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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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790 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato: la prova spetta al condannato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due sentenze. La Corte ha ribadito che l'onere di provare l'esistenza di un unico disegno criminoso grava sul richiedente. La semplice somiglianza dei reati o la vicinanza temporale non sono sufficienti, potendo indicare una mera abitualità criminale. La valutazione spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se non per manifesta illogicità.
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Concordato in appello: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello' (art. 599-bis c.p.p.). L'ordinanza chiarisce che l'impugnazione è limitata a vizi specifici dell'accordo o all'illegalità della pena. Le doglianze su motivi rinunciati, come la qualificazione giuridica o divergenze nominalistiche che non alterano la pena concordata, non possono essere fatte valere in sede di legittimità.
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Continuazione tra reati: no se manca un piano unico
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della continuazione tra reati per una serie di furti. Secondo la Corte, una significativa distanza temporale, la diversità dei luoghi e la partecipazione di complici diversi sono elementi che dimostrano l'assenza di un unico disegno criminoso, requisito indispensabile per il riconoscimento del beneficio. La mera serialità delle condotte illecite non è sufficiente.
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Continuazione tra reati: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per diverse sentenze. L'inammissibilità deriva dalla genericità dei motivi, dalla manifesta infondatezza della richiesta di unificare reati associativi commessi a dieci anni di distanza, e dal fatto che la mancata partecipazione del detenuto all'udienza è stata sanata dall'assenza di eccezioni del difensore.
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Disegno criminoso: quando non si applica il reato continuato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva l'applicazione del reato continuato per una serie di delitti commessi in carcere. La Corte ha stabilito che per configurare un unico disegno criminoso non è sufficiente il comune contesto detentivo, ma è necessaria una programmazione originaria e unitaria, assente nel caso di specie dove i reati apparivano come reazioni estemporanee e non pianificate.
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Disegno criminoso: no alla continuazione tra reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra un reato isolato e successivi delitti commessi in forma associata. È stato stabilito che, per riconoscere un medesimo disegno criminoso, non basta la vicinanza temporale tra i fatti, ma è necessario provare che il piano delittuoso fosse unitario e preordinato sin dal primo reato. La natura estemporanea del primo delitto rispetto alla sistematicità dei successivi ha escluso tale possibilità.
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Continuazione tra reati: il disegno criminoso unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati di truffa e detenzione abusiva di arma. Secondo la Corte, per ottenere il beneficio non è sufficiente affermare che l'arma servisse a fronteggiare generici pericoli derivanti dalla truffa. È invece necessario dimostrare che tutti i reati rientravano in un unico e originario disegno criminoso, deliberato sin dall'inizio, prova che in questo caso mancava.
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Disegno criminoso: quando non si applica la continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra due reati di resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha stabilito che per riconoscere un unico disegno criminoso, il piano deve esistere sin dalla commissione del primo reato e non può essere desunto da un generico scopo successivo, come quello di sottrarsi all'esecuzione di una pena. La natura estemporanea dei singoli atti criminali è stata decisiva per escludere un programma unitario e originario.
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Disegno criminoso: quando si applica la continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'applicazione della continuazione tra due sentenze. La Corte ha ribadito che, per riconoscere un unico disegno criminoso, non sono sufficienti l'omogeneità dei reati e la loro vicinanza temporale. È necessario dimostrare una programmazione unitaria e originaria, concepita prima della commissione del primo reato, elemento che nel caso di specie non è emerso.
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Disegno criminoso: la Cassazione chiarisce i requisiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ribadisce che per provare un unico disegno criminoso non basta invocare genericamente lo stato di tossicodipendenza o la somiglianza dei reati, ma è necessario fornire prove specifiche e concrete di un piano unitario preordinato.
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Reato continuato e tossicodipendenza: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per una serie di illeciti, adducendo come elemento unificante il proprio stato di tossicodipendenza. La Corte ha chiarito che tale condizione non costituisce una prova automatica di un unico disegno criminoso, ma solo un indizio da valutare. Spetta al condannato fornire prove concrete che colleghino i vari reati a un piano delinquenziale preordinato, distinguendolo da una mera abitualità a delinquere. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Reato continuato: quando è negato in ambito mafioso
Un individuo condannato per omicidio ed estorsione, commessi a distanza di anni, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato, sostenendo che entrambi i delitti rientrassero in un unico piano legato alla sua appartenenza a un clan. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere di provare un disegno criminoso unitario spetta al condannato. La Corte ha precisato che la semplice affiliazione a un'organizzazione criminale non è sufficiente a dimostrare che tutti i reati commessi fossero stati programmati sin dall'inizio.
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Reato continuato: la prova del disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha ribadito che spetta al condannato fornire prove concrete di un unico disegno criminoso, preordinato sin dall'inizio. Motivi generici come il bisogno economico o la somiglianza delle condotte non sono sufficienti e possono, al contrario, indicare un'abitualità a delinquere.
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Reato continuato: quando non basta la tossicodipendenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due furti. La Corte ha stabilito che la mera condizione di tossicodipendenza e la vicinanza temporale dei reati non sono sufficienti a provare un unico disegno criminoso, confermando che l'onere di fornire prove concrete di un piano predeterminato spetta al richiedente.
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Reato continuato e tossicodipendenza: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per una serie di delitti legati allo spaccio. L'imputato sosteneva che la sua tossicodipendenza fosse il movente unitario. La Corte ha ribadito che lo stato di tossicodipendenza non è sufficiente a provare un unico disegno criminoso, che deve essere specifico e preordinato. La reiterazione di reati per finanziare la dipendenza configura un'abitualità criminosa, non un reato continuato.
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Reato continuato: onere della prova e valutazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra delitti di estorsione e un successivo reato di associazione mafiosa. La Corte ha ribadito che l'onere di provare l'unicità del disegno criminoso grava sul richiedente e che la valutazione del giudice di merito è insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Reato continuato: quando si esclude il disegno unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due sentenze definitive, una per sequestro di persona e l'altra per traffico di stupefacenti. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso l'esistenza di un disegno criminoso unitario, evidenziando la natura differente e autonoma dei due reati: il primo, un'azione estemporanea e punitiva; il secondo, un'attività organizzata e strutturata con un altro clan criminale. La vicinanza temporale o l'appartenenza a un contesto criminale non sono stati ritenuti elementi sufficienti a dimostrare un'unica programmazione.
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Disegno criminoso: no alla continuazione tra reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso tra reati eterogenei: una violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando come la diversità delle condotte, delle vittime e del movente (impulso sessuale estemporaneo da un lato, gelosia protratta dall'altro) impedisca di configurare un piano unitario. La tossicodipendenza dell'imputato è stata ritenuta irrilevante in assenza di una prova del suo nesso diretto con la pianificazione dei reati.
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Reato Continuato e Tossicodipendenza: La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne, adducendo come nesso unificante il suo stato di tossicodipendenza. La Corte ha ribadito che la tossicodipendenza, da sola, non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso, essendo necessario allegare prove concrete di una programmazione unitaria dei delitti fin dal primo episodio.
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Sospensione condizionale e reato continuato: la guida
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole per la concessione della sospensione condizionale della pena quando diverse sentenze vengono unificate per reato continuato. La Corte ha annullato la decisione di un giudice che aveva negato il beneficio basandosi su un mero calcolo delle sospensioni precedenti, ordinando una nuova valutazione sulla possibilità di estendere il beneficio all'intera pena ricalcolata.
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