il patrocinio a spese dello Stato, si è vista negare dal Tribunale il rimborso delle spese processuali perché la controparte, il Ministero, era contumace. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la contumacia della parte soccombente non giustifica la deroga al principio secondo cui chi perde paga le spese. La mancata condanna alle spese processuali deve essere sempre sorretta da una congrua motivazione basata su specifiche norme di legge.
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Remunerazione medici specializzandi: no retroattività
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto l'applicazione retroattiva di norme più favorevoli sulla remunerazione per la loro formazione, completata prima del 2006. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la legislazione precedente era già conforme alle direttive UE sull'"adeguata remunerazione". L'introduzione di un sistema più vantaggioso è stata una scelta discrezionale del legislatore, non applicabile al passato. Sono state negate anche le richieste di indicizzazione e rivalutazione della borsa di studio.
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Compenso avvocato: quando la prestazione è gratuita?
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali a una ex cliente, con la quale aveva avuto una lunga relazione sentimentale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando la decisione dei giudici di merito. Secondo la Corte, la gratuità della prestazione è stata correttamente presunta sulla base di plurimi elementi indiziari, tra cui la durata del rapporto personale e l'assenza di richieste di pagamento per anni. Questa ordinanza sottolinea come il compenso avvocato non sia dovuto se il cliente riesce a dimostrare, anche tramite presunzioni, l'esistenza di un accordo per una prestazione a titolo gratuito.
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Compenso avvocato gratuito patrocinio: sì alle spese
Un avvocato, difensore di un cliente ammesso al gratuito patrocinio, ha contestato la liquidazione del suo onorario. Nel giudizio di opposizione, pur ottenendo un aumento del compenso, il Tribunale gli ha negato il rimborso delle spese legali per l'opposizione stessa, in quanto si era difeso personalmente. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'avvocato che si difende in proprio per tutelare il proprio compenso agisce per un diritto soggettivo autonomo. Pertanto, ha pieno diritto alla liquidazione delle spese legali a carico della parte soccombente, in questo caso l'Amministrazione della giustizia. La Corte ha ribadito che la difesa personale non altera la natura professionale dell'attività svolta.
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Compenso avvocato difesa personale: il diritto al rimborso
Un avvocato, dopo aver assistito un cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato, si oppone al decreto di liquidazione dei suoi onorari ritenuto troppo basso. Pur vincendo l'opposizione, il Tribunale gli nega il pagamento delle spese legali per questo specifico giudizio, poiché si era difeso da solo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, affermando che il compenso avvocato in difesa personale è sempre dovuto. Il diritto alla liquidazione delle spese legali non viene meno se il legale sceglie di difendersi in proprio, in quanto l'attività svolta mantiene la sua natura professionale.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
La Cassazione ha stabilito che la compensazione spese legali è illegittima nel caso di un avvocato che, agendo in proprio, vince l'opposizione contro un decreto di liquidazione compensi per patrocinio a spese dello Stato. La Corte ha chiarito che si applica il principio della soccombenza, condannando il Ministero della Giustizia a pagare le spese, anche se l'avvocato si è difeso da solo.
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Contratto autonomo di garanzia: eccezioni opponibili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito i limiti delle eccezioni sollevabili dal garante in un contratto autonomo di garanzia. In particolare, è stato stabilito che il garante non può opporre al creditore la nullità della clausola sugli interessi ultralegali del contratto principale, quando tale nullità deriva dalla sola mancanza della forma scritta. Questa invalidità, infatti, non rientra tra le eccezioni opponibili, come l'illiceità della causa o la contrarietà a norme imperative, che permetterebbero al garante di rifiutare il pagamento.
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Compenso professionale gratuito: quando è presunto?
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi professionali a una ex cliente, con cui aveva avuto una lunga relazione sentimentale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il diritto al compenso, ritenendo provato il carattere gratuito della prestazione. La Corte ha valorizzato una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come la durata decennale del rapporto affettivo e l'assenza di richieste di pagamento prima della rottura, stabilendo che in questi casi si può superare la normale onerosità della prestazione professionale.
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Compenso professionale gratuito: quando si presume?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato che chiedeva il pagamento di compensi per prestazioni professionali svolte a favore della sua ex-partner. La Corte ha stabilito che, nonostante la prestazione d'opera intellettuale si presuma onerosa, è possibile dimostrare la sua gratuità attraverso prove presuntive. In questo caso, la lunga relazione sentimentale, l'assenza di richieste di pagamento per quasi un decennio e la notevole mole di lavoro svolto sono stati considerati elementi sufficienti a superare la presunzione di onerosità, confermando la natura di compenso professionale gratuito del rapporto.
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Imposta unica scommesse: no a operatori senza licenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società estera di scommesse, confermando la legittimità dell'applicazione dell'imposta unica scommesse anche agli operatori privi di concessione nazionale che raccolgono gioco in Italia. La Corte ha escluso la violazione del diritto UE, ribadendo che la normativa non è discriminatoria. Ha inoltre precisato che l'esimente delle sanzioni per incertezza normativa non è applicabile all'annualità 2015, poiché la legge aveva già chiarito gli obblighi fiscali dal 2010.
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