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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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790 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato: negato lo sconto di pena dopo dieci anni
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per diversi reati commessi in un arco temporale di dieci anni, sostenendo che fossero unificati dal proprio stato di tossicodipendenza. La Corte d'appello ha rigettato l'istanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice tossicodipendenza o la vicinanza temporale non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso originario. Per applicare il reato continuato, occorre dimostrare che tutti i reati fossero stati programmati fin dall'inizio nelle loro linee essenziali. Mancando tale prova e una specifica contestazione per singoli gruppi di reati, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato o stile di vita? Il no della Cassazione
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto del Giudice dell'esecuzione di riconoscere il reato continuato per plurime violazioni delle prescrizioni della misura di prevenzione, commesse a distanza di un solo giorno. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la vicinanza temporale e l'omogeneità dei reati non bastano a dimostrare un'unica programmazione iniziale. Al contrario, i numerosi precedenti penali del soggetto (ben ventotto violazioni) indicano un'abitualità criminosa e uno stile di vita illegale, escludendo l'esistenza di un disegno unitario preventivo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: l’assoluzione cancella il disegno criminoso
Il Condannato ha chiesto al Giudice dell'esecuzione di unificare diverse condanne per associazione a delinquere sotto il vincolo del reato continuato. La Corte d'appello ha respinto la richiesta, evidenziando che una precedente sentenza di assoluzione, intervenuta tra le due condotte associative, ha interrotto l'unità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno confermato che la valutazione sull'unicità del disegno criminoso spetta esclusivamente al giudice di merito. Di conseguenza, l'assoluzione intermedia costituisce un valido evento interruttivo che esclude l'applicazione del reato continuato. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Unicità di disegno criminoso: quando la droga non basta
Il Ricorrente ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per diverse condanne, sostenendo che la propria tossicodipendenza dimostrasse l'unicità di disegno criminoso. La Corte d'appello ha respinto l'istanza evidenziando la diversità dei reati, dei complici e dei luoghi di consumazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la tossicodipendenza non genera un automatismo e non prova da sola una programmazione unitaria preventiva. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reiterazione dell’istanza di continuazione: stop ai ricorsi
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro il rigetto della sua richiesta di applicazione della continuazione dei reati tra il favoreggiamento di un latitante e la successiva affiliazione a un'associazione criminale. Il Giudice dell'esecuzione aveva respinto la domanda nel merito, nonostante si trattasse di una mera reiterazione dell'istanza di continuazione già respinta in precedenza e priva di reali elementi di novità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando d'ufficio la preclusione processuale. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando che non è possibile riproporre continuamente le stesse richieste senza fatti nuovi.
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Reato continuato: perché la tendenza a delinquere non basta
Il Ricorrente ha impugnato la decisione del Tribunale di Bologna che rifiutava il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti giudicati separatamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice vicinanza temporale o l'omogeneità dei reati non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso originario. Per l'applicazione del reato continuato in fase esecutiva, è indispensabile provare una pianificazione iniziale e unitaria di tutti i reati. Poiché il comportamento del Ricorrente esprimeva una generica tendenza a delinquere e non un programma preordinato, la Cassazione ha respinto la richiesta, condannando il soggetto al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Unicità del disegno criminoso: tra furti e spaccio nessun sconto
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diversi reati commessi in tempi differenti. Sosteneva che i furti iniziali servissero a finanziare un successivo traffico di droga gestito da un'associazione criminale. La Corte d'appello ha respinto la richiesta, escludendo l'unicità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza dei reati o la vicinanza nel tempo non bastano. È necessaria la prova che il soggetto avesse programmato fin dall'inizio, nei dettagli essenziali, l'intera serie di reati. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena senza un piano unico
Il Ricorrente ha chiesto il riconoscimento del reato continuato per reati giudicati separatamente, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, evidenziando la diversità dei partecipanti ai due sodalizi criminosi, la distanza temporale tra le condotte e la mancanza di una programmazione unitaria iniziale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza dei reati o la vicinanza nel tempo non bastano a dimostrare il reato continuato, occorrendo invece la prova di una pianificazione originaria e specifica di tutti gli illeciti. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la tossicodipendenza non sconta le pene
Il Ricorrente ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per diverse condotte illecite commesse tra il 2007 e il 2023, sostenendo che fossero collegate dal suo stato di tossicodipendenza e da un unico disegno criminoso. Il Tribunale di Monza ha respinto la richiesta, evidenziando l'eterogeneità dei reati (alcuni societari, altri comuni) e l'ampio arco temporale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la tossicodipendenza non giustifica automaticamente la continuazione se manca un legame documentato tra lo stato di dipendenza e le singole condotte, e se i reati non risultano programmati fin dal principio nelle loro linee essenziali. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per rapine ripetute
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse rapine giudicate separatamente, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso basato sull'omogeneità dei reati e sulla complicità dello stesso complice. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la somiglianza dei reati e la vicinanza temporale non bastano a dimostrare il reato continuato. È necessaria la prova di una pianificazione preventiva e specifica di tutti i reati sin dal primo momento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Unicità di disegno criminoso: no allo sconto per reati diversi
Il Ricorrente ha chiesto il riconoscimento del reato continuato per condanne separate relative a minacce estorsive e spaccio di stupefacenti, sostenendo l'esistenza di un legame tra le condotte. La Corte d'appello, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta. La Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che l'applicazione della continuazione richiede la prova rigorosa dell'unicità di disegno criminoso, intesa come programmazione iniziale di tutti i reati. Nel caso specifico, l'eterogeneità dei reati e la notevole distanza temporale e geografica escludono qualsiasi pianificazione unitaria. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta: condannato il prestanome senza sconti
Un amministratore formale è stato condannato per bancarotta fraudolenta per aver ceduto un ramo d'azienda senza incassarne il prezzo, danneggiando i creditori. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione del reato continuato con precedenti condanne per reati fiscali, sostenendo di aver agito sempre come semplice prestanome senza autonomo potere decisionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per applicare il reato continuato occorre dimostrare una programmazione iniziale unitaria dei singoli reati. La semplice qualifica di prestanome o la ripetizione di condotte illecite nel tempo non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso, configurando piuttosto una scelta di vita improntata all'illegalità. Inoltre, la partecipazione attiva alla vendita notarile dimostra la piena consapevolezza dell'atto economico.
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Reato continuato e indulto: la Cassazione tutela il condannato
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione della Corte d'appello che aveva negato il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per associazione mafiosa e una precedente condanna per sequestro di persona. Il giudice di merito aveva escluso il sequestro ritenendo la pena estinta per indulto e ignorando il vincolo di una precedente decisione di annullamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'applicazione dell'indulto non impedisce al giudice dell'esecuzione di valutare il reato continuato, poiché il condannato conserva l'interesse a ridefinire la pena complessiva per attenuare altri effetti penali. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio.
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Reato continuato: la distanza di anni cancella lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per diverse violazioni della legge sugli stupefacenti commesse nel 2006, nel 2010-2011 e nel 2019. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta a causa dell'ampia distanza temporale tra i fatti, escludendo un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza dei reati e la vicinanza temporale non bastano a dimostrare una programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Unicità del disegno criminoso: la tossicodipendenza non basta
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro il diniego del riconoscimento della continuazione per più rapine commesse a distanza di tre anni. Il ricorrente sosteneva che lo stato di tossicodipendenza e il medesimo modus operandi dimostrassero l'unicità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la tossicodipendenza rappresenta solo un movente e non la prova di una programmazione preventiva dei reati. Un intervallo temporale così ampio fa presumere l'estemporaneità delle decisioni criminose, escludendo l'unicità del disegno criminoso. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: lo spaccio abituale non è un piano
Il Tribunale di Torino ha respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne relative a spaccio, furto ed estorsione. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione dei reati richiede la prova di un disegno criminoso unitario programmato fin dall'inizio. Nel caso specifico, i reati di spaccio erano distanziati nel tempo e legati a uno stile di vita disagiato, mentre il furto di un cellulare era un episodio del tutto occasionale. Di conseguenza, la ripetizione di condotte illecite non equivale a una programmazione unitaria, ma rappresenta una scelta di vita delinquenziale o una serie di decisioni autonome. Il ricorrente perde la causa e viene condannato alle spese.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: scontro tra uffici
Il caso riguarda la determinazione della competenza del giudice dell'esecuzione per l'applicazione della continuazione tra più reati commessi dal Condannato. Il Tribunale di Bologna aveva accolto la richiesta, ma il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza del giudice dell'esecuzione spetta alla Corte di Appello di Bologna. Infatti, l'ultimo provvedimento irrevocabile era stato emesso da quest'ultima a seguito di un giudizio di rinvio. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale, trasmettendo gli atti alla Corte d'Appello competente.
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Reato continuato: perché la distanza di tempo esclude lo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per tre condanne definitive relative a reati di appropriazione indebita e truffa commessi tra il 2008 e il 2012. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta a causa del lungo intervallo temporale tra gli episodi, della diversità delle vittime e delle differenti attività professionali coinvolte. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il reato continuato richiede un unico disegno criminoso pianificato fin dall'inizio. Semplici abitudini di vita criminali o la ripetizione di illeciti nel tempo non bastano a dimostrare una programmazione unitaria, specialmente se i reati sono separati da anni e commessi in contesti lavorativi differenti. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato.
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Reato continuato: no al ricalcolo della pena al rialzo
Il Condannato ha chiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le sanzioni di quattro sentenze definitive per spaccio di stupefacenti. Il Giudice ha accolto la richiesta ma ha ricalcolato al rialzo gli aumenti di pena già stabiliti in un precedente provvedimento e ha applicato un aumento cumulativo per l'ultima condanna senza separare i singoli reati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che il giudice non può peggiorare una pena già fissata in precedenza, violando il divieto di bis in idem, e deve sempre scorporare i singoli reati per individuare quello più grave. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Reato continuato: quindici mesi di distanza non negano lo sconto
Il caso riguarda Il Condannato, accusato di truffa e spendita di banconote false a distanza di quindici mesi. Il Giudice dell'esecuzione ha riconosciuto il reato continuato, unificando le pene. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso, sostenendo che la distanza temporale escludesse un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del magistrato. I giudici hanno stabilito che il passaggio del tempo non impedisce di riconoscere il reato continuato se vi sono altri elementi concreti, come l'identica modalità di azione (acquistare beni senza pagarli usando soldi falsi o assegni non esigibili). Il Condannato ottiene così la conferma dello sconto di pena.
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