LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

Pagina 17 di 40

790 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato negato: i furti seriali non sono un unico piano
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto della Corte d'appello di riconoscere il reato continuato per quattordici furti commessi in tempi e luoghi diversi. Il Giudice dell'esecuzione ha ritenuto che i furti non derivassero da un unico piano preventivo, ma da una generica scelta di vita orientata al crimine per procurarsi denaro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il reato continuato richiede un programma criminoso specifico e preventivo, non una semplice propensione a delinquere. Il Condannato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Clan e reati singoli: no all’unicità del disegno criminoso
Il Ricorrente, condannato per associazione mafiosa ed estorsione, ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione tra diverse condanne. Il Tribunale ha respinto l'istanza, escludendo che l'estorsione fosse programmata fin dall'inizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando che la semplice partecipazione a un'associazione mafiosa non dimostra l'unicità del disegno criminoso per tutti i reati commessi dal gruppo. I singoli reati-fine devono essere stati programmati al momento dell'ingresso nel sodalizio criminale. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Medesimo disegno criminoso: stile di vita o piano reale?
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto della Corte d'appello di riconoscere la continuazione tra diversi reati commessi. Il giudice dell'esecuzione aveva escluso l'esistenza di un medesimo disegno criminoso, rilevando che i reati erano eterogenei e privi di una programmazione unitaria iniziale. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice propensione a delinquere o il generico bisogno di denaro non bastano a dimostrare un medesimo disegno criminoso, il quale richiede invece una pianificazione preventiva delle linee essenziali dei singoli reati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Medesimo disegno criminoso: stile di vita nega lo sconto di pena
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il diniego del Giudice dell esecuzione di riconoscere la continuazione tra diverse condanne per detenzione di stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ripetizione di reati simili non dimostra automaticamente un medesimo disegno criminoso, ma puo indicare una semplice scelta di vita incline al crimine. Per ottenere lo sconto di pena della continuazione, il condannato deve dimostrare che tutti i reati erano stati programmati preventivamente nelle loro linee essenziali. Poiche le condotte erano distanti nel tempo, nello spazio e riguardavano droghe diverse, la Cassazione ha confermato il rigetto, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Bancarotta fraudolenta per distrazione: condanna senza sconti
Il caso riguarda l'amministratore di una società fallita, condannato per bancarotta fraudolenta per distrazione per aver distratto oltre 12,5 milioni di euro tramite finanziamenti infruttiferi a favore di una società partecipata. La Corte d'Appello, in sede di rinvio, ha rideterminato la pena a tre anni e sei mesi di reclusione, negando le attenuanti generiche e la continuazione con una precedente condanna. L'Amministratore ha proposto ricorso in Cassazione contestando il trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'enorme gravità del danno economico giustifica il diniego implicito delle attenuanti generiche, mentre la richiesta di continuazione dei reati era inammissibile in questa sede, potendo comunque essere riproposta davanti al giudice dell'esecuzione.
Continua »
Medesimo disegno criminoso: no allo sconto per chi vive di reati
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che aveva respinto la richiesta di applicare la continuazione per una serie di reati contro il patrimonio commessi tra il 2008 e il 2012. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che per ottenere lo sconto di pena non basta dimostrare una generica propensione a delinquere o il bisogno economico. È invece necessario dimostrare il medesimo disegno criminoso, ossia una programmazione iniziale e unitaria dei singoli reati, pianificati almeno nelle loro linee essenziali prima della commissione del primo illecito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: sconti di pena ma con calcoli da motivare
Il Condannato, con diverse sentenze definitive per violenza sessuale e rapina, ha chiesto l'applicazione del reato continuato in fase esecutiva. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto parzialmente la richiesta, unendo solo alcuni reati commessi a breve distanza temporale e rideterminando la pena. Ha escluso gli altri episodi a causa dei lunghi periodi di carcerazione intermedi e dell'assenza di un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questo rigetto parziale, specificando che lo stato di ubriachezza non dimostra un programma unitario. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Condannato sulla quantificazione della pena: il giudice ha l'obbligo di motivare specificamente l'entità dell'aumento stabilito per i singoli reati satellite. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per una nuova e corretta motivazione sul calcolo della pena.
Continua »
Continuazione dei reati: perché il contesto societario non basta
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati tra una ricettazione di un assegno e alcuni illeciti fiscali, sostenendo che facessero parte di un'unica strategia di gestione societaria. La Corte d'appello ha respinto la richiesta per mancanza di un disegno criminoso unitario. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la concomitanza temporale e il contesto societario sono solo indici sussidiari. Per applicare la continuazione dei reati è indispensabile dimostrare che, al momento del primo illecito, il soggetto avesse già programmato anche il secondo nei suoi tratti essenziali. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Reato continuato e tossicodipendenza: no allo sconto automatico
Il Tribunale di Latina, in veste di giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato per reati commessi in quattro diverse sentenze, tra cui maltrattamenti, lesioni, rapina ed evasione. Il ricorrente sosteneva che la tossicodipendenza e la vicinanza temporale dimostrassero un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la tossicodipendenza non comporta in automatico il reato continuato. Per l'unificazione delle pene serve la prova di una pianificazione preventiva e dettagliata di tutti i reati fin dal primo momento. Nel caso specifico, la distanza temporale di tre anni tra i maltrattamenti e la natura estemporanea di evasioni e rapine escludono un progetto unitario. Il condannato perde il ricorso e deve pagare le spese.
Continua »
Reato continuato in executivis: sì anche al delinquente abituale
Il Tribunale di Vasto, come giudice dell'esecuzione, ha riconosciuto l'applicazione del reato continuato in executivis a favore del Condannato, rideterminando la pena complessiva per diversi reati contro il patrimonio. Il Procuratore della Repubblica ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'incompatibilità tra la dichiarazione di delinquenza abituale del soggetto e il vincolo della continuazione, ritenendo i reati espressione di un semplice stile di vita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste alcuna incompatibilità di legge tra la qualifica di delinquente abituale e il reato continuato in executivis. I giudici hanno confermato la sussistenza di un unico disegno criminoso, poiché i reati erano omogenei, commessi nello stesso contesto geografico e inseriti in un arco temporale già valutato positivamente in precedenti provvedimenti di unificazione.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena dopo otto anni
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra due condanne per spaccio di stupefacenti, emesse a distanza di oltre dieci anni l'una dall'altra (fatti del 2014 e del 2022). Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando che il lungo intervallo temporale di otto anni e i periodi di detenzione escludevano un progetto criminoso unitario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Condannato. La Suprema Corte ha chiarito che spetta al condannato l'onere di dimostrare l'esistenza di un disegno criminoso unico, non essendo sufficiente la somiglianza dei reati o il fatto che siano avvenuti nello stesso luogo. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Reato continuato in sede esecutiva: regole chiare per la pena
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un condannato per truffa contro il diniego del riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva. Il giudice dell'esecuzione aveva escluso l'unicità del disegno criminoso basandosi sul fatto che i reati erano stati commessi in contesti lavorativi diversi e ritenendo non assolto l'onere probatorio. La Suprema Corte ha chiarito che il condannato ha solo un onere di allegazione degli elementi sintomatici del piano unitario, spettando poi al giudice l'accertamento. Inoltre, il giudice deve valutare e motivare l'eventuale disallineamento rispetto a precedenti sentenze che avevano già riconosciuto la continuazione per reati commessi in periodi limitrofi. L'ordinanza è stata annullata con rinvio.
Continua »
Reato continuato: la Cassazione fissa i limiti della pena
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura dell'aumento di pena applicato dal Giudice dell'esecuzione per l'unificazione di diverse condanne per furto sotto il vincolo del reato continuato. La difesa lamentava la sproporzione della pena e la carenza di motivazione del provvedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la quantificazione dell'aumento di pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Per assolvere all'obbligo di motivazione è sufficiente l'utilizzo di espressioni sintetiche come "pena equa" o "congruo aumento", senza necessità di una giustificazione dettagliata, salvo il caso in cui la sanzione superi di molto la media edittale. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: pena già scontata ma la condanna si riduce
Il Tribunale di Isernia, come giudice dell'esecuzione, ha parzialmente respinto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato avanzata da un condannato. Il rifiuto si basava sul fatto che la pena per uno dei reati era già stata interamente espiata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, annullando il provvedimento. La Suprema Corte ha stabilito che il reato continuato è applicabile in sede esecutiva anche se la pena è stata già scontata, poiché sussiste l'interesse del soggetto a rideterminare il trattamento sanzionatorio complessivo e a limitare gli effetti penali futuri, come la recidiva. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo privo di errori aritmetici.
Continua »
Sospensione dell’esecuzione della pena: no al ricorso
Il Tribunale di Avellino, come giudice dell'esecuzione, ha disposto la sospensione immediata dell'efficacia di un provvedimento che riconosceva il vincolo della continuazione tra i reati per un soggetto condannato. Tale decisione è stata presa senza convocare la difesa. Il difensore del condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata instaurazione del contraddittorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il provvedimento di sospensione dell'esecuzione della pena, adottato ai sensi dell'articolo 666 del codice di procedura penale, viene emesso senza formalità e non può essere impugnato. Il principio di tassatività impedisce di estendere i mezzi di ricorso a casi non previsti dalla legge, soprattutto quando la libertà personale è già limitata da una condanna definitiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena per gli omicidi di mafia
Il Condannato, esponente di un clan mafioso, ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra una condanna all'ergastolo per due omicidi e precedenti condanne per associazione mafiosa ed estorsione. La Corte d'assise d'appello ha respinto la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che non esiste un automatismo tra il reato associativo e i singoli reati fine. I due omicidi, infatti, erano stati determinati da motivi contingenti ed estemporanei (il sospetto che una vittima avesse informazioni su una sparizione e il comportamento irrispettoso dell'altra), non programmabili fin dall'inizio dell'associazione. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna al pagamento delle spese.
Continua »
Sospensione condizionale della pena: stop alla revoca automatica
Il Tribunale di Napoli, come giudice dell'esecuzione, ha revocato la sospensione condizionale della pena concessa a un condannato in due diverse sentenze, a causa di una condanna intermedia e del superamento dei limiti di legge. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, annullando l'ordinanza con rinvio. La Corte ha stabilito che la revoca del beneficio concesso in violazione dei limiti di legge non è automatica (di diritto). Il giudice dell'esecuzione può disporre la revoca solo dopo aver verificato, tramite l'esame del fascicolo processuale, che il giudice di merito non fosse a conoscenza della causa ostativa al momento della concessione del beneficio.
Continua »
Reato continuato: perché la stessa arma non unifica le condanne
Il Condannato ha chiesto l'applicazione del reato continuato per unificare le pene di due diverse condanne definitive: un sequestro di persona commesso a febbraio 2020 insieme ad altre otto persone, e la detenzione di un'arma e droga avvenuta quattro mesi dopo. Il ricorrente sosteneva che la pistola sequestrata a giugno fosse la stessa usata per il sequestro. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'uso della stessa arma non basta a dimostrare un unico disegno criminoso originario, data la distanza di tempo (quattro mesi) e le modalità del tutto differenti dei due reati. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: perché la somiglianza dei fatti non basta
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per due condanne relative alla violazione delle misure di prevenzione della sorveglianza speciale. Le condotte illecite, distanziate di quattro mesi, consistevano nella mancata firma quotidiana e in uno spostamento non autorizzato in un altro Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice violazione della medesima norma non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso. Mancando la prova di una pianificazione preventiva unitaria, i fatti devono essere considerati come decisioni autonome e successive. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Continuazione dei reati: no allo sconto per spacci differenti
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione dei reati per due diverse condanne legate allo spaccio di sostanze stupefacenti, sostenendo che fossero parte di un unico piano. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale non basta a dimostrare il medesimo disegno criminoso. Nel primo caso, il soggetto trasportava eroina a Mazara del Vallo con un complice; nel secondo, vendeva hashish e marijuana a Palermo insieme al fratello minorenne. Trattandosi di droghe diverse, complici differenti e contesti territoriali distanti, le condotte rivelano una scelta di vita delinquenziale e non un unico progetto iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »