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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 — Anno 2025

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153 provvedimenti

Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

Spaccio di lieve entità: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La decisione si fonda sulla carente motivazione della Corte d'appello, che non ha effettuato una valutazione complessiva e unitaria per escludere l'ipotesi di 'spaccio di lieve entità'. Secondo la Suprema Corte, il giudice deve considerare tutti gli indici (mezzi, modalità, quantità) e non può basare la sua decisione su singoli elementi isolati. Anche la valutazione sulla recidiva è stata ritenuta insufficiente, poiché basata su precedenti troppo datati senza una reale analisi della pericolosità attuale. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Termine di comparizione: la Cassazione chiarisce
Un individuo condannato per spaccio di lieve entità ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la violazione del nuovo termine di comparizione introdotto dalla Riforma Cartabia e la mancanza di prova sull'efficacia drogante della sostanza. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando, sulla base di una recente sentenza delle Sezioni Unite, che il nuovo termine si applica solo alle impugnazioni successive al 1° luglio 2024. Inoltre, ha ribadito che nel rito abbreviato l'efficacia drogante può essere desunta da elementi indiziari, senza necessità di una perizia tecnica.
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Diritto di difesa intercettazioni: annullamento senza atti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che imponeva l'obbligo di dimora a un indagato, poiché nel fascicolo processuale mancava il decreto di proroga di un'intercettazione chiave. Tale assenza ha leso il diritto di difesa dell'indagato, impedendogli di verificare la legittimità della prova a suo carico. La Corte ha stabilito che la richiesta di acquisizione del documento, anche se presentata durante l'udienza di riesame, è tempestiva e fondamentale per garantire un giusto processo. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione, sottolineando l'importanza del pieno accesso agli atti per la difesa.
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Detenzione stupefacenti: quando è inammissibile ricorso
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per detenzione stupefacenti. L'imputato, trovato con hashish per 1600 dosi in un centro sociale, contestava l'attribuzione della droga e il diniego delle attenuanti. La Corte ha ritenuto le censure una mera rivalutazione del merito, confermando la condanna per spaccio.
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Ricorso cassazione inammissibile: i limiti del riesame
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'indagata in custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e per carenza di interesse su alcuni motivi, dato che la misura cautelare si fondava su un'accusa più grave non scalfita dai motivi di appello.
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Reato continuato: i limiti del giudice in fase esecutiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante il calcolo della pena per un reato continuato. L'imputato sosteneva che il giudice dovesse partire da una pena già unificata in una precedente fase esecutiva. La Corte ha chiarito che il giudice è vincolato solo dalle sentenze di condanna originali e non dalle precedenti decisioni del giudice dell'esecuzione, purché la pena finale risulti più favorevole della somma aritmetica delle pene iniziali.
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Spaccio di lieve entità: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6785/2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due individui condannati per spaccio. La Corte ha negato la qualifica di spaccio di lieve entità, sottolineando che la sistematicità delle cessioni, la presenza di una base logistica e una rudimentale organizzazione sono elementi che escludono tale ipotesi, anche in assenza di ingenti quantitativi di droga.
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Confisca denaro: serve prova, non basta il reato
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca del denaro disposta nei confronti di un imputato che aveva patteggiato per un reato di spaccio. La Suprema Corte ha stabilito che, anche in caso di patteggiamento, il giudice deve fornire una motivazione adeguata che dimostri il collegamento diretto tra la somma sequestrata e l'attività illecita, non potendo basarsi sulla semplice assenza di giustificazioni da parte dell'imputato sulla provenienza del denaro.
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Particolare tenuità del fatto: no al rave party
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'imputata condannata per un reato di lieve entità in materia di stupefacenti. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ma la Corte ha ritenuto che, nonostante la modesta quantità di sostanza, la suddivisione in 11 involucri, la detenzione di bustine vuote e il contesto di un rave party indicassero un'offensività superiore al minimo. Sono state respinte anche le eccezioni procedurali sulla notifica dell'atto di citazione.
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Appello penale inammissibile: il mandato specifico
La Corte di Cassazione dichiara un appello penale inammissibile a causa della mancata presentazione di un mandato specifico a impugnare da parte del difensore. La sentenza, applicando il principio 'tempus regit actum', sottolinea come questo adempimento sia essenziale per procedere, specialmente quando l'imputato è assente, per garantire la sua consapevolezza nel proseguire il giudizio. La decisione assorbe e non esamina i motivi di merito del ricorso.
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Dichiarazioni predibattimentali: limiti d’uso
Un uomo è stato condannato per spaccio sulla base delle dichiarazioni rese da un testimone prima del processo. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, specificando che le dichiarazioni predibattimentali, se utilizzate per contestare la testimonianza in aula, servono solo a valutare la credibilità del teste e non possono, da sole, costituire prova di colpevolezza. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio d'appello.
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Sanzione sostitutiva: nessun obbligo di avviso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per reati legati agli stupefacenti. I ricorrenti lamentavano la mancata informazione da parte del giudice d'appello sulla possibilità di richiedere una sanzione sostitutiva. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice non ha alcun obbligo di proporre tale misura, poiché si tratta di un potere discrezionale. L'omissione dell'avviso non comporta la nullità della sentenza, ma presuppone una valutazione implicita negativa sui presupposti per la concessione della misura.
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Inammissibilità ricorso Cassazione per droga: il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso in materia di stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che i motivi presentati dall'imputato erano o questioni di merito non riesaminabili in sede di legittimità, oppure una mera riproposizione di argomenti già vagliati e respinti dalla Corte d'Appello. Questa ordinanza sottolinea i rigorosi criteri per l'accesso al giudizio di Cassazione e comporta per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando la validità del principio di inammissibilità ricorso Cassazione in casi simili.
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Ricorso inammissibile: spaccio e attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una sentenza della Corte d'Appello di Bari per un reato legato agli stupefacenti. I motivi, incentrati sulla responsabilità penale, la riqualificazione del reato e la concessione di attenuanti, sono stati rigettati in quanto mere contestazioni di fatto, già adeguatamente motivate nel grado precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. I motivi, relativi alla responsabilità penale, alle attenuanti e alla qualificazione del reato, sono stati giudicati come questioni di fatto, censure nuove, generiche o mera riproposizione di argomenti già respinti dalla Corte d'Appello. La decisione sottolinea i limiti del giudizio di legittimità, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria per il ricorrente.
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Concorso in spaccio: il ruolo del convivente
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna condannata per concorso in spaccio. La Suprema Corte ha confermato che il suo ruolo non era di mera connivenza non punibile, ma di piena partecipazione al reato, data la sua fuga con una parte della droga e la presenza di strumenti per il confezionamento in bella vista nell'abitazione condivisa.
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Inammissibilità ricorso: Cassazione su droga e reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. Il ricorso è stato ritenuto generico e manifestamente infondato, in quanto si limitava a riproporre censure già respinte dalla Corte d'Appello. I giudici hanno confermato la decisione di merito, sottolineando che l'ingente quantitativo di stupefacente (682 dosi di cocaina) e la spiccata capacità criminale del soggetto, desunta dai numerosi precedenti specifici, impedivano sia il riconoscimento del fatto di lieve entità sia la prevalenza delle attenuanti generiche.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per reati legati agli stupefacenti. I giudici hanno stabilito che i motivi di appello erano una semplice riproposizione di argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello e che la valutazione sulla recidiva, basata sulla pericolosità sociale dell'imputato, era correttamente motivata.
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Droga parlata: condanna legittima anche senza sequestro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per spaccio di cocaina. La sentenza stabilisce che una condanna per 'droga parlata', ovvero basata esclusivamente su prove da intercettazioni, è legittima anche in assenza di sequestri di stupefacenti, a condizione che le conversazioni siano inequivocabili e il giudice fornisca una motivazione rigorosa.
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Confisca spaccio lieve entità: decisione Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di una somma di denaro nei confronti di un imputato il cui reato era stato riqualificato come spaccio di lieve entità. La decisione si fonda sul principio che la legge applicabile è quella in vigore al momento del fatto. All'epoca, la norma sulla confisca escludeva espressamente i casi di spaccio lieve, rendendo illegittimo il provvedimento. La parola chiave del caso è confisca spaccio lieve entità.
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