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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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907 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato: no allo sconto se i crimini sono solo un’abitudine
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive relative a reati di ricettazione commessi tra il 1995 e il 2009. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. La Corte ha chiarito che per ottenere il riconoscimento del reato continuato non basta la somiglianza dei reati o lo svolgimento di una specifica attività professionale. È invece necessaria la prova rigorosa di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. L'ampio divario temporale tra i fatti e la mancanza di elementi concreti dimostrano un'abitualità nel reato e non una pianificazione unitaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: cinque anni di distanza cancellano lo sconto
Il Tribunale di Napoli Nord, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta del Condannato di applicare la disciplina del reato continuato per due condanne definitive relative al reato di riciclaggio in concorso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per ottenere il riconoscimento del reato continuato non basta dimostrare la somiglianza dei reati o la vicinanza temporale. È invece necessario che il condannato fornisca prove concrete di una pianificazione unitaria e preventiva di tutti gli illeciti fin dal primo momento. Nel caso specifico, i reati erano stati commessi a distanza di ben cinque anni l'uno dall'altro, escludendo così qualsiasi disegno criminoso unitario. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per truffe ripetute
Il Condannato, colpito da sei sentenze definitive per truffe e associazione a delinquere, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per ridurre la pena complessiva. Il Tribunale ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che l'applicazione del reato continuato richiede la prova rigorosa di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Semplici somiglianze tra i reati o la vicinanza temporale non bastano, potendo indicare una mera abitudine a delinquere. Nel caso specifico, la distanza temporale di oltre un anno tra le condotte, le diverse modalità operative e la mancanza di prove sulla presunta ludopatia del reo escludono un progetto unitario.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per delitti distanti anni
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare tre condanne definitive per rapina, tentata estorsione e porto d'armi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato continuato non basta la vicinanza temporale o la tipologia di reati, ma serve la prova di un unico disegno criminoso pianificato fin dall'inizio. Nel caso specifico, i reati erano distanti oltre quattro anni (dal 2014 al 2019) ed eterogenei. Di conseguenza, la richiesta è stata respinta e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se manca il disegno unitario
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra condanne irrevocabili per rapina, reati in materia di armi e traffico di stupefacenti. Il Tribunale ha respinto l'istanza evidenziando la distanza temporale di quattro anni tra i fatti e la diversità dei complici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che, per applicare il reato continuato, non bastano la vicinanza temporale o la tipologia di reati. Occorre dimostrare una programmazione unitaria iniziale (disegno criminoso). L'onere della prova spetta interamente al richiedente, il quale non può limitarsi ad allegare indici generici. Il Condannato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto se manca il disegno unitario
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale di Bologna che aveva rigettato parzialmente la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato tra diverse sentenze irrevocabili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per ottenere il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva non basta dimostrare la vicinanza temporale o l'identità dei reati. È invece necessario che il richiedente fornisca prove concrete di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Nel caso di specie, l'ampio divario temporale e la diversità delle condotte escludevano tale unicità progettuale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: la richiesta si scontra con il giudicato
Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione contro il rigetto della sua istanza di continuazione dei reati da parte della Corte d'Assise d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché i motivi presentati riproducevano semplicemente contestazioni già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. In particolare, i giudici hanno confermato l'irrilevanza delle nuove dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e il valore del giudicato formatosi sul precedente rigetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina e prostituzione: no al medesimo disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una condannata che chiedeva il riconoscimento del medesimo disegno criminoso tra un episodio di rapina impropria in un negozio e l'attività di sfruttamento della prostituzione. Il giudice di merito aveva escluso la continuazione dei reati, evidenziando che la rapina era un evento del tutto estemporaneo e privo di legami con l'attività di sfruttamento, nonostante la vicinanza temporale e spaziale. La Suprema Corte ha confermato questa impostazione, rilevando che i motivi di ricorso non contestavano specificamente tale motivazione. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: reazione impulsiva o piano?
Il caso riguarda un cittadino che ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale, in veste di giudice dell'esecuzione, che aveva escluso il reato continuato per due distinti episodi di resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente sosteneva che le due condotte facessero parte di un unico disegno criminoso preventivato. La Corte di Cassazione ha invece confermato che si è trattato di reazioni estemporanee e imprevedibili, scatenate dalle specifiche circostanze dei controlli di polizia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la vicinanza dei fatti non evita la condanna
Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento del reato continuato per una serie di illeciti commessi. Egli sosteneva la sussistenza del medesimo disegno criminoso basandosi sulla vicinanza temporale tra i fatti e sul comune obiettivo di procurarsi denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza nel tempo e il generico scopo di lucro non bastano a dimostrare una programmazione unitaria e preventiva dei reati. Il ricorrente non ha contestato in modo specifico le motivazioni del Tribunale, che escludevano la pianificazione iniziale dei reati successivi. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la somiglianza non basta senza un piano unico
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse violazioni commesse nel tempo, sostenendo che la forte omogeneita dei comportamenti dimostrasse un unico disegno criminoso. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, valorizzando la notevole distanza temporale tra i fatti illeciti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cittadino. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza dei reati non e sufficiente per ottenere i benefici del reato continuato. Occorre invece dimostrare che tutti i reati successivi fossero gia stati programmati, almeno nelle linee generali, al momento del primo illecito. Il ricorrente e stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena senza un piano unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato in fase di esecuzione. Il ricorrente aveva commesso un primo illecito a gennaio 2017, per poi entrare a far parte di un'associazione a delinquere solo a luglio dello stesso anno. I giudici hanno stabilito che non vi era prova di una programmazione preventiva unitaria al momento del primo reato. Per l'applicazione del reato continuato è infatti necessaria una verifica rigorosa del disegno criminoso iniziale, che non può presumersi per fatti distanti nel tempo e di natura diversa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena tra rapina e abusi
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere il riconoscimento del reato continuato per diverse violazioni commesse nel tempo, tra cui rapina e maltrattamenti in famiglia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la notevole differenza tra i reati e la loro estensione temporale escludono un unico disegno criminoso originario. Inoltre, i periodi di detenzione intermedi avrebbero dovuto esercitare una controspinta psicologica a non delinquere, interrompendo qualsiasi continuità programmata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto tra violenza e rapina
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una violenza sessuale e una successiva rapina commessa a distanza di tre mesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un'approfondita verifica di un disegno criminoso unitario programmato fin dall'inizio. Nel caso specifico, la violenza sessuale è stata considerata un reato occasionale, frutto di circostanze estemporanee, escludendo qualsiasi legame programmatico con la successiva rapina. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale che negava il riconoscimento del reato continuato in fase di esecuzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la vicinanza temporale tra i reati non basta a dimostrare un unico disegno criminoso se i reati sono del tutto diversi tra loro. Per applicare il reato continuato e beneficiare dello sconto di pena (cumulo giuridico), occorre dimostrare che tutti i reati fossero stati programmati fin dall'inizio nei loro tratti essenziali, e non frutto di decisioni improvvisate. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione fra reati: no al ricorso se si contesta solo il merito
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione fra reati per unificare le pene di diverse condanne. Il Tribunale ha respinto la richiesta e il soggetto ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché il ricorrente si è limitato a esprimere un dissenso di merito sulla decisione del giudice, senza evidenziare reali vizi logici o giuridici nella motivazione. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il rigetto e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione tra reati: la Cassazione frena i ricorsi di merito
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione tra reati per ottenere una riduzione della pena complessiva. Il Tribunale ha respinto la richiesta e Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché le censure sollevate non contestavano la logica della decisione, ma miravano a una inammissibile rivalutazione del merito dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati in fase esecutiva: negato il ricorso
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati in fase esecutiva per ottenere una riduzione della pena complessiva. La Corte d'Assise d'Appello ha respinto la richiesta. Il Condannato ha quindi proposto ricorso per Cassazione, lamentando un difetto di motivazione del provvedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorrente si è limitato a contestare il merito della decisione, esprimendo un semplice dissenso, senza evidenziare reali vizi logici o strutturali della motivazione. Di conseguenza, il ricorso esorbita dai limiti del sindacato di legittimità. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione fra reati: no allo sconto se si contesta il merito
Il Condannato ha richiesto al Tribunale il riconoscimento della continuazione fra reati durante la fase di esecuzione della pena. Il Tribunale ha respinto la richiesta. Il Condannato ha quindi proposto ricorso per Cassazione, lamentando un difetto di motivazione del provvedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorrente si è limitato a contestare il merito della decisione del Tribunale, senza evidenziare reali vizi logici o giuridici nella struttura della motivazione. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il rigetto, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per condotte abituali
Il Condannato ha richiesto al Giudice per le indagini preliminari il riconoscimento del reato continuato nella fase di esecuzione della pena per unificare diverse condanne. Il Giudice ha dichiarato inammissibile la richiesta per genericità e per la mancanza di un unico disegno criminoso, evidenziando una semplice abitualità nel commettere reati. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il ricorrente non ha contestato efficacemente l'assenza di un unico disegno criminoso, limitandosi a critiche generiche. Il Condannato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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