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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

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750 provvedimenti

Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa dei precedenti penali e della ripetitività della condotta dell'imputato, elementi che secondo la Corte ne dimostrano la proclività a delinquere, ostacolando così il riconoscimento del beneficio.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per reati di droga (art. 73, co. 5, D.P.R. 309/90). I motivi del ricorso sono stati giudicati troppo generici e privi di un confronto critico con la sentenza impugnata, violando i requisiti di specificità richiesti dal codice di procedura penale.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33520/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violazione della legge sugli stupefacenti. L'imputato lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano motivato il diniego sulla base dell'assenza di elementi positivi di valutazione e della personalità negativa dell'imputato, desunta dai suoi precedenti penali. L'ordinanza ribadisce che il giudice non è tenuto a confutare ogni singola argomentazione difensiva, essendo sufficiente indicare gli elementi ostativi prevalenti. La valutazione sulla congruità della pena è insindacabile in sede di legittimità se non palesemente illogica.
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Ricorso inammissibile per motivi generici: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per violazione della legge sugli stupefacenti. La decisione si basa sulla genericità e aspecificità dei motivi di appello, che non contestavano in modo puntuale la sentenza impugnata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 43012/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità per spaccio di stupefacenti. La decisione si basa sulla notevole quantità di hashish (585g) e sulla presenza di cocaina, oltre che sull'inserimento del soggetto in una rete di spaccio collaudata, elementi ritenuti incompatibili con l'ipotesi di reato minore.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte conferma che la notevole quantità di droga (50g di cocaina) e il possesso di ingenti somme di denaro ingiustificate escludono l'ipotesi del fatto di lieve entità previsto dall'art. 73 comma 5 del T.U. Stupefacenti, rendendo irrilevanti altre considerazioni.
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Fatto lieve: no se la droga è tanta e pura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza che escludeva l'ipotesi di fatto lieve. La detenzione di 46 grammi di cocaina di elevata purezza, equivalenti a circa 190 dosi, è stata considerata un elemento così negativo da rendere irrilevanti le altre circostanze, impedendo l'applicazione della norma di favore.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante un reato di stupefacenti, confermando la decisione di merito che escludeva l'ipotesi del 'fatto di lieve entità'. La Corte ha ribadito che elementi come l'ingente quantità, la diversa tipologia delle sostanze e la disponibilità di armi sono incompatibili con la fattispecie attenuata. La decisione sottolinea come la valutazione di questi elementi spetti esclusivamente al giudice di merito, se la sua motivazione è logica e adeguata.
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Utilizzabilità intercettazioni: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per reati di droga, basata su prove raccolte tramite intercettazioni. La Corte ha stabilito la non utilizzabilità delle intercettazioni perché autorizzate con procedure e durate eccezionali, previste per reati di criminalità organizzata, ma applicate a un'indagine per turbativa d'asta, un reato comune. Questo errore procedurale ha reso le prove raccolte illegalmente e quindi inutilizzabili, portando all'annullamento del provvedimento e al rinvio al Tribunale per una nuova valutazione.
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Motivazione recidiva: l’obbligo del giudice di spiegare
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30044 del 2024, ha annullato parzialmente una condanna per spaccio di cocaina. Il caso riguarda un imputato la cui pena era stata aggravata per recidiva. La Suprema Corte ha stabilito che la motivazione recidiva non può basarsi solo su un precedente reato, ma il giudice deve spiegare in concreto perché il nuovo fatto dimostri una maggiore pericolosità sociale del soggetto, annullando la decisione per vizio di motivazione e per non aver risposto a uno specifico motivo d'appello.
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Reato continuato: come si calcola la pena satellite?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29977/2024, chiarisce i criteri per il calcolo della pena in caso di reato continuato, confermando la necessità di motivare distintamente l'aumento per ogni reato satellite. La Corte dichiara inammissibili i ricorsi presentati da quattro imputati per rapina, furto e spaccio, ribadendo principi sulla valutazione dell'attenuante del danno lieve nella rapina e sui requisiti di specificità dei motivi di ricorso.
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Custodia cautelare: carcere per spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato arrestato con quasi 1.9 kg di cocaina. La Corte ha confermato la custodia cautelare in carcere, ritenendola l'unica misura adeguata a fronte dell'ingente quantitativo di droga, delle modalità professionali di occultamento e del materiale per il confezionamento trovato a casa, elementi indicativi di un'attività criminale strutturata e di un concreto pericolo di reiterazione del reato.
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Revoca misura cautelare: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la revoca di una misura cautelare basandosi sul tempo trascorso e sulla buona condotta. La sentenza ribadisce che per la revoca misura cautelare servono fatti nuovi che incidano sulle esigenze originarie, non essendo sufficienti elementi come il rispetto delle prescrizioni, considerato un dovere, o il mero decorso temporale, ritenuto un fattore neutro.
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Morte del reo: estinzione del reato e annullamento
Un individuo, condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, il suo avvocato ha presentato il certificato di morte. La Suprema Corte, prendendo atto del decesso, ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato per morte del reo, un principio che prevale su ogni altra questione giuridica.
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Uso personale stupefacenti: quando si esclude?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di hashish ai fini di spaccio, il quale sosteneva che la sostanza fosse per uso personale. La Corte ha ribadito che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità, ma deve considerare tutte le circostanze. In questo caso, una precedente cessione di cocaina, il ritrovamento di materiale per il confezionamento e la divisibilità della sostanza in 21 dosi sono stati ritenuti prove sufficienti a escludere l'ipotesi di uso personale stupefacenti e a confermare l'intento di spaccio.
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Finalità di spaccio: quando la detenzione è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, ribadendo che la finalità di spaccio non si desume solo dalla quantità, ma da un insieme di indizi. Nel caso specifico, la presenza di un bilancino di precisione, il confezionamento delle dosi e la mancata dichiarazione di essere consumatore sono stati elementi decisivi per confermare la condanna.
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Finalità di spaccio: la confessione è decisiva
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per detenzione ai fini di spaccio. La Corte ha ritenuto decisiva la sua confessione di voler scambiare 2,7 grammi di hashish con altri detenuti per generi alimentari, confermando la sussistenza della finalità di spaccio.
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Criteri spaccio stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti. La decisione conferma che per stabilire i criteri per lo spaccio di stupefacenti non è sufficiente il solo dato quantitativo, ma è necessaria una valutazione globale di tutti gli indizi, come le modalità di confezionamento, l'occultamento ingegnoso e il sospetto viavai di persone.
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Detenzione di stupefacenti: la disponibilità delle chiavi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti di un individuo, chiarendo un principio fondamentale: per configurare il reato non è necessario il contatto fisico con la droga. È sufficiente avere la disponibilità di fatto del luogo in cui questa è custodita, come dimostrato dal possesso delle chiavi dell'appartamento usato come deposito. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo le prove indiziarie (l'avvicinamento al luogo, la fuga alla vista della polizia) gravi, precise e concordanti e sufficienti a provare la colpevolezza.
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Attenuanti generiche: no se c’è propensione a delinquere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di negare le attenuanti generiche, sottolineando che la valutazione della propensione a delinquere, basata su precedenti specifici e sulla condotta abituale, costituisce una motivazione sufficiente. Il potere discrezionale del giudice nella determinazione della pena e nella concessione delle attenuanti è stato ribadito come ampio e insindacabile se logicamente motivato.
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