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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 — Anno 2025

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153 provvedimenti

Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti, basandosi sul principio della "doppia conforme". Poiché le sentenze di primo e secondo grado erano concordi sulla responsabilità, la Corte ha ritenuto le motivazioni congiunte logiche e coerenti, rigettando le censure sulla ricostruzione dei fatti e sulla mancata concessione delle attenuanti generiche. Il caso evidenzia i limiti del giudizio di legittimità, che non può riesaminare il merito della vicenda.
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Valutazione gravità reato: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti e ricettazione. L'analisi della Corte si concentra sulla corretta valutazione della gravità del reato effettuata dai giudici di merito, che avevano escluso la fattispecie di lieve entità (art. 73, comma 5, D.P.R. 309/90) e la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La decisione si fonda su elementi quali l'elevato dato ponderale, la diversità delle sostanze, le modalità di custodia e la professionalità dell'attività illecita, nonché sulla personalità negativa dell'imputato, desunta dai numerosi precedenti. La Suprema Corte ribadisce che il giudizio sulla congruità della pena e sulla concessione delle attenuanti non è sindacabile in sede di legittimità se sorretto da una motivazione logica e non arbitraria.
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Spaccio lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito di non applicare l'ipotesi di reato di spaccio lieve entità. La decisione si fonda sulla presenza di elementi indicativi di professionalità, come il rilevante quantitativo di stupefacenti, il frazionamento in dosi e il possesso di strumenti per il confezionamento, considerati incompatibili con la nozione di minima offensività.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza del GIP. L'ordinanza chiarisce che l'appello è inammissibile se la presunta violazione di legge non è palesemente evidente dagli atti. In questo caso, la qualificazione del reato e la pena erano state ritenute corrette dal tribunale di merito, rendendo il ricorso aspecifico e non autosufficiente.
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Ricorso inammissibile: le richieste tardive in appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per un reato di lieve entità. Il caso sottolinea un principio procedurale fondamentale: le richieste relative alla causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e all'applicazione delle sanzioni sostitutive (Riforma Cartabia) devono essere presentate nel giudizio di appello. Se sollevate per la prima volta in Cassazione, il ricorso inammissibile è la conseguenza inevitabile, poiché la Suprema Corte non può esaminare questioni non devolute al giudice precedente.
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Lieve entità droga: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non riconoscere l'ipotesi di 'lieve entità droga', a causa della presenza di due diversi tipi di stupefacenti, dell'elevato principio attivo e della suddivisione in dosi. È stata inoltre confermata la valutazione sulla pericolosità sociale legata alla recidiva specifica.
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Coltivazione domestica stupefacenti: i limiti legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione di sostanze stupefacenti. La Corte ha stabilito che la coltivazione domestica stupefacenti non può essere considerata per uso personale, e quindi non punibile, quando il quantitativo ricavabile (in questo caso 388 dosi), unito al ritrovamento di un bilancino di precisione e bustine per il confezionamento, indica una destinazione allo spaccio e non a un consumo strettamente personale.
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Appello penale specifico: la Cassazione corregge
Un imputato, condannato per un reato minore legato agli stupefacenti, ha visto il suo appello dichiarato inammissibile per genericità. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che un appello penale specifico, che si confronta criticamente con la sentenza di primo grado, non può essere respinto per inammissibilità solo perché i motivi appaiono infondati al giudice. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un esame nel merito.
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Lieve entità: quando è esclusa per droga?
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando che l'ingente quantitativo di stupefacente (3.600 dosi) e il materiale per il confezionamento escludono la destinazione a uso personale e l'ipotesi di lieve entità. La Corte ha ritenuto logica e congrua la motivazione dei giudici di merito, che avevano valutato tutti gli elementi fattuali del caso.
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Concorso in rapina: la Cassazione e la prova
La Corte di Cassazione conferma la condanna per diversi imputati per i reati di concorso in rapina aggravata e traffico di stupefacenti. La sentenza analizza in dettaglio la validità delle prove, come le intercettazioni e le testimonianze, e definisce i criteri per attribuire la responsabilità a ciascun concorrente nel reato, anche a chi non ha partecipato materialmente alla violenza. Viene inoltre chiarito quando il traffico di droga non può essere considerato di 'lieve entità'.
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Improcedibilità appello: i termini della Riforma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso basato sulla presunta improcedibilità dell'appello penale per decorso dei termini. La Corte ha chiarito che, per i reati commessi dopo il 1° gennaio 2020 e con appello presentato prima dell'entrata in vigore della Riforma Cartabia, il termine di durata massima del giudizio di appello è di tre anni, e non due, a decorrere dalla data di vigenza della nuova legge. Essendo la sentenza d'appello stata emessa entro tale termine triennale, il motivo di ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato.
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Ascensore privata dimora: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ascensore non è considerata privata dimora ai fini delle videoriprese. In un caso di spaccio di stupefacenti, le registrazioni video effettuate nell'ascensore condominiale sono state ritenute pienamente utilizzabili come prova, anche senza un'autorizzazione del giudice per le intercettazioni. La Corte ha rigettato il ricorso di un imputato, confermando la sua condanna e respingendo la tesi difensiva che mirava a rendere inutilizzabili le prove video. È stata inoltre negata la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità, data la gravità complessiva della condotta.
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Traffico di droga: quando è esclusa la lieve entità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in un caso di traffico di droga, escludendo l'ipotesi del 'fatto di lieve entità'. La decisione si fonda sulla partecipazione del ricorrente a un'organizzazione strutturata e non occasionale, elemento che denota una maggiore gravità del reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di droga: indizi per la condanna
Un soggetto viene condannato per spaccio di droga. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La condanna si fonda su una serie di indizi convergenti: la varietà delle sostanze detenute (hashish e marijuana), il quantitativo sufficiente per 63 dosi, le modalità di occultamento in auto e il possesso di denaro in piccoli tagli. Questi elementi, valutati nel loro insieme, sono stati ritenuti incompatibili con un uso puramente personale, configurando così il reato di spaccio di droga.
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Droga parlata: inammissibile ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per spaccio di droga. La condanna si basava su intercettazioni telefoniche, la cosiddetta 'droga parlata'. La Corte ha ribadito che l'interpretazione del linguaggio criptico nelle conversazioni è compito del giudice di merito e non può essere oggetto di una nuova valutazione in sede di legittimità, confermando la condanna e le sanzioni pecuniarie.
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Dosimetria della pena: il dissenso non basta in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante la dosimetria della pena per spaccio di stupefacenti. Viene stabilito che un mero dissenso sulla quantificazione della sanzione non costituisce un valido motivo di ricorso, se la decisione del giudice è supportata da una motivazione logica basata su elementi soggettivi e oggettivi, come i precedenti dell'imputato e l'organizzazione del reato.
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Fatto di lieve entità: no con 1,9 kg di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto trovato in possesso di 1,9 kg di hashish, che chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte ha stabilito che la notevole quantità di stupefacente, unita al ruolo di corriere, dimostra un'offensività incompatibile con la fattispecie attenuata, che richiede una valutazione complessiva di tutti gli elementi e non solo del dato quantitativo.
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Bilanciamento attenuanti: Cassazione e potere del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante il bilanciamento attenuanti generiche e recidiva. La sentenza conferma che la valutazione del giudice di merito è un potere discrezionale non sindacabile in sede di legittimità, se la motivazione è logica e coerente, anche se sintetica. Il caso riguardava una condanna per reati legati agli stupefacenti.
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Fatto di lieve entità: i criteri di valutazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di 14 grammi di cocaina, che chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte ha ribadito che la qualificazione di un reato come fatto di lieve entità richiede una valutazione complessiva di tutti gli elementi (mezzi, modalità, circostanze dell'azione), e non può basarsi unicamente sul dato quantitativo della sostanza stupefacente.
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Coltivazione di stupefacenti: Cassazione e prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la coltivazione di stupefacenti. Il caso riguardava la coltivazione di 174 piante di canapa e la detenzione di un quantitativo tale da produrre 793 dosi. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di giudicare la corretta applicazione della legge. La condanna è stata confermata perché la grande quantità di principio attivo escludeva l'ipotesi di reato di lieve entità, e i precedenti penali dell'imputato giustificavano la pena inflitta.
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