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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

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750 provvedimenti

Associazione a delinquere stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per associazione a delinquere stupefacenti, respingendo il ricorso. La sentenza stabilisce che le intercettazioni, se interpretate in modo logico e nel contesto generale delle indagini, costituiscono una prova sufficiente del ruolo stabile di un soggetto all'interno di un'organizzazione criminale, superando la tesi difensiva di un coinvolgimento meramente occasionale. Viene inoltre ribadito che il reato di acquisto di stupefacenti si perfeziona con il solo accordo tra le parti, senza necessità della consegna materiale della sostanza.
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Lieve entità: quando è esclusa per spaccio di droga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 41358/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina e hashish. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non applicare l'attenuante della lieve entità, poiché il reato era stato commesso durante la detenzione domiciliare, un fattore che, unito alla quantità di stupefacente, denota una significativa offensività della condotta e non una lieve entità.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento avverso una condanna per detenzione di stupefacenti. L'imputato contestava la mancata verifica della natura della sostanza, ma la Corte ha ribadito che tale motivo non rientra tra quelli, tassativamente previsti, che consentono l'impugnazione di una sentenza di applicazione della pena su richiesta, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Fatto di lieve entità escluso per quantità di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per detenzione di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come fatto di lieve entità è stata respinta a causa dell'ingente quantitativo di droga (100g di cocaina e 150g di hashish), del confezionamento in dosi e della presenza di un'organizzazione contabile, elementi ritenuti incompatibili con la minima offensività richiesta dalla norma.
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Aggravamento misura cautelare: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un aggravamento misura cautelare dalla detenzione domiciliare al carcere per un indagato trovato in possesso di stupefacenti nella propria abitazione. La Corte ha stabilito che la nuova scoperta giustifica la revisione della misura per prevenire la reiterazione del reato, dichiarando inammissibile il ricorso che tentava di rimettere in discussione la qualificazione giuridica del fatto originario, ormai coperta da 'giudicato cautelare'.
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Droga parlata: basta una intercettazione per condannare?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per spaccio e estorsione, stabilendo che una singola intercettazione, la cosiddetta 'droga parlata', può costituire prova sufficiente se grave, precisa e concordante. La sentenza rigetta i ricorsi degli imputati, chiarendo i criteri di valutazione della prova indiziaria e i limiti per l'applicazione del reato continuato tra sentenze diverse.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione e la droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte ha confermato la decisione di merito che escludeva l'ipotesi del fatto di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo di droga (774 dosi di hashish) e della sua destinazione a persone detenute, circostanze ritenute assorbenti e incompatibili con la minore gravità del reato.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio. La difesa chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione precedente, sottolineando che la notevole quantità di stupefacente (quasi 1.200 dosi) e il fatto che lo spaccio avvenisse durante gli arresti domiciliari sono elementi incompatibili con tale ipotesi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto lieve: no se la coltivazione è organizzata
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione di droga. La Corte conferma la decisione di merito che escludeva l'ipotesi di fatto lieve, data l'ingente quantità di stupefacente (quasi 3000 dosi) e le modalità organizzate della coltivazione, ritenute incompatibili con la minore offensività.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi rinunciati
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di due imputati. Il primo aveva rinunciato ai motivi in appello, il secondo contestava una pena accessoria legata a una precedente sentenza definitiva. La sentenza chiarisce i limiti dell'impugnazione in caso di accordo sulla pena e continuazione del reato.
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Concorso nel reato di spaccio: ruoli diversi, pene diverse
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39171/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di concorso nel reato di spaccio. Anche se il fatto storico è lo stesso, i complici possono essere giudicati diversamente: uno per spaccio grave e l'altro per un fatto di lieve entità. La decisione dipende dal ruolo specifico di ciascun correo nell'operazione illecita. La Corte ha rigettato il ricorso di un imputato che, avendo un ruolo organizzativo, non poteva beneficiare della qualifica di lieve entità, a differenza di un suo collaboratore.
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Continuazione del reato: quando è esclusa dalla Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione del reato tra una condanna per spaccio e altre precedenti. La decisione si fonda sulla notevole distanza temporale tra gli episodi e sull'assenza di prova di un medesimo disegno criminoso, confermando che questi elementi sono cruciali per l'applicazione del beneficio.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per violazione della legge sugli stupefacenti. I motivi, ritenuti generici, tentavano di ottenere una nuova valutazione dei fatti e della pena, compito non spettante alla Cassazione. La Corte ha confermato la decisione di merito, ben motivata e priva di vizi logici, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Art. 131-bis: no tenuità per spaccio reiterato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per spaccio di lieve entità. La richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis cod. pen., è stata respinta. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che il numero di cessioni di droga e le modalità dell'azione indicavano un disvalore oggettivo della condotta incompatibile con il beneficio richiesto.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati, confermando la loro condanna. La decisione si basa sulla genericità dei motivi presentati, che miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita nel giudizio di legittimità. L'ordinanza sottolinea che un ricorso inammissibile si verifica quando le censure non criticano specificamente la logica della sentenza impugnata, ma si limitano a riproporre questioni di merito.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: limiti al riesame
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso per due imputati. I motivi riguardavano la determinazione della pena e la sospensione condizionale. La Corte ha ribadito che non può rivalutare i fatti o la congruità della pena, se non illogica, confermando la decisione d'appello.
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Attenuanti generiche: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione di merito che negava le attenuanti generiche per totale assenza di elementi positivi a favore dell'imputato e ha ribadito che la valutazione sul profitto del reato è una questione di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi di merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso presentato da un imputato condannato per un reato legato agli stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso non riguardavano vizi di legittimità, ma tentavano di ottenere una nuova valutazione dei fatti e delle prove, un'attività che spetta esclusivamente ai giudici di merito (Tribunale e Corte d'Appello). Questa ordinanza ribadisce la netta distinzione tra giudizio di merito e giudizio di legittimità, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: motivi generici non bastano
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per reati connessi agli stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, che non si confrontavano specificamente con le argomentazioni della sentenza impugnata, ribadendo la necessità di censure precise e dettagliate.
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Attenuanti generiche: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito che la rivalutazione dei fatti non è consentita in sede di legittimità e ha giustificato il diniego delle attenuanti generiche per l'assenza di elementi positivi e di un atteggiamento collaborativo da parte dell'imputato, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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