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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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790 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato negato tra pianificazione e vizio di delinquere
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare due condanne definitive per riciclaggio di autovetture. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando l'assenza di un disegno criminoso unitario. I due episodi presentavano modalità diverse: il primo era un caso isolato, mentre il secondo faceva parte di un'attività sistematica di nazionalizzazione e vendita di auto rubate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno confermato che la semplice somiglianza dei reati non dimostra una programmazione iniziale comune, ma indica piuttosto un'abitualità criminosa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: pena ridotta ma l’aumento resta severo
Il caso riguarda la richiesta di continuazione dei reati formulata dal Ricorrente in relazione a due condanne definitive per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta, rideterminando la pena complessiva in 12 anni, 3 mesi e 16 giorni di reclusione, applicando un aumento di 6 anni per il reato satellite. Il Ricorrente ha impugnato la decisione contestando la misura dell'aumento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la determinazione della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito. Se la motivazione e logica, coerente e basata su elementi concreti (come la gravita della condotta e il ruolo nel sodalizio), la Cassazione non puo rivalutare la congruita del trattamento sanzionatorio.
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Continuazione in executivis: no allo sconto per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in executivis per sei sentenze di condanna relative a reati gravi, tra cui associazione mafiosa e omicidio. La Corte d'Appello ha rigettato l'istanza evidenziando la notevole distanza temporale tra i fatti e la diversità dei beni giuridici lesi. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione in executivis richiede un programma criminoso specifico e preventivo. Non basta una generica propensione a delinquere o uno stile di vita improntato al crimine per ottenere lo sconto di pena, specialmente quando i reati sono distanziati nel tempo e colpiscono interessi differenti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Risarcimento per disumana carcerazione: no ai termini scaduti
Il Detenuto ha richiesto il risarcimento per disumana carcerazione per un periodo di detenzione già interamente scontato tra il 2012 e il 2017. Il Magistrato di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la domanda per tardività. Il Detenuto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la successiva emissione di un provvedimento di cumulo delle pene avesse riaperto i termini per presentare la richiesta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'unificazione delle pene non riapre i termini per chiedere l'indennizzo per periodi di detenzione già conclusi sotto un diverso titolo esecutivo. Inoltre, per chi ha già finito di espiare la pena, la competenza spetta al Tribunale civile e non al Magistrato di Sorveglianza.
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Reato continuato negato: lo spaccio ripetuto è scelta di vita
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per unificare due condanne per spaccio di stupefacenti. La Corte d'appello ha respinto la richiesta, rilevando che i reati erano stati commessi in luoghi diversi, in un ampio arco temporale (dal 2018 al 2020) e con modalità differenti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati simili non dimostra un unico disegno criminoso originario, ma rappresenta piuttosto una scelta di vita orientata al guadagno facile. Di conseguenza, il reato continuato non può essere applicato e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: annullata la pena calcolata senza motivazione
Il Tribunale di Firenze, come giudice dell'esecuzione, ha unificato diverse condanne per droga a carico del Condannato, applicando la disciplina del reato continuato. Tuttavia, nel rideterminare la pena complessiva, il giudice ha stabilito gli aumenti per i reati satellite senza fornire alcuna motivazione. Il Condannato ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice deve sempre motivare in modo distinto e dettagliato l'aumento di pena per ciascun reato satellite, per garantire la proporzionalità della sanzione ed evitare un cumulo materiale mascherato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento limitatamente al calcolo della pena, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Reato continuato: no allo sconto di pena tra truffa e bancarotta
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un professionista che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra una truffa aggravata e una bancarotta fraudolenta. Il ricorrente sosteneva che la vicinanza temporale e il comune scopo di lucro dimostrassero un unico progetto criminoso. Tuttavia, i giudici hanno confermato la decisione del Tribunale di Pordenone: i due reati presentavano modalità esecutive, contesti e complici totalmente differenti. La truffa era stata compiuta ai danni di un cliente, mentre la bancarotta consisteva nella sottrazione di un immobile in danno dei creditori di un'altra società. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice intenzione di arricchirsi o una generica inclinazione a delinquere non bastano a dimostrare una pianificazione unitaria originaria. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Continuazione nei reati: niente sconti per gli omicidi del boss
Il Condannato, esponente di spicco di un sodalizio criminale, ha chiesto il riconoscimento della continuazione nei reati per unificare le pene di otto sentenze di condanna relative ad associazione mafiosa e diversi omicidi commessi tra il 2009 e il 2013. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, escludendo un disegno criminoso unico. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la continuazione nei reati tra la partecipazione a un'associazione mafiosa e i singoli delitti di sangue richiede la prova rigorosa che questi ultimi fossero già programmati, almeno nelle linee generali, al momento dell'ingresso nel clan. La semplice finalità di controllo del territorio o l'analogia dei moventi non bastano a dimostrare una programmazione unitaria iniziale, trattandosi spesso di reazioni estemporanee a dinamiche interne o conflitti con clan rivali.
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Reato continuato: la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rigetto, da parte del Tribunale di Taranto, della richiesta di applicare il reato continuato per sei diverse sentenze di condanna relative a truffe seriali. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti già esaminati dal giudice di merito. Inoltre, la Corte ha chiarito che una precedente decisione negativa del giudice dell'esecuzione preclude la riproposizione della stessa istanza, a meno che non emergano elementi di novità significativi. Il Condannato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Reato continuato e mafia: stop all’aumento di pena illegittimo
Il Condannato chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra tre diverse sentenze di condanna per estorsione e associazione mafiosa. Il Tribunale di Foggia accoglieva la richiesta solo per le prime due sentenze, escludendo la terza poiché l'estorsione contestata derivava da un recupero crediti occasionale per terzi, non programmato all'atto dell'ingresso nel clan. La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della terza condanna dal reato continuato, ribadendo che i reati-fine non si considerano automaticamente programmati dall'inizio dell'associazione mafiosa. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso sul calcolo della pena: il giudice dell'esecuzione ha applicato un aumento sanzionatorio eccessivo, violando il divieto di peggioramento della pena (reformatio in peius). La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente al calcolo della pena.
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Continuazione nel rito abbreviato: lo sconto di pena è obbligatorio
Il Tribunale di Fermo, come giudice dell'esecuzione, ha riconosciuto il vincolo della continuazione per Il Condannato, ma ha applicato l'aumento di pena per il reato satellite senza calcolare lo sconto di un terzo previsto per la scelta del rito abbreviato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che la continuazione nel rito abbreviato impone l'applicazione automatica della riduzione premiale anche in fase esecutiva. La Suprema Corte ha quindi rideterminato direttamente la pena complessiva, riducendola a un anno e otto mesi di reclusione e 533 euro di multa.
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Reato continuato: la distanza nel tempo nega lo sconto di pena
Il caso riguarda la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato avanzata da un condannato in fase di esecuzione per diverse sentenze di condanna relative a rapine, estorsioni e spaccio di droga. La Corte d'appello aveva accolto la richiesta solo parzialmente, escludendo i reati commessi a distanza di molti mesi o anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condannato, confermando che la semplice somiglianza dei reati non basta a dimostrare un unico disegno criminoso. Per l'applicazione del reato continuato è necessaria una pianificazione preventiva unitaria, resa altamente improbabile da ampi intervalli temporali (come gli undici mesi o l'anno rilevati nel caso specifico). Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: la Cassazione sblocca il cumulo delle pene
Il Tribunale di Trento dichiarava inammissibile la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato presentata da un condannato, ritenendo che una precedente decisione avesse gia precluso la valutazione di una condanna per bancarotta. Il condannato proponeva ricorso per cassazione, sostenendo che tale reato non fosse stato oggetto della precedente istanza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il perimetro dell'incidente di esecuzione e delimitato esclusivamente dalla richiesta della parte (petitum) e non dall'intero cumulo delle pene. Di conseguenza, non opera alcuna preclusione processuale per i reati mai sottoposti a precedente esame. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione sul merito della continuazione.
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Continuazione dei reati: no allo sconto se i fatti sono distanti
Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che ha negato la continuazione dei reati tra due diverse sentenze di condanna per narcotraffico e riciclaggio. La difesa sosteneva l'esistenza di un unico disegno criminoso basato sulla medesima attività illecita. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la continuazione dei reati richiede prove concrete di una programmazione iniziale unitaria. La distanza temporale di anni tra i fatti, la diversità dei luoghi e la disomogeneità delle condotte escludono il vincolo della continuazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione del reato: no allo sconto se i fatti sono distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione del reato tra due condanne definitive pronunciate nel 2017 e nel 2022. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa della notevole distanza temporale tra i fatti e dell'assenza di un disegno criminoso unitario. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valorizzazione di indici come l'omogeneità dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché volto a ottenere una non consentita rivalutazione dei fatti e privo di censure specifiche sulla logicità della decisione impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se i reati sono distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un condannato che chiedeva il riconoscimento del vincolo del reato continuato tra tre diverse condanne pronunciate negli anni. Il giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta a causa della notevole distanza temporale tra i reati e della loro disomogeneità. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, ribadendo che il giudizio di legittimità non può rivalutare i fatti di merito. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che il riconoscimento della continuazione richiede la prova di una programmazione iniziale unitaria e non di semplici scelte estemporanee. Infine, la Corte ha dichiarato inutilizzabile la memoria difensiva depositata in ritardo rispetto ai termini di legge. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se manca il piano
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di due condanne per droga: una per spaccio nel 2012 e l'altra per associazione a delinquere conclusasi nel 2010. La Corte d'appello ha respinto la richiesta a causa del divario temporale di due anni e della mancanza di prove di un piano unitario iniziale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la somiglianza dei reati e la vicinanza temporale non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso, ma serve la prova che ogni reato fosse già stato programmato fin dall'inizio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per reati diversi
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'unificazione delle pene tramite l'istituto del reato continuato per reati giudicati separatamente: fatti estorsivi (2020/2021) legati a un'attività di scommesse e un'illecita concorrenza (2012) connessa a dinamiche di criminalità organizzata. La Corte d'appello ha respinto la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso a causa dell'eterogeneità dei reati e dell'imprevedibilità degli eventi futuri al momento del primo illecito. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che, per applicare il reato continuato in fase esecutiva, occorre dimostrare che tutti i reati fossero stati programmati fin dall'inizio nelle loro linee essenziali, non bastando la sola vicinanza temporale o l'omogeneità dei comportamenti. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e tossicodipendenza: no allo sconto automatico
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare tre diverse condanne: una per detenzione illegale di arma del 2017 e due per lesioni e tentato omicidio. Il richiedente sosteneva che tutti i reati derivassero da un unico disegno criminoso legato al suo stato di tossicodipendenza. La Corte d'appello ha escluso la detenzione dell'arma dall'unificazione, decisione ora confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che la tossicodipendenza non unifica automaticamente i reati se manca un legame concreto tra la dipendenza e le singole condotte. Inoltre, la notevole distanza di tempo tra il possesso dell'arma e le successive aggressioni (dovute a gelosia e liti immobiliari) esclude una pianificazione unitaria originaria. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Unicità di disegno criminoso: quando il tempo nega lo sconto
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto della Corte d'appello di riconoscere la continuazione tra diversi reati giudicati separatamente. Il ricorrente sosteneva la sussistenza di un'unicità di disegno criminoso basata sull'omogeneità dei comportamenti. La Suprema Corte ha confermato il rigetto, rilevando che la distanza temporale di oltre un anno e la diversità dei luoghi di commissione dimostrano un programma delinquenziale generico e indeterminato, incompatibile con una pianificazione preventiva unitaria. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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