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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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907 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato negato: no allo sconto per reati distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per tre diverse sentenze di condanna. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa della notevole distanza temporale tra i fatti, delle diverse modalità esecutive e dei differenti moventi dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la difesa tentava solo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, esclusa in sede di legittimità. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio ripetuto ma nessuna unicità del disegno criminoso
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale che escludeva l'unicità del disegno criminoso per diversi episodi di acquisto e spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la somiglianza dei reati non basta a dimostrare un programma unitario prefissato. Al contrario, il lungo intervallo di tempo tra i fatti, le differenti modalità di esecuzione e le diverse circostanze concrete indicano che le decisioni di delinquere sono state prese in modo estemporaneo e indipendente. Anche lo stato di carcerazione intermedio non influisce su questa valutazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Disegno criminoso escluso: niente sconti per reati distanti
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Rimini che escludeva l'applicazione della disciplina del reato continuato per una serie di reati contro il patrimonio. Il giudice dell'esecuzione aveva infatti negato l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che la notevole distanza temporale tra i reati, i contesti differenti e le diverse modalità di esecuzione escludono l'unicità del programma delittuoso. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione in fase esecutiva: no a richieste ripetitive
Il Tribunale di Castrovillari ha dichiarato inammissibile la richiesta di riconoscimento della continuazione in fase esecutiva presentata dalla difesa del Condannato, poiché una richiesta identica era già stata respinta in precedenza senza che fossero emersi nuovi elementi di fatto o di diritto. Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione, contestando tuttavia i motivi del primo rigetto anziché quelli del provvedimento impugnato, e sollevando una generica contestazione sulla legittimità della partecipazione di un viceprocuratore onorario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la mancanza di elementi di novità preclude una nuova valutazione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: l’errore sul bersaglio non cancella il disegno
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per due episodi: un tentato omicidio commesso nel febbraio 2003 e un omicidio consumato nel settembre dello stesso anno. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo che l'errore nell'esecuzione del primo reato (avendo il Condannato colpito il fratello della vittima designata) escludesse l'unicità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'errore nell'esecuzione (noto come aberratio ictus) non cancella la pianificazione originaria. Poiché l'obiettivo programmato era lo stesso in entrambi gli episodi, il reato continuato può essere configurato. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Reato continuato: no ad aumenti di pena forfettari
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che, nel riconoscere il reato continuato tra una condanna per usura e una per furto e truffa, aveva applicato un aumento di pena cumulativo e forfettario per i reati minori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può limitarsi a un aumento complessivo ma deve specificare l'incremento di pena per ciascun reato satellite. La sentenza impugnata è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio, disponendo il rinvio a un nuovo giudice per la corretta rideterminazione della pena.
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Sospensione condizionale della pena: no al silenzio del giudice
Il Giudice dell'esecuzione del Tribunale di Milano aveva riconosciuto la continuazione tra i reati di furto e ricettazione per una condannata, rideterminando la pena in sette mesi di reclusione. Il giudice aveva però omesso di valutare la richiesta della difesa di estendere la sospensione condizionale della pena alla nuova sanzione complessiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che il giudice dell'esecuzione ha l'obbligo di valutare espressamente se concedere, estendere o revocare il beneficio della sospensione quando ridetermina la pena per effetto del reato continuato. La Suprema Corte ha quindi annullato il provvedimento e ha rinviato il caso al Tribunale di Milano per una nuova decisione.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per l’omicidio del clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra il reato di associazione mafiosa e un omicidio commesso anni dopo. I giudici hanno stabilito che l'omicidio di un informatore della polizia giudiziaria costituisce un evento imprevisto e contingente. Tale delitto non poteva essere programmato fin dall'inizio dell'associazione criminale. Di conseguenza, manca il medesimo disegno criminoso necessario per unificare le pene. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la Cassazione nega lo sconto di pena
Il caso riguarda la richiesta di un condannato di vedersi riconosciuto il reato continuato per diversi illeciti commessi a partire dal 2013. Il Tribunale di Verona aveva rigettato l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che non vi era alcuna prova di una pianificazione preventiva dei reati. La notevole distanza temporale, la diversa natura dei fatti, i differenti luoghi e le modalità esecutive dimostrano che il soggetto ha agito di volta in volta con impulsi criminali autonomi, anziché seguire un unico disegno criminoso. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: Bergamo contro Palermo
Il caso nasce da un conflitto negativo tra il Tribunale di Bergamo e il Tribunale di Palermo. Entrambi i tribunali si dichiaravano incompetenti a decidere sulla richiesta di continuazione dei reati presentata da un condannato. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto stabilendo la competenza del giudice dell'esecuzione. Secondo la Suprema Corte, in presenza di più condanne definitive, la competenza spetta sempre al giudice che ha emesso l'ultimo provvedimento diventato irrevocabile in ordine di tempo, anche se la richiesta riguarda titoli di condanna diversi. Di conseguenza, la competenza è stata attribuita al Tribunale di Palermo, autore dell'ultima sentenza definitiva.
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Reato continuato in sede esecutiva: no a calcoli forfettari
Il Condannato ha fatto ricorso contro la decisione della Corte d'Appello che, come giudice dell'esecuzione, non aveva calcolato correttamente la pena complessiva per diversi reati uniti dal medesimo disegno criminoso. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che in caso di reato continuato in sede esecutiva il giudice deve prima sciogliere i cumuli di pena precedenti, individuare il reato più grave e poi calcolare e motivare separatamente gli aumenti di pena per ciascun reato satellite. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
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Bancarotta fraudolenta e continuazione: conta l’azione
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che aveva negato l'applicazione del reato continuato per alcune condanne di bancarotta e truffa. Il diniego si basava sulla distanza temporale tra le sentenze di fallimento delle società. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale in tema di bancarotta fraudolenta e continuazione: per valutare la vicinanza nel tempo dei reati, e quindi l'esistenza di un unico disegno criminoso, il giudice deve fare riferimento al momento in cui sono state effettivamente commesse le condotte illecite (come l'omessa tenuta della contabilità) e non alla data della successiva dichiarazione di fallimento. Di conseguenza, la decisione è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per omicidi di clan
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per due omicidi commessi a distanza di oltre un anno, sostenendo che rientrassero in un unico disegno criminoso legato alla sua partecipazione a un clan mafioso. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, evidenziando la diversità dei moventi, dei tempi e dei clan rivali presi di mira. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice disponibilità a commettere reati per un'associazione non dimostra una programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, vedendo respinta la richiesta di riduzione della pena.
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Reato continuato: no alla somma matematica delle pene senza motivi
Il Condannato ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di diverse sentenze di condanna. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta ma ha calcolato la pena complessiva senza motivare in modo specifico i singoli aumenti per i reati satellite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che il giudice, nel rideterminare la pena per il reato continuato, deve prima sciogliere i precedenti cumuli, individuare il reato più grave e poi calcolare e motivare separatamente l'aumento di pena per ciascun reato satellite. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per furti distanti
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per furti commessi a distanza di un anno in località diverse (La Spezia e Caserta). Il giudice dell'esecuzione aveva negato il beneficio per mancanza di un disegno criminoso unitario. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, stabilendo che per applicare il reato continuato non basta la semplice ripetizione di reati simili o l'appartenenza a una banda organizzata. È invece indispensabile dimostrare una pianificazione preventiva e dettagliata di tutti i singoli episodi criminosi, ideata prima ancora di compiere il primo furto. Di conseguenza, il condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Unicità del disegno criminoso: quando i reati sono slegati
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per tre diverse condanne definitive riguardanti estorsione, associazione mafiosa e spaccio di droga. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, escludendo l'unicità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso. I giudici hanno chiarito che per riconoscere l'unicità del disegno criminoso non basta un generico programma di delinquenza. È invece necessaria la preventiva e specifica programmazione dei singoli reati sin dal primo episodio. Nel caso in esame, la notevole distanza temporale tra i fatti, la diversità dei complici, le differenti modalità operative e i diversi luoghi di commissione dimostrano che i reati erano frutto di scelte estemporanee e non di un unico piano originario. Il ricorrente perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per l’estorsione autonoma
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione dei reati tra due condanne per estorsione, una legata ad attività mafiose e l'altra commessa in autonomia. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, decisione già confermata in precedenza. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione indicando come elemento di novità un provvedimento di prevenzione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che non vi è continuazione dei reati se una delle condotte è un'iniziativa autonoma ed estemporanea, priva di legami con il programma criminoso della cosca mafiosa di riferimento. Il ricorrente è stato condannato alle spese e alla cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la ripetizione non è pianificazione
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due diverse sentenze definitive riguardanti vari furti commessi tra il 2016 e il 2017 in diverse località del Nord Italia. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, escludendo l'unicità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati simili (abitualità) non dimostra una preventiva pianificazione unitaria. La distanza temporale di molti mesi, la disomogeneità geografica e le diverse modalità esecutive escludono il reato continuato, configurando invece scelte criminose estemporanee e ripetute nel tempo. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Continuazione dei reati: no allo sconto tra usura e mafia
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento della continuazione dei reati tra una condanna per associazione mafiosa e una per usura. Il giudice dell'esecuzione aveva negato il beneficio per la mancanza di prove su una programmazione unitaria originaria. La Cassazione ha confermato che il giudice dell'esecuzione non può modificare i fatti accertati nel processo di merito, come le date di commissione o l'assenza di aggravanti mafiose, per far rientrare i reati nella continuazione dei reati. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Reato continuato: lo spaccio abituale non dà diritto allo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per quattro condanne legate allo spaccio di stupefacenti commesse tra il 2016 e il 2019 a Gallipoli, Bari e Lecce. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando che i reati erano stati compiuti con modalità differenti, in luoghi diversi e in un ampio arco temporale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice qualifica di spacciatore abituale non dimostra un unico disegno criminoso, ma solo una generica inclinazione a delinquere. Per applicare il reato continuato occorre invece provare che tutti i singoli episodi fossero stati programmati preventivamente nelle loro linee essenziali.
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