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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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790 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato: no allo sconto se i delitti sono distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Condannato contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che aveva negato l'applicazione della disciplina del reato continuato per reati commessi a distanza di oltre venti anni. La Suprema Corte ha chiarito che spetta al condannato l'onere di dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Nel caso specifico, l'enorme distanza temporale tra i reati (tra cui un tentato omicidio del 1996 e un'associazione mafiosa recente), la diversa natura dei reati e i lunghi periodi di detenzione escludono una programmazione unitaria. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: il Covid spezza il disegno criminoso
Il giudice dell'esecuzione ha parzialmente respinto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato avanzata da un condannato per tre reati di spaccio. Mentre i primi due episodi, commessi a distanza di cinque mesi, sono stati unificati, il terzo reato, compiuto dopo oltre sette mesi e durante il lockdown per la pandemia da Covid-19, è stato escluso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condannato, confermando che la semplice inclinazione a delinquere o uno stile di vita criminale non equivalgono all'unicità del disegno criminoso. Inoltre, le restrizioni del periodo pandemico hanno rappresentato un fattore di interruzione oggettiva della programmazione criminosa originaria. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: no allo sconto se la polizia interrompe la lite
Il Tribunale di Termini Imerese ha respinto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per due condanne inflitte a una donna. I reati riguardavano una minaccia aggravata con coltello contro il fratello e la successiva resistenza a un pubblico ufficiale intervenuto per sedare la lite. La Cassazione ha rigettato il ricorso della condannata, confermando che non può esservi reato continuato senza la prova di un unico disegno criminoso preventivo. La resistenza alle forze dell'ordine, nata dall'improvviso intervento della polizia, rappresenta una reazione estemporanea e non programmata. La semplice tendenza a delinquere o la contiguità temporale dei fatti non bastano a dimostrare una pianificazione unitaria. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: la Cassazione smentisce il rifiuto in blocco
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per diversi gruppi di reati commessi tra il 1991 e il 2021. La Corte d'appello ha respinto la richiesta ritenendo l'elevato numero di reati indice di una scelta di vita criminale complessiva. La Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, annullando la decisione con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudice dell'esecuzione non può limitarsi a valutare l'intero arco temporale complessivo, ma deve verificare l'esistenza del disegno criminoso per singoli gruppi di reati cronologicamente vicini. Inoltre, la Corte d'appello ha omesso di considerare che per alcuni di questi reati era già stato precedentemente riconosciuto il vincolo della continuazione da un altro giudice.
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Reato continuato: pena aumentata in esecuzione, ricorso respinto
L'Imprenditrice ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale di Campobasso che, in sede di esecuzione, ha riconosciuto il reato continuato tra due condanne per omesso versamento IVA e una per bancarotta fraudolenta. Il giudice dell'esecuzione ha rideterminato la pena complessiva applicando un aumento di sei mesi di reclusione per ciascun reato tributario (considerati reati-satellite), assumendo la bancarotta come reato più grave. L'Imprenditrice ha contestato l'aumento, ritenendolo sproporzionato e superiore a un precedente calcolo di tre mesi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione può legittimamente quantificare un aumento di pena superiore rispetto a precedenti provvedimenti esecutivi, purché non superi il limite fissato dalla sentenza di condanna definitiva.
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Continuazione in sede esecutiva: tra omicidi e piano mafioso
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva tra una condanna per associazione mafiosa e una per due omicidi commessi nel 2003. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, ritenendo che i delitti fossero occasionali e non programmati fin dall'inizio. La Corte di Cassazione ha annullato questo provvedimento. I giudici di legittimità hanno stabilito che il magistrato non ha valutato correttamente gli indici della continuazione, come il ruolo di vertice del ricorrente e la vicinanza temporale dei fatti. La Cassazione ha quindi ordinato un nuovo esame del caso, imponendo una motivazione approfondita sul legame tra l'associazione e i singoli reati.
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Calcolo del reato continuato: stop ai ricalcoli di pena errati
Il Condannato ha fatto ricorso contro la decisione del Tribunale che, nel riunire tre diverse condanne, ha ricalcolato la pena complessiva in modo errato. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione, per effettuare il corretto calcolo del reato continuato, non può utilizzare come base una pena cumulativa precedente. Deve invece scorporare i singoli reati, individuare quello più grave in concreto e applicare gli aumenti per i reati satellite singolarmente, senza superare i limiti fissati nelle sentenze originali e rispettando il divieto di peggioramento della pena. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Reato continuato: quando il clan unisce le pene ma esclude la rapina
Il Condannato, affiliato a un clan mafioso, ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di diverse sentenze definitive. Il giudice dell'esecuzione ha escluso dal beneficio una rapina del 2010 e alcune estorsioni e danneggiamenti del 2011. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. Ha confermato l'esclusione della rapina, considerata un atto predatorio autonomo ed estemporaneo. Ha invece annullato la decisione per le estorsioni e i danneggiamenti del 2011. Il giudice di merito non aveva valutato la presenza di complici comuni e la contemporanea programmazione dei reati al momento dell'ingresso nel clan. Il caso torna al giudice di primo grado per una nuova valutazione.
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Continuazione nei reati: la Cassazione fissa i limiti di pena
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Rimini che aveva applicato la continuazione nei reati per diversi furti e ricettazioni commessi da un condannato. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. I giudici hanno stabilito che, trattandosi di un soggetto con recidiva reiterata, l'aumento minimo di pena per la continuazione non poteva essere inferiore a un terzo della pena stabilita per il reato più grave. Il giudice dell'esecuzione aveva invece applicato un aumento inferiore al minimo legale. La sentenza è stata quindi annullata limitatamente al calcolo dell'aumento di pena per i reati satellite, con rinvio al Tribunale per una nuova determinazione.
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Reato continuato e mafia: negato lo sconto per la corruzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra la partecipazione a un'associazione mafiosa (iniziata nel 2000) e un episodio di corruzione in atti giudiziari commesso dodici anni dopo (nel 2012) per ritardare l'esecuzione di una condanna. I giudici hanno chiarito che non è possibile applicare il reato continuato tra il delitto associativo e i singoli reati di scopo quando questi ultimi derivano da eventi occasionali, imprevisti e non programmabili fin dall'inizio dell'adesione al gruppo criminale. La corruzione del cancelliere è stata infatti considerata una risposta a un'esigenza estemporanea e non un'azione pianificata originariamente. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il rigetto dell'istanza e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato in fase esecutiva: no a istanze ripetitive
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per unificare le pene di due sentenze. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta perché identica a una precedente già respinta. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità, specificando che la semplice riproposizione di argomenti diversi o l'accoglimento dell'istanza per un coimputato non costituiscono elementi di novità. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: nessun cumulo per violazioni ripetute nel tempo
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per quattro condanne definitive legate alla violazione di misure di prevenzione, commesse tra il 2011 e il 2015. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il lungo tempo trascorso tra i fatti e la diversità dei decreti violati impediscono di ipotizzare una pianificazione unitaria originaria. Non basta la generica intenzione di violare le prescrizioni per ottenere lo sconto di pena. Il Condannato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: perché la vicinanza nel tempo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per rapina, ricettazione, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, il quale richiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato. Il ricorrente sosteneva che la vicinanza temporale tra i fatti dimostrasse l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, evidenziando che la distanza temporale fino a un anno tra i singoli episodi, la diversità delle condotte e la commissione dei reati di resistenza in istituti penitenziari differenti escludono l'unicità della deliberazione originaria. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: la Cassazione corregge il calcolo del tempo
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per due distinti gruppi di reati (furti nel 2018 e truffe/ricettazioni nel 2015). Il Tribunale ha respinto la richiesta valutando esclusivamente l'ampio lasso temporale complessivo tra tutti i fatti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice deve verificare la sussistenza del vincolo della continuazione anche per singoli gruppi di reati cronologicamente vicini e omogenei, annullando l'ordinanza con rinvio.
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Correzione di errore materiale: no al ricalcolo della pena
Il Giudice dell'esecuzione aveva rideterminato in aumento la pena complessiva inflitta al Condannato, accogliendo una richiesta del Pubblico Ministero basata sulla procedura di correzione di errore materiale. Il giudice riteneva di dover correggere un precedente errore di calcolo nell'applicazione delle riduzioni per il rito abbreviato. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione denunciando la violazione del giudicato e il divieto di peggioramento della pena. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la correzione di errore materiale non può essere utilizzata per modificare la sostanza di una decisione o correggere errori di giudizio sull'applicazione della legge. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio il provvedimento di aumento della pena.
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Continuazione dei reati: quando il giudicato blocca la richiesta
Il Tribunale di Milano ha dichiarato inammissibile la richiesta di un condannato volta a ottenere il riconoscimento della continuazione dei reati tra due condanne definitive. Il giudice dell'esecuzione ha rilevato che la questione era già stata decisa negativamente nel precedente processo di merito. Il condannato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando il mancato rispetto del termine di cinque giorni per la notifica del provvedimento, la mancanza del parere del pubblico ministero e l'errata applicazione della preclusione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di notifica ha natura ordinatoria e che solo il pubblico ministero può eccepire la mancanza del proprio parere. Infine, l'esclusione della continuazione dei reati operata dal giudice di merito impedisce di riproporre la questione in fase esecutiva.
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Reato continuato negato: la Cassazione conferma il cumulo delle pene
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di due diverse sentenze irrevocabili. Il Giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta, evidenziando che i reati erano stati compiuti in un arco temporale troppo esteso e senza un disegno criminoso comune. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, ribadendo che il giudizio di legittimita non consente di rivalutare gli elementi di fatto gia logicamente analizzati nei gradi precedenti. Il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Cumulo Pene e Continuazione: La Cassazione Riapre il Calcolo della Pena
Un condannato ha chiesto la rettifica del suo ordine di esecuzione, sostenendo di aver già scontato interamente la pena. Questo perché una precedente ordinanza aveva riconosciuto la continuazione tra i reati e rideterminato la pena complessiva. Il giudice dell'esecuzione ha respinto l'istanza, ritenendola una riproposizione di una richiesta già decisa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che l'ordinanza successiva sulla continuazione dei reati costituiva un fatto nuovo. Pertanto, il giudice doveva esaminare la richiesta di rettifica del cumulo pene e continuazione senza considerare la precedente istanza come preclusiva.
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Applicazione della continuazione: quando la richiesta tardiva costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava il mancato riconoscimento dell'applicazione della continuazione esterna per reati già giudicati. L'imputato aveva sollevato la questione tardivamente, solo in udienza, senza presentarla con i motivi nuovi di appello e senza allegare le sentenze definitive. La Corte ha ribadito che la continuazione richiede un disegno criminoso preordinato e non una generica inclinazione al reato, e che la richiesta deve essere tempestiva e documentata.
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Reato Continuato: Quando più crimini non sono un unico piano
Un uomo ha chiesto al Tribunale di Milano di unificare diverse condanne penali sotto il principio del "reato continuato". L'uomo sosteneva che i reati, tra cui frode assicurativa e falsità, commessi in anni diversi, fossero parte di un unico piano criminale. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo che i fatti non fossero collegati da un disegno criminoso unitario, nonostante alcune somiglianze. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, ribadendo che per il riconoscimento del reato continuato non bastano generiche difficoltà economiche o la somiglianza dei crimini, ma serve una prova concreta di un unico progetto.
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