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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

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750 provvedimenti

Spaccio di lieve entità: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di riqualificare il reato come spaccio di lieve entità è stata respinta sulla base dell'ingente quantitativo di droga (2341 dosi), del possesso di un bilancino di precisione e della professionalità dell'attività, elementi incompatibili con la nozione di minima offensività.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati di droga. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. In merito al diniego delle attenuanti generiche, ha confermato che la sola assenza di precedenti penali non è sufficiente a giustificarne la concessione, essendo necessaria la presenza di elementi positivi di valutazione.
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Valutazione congruità pena: i limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati di droga, che contestava l'entità della pena. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la valutazione della congruità della pena non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità, a meno che la motivazione del giudice di merito non sia palesemente illogica o arbitraria. In questo caso, la sanzione è stata ritenuta giustificata dalla gravità del fatto e dai numerosi precedenti specifici dell'imputato.
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Ricorso inammissibile: valutazione dei fatti esclusa
Un soggetto condannato per un reato minore legato agli stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che le doglianze miravano a una nuova valutazione dei fatti e delle prove, compito esclusivo dei giudici di merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità droga: quando è esclusa dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come di 'lieve entità droga' è stata respinta, poiché la detenzione di sostanze diverse, un quantitativo rilevante e il possesso di bilancini di precisione sono stati considerati indici di professionalità e capacità di diffusione sul mercato, incompatibili con la minima offensività richiesta dalla norma.
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Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è sistematico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non riconoscere l'ipotesi del 'fatto di lieve entità' (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), sottolineando che la natura sistematica, professionale e continuativa dell'attività di spaccio, rivolta a una clientela fidelizzata e con l'uso di cautele per eludere i controlli, prevale sulla modesta quantità delle singole cessioni. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato in tutti i suoi punti.
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Recidiva reiterata: quando la pena è più severa
Un individuo condannato per spaccio di stupefacenti contesta l'aumento di pena per recidiva reiterata. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che i numerosi precedenti penali e la persistenza nell'attività illecita dimostrano un'accresciuta capacità a delinquere, legittimando una sanzione più grave.
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Ricorso e Patteggiamento: i limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. L'analisi si concentra sui rigidi limiti per contestare la qualificazione giuridica del fatto e sulla legittimità della confisca del denaro, considerato profitto del reato di spaccio. La decisione sottolinea come il ricorso e patteggiamento siano compatibili solo in casi di errori manifesti e non per una rivalutazione del merito.
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Coltivazione di cannabis: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per coltivazione di cannabis. L'ordinanza chiarisce che il giudizio di legittimità non può rivalutare i fatti o la congruità della pena se le decisioni dei giudici di merito sono adeguatamente motivate, come nel caso di specie, in cui la destinazione allo spaccio era stata logicamente desunta.
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Fatto di lieve entità: no se la condotta è grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto trovato in possesso di 75,45 grammi di hashish in carcere. La Corte ha confermato la decisione di merito che negava l'applicazione del fatto di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), motivando che il quantitativo rilevante, le modalità di detenzione e l'introduzione della sostanza in un istituto penitenziario indicano una gravità della condotta incompatibile con la minima offensività richiesta dalla norma.
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Ricorso inammissibile: quando è troppo generico?
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché formulato in modo generico e aspecifico. L'imputato, condannato per un reato minore legato agli stupefacenti, non ha contestato adeguatamente le motivazioni della sentenza d'appello. La Corte ha quindi confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Riqualificazione Fatto Lieve: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la Riqualificazione Fatto Lieve per la detenzione di 28,55 grammi di cocaina. La decisione si basa sul principio che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge. La Corte ha ritenuto logica la valutazione dei giudici di merito, che avevano escluso la lieve entità in base all'ingente quantitativo e all'elevata purezza della sostanza, da cui si potevano ricavare 185 dosi.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e valutazione dei fatti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per reati legati agli stupefacenti. La Corte ribadisce che non può riesaminare la valutazione dei fatti o l'adeguatezza della pena, compiti esclusivi dei giudici di merito, se la motivazione della sentenza impugnata è logica e coerente. L'appellante è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per spaccio. I motivi, ritenuti generici e ripetitivi, non hanno superato il vaglio della Corte, che ha confermato la gravità dei fatti e la recidiva, escludendo pene più miti.
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Recidiva: valutazione del giudice oltre il tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la valutazione della recidiva in una condanna per spaccio. La Corte ha stabilito che il mero decorso del tempo non è sufficiente a escludere la recidiva, dovendo il giudice considerare anche altri elementi come i precedenti penali e la propensione a delinquere dell'imputato, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Motivo nuovo Cassazione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso basato su un motivo nuovo. Un imputato, condannato per reati legati agli stupefacenti, aveva richiesto per la prima volta in Cassazione l'applicazione di pene sostitutive, questione mai sollevata in appello. La Corte ha ribadito il principio secondo cui non è possibile introdurre nuove doglianze nel giudizio di legittimità se queste potevano essere dedotte nei gradi di merito precedenti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Spaccio di lieve entità: la quantità esclude il reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, il quale richiedeva la qualificazione del fatto come spaccio di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la notevole quantità di stupefacente (100 grammi di cocaina, per 516 dosi) è un elemento di per sé sufficiente a escludere l'ipotesi meno grave, in quanto indicativo di un'attività di spaccio florida e non modesta.
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Inammissibilità ricorso spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che i motivi di ricorso erano mere ripetizioni di argomentazioni fattuali già respinte in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. Questo caso sottolinea l'importanza di presentare motivi di legittimità validi e non questioni di merito per l'inammissibilità ricorso spaccio.
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Spaccio di lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due persone condannate per spaccio di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come spaccio di lieve entità è stata respinta a causa degli elevati quantitativi ceduti, della natura della sostanza (prevalentemente cocaina), dell'ampia e assidua rete di clienti e della durata dell'attività criminale (circa due anni). Questi elementi, secondo la Corte, sono incompatibili con l'ipotesi di minima offensività richiesta per il reato minore.
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Ricorso inammissibile: nuovi motivi in Cassazione
Un soggetto, condannato per detenzione di cocaina ai fini di spaccio, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in un'ipotesi di minore gravità. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché tale richiesta non era mai stata avanzata nel precedente grado di appello, costituendo un motivo nuovo e quindi non proponibile davanti al giudice di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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