LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

Pagina 15 di 40

907 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato: la Cassazione vieta sconti dopo il giudicato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Condannato contro la rideterminazione della pena per reato continuato operata dalla Corte d'Appello. Il ricorrente contestava l'applicazione di una circostanza aggravante a seguito dell'assoluzione di alcuni coimputati e l'individuazione del reato più grave. La Suprema Corte ha chiarito che la condanna principale era ormai irrevocabile e che non vi è interesse a impugnare l'individuazione del reato più grave se l'eventuale accoglimento comporterebbe una pena teoricamente maggiore, effetto comunque vietato dal principio del divieto di peggioramento della pena. Inoltre, la determinazione degli aumenti per i reati satellite era stata motivata in modo proporzionato. Di conseguenza, Il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: scontro sul calcolo della pena in Cassazione
Il caso riguarda un uomo condannato con due diverse sentenze per vari illeciti. Il giudice dell'esecuzione ha riconosciuto il vincolo della continuazione tra i reati, rideterminando la pena complessiva. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un'errata quantificazione degli aumenti per i reati satellite e la violazione dei principi di proporzionalità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in tema di reato continuato, il giudice dell'esecuzione deve calcolare gli aumenti per i reati satellite senza superare i limiti fissati dal giudice di merito e applicare correttamente la riduzione per il rito abbreviato sull'intera pena finale. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: due anni di distanza escludono lo sconto
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare due condanne relative a reati di ricettazione e commercio di prodotti falsi, commessi a distanza di due anni l'uno dall'altro. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso a causa del lungo intervallo temporale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando che la notevole distanza di tempo esclude la programmazione unitaria dei reati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Medesimo disegno criminoso: il legame societario non basta
Il Legale Rappresentante di una società ha impugnato la revoca della sospensione condizionale della pena decisa dal giudice dell'esecuzione. L'uomo chiedeva l'applicazione della continuazione tra il reato di simulazione di reato e una violazione finanziaria, sostenendo che entrambi i fatti fossero legati alla gestione della medesima società e quindi espressione di un medesimo disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice riferibilità dei reati a una stessa società o a un generico movente non basta a dimostrare un unico programma criminoso preventivo. Di conseguenza, il ricorrente perde il beneficio della sospensione e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Vincolo della continuazione: negato lo sconto per omicidio
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione del vincolo della continuazione tra il reato di associazione mafiosa e un omicidio commesso come vendetta. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta, non ravvisando un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'adesione a un sodalizio mafioso non comporta automaticamente il vincolo della continuazione con i singoli reati fine. Per l'unificazione delle pene, è infatti indispensabile dimostrare che lo specifico omicidio fosse già programmato e pianificato nel momento esatto in cui il soggetto ha deciso di entrare a far parte dell'associazione criminale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: no al rifiuto senza motivazione logica
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per tre condanne per ricettazione di pezzi di auto rubate, commesse tra il 2010 e il 2012. La Corte d'appello ha respinto la richiesta, ritenendo che vi fosse solo una generica tendenza a delinquere e non un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, annullando il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare precedenti decisioni che avevano già riconosciuto il reato continuato per fatti analoghi commessi nello stesso arco temporale (dal 2006 al 2013), senza fornire una motivazione logica e dettagliata sulle ragioni dell'esclusione.
Continua »
Reato continuato: la Cassazione cancella il carcere ingiusto
Il caso riguarda un condannato per ricettazione e commercio di prodotti falsi che ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di diverse sentenze. Il Tribunale di Genova ha accolto solo parzialmente la richiesta, escludendo alcuni episodi a causa della distanza temporale e applicando un aumento di pena detentiva senza considerare che la condanna originaria era stata sostituita con la libertà controllata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice deve valutare la continuazione anche per singoli gruppi di reati ravvicinati nel tempo e non può applicare una pena di specie diversa da quella originariamente sostituita. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Disegno criminoso unitario: vittime diverse ma sconto di pena
Una donna condannata per molteplici furti ha richiesto l'applicazione della continuazione per ridurre la pena complessiva. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta per alcuni episodi, ritenendo che la diversità delle vittime e la distanza geografica escludessero un disegno criminoso unitario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa. La Suprema Corte ha stabilito che la diversità delle vittime non incide sul progetto del colpevole e che la distanza geografica non esclude la continuazione in presenza di una stretta vicinanza temporale e dello stesso complice. La decisione è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Reato continuato e metodo mafioso: la Cassazione fissa i limiti
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due gruppi di reati: il primo relativo a estorsione e associazione mafiosa, il secondo riguardante rapina, danneggiamento e tentata estorsione aggravati dal metodo mafioso. La Corte d'Appello, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta poiché il giudice di merito aveva già escluso il vincolo della continuazione e i reati del secondo gruppo risultavano occasionali ed estemporanei. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che il giudice dell'esecuzione non può rivalutare la continuazione se già esclusa nel processo di merito. Inoltre, la sola presenza dell'aggravante del metodo mafioso non dimostra l'esistenza di un unico disegno criminoso tra condotte distinte.
Continua »
Reato continuato: associazione mafiosa non garantisce lo sconto
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per associazione mafiosa ed estorsione e una successiva condanna per porto d'armi e violenza privata. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i reati minori servissero a proteggere un incontro mafioso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'adesione a un'associazione mafiosa non comporta automaticamente il reato continuato con i singoli delitti commessi successivamente. È necessario dimostrare che questi ultimi fossero già programmati al momento dell'ingresso nel sodalizio. Nel caso specifico, l'aggressione a un bracciante è risultata del tutto occasionale. Il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: la distanza di tempo nega lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per violazioni della legge sugli stupefacenti commesse nel 2014 e nel 2016. La Corte di Appello ha respinto l'istanza, ritenendo che il lungo intervallo temporale escludesse un unico disegno criminoso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'omogeneità delle condotte dimostrasse l'unitarietà del piano. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato, in quanto volto a ottenere una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: perché la somiglianza delle truffe non basta
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare diverse condanne per truffa. Il Tribunale ha respinto la richiesta evidenziando l'assenza di un unico disegno criminoso: le truffe differivano per modalità, tempi e luoghi. Alcuni fatti riguardavano la vendita fittizia di telefoni e offerte di lavoro nel 2014-2015, mentre altri riguardavano auto e immobili nel 2009-2010. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice somiglianza dei reati non basta a dimostrare il reato continuato. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto se i reati durano 14 anni
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare sei diverse condanne penali, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. Le condanne riguardavano violazioni della sorveglianza speciale, reati di falso e in materia di stupefacenti. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto la richiesta. I giudici hanno evidenziato che i reati sono stati commessi in un arco temporale di ben quattordici anni, dal 1995 al 2009, e presentano natura del tutto eterogenea. La ripetizione delle condotte delittuose non dimostra un piano unitario prefissato, bensì una spiccata abitualità nel delitto e una professionalità criminale del soggetto. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto se i reati sono distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministratrice di fatto che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne di bancarotta fraudolenta e truffa. I giudici hanno confermato la decisione del Tribunale, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. Questa esclusione deriva dall'ampio divario temporale tra i fatti (dal 2004 al 2010), dalle diverse località in cui sono stati commessi i reati e dal coinvolgimento di complici differenti. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende, non potendo unificare le pene per reati privi di una programmazione unitaria iniziale.
Continua »
Reato continuato in fase esecutiva: no a sanzioni piu gravi
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per quattro condanne per truffa. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta ma ha calcolato un aumento di pena per un reato-satellite superiore alla sanzione originariamente stabilita dal giudice della cognizione. Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione denunciando l'illegittimo aumento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione non puo quantificare gli aumenti per i reati-satellite in misura superiore a quelli fissati nella sentenza irrevocabile di condanna. La sentenza impugnata e stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
Continua »
Reato continuato e associazione mafiosa: la Cassazione annulla
Il Ricorrente, condannato con tre diverse sentenze irrevocabili per associazione mafiosa ed estorsione, ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo che i reati associativi costituissero già un unico reato progressivo e che il tempo trascorso escludesse la continuazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, rilevando un difetto di motivazione. Il giudice di merito ha infatti omesso di valutare l'esistenza di un unico disegno criminoso tra il reato associativo e i singoli reati-fine, come l'estorsione. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio alla Corte d'appello di Palermo per un nuovo esame.
Continua »
Reato continuato: negato lo sconto di pena tra spaccio e mafia
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due condanne definitive: una per spaccio semplice di stupefacenti e una successiva per associazione mafiosa e traffico di droga. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando la mancanza di elementi comuni e la notevole distanza temporale tra i fatti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che per riconoscere il reato continuato non basta un generico programma di vita delinquenziale. È invece necessaria la prova che tutti i singoli reati fossero stati programmati fin dall'inizio, al momento dell'ingresso nel sodalizio criminale. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Reato continuato ed evasioni distanti: no allo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase di esecuzione per diverse condanne per evasione. Le prime violazioni erano avvenute a Palermo nel febbraio 2014, mentre l'ultima a Torino nell'agosto 2015. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa del lungo intervallo temporale di un anno e mezzo e della distanza geografica tra i fatti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta al condannato dimostrare con elementi concreti l'esistenza di un unico disegno criminoso iniziale. Non basta la semplice somiglianza dei reati o la vicinanza temporale per ottenere lo sconto di pena previsto dal reato continuato. Il ricorrente e stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato in sede esecutiva: niente sconti senza prove
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva tra precedenti condanne per spaccio di stupefacenti risalenti al 2010 e una successiva condanna per associazione mafiosa risalente al 2014. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta a causa del significativo distacco temporale tra i fatti e della mancanza di prove su un unico disegno criminoso iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che spetta a chi lo richiede l'onere di allegare elementi specifici e concreti per dimostrare la programmazione unitaria dei reati. Il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sospensione condizionale della pena: no al recupero tardivo
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione la concessione della sospensione condizionale della pena, beneficio non riconosciuto nella sentenza definitiva di condanna emessa dal Tribunale di Trieste. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giudice dell'esecuzione può concedere la sospensione condizionale della pena solo in caso di unificazione di più condanne per reati in continuazione o concorso formale. Se la richiesta riguarda una sola sentenza di condanna, l'eventuale mancata concessione del beneficio da parte del giudice della cognizione può essere contestata esclusivamente attraverso l'impugnazione della sentenza stessa, e non nella fase esecutiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »