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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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790 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Vincolo della continuazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso volto a ottenere il riconoscimento del vincolo della continuazione tra reati di stupefacenti e possesso di documenti falsi. La Corte ha stabilito che la richiesta del ricorrente si traduceva in una inammissibile rivalutazione dei fatti, già approfonditamente analizzati dal giudice dell'esecuzione, confermando così la sua decisione.
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Vincolo della continuazione: quando non si applica
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra più reati. La Corte ha stabilito che, per applicare tale istituto, è necessaria la prova di un unico disegno criminoso, che non può essere confuso con una generica tendenza a delinquere o con uno stile di vita improntato al crimine. La non omogeneità dei reati e il notevole arco temporale tra essi hanno escluso la possibilità di applicare il beneficio.
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Vincolo della continuazione: quando è escluso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra più reati. Secondo la Corte, una significativa distanza temporale tra i fatti illeciti e l'assenza di un disegno criminoso unitario escludono l'applicazione del beneficio, configurando piuttosto uno stile di vita criminale.
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Vincolo della continuazione: no al riesame dei fatti
Un soggetto condannato per plurimi reati di rapina ha richiesto l'applicazione del vincolo della continuazione. La richiesta è stata respinta dal Giudice dell'esecuzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il successivo ricorso, sottolineando che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione dei fatti già analizzati in modo logico e approfondito dal giudice precedente. L'appello si configurava come un tentativo di ridiscutere il merito della decisione, operazione preclusa in sede di Cassazione.
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Vincolo della continuazione: la prova del disegno unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra due diverse sentenze. Secondo la Corte, la semplice appartenenza a un'associazione mafiosa non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso, necessario per applicare l'istituto. È richiesta una specifica indagine che provi un'unica deliberazione a monte dei diversi reati commessi.
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Aggravante usura attività: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un caso di usura, chiarendo l'applicazione dell'aggravante usura attività imprenditoriale. La sentenza stabilisce che l'aggravante è configurabile per il solo fatto che la vittima eserciti un'attività protetta, a prescindere dalla destinazione del prestito. La Corte ha inoltre annullato parzialmente la condanna per prescrizione e per violazione del principio del 'ne bis in idem', rinviando per una nuova valutazione del trattamento sanzionatorio.
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Cumulo di pene: i criteri per l’unificazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva di unificare una pena per omicidio nel primo cumulo di pene, nonostante il reato fosse stato commesso dopo l'inizio della carcerazione. La Corte ha ribadito che il criterio cronologico è fondamentale: i reati commessi dopo l'inizio della detenzione devono essere inseriti in un cumulo parziale separato, principio che non viene derogato nemmeno in caso di reato continuato.
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Reato continuato: come si calcola la pena più grave?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due imputati condannati per una serie di furti aggravati. Il caso verteva sul corretto calcolo della pena per il reato continuato, in presenza di una precedente condanna definitiva per ricettazione. La Corte ha confermato che, in questi casi, il reato più grave si individua confrontando la pena concretamente irrogata nel precedente giudizio con quella da irrogare nel nuovo, e non basandosi sulle pene edittali astratte.
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Reato continuato: quando non si applica la disciplina
Un soggetto condannato per vari reati eterogenei (ricettazione, truffa, stupefacenti) ha richiesto l'applicazione del reato continuato per ottenere una pena più mite. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la vicinanza temporale tra i crimini e un movente comune come la difficoltà economica non sono sufficienti. Per il reato continuato è necessario provare un unico e preordinato disegno criminoso, distinto da una generica abitudine a delinquere o da uno stile di vita improntato al crimine.
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Aumento di pena per continuazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per l'aumento di pena per continuazione in caso di recidiva reiterata. Con la sentenza in esame, ha stabilito che il limite minimo di un terzo, previsto dall'art. 81 co. 4 c.p., si applica all'aumento complessivo per tutti i reati satellite, e non singolarmente. Sebbene la motivazione del giudice di merito fosse errata, il calcolo finale è stato ritenuto corretto e il ricorso del PM è stato rigettato.
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Competenza giudice esecuzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione risolve un conflitto tra il GIP del Tribunale di Pisa e quello di Livorno. In materia di esecuzione penale, in presenza di più condanne definitive a carico della stessa persona, la competenza del giudice dell'esecuzione spetta al magistrato che ha emesso la sentenza divenuta irrevocabile per ultima. Nel caso specifico, la competenza è stata attribuita al GIP di Pisa, poiché la sua sentenza era passata in giudicato successivamente a quella emessa dal GIP di Livorno.
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Rapina impropria: quando il furto diventa rapina
La Corte di Cassazione conferma una condanna per rapina impropria a carico di tre soggetti che, dopo un furto in un supermercato, hanno usato violenza per assicurarsi la fuga e la refurtiva. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, chiarendo i confini tra furto e rapina e negando l'attenuante del danno lieve per un valore di 320 euro.
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Continuazione tra reati: no se il tempo è troppo lungo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati commessi nell'arco di sette anni. Nonostante i delitti (minacce, lesioni, violazione di domicilio) derivassero da un'unica controversia di vicinato, la notevole distanza temporale tra gli episodi è stata ritenuta un elemento sufficiente per escludere l'esistenza di un medesimo disegno criminoso iniziale, requisito fondamentale per la concessione del beneficio.
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Continuazione tra reati: la Cassazione chiarisce
Un soggetto condannato per associazione di tipo mafioso e, separatamente, per usura, ha richiesto l'applicazione della continuazione tra reati, sostenendo che entrambi derivassero da un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. Secondo la Suprema Corte, per riconoscere la continuazione è necessaria la prova di un'unica programmazione iniziale che abbracci tutti i delitti. In questo caso, non è emerso che il reato di usura, commesso anni dopo la costituzione del sodalizio, fosse stato previsto fin dall'inizio, configurandosi piuttosto come una scelta successiva e non come parte del piano originario.
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Disegno criminoso: la tossicodipendenza non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1863/2026, ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne, adducendo come unico movente il suo stato di tossicodipendenza. La Corte ha stabilito che la dipendenza da stupefacenti non è di per sé prova sufficiente di un unico disegno criminoso, specialmente a fronte di reati commessi in un arco temporale molto ampio e di diversa natura. È onere del condannato fornire prove concrete di una programmazione unitaria dei delitti.
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Reato continuato: Cassazione su tossicodipendenza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava l'applicazione del reato continuato a un soggetto condannato per furti e ricettazione. Il ricorrente sosteneva che i reati fossero legati da un unico disegno criminoso, ovvero la necessità di finanziare la propria tossicodipendenza. La Suprema Corte ha ritenuto 'apparente' e illogica la motivazione del giudice di merito, che aveva liquidato la tesi difensiva come una mera 'tendenza a delinquere' senza un'analisi approfondita degli elementi fattuali. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Incidente di esecuzione: no a nuove prove difensive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che, tramite un incidente di esecuzione, chiedeva il riconoscimento della continuazione tra più reati. La richiesta, già respinta in precedenza, si basava su nuove dichiarazioni della persona offesa raccolte dalla difesa. La Corte ha stabilito che tali dichiarazioni non costituiscono 'nuovi elementi' idonei a superare la preclusione derivante dal precedente rigetto e a sovvertire il giudicato esecutivo, in quanto riguardano fatti già valutati nel processo.
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Inammissibilità ricorso: l’errore che costa caro
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso presentato personalmente da un condannato avverso un'ordinanza del Tribunale. La decisione si fonda sulla violazione dell'obbligo di patrocinio legale per i ricorsi in Cassazione, ribadendo che la mancanza della firma di un avvocato cassazionista rende l'atto nullo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Errore di fatto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4317/2026, ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto. Il ricorrente sosteneva che la Corte avesse confuso la sua richiesta di 'concorso formale' con una precedente istanza per 'reato continuato'. La Corte ha chiarito che non vi è stato alcun errore percettivo, ma una valutazione giuridica consapevole, ribadendo che l'errore di fatto deve consistere in una svista materiale e non in un presunto errore di giudizio.
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Continuazione tra reati: come si calcola la pena
Un soggetto, condannato con due sentenze per reati di droga, aveva ottenuto il riconoscimento della continuazione tra reati. A seguito di un precedente annullamento relativo al solo calcolo della pena, il giudice dell'esecuzione ha rideterminato la sanzione. L'imputato ha nuovamente fatto ricorso, lamentando la sproporzione e la carenza di motivazione dell'aumento di pena. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendo la motivazione del giudice adeguata e fondata sulla gravità dei fatti, chiarendo che il ricorso non può trasformarsi in un riesame del merito della decisione.
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