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Art. 666 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

232 provvedimenti

Altri anni per Art. 666 Codice di Procedura Penale

Revoca ordine di demolizione e doveri d’indagine del giudice
Il Tribunale respingeva la richiesta avanzata da alcuni cittadini per ottenere la revoca ordine di demolizione di un immobile abusivo. I privati avevano presentato permessi di costruire in sanatoria già rilasciati e istanze di condono pendenti. Il giudice dell'esecuzione rigettava l'istanza sostenendo che i richiedenti non avessero fornito la prova completa dei pagamenti e dei requisiti urbanistici. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza. La Suprema Corte ha stabilito che il cittadino ha soltanto l'onere di allegare gli elementi di fatto e i titoli di base. Spetta poi al giudice svolgere l'attività istruttoria d'ufficio per verificare la validità dei permessi e lo stato delle pratiche di condono.
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Prescrizione della pena: demolizione non eseguita, pena non estinta
Tre individui sono stati condannati per abuso edilizio, con pena sospesa condizionalmente all'obbligo di demolire le opere abusive. Non avendo adempiuto, ma avendo richiesto una sanatoria, si è discusso sul momento di decorrenza della prescrizione della pena. I condannati sostenevano che la prescrizione dovesse iniziare dalla scadenza del termine per la demolizione, che avrebbe comportato la revoca automatica del beneficio. La Cassazione ha stabilito che il termine per la prescrizione della pena inizia a decorrere solo dal momento della revoca formale della sospensione condizionale della pena, che a sua volta dipende dalla revoca della sospensione dell'ordine di demolizione. La Corte ha rigettato i ricorsi, confermando che le pene non erano estinte.
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Sequestro preventivo per equivalente: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da alcuni indagati contro un sequestro preventivo per equivalente. Gli indagati contestavano l'applicazione del sequestro sui loro beni personali per reati tributari, sostenendo che le società coinvolte avessero sufficienti liquidità per una confisca diretta. Il Giudice delle indagini preliminari aveva già rigettato simili istanze. La Cassazione ha ritenuto i ricorsi inammissibili perché riproponevano questioni già decise o che andavano sollevate con altri strumenti processuali. La decisione conferma la correttezza della procedura applicata.
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Silenzio-assenso condono edilizio: Ordine di demolizione prevale su mancata sanatoria
Un Cittadino ha cercato di annullare un ordine di demolizione per abusi edilizi, sostenendo che si fosse formato un "silenzio-assenso condono edilizio" sulla sua vecchia domanda. Il Tribunale locale ha rigettato la sua richiesta, evidenziando la mancanza di adempimenti essenziali per il condono. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il silenzio-assenso non poteva formarsi. Mancavano infatti l'accatastamento e la corrispondenza tra quanto dichiarato e lo stato reale dell'immobile. Inoltre, i lavori erano stati completati oltre i termini di legge. Il ricorso del Cittadino è stato quindi respinto, con condanna alle spese.
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Ordine di demolizione: la confisca non blocca l’abbattimento
Un cittadino condannato per abusivismo edilizio ha chiesto la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione emesso nei confronti del proprio immobile. La difesa ha sostenuto l'impossibilità di eseguire l'abbattimento poiché una parte rilevante della cubatura era stata precedentemente sottoposta a sequestro e confisca penale in un procedimento per reati associativi. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che la confisca del bene non impedisce l'attuazione dell'ordine di demolizione, poiché i due provvedimenti possono coesistere sullo stesso manufatto abusivo. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Restituzione immobile abusivo: il ricorso diventa opposizione
Un Cittadino ha realizzato un immobile abusivo e non ha ottemperato all'ordine di demolizione del Comune. Il Comune ha acquisito la proprietà dell'immobile. Il Cittadino ha chiesto la *restituzione immobile abusivo*, sostenendo la mancanza di un formale accertamento di inottemperanza e la presentazione di un'istanza di accertamento di conformità. La Corte d'Appello ha rigettato la sua richiesta. Il Cittadino ha presentato ricorso in Cassazione. La Cassazione ha riqualificato il ricorso come opposizione al giudice dell'esecuzione e ha rinviato gli atti alla Corte d'Appello per la decisione, applicando il principio del favor impugnationis.
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Confisca di beni: il ricorso sbagliato diventa Opposizione
Due soggetti avevano subito la confisca di beni immobili e veicoli a seguito di reati fiscali. Un'ordinanza della Corte d'Appello aveva revocato la restituzione di tali beni, precedentemente disposta. I soggetti hanno presentato un ricorso per cassazione contro questa decisione, contestando errori procedurali e contraddizioni. La Corte di Cassazione ha riqualificato il loro ricorso come un'opposizione a provvedimento di confisca, ai sensi dell'articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale. Ha quindi disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello di Milano, affinché la questione venga trattata con la procedura corretta per l'opposizione.
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Inammissibilità Ricorso: Quando una richiesta non è “nuova”
Due Cittadini hanno chiesto al Giudice dell'esecuzione di revocare un ordine di demolizione per opere abusive. Hanno presentato nuova documentazione. Il Tribunale ha dichiarato l'istanza inammissibile, considerandola una semplice riproposizione di una richiesta già respinta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che solo fatti o questioni realmente nuovi possono giustificare una nuova istanza, altrimenti si verifica l'inammissibilità ricorso. I Cittadini devono pagare le spese processuali e una sanzione.
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Dissequestro temporaneo: stop alla revoca se i lavori sono abusivi
Un privato, indagato per reati edilizi, ottiene dal giudice il dissequestro temporaneo del proprio immobile abusivo per eseguire opere di demolizione e ripristino. Il Comune si oppone alla misura evidenziando che i lavori indicati nella pratica edilizia violano le norme urbanistiche e l'ordine di demolizione. Il Tribunale revoca l'autorizzazione all'accesso. Il privato propone ricorso per Cassazione contestando la procedura esecutiva e sostenendo la sospensione dell'acquisizione del bene al Comune grazie a una domanda di sanatoria. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: il dissequestro temporaneo regola solo le modalità esecutive del sequestro senza rimuovere il vincolo, la richiesta di sanatoria non blocca l'acquisizione automatica al patrimonio comunale e la non conformità dei lavori giustifica pienamente la revoca del provvedimento.
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Confisca per Lottizzazione Abusiva: Buona Fede dell’Acquirente Contesa
Un individuo ha cercato di annullare la confisca di un immobile che aveva acquistato. La proprietà era stata oggetto di una precedente lottizzazione abusiva da parte del suo venditore. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta, sostenendo che non era un "terzo di buona fede" poiché l'irregolarità urbanistica era evidente. La Corte di Cassazione ha riqualificato il ricorso come opposizione ai sensi dell'art. 667, comma 4, c.p.p., e ha ordinato la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello per una nuova valutazione. Il caso evidenzia le complessità della confisca per lottizzazione abusiva.
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Nullità notifica difensore: l’errore PEC annulla la decisione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che aveva respinto una richiesta di un condannato. Il problema principale era una **nullità notifica difensore**: l'avviso per l'udienza era stato inviato all'indirizzo PEC sbagliato, pur appartenente a un avvocato con lo stesso nome del difensore di fiducia. Questo errore ha impedito al vero difensore di partecipare, violando il diritto alla difesa. La Suprema Corte ha stabilito che l'ordinanza impugnata è invalida e ha rinviato gli atti alla Corte d'Appello per un nuovo esame, garantendo la corretta partecipazione del difensore.
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Ordine di demolizione erede: annullato se manca la notifica
L'Erede riceve in eredità un immobile su cui pende un abuso edilizio commesso dal precedente proprietario, ormai deceduto. Il giudice avvia l'esecuzione dell'ordine di demolizione senza notificare alcun atto all'Erede. L'Erede scopre la misura e chiede la revoca del provvedimento, ma il giudice dell'esecuzione rigetta la richiesta, scambiando l'Erede per l'autore originario del reato penale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso. I giudici confermano che l'ordine di demolizione erede si applica anche ai successori, ma la sua esecuzione richiede tassativamente la notifica del provvedimento al nuovo proprietario in qualità di terzo interessato. Senza notifica, la procedura sanzionatoria è viziata. La decisione viene annullata con rinvio per effettuare i necessari controlli.
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Ordine di demolizione: il diritto alla casa non ferma le ruspe
La figlia dei proprietari condannati per reati edilizi ha impugnato l'ordine di demolizione dell'immobile abusivo di famiglia. La ricorrente ha invocato il diritto all'abitazione, lo stato di salute precario e la presenza di una figlia neonata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione possiede natura reale e segue direttamente il bene. I terzi occupanti privi di un titolo giuridico autonomo e valido non hanno potere di bloccare l'esecuzione della misura sanzionatoria, a prescindere dalle loro esigenze familiari.
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Revoca dell’ordine di demolizione e condono edilizio
Un acquirente compra una mansarda colpita da ordine di demolizione e presenta tempestiva richiesta di condono edilizio straordinario. Il Comune rilascia il permesso di costruire in sanatoria. Successivamente l'acquirente chiede al giudice dell'esecuzione la revoca dell'ordine di demolizione penale. Il Pubblico Ministero impugna la decisione favorevole sostenendo che il decorso dei novanta giorni aveva trasferito la proprietà al Comune, azzerando l'interesse del privato. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero: la disciplina del condono annulla l'acquisizione pubblica e rende pienamente valida la revoca dell'ordine di demolizione.
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Confisca: Ammissibilità Nuova Istanza con Nuove Prove? La Cassazione Decide
Una Banca aveva richiesto l'ammissione al credito su un bene confiscato, ma la sua istanza era stata rigettata. Successivamente, la Banca ha presentato una nuova istanza, allegando documentazione inedita per dimostrare la propria buona fede al momento dell'erogazione del mutuo. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile questa nuova istanza, ritenendola una mera riproposizione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. Ha stabilito che una richiesta con nuovi fatti o prove non può essere considerata una semplice riproposizione, ma richiede un nuovo esame. Il principio chiave è l'ammissibilità nuova istanza quando supportata da elementi non precedentemente valutati.
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Revoca ordine di demolizione: Sanatoria non basta senza udienza
Un Cittadino aveva ricevuto un ordine di demolizione per un manufatto abusivo. Successivamente, ottenne una concessione in sanatoria. Il Giudice dell'esecuzione revocò l'ordine di demolizione, ritenendo la precedente omissione una "mera svista" e agendo "de plano" (senza udienza). Il Pubblico Ministero ricorse in Cassazione, contestando la procedura. La Corte di Cassazione ha annullato la revoca dell'ordine di demolizione. Ha stabilito che il giudice non può modificare una decisione precedente senza un pieno contraddittorio e senza verificare la legittimità della sanatoria, poiché la procedura "de plano" è affetta da nullità assoluta.
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Sequestro Preventivo: La Cassazione Chiarisce la Competenza del GIP
La Corte di Cassazione ha chiarito la competenza sul sequestro preventivo. Alcuni indagati avevano contestato le modalità di esecuzione di un sequestro preventivo su beni societari e personali, chiedendo che i beni delle società fossero sequestrati prioritariamente. Il Giudice delle Indagini Preliminari (GIP) aveva dichiarato inammissibile la loro istanza, ritenendosi incompetente. La Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che, durante la fase delle indagini, il GIP è competente a valutare le questioni relative alle modalità esecutive del sequestro preventivo. Il ricorso corretto per contestare tali modalità è l'appello cautelare, non l'incidente di esecuzione. Il GIP dovrà ora pronunciarsi nel merito delle richieste degli indagati.
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Ordine di demolizione: il condono fallisce per la cubatura
I proprietari di una villetta bifamiliare abusiva hanno chiesto la revoca dell'ordine di demolizione. I ricorrenti hanno sostenuto la validità della domanda di condono edilizio e l'assenza di vincoli ambientali insormontabili. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta rilevando il superamento della cubatura massima consentita per legge e la presenza di vincoli ostativi. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il rigetto dell'istanza. I giudici hanno chiarito che il frazionamento della volumetria tra più richiedenti per lo stesso immobile rappresenta un espediente illegittimo per aggirare i limiti legali di 750 metri cubi. Di conseguenza, l'ordine di demolizione resta pienamente valido ed esecutivo a carico dei proprietari dell'immobile abusivo.
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Condono edilizio: la Cassazione annulla l’ordine di demolizione
Una cittadina aveva ricevuto un ordine di demolizione per un manufatto abusivo, ereditato da un precedente proprietario, a seguito di una condanna risalente. La cittadina aveva presentato una richiesta di condono edilizio e un certificato di congruità dell'oblazione, ma il Tribunale aveva rigettato la sua opposizione all'ordine di demolizione. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale. Ha stabilito che il giudice dell'esecuzione deve accertare la plausibile vicinanza dell'accoglimento della domanda di condono edilizio, e non può rigettare la richiesta senza un'adeguata istruttoria. Il Tribunale non aveva verificato la diligenza della cittadina né le difficoltà amministrative. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo giudizio sul condono edilizio e demolizione.
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Ricorso sbagliato, ma l’Opposizione a confisca è salva
Un Contribuente ha cercato di annullare una confisca (sequestro definitivo di beni) per reati tributari, ma la Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta. Il Contribuente ha quindi presentato un ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che il ricorso era in realtà un'Opposizione a confisca. Ha quindi rinviato il caso alla Corte d'Appello. Questo per permettere un nuovo esame della questione, applicando il principio che un errore nel nome dell'atto non deve precludere il diritto di difesa.
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