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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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790 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Continuazione tra reati: il lucro non la esclude
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la continuazione tra reati a un soggetto condannato per furti commessi in un breve lasso di tempo. Il giudice di merito aveva erroneamente ritenuto che il fine di lucro fosse indice di un proposito criminoso indeterminato. La Suprema Corte ha ribadito che il fine di arricchimento, specialmente in reati contro il patrimonio, è un elemento che può, al contrario, indicare l'esistenza di un medesimo disegno criminoso e non può, da solo, giustificare il rigetto della richiesta. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che tenga conto di tutti gli indicatori rilevanti.
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Continuazione reato: limiti del giudice dell’esecuzione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante l'istituto della continuazione reato. La Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione ha correttamente motivato l'aumento di pena per un reato satellite, e che tale valutazione discrezionale, se logica, non è sindacabile in sede di legittimità, non potendo essere richiesta una nuova valutazione dei fatti.
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Continuazione tra reati: il criterio temporale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per l'applicazione della continuazione tra reati a causa di un significativo lasso di tempo (quattro anni) tra i crimini commessi. La Corte ha ribadito che il criterio temporale è un indice fondamentale per escludere l'esistenza di un medesimo disegno criminoso, e che le valutazioni sui fatti non possono essere riesaminate in sede di legittimità.
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Legittimazione impugnazione: Chi può ricorrere?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro un'ordinanza del Giudice dell'esecuzione. La decisione si fonda sulla mancanza di legittimazione impugnazione, un diritto che spetta unicamente al Pubblico Ministero che ha partecipato al procedimento esecutivo, e non al Procuratore Generale, il cui potere di surroga non si estende a questa fase.
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Reato continuato: omicidio e associazione mafiosa
La Cassazione ha rigettato un ricorso per l'applicazione del reato continuato tra una condanna per omicidio aggravato dal metodo mafioso e una per associazione a delinquere. La Corte ha chiarito che, per configurare un unico disegno criminoso, non basta che il delitto-fine (l'omicidio) avvantaggi il clan, ma è necessario provare che fosse stato programmato fin dall'inizio, e non frutto di una decisione estemporanea legata a circostanze occasionali.
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Reato continuato e tossicodipendenza: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3949/2026, ha stabilito che lo stato di tossicodipendenza di un imputato non è di per sé sufficiente a configurare un reato continuato tra tutti i delitti da lui commessi. Per l'applicazione di questo istituto è indispensabile dimostrare l'esistenza di un'unica e preventiva programmazione criminosa. Nel caso di specie, la Corte ha confermato la decisione che unificava i reati legati al bisogno di droga (estorsione e maltrattamenti), escludendo però quelli di natura occasionale come la guida in stato di ebbrezza, poiché non rientravano in tale disegno unitario.
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Ricorso straordinario: errore di fatto vs errore di diritto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario, chiarendo la netta distinzione tra 'errore di fatto', unico motivo valido per tale rimedio, e 'errore di diritto'. Il caso riguardava un imputato che contestava la tardività del suo appello, sostenendo un errore nella valutazione della data di decorrenza del termine. La Corte ha stabilito che tale questione implica un'interpretazione della legge (errore di diritto) e non una semplice svista percettiva (errore di fatto), rendendo il ricorso straordinario uno strumento improprio.
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Reato continuato: quando non si può chiedere al giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato in fase esecutiva. La Corte ha stabilito che tale istituto non può essere invocato davanti al giudice dell'esecuzione se la stessa richiesta è già stata esaminata e respinta dal giudice della cognizione durante il processo di merito. La questione, una volta decisa, è preclusa e non può essere riproposta.
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Pena reato continuato: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che aveva rideterminato una pena per reato continuato riducendo la sanzione per il reato più grave. La sentenza stabilisce che il giudice dell'esecuzione, nel calcolare la pena reato continuato, è vincolato alla sanzione stabilita dal giudice della cognizione per la violazione principale e non può modificarla, potendo intervenire solo sulle pene per i reati satellite.
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Errore materiale: quando non si può correggere la pena
La Procura Generale ha impugnato una decisione della Corte d'Appello che, dopo aver riconosciuto il vincolo della continuazione tra due reati, aveva poi drasticamente modificato la pena tramite la procedura di correzione di errore materiale. La Corte di Cassazione ha annullato entrambe le ordinanze, stabilendo che la procedura di correzione non può essere usata per compiere nuove valutazioni discrezionali, ma solo per emendare sviste formali o di calcolo.
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Ricorso straordinario errore di fatto: i limiti
Un condannato ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro una sentenza della Cassazione che confermava una decisione del Tribunale di Sorveglianza in materia di estinzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che tale rimedio non può essere utilizzato per contestare errori di valutazione giuridica, ma solo errori percettivi. Inoltre, ha precisato che il ricorso straordinario non è applicabile alle decisioni della Cassazione che intervengono su provvedimenti della magistratura di sorveglianza, poiché questi ultimi riguardano le modalità di esecuzione della pena e non la formazione del giudicato di condanna.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: i limiti
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso straordinario per errore di fatto previsto dall'art. 625-bis c.p.p., dichiarandolo inammissibile quando contesta una diversa valutazione giuridica rispetto a un caso analogo, anziché una reale e provata errata percezione degli atti processuali. Il ricorso era stato proposto avverso una sentenza che aveva confermato il ricalcolo della pena in fase di esecuzione.
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Ricorso straordinario 625-bis: errore di fatto vs. legge
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario 625-bis, specificando che l'errata interpretazione giuridica sulla revoca di una pena sospesa non costituisce un 'errore di fatto' ma un 'errore di diritto', e quindi non può essere impugnata con tale rimedio.
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Continuazione reati e Riforma Cartabia: la Cassazione
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza errata nel calcolo della pena per la continuazione tra reati. La sentenza stabilisce i criteri corretti per applicare le riduzioni di pena derivanti da riti alternativi (giudizio abbreviato e patteggiamento) e chiarisce che la nuova riduzione di un sesto, introdotta dalla Riforma Cartabia per il mancato appello, deve essere applicata dal giudice dell'esecuzione prima di ogni altro calcolo.
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Giudice dell’esecuzione: competenza e continuazione
La Cassazione risolve un conflitto di competenza, stabilendo che il giudice dell'esecuzione competente a decidere sulla continuazione tra reati è quello che ha emesso l'ultima sentenza divenuta irrevocabile al momento della presentazione della domanda, secondo il principio della perpetuatio iurisdictionis.
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Reato continuato: come si calcola la pena?
Un imputato ha richiesto l'applicazione del reato continuato a tre condanne per spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione di uno dei reati a causa di un significativo lasso di tempo, ritenendolo indicativo di un nuovo proposito criminoso. Tuttavia, ha annullato la decisione sul calcolo della pena, poiché il giudice non aveva motivato adeguatamente gli aumenti per i reati satellite, violando i principi di trasparenza e corretto esercizio del potere discrezionale.
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Reato continuato: la dipendenza non basta, dice la Corte
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 222/2026, ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato per diverse condanne. La Corte ha chiarito che uno stato di tossicodipendenza, pur rilevante, non può da solo unificare crimini eterogenei commessi in un arco temporale molto vasto. Per configurare il reato continuato è necessaria la prova di un unico e preordinato disegno criminoso, che in questo caso mancava a causa della distanza temporale, della diversità dei reati e dei contesti.
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Reato continuato tossicodipendenza: la Cassazione
La Cassazione annulla la decisione della Corte d'Appello che negava il reato continuato tossicodipendenza a un imputato. Il giudice di merito aveva omesso di valutare la documentazione attestante la dipendenza, elemento cruciale per accertare l'unicità del disegno criminoso. La sentenza sottolinea l'obbligo di motivazione su tale aspetto, anche in presenza di una precedente istanza respinta.
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Reato continuato: quando si può chiedere di nuovo?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui un Pubblico Ministero contestava il riconoscimento di un reato continuato, già parzialmente negato in precedenza. La Corte ha stabilito che una nuova istanza è ammissibile se presenta elementi di novità, come una terza sentenza non valutata prima. Tuttavia, ha annullato la decisione del giudice di merito perché la motivazione a sostegno dell'unico disegno criminoso era insufficiente e non confutava adeguatamente le ragioni del precedente diniego.
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Giudice dell’esecuzione: limiti al potere di modifica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra un reato di narcotraffico e uno di associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può alterare i fatti o la collocazione temporale dei reati come accertati dalla sentenza definitiva (giudicato), ribadendo che il suo potere è interpretativo e non può sconfinare in una nuova valutazione di merito.
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