LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 640 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Pagina 12 di 40

1738 provvedimenti

Altri anni per Art. 640 Codice Penale

Dall’archiviazione al processo: i limiti dell’imputazione coatta
La Procura ha chiesto l'archiviazione di un procedimento penale aperto per truffa contro due indagati. Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta. Lo stesso magistrato ha ravvisato elementi sufficienti per il reato di insolvenza fraudolenta e ha disposto l'imputazione coatta. Gli indagati hanno proposto ricorso per cassazione, lamentando un provvedimento illegittimo e abnorme per violazione delle competenze del pubblico ministero. La Suprema Corte ha respinto il ricorso. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudice possiede il potere di qualificare autonomamente il fatto storico già indagato. L'imputazione coatta con diversa qualificazione giuridica è legittima quando l'episodio materiale resta immutato.
Continua »
Truffa aggravata e concessioni: confermata l’interdizione
La Corte di Cassazione ha confermato le misure cautelari per il reato di truffa aggravata ai danni di un Comune. L'Imprenditore, insieme all'Avvocato, ha aggirato il divieto del bando di aggiudicarsi più concessioni demaniali. Dopo aver ottenuto il primo lotto, l'Imprenditore ha acquistato un secondo lotto tramite una società intestata a prestanomi, nascondendo la vera titolarità all'ente pubblico. I giudici hanno chiarito che il danno economico per il Comune sussiste nel costo necessario per indire una nuova gara d'appalto dopo la scoperta dell'inganno. Inoltre, i messaggi tra gli indagati e la dirigenza comunale per sanare abusi edilizi hanno dimostrato un concreto pericolo di reiterazione del reato, confermando la sospensione temporanea dall'attività d'impresa e dalla professione forense.
Continua »
Autosufficienza del ricorso: condanna confermata in Cassazione
L'Imputato, condannato per truffa aggravata, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione dei motivi nuovi inviati in appello per ottenere l'applicazione del reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per violazione del principio di autosufficienza del ricorso. L'Imputato non ha infatti allegato l'atto dei motivi nuovi né le sentenze irrevocabili richiamate, rendendo impossibile ogni verifica sulla tempestività e sulla pertinenza della richiesta. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Truffa online e recidiva: quando i precedenti bloccano i benefici
Un uomo ha venduto online un telaio di ciclomotore incassando 331 euro senza mai consegnare il bene. Il Tribunale e la Corte di Appello lo hanno condannato per truffa. Il responsabile ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della recidiva e la mancata concessione delle pene sostitutive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la **Truffa online e recidiva**, rilevando la presenza di precedenti penali specifici già definitivi prima del fatto. La presenza di precedenti penali preclude i benefici sanzionatori e giustifica la pena detentiva ordinaria. Il ricorrente deve pagare le spese processuali.
Continua »
Truffa a danno di terzi: condannato l’ex dipendente infedele
Un ex dipendente si è spinto a ordinare materiale per oltre 4.000 euro spacciandosi ancora per incaricato dell'ex datore di lavoro. Il fornitore, ingannato, ha consegnato la merce e fatturato alla ditta dell'imprenditore, promuovendo poi un decreto ingiuntivo. L'imputato ha sostenuto che la truffa a danno di terzi non fosse configurabile, poiché l'ex datore non aveva subito inganni diretti né saldato il conto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarificando che la truffa a danno di terzi si perfeziona anche senza identità tra raggirato e danneggiato. L'imprenditore ha subito un danno patrimoniale concreto dovuto alle spese legali necessarie per difendersi dalle pretese del fornitore. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e del risarcimento.
Continua »
Ricorso per cassazione dopo patteggiamento tra reato e pena
L'Imputato ha concordato una pena patteggiata di due anni e quattro mesi di reclusione per i reati di truffa aggravata ed estorsione continuata. Successivamente, il Difensore ha presentato ricorso contestando l'inquadramento del fatto e sostenendo che l'estorsione andasse considerata come una semplice truffa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione dopo patteggiamento per assoluta genericità. La legge limita le impugnazioni contro il patteggiamento solo a casi di errore manifesto e palese rispetto all'imputazione. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese del procedimento oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Falsa attestazione della presenza in servizio: no a dipendenti in house
Quattro dipendenti di una società partecipata comunale subiscono una condanna per il reato speciale di falsa attestazione della presenza in servizio e per truffa aggravata ai danni di ente pubblico per essersi allontanati durante l'orario lavorativo timbrando il cartellino. La Corte di Cassazione accoglie i ricorsi escludendo il delitto speciale di falso cartellino, poiché tale norma si applica esclusivamente ai dipendenti formali della Pubblica Amministrazione e non al personale delle società private in house. La Suprema Corte conferma invece la configurabilità della truffa aggravata, disponendo un nuovo giudizio per verificare la particolare tenuità del fatto e la condotta risarcitoria post-reato.
Continua »
Regali di nozze o reato: confermato il sequestro preventivo
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di 24.000 euro a carico di un'indagata per reati di associazione, truffa, riciclaggio e sottrazione fraudolenta di imposte. La difesa sosteneva che i contanti costituissero il residuo delle donazioni ricevute dagli invitati durante il matrimonio, esibendo filmati delle offerte. I giudici hanno respinto la tesi difensiva valorizzando un quaderno con annotazioni incompatibili con le nozze e ricordando la natura fungibile del denaro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che contro le misure cautelari reali il ricorso in sede di legittimità è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti.
Continua »
Tentata rapina impropria: dal raggiro alla forza fisica
L'indagato si introduceva nell'abitazione di un'anziana per compiere un raggiro e, una volta scoperto, strattonava la persona presente per aprirsi un varco e fuggire. Il Giudice disponeva la custodia cautelare in carcere per tentata rapina impropria in concorso. La difesa contestava la qualificazione del fatto, sostenendo l'involontarietà del contatto fisico e l'assenza di violenza, chiedendo di configurare una tentata truffa, oltre a eccepire la tardiva produzione probatoria dell'accusa al riesame. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. La Suprema Corte ha chiarito che la violenza usata immediatamente dopo la tentata sottrazione per garantirsi la fuga integra il delitto di rapina impropria. Inoltre, la prova sopravvenuta prodotta dall'accusa è utilizzabile se la difesa ha potuto esaminarla e discuterla in udienza.
Continua »
Inutilizzabilità delle intercettazioni: carcere confermato
Due indagati subiscono la custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Dopo la caduta dell'aggravante mafiosa dinanzi al Tribunale del Riesame, i difensori ricorrono in Cassazione eccependo per la prima volta l'inutilizzabilità delle intercettazioni a causa del ribasso dei limiti di pena previsti per i reati residui. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che la difesa non può denunciare per la prima volta in sede di legittimità questioni mai sollevate durante il Riesame. Inoltre, l'inutilizzabilità delle intercettazioni resta irrilevante quando il quadro accusatorio supera la cosiddetta prova di resistenza grazie a sequestri, telecamere, verifiche bancarie e confessioni degli stessi imputati. Gli indagati restano detenuti in carcere e subiscono la condanna alle spese.
Continua »
Truffa online: incassa 460 euro e la Cassazione lo condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa online a carico dell'intestatario di una carta di pagamento utilizzata per incassare i proventi del raggiro. La vittima aveva versato 460 euro credendo di stipulare una polizza assicurativa vantaggiosa. La difesa dell'imputato sosteneva l'estraneità ai fatti o un ruolo marginale, invocando un mero inadempimento contrattuale. I giudici hanno invece ribadito che l'incasso del denaro su una carta attivata poco prima con documento personale fa scattare una presunzione di colpevolezza diretta. Senza una denuncia di furto o una valida ricostruzione alternativa, chi riceve il profitto risponde del reato.
Continua »
Ordinanza di archiviazione: ricorso nullo e sanzione
Un padre denuncia i figli per una presunta truffa immobiliare. Il Giudice per le indagini preliminari dispone l'archiviazione del fascicolo penale per mancanza di prove sufficienti. La persona offesa impugna direttamente il provvedimento davanti alla Corte di Cassazione, contestando la motivazione del giudice e sostenendo l'esistenza di un atto abnorme. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. La legge stabilisce che contro l'ordinanza di archiviazione non è ammesso il ricorso per Cassazione, ma esclusivamente il reclamo dinanzi al tribunale monocratico nei soli casi di violazione del contraddittorio. Il ricorrente subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Truffa contachilometri scalati: condanna confermata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti del socio di una concessionaria per il reato di truffa contachilometri scalati. L'imputato aveva venduto a un acquirente un'automobile usata dichiarando una percorrenza di soli 100 mila chilometri, a fronte di oltre 260 mila chilometri reali accertati successivamente tramite una verifica tecnica specializzata. La difesa ha contestato la responsabilità del venditore e la tempestività della querela presentata dalla persona offesa. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso: la piena consapevolezza del raggiro decorre dalla perizia ufficiale e il ruolo operativo del socio nell'attività di vendita prova la sua colpevolezza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna dell'imputato al risarcimento e al pagamento delle spese legali.
Continua »
Truffa nella compravendita immobiliare: abusi e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa aggravata a carico di una venditrice che aveva promesso in vendita un villino attestando falsamente la totale regolarità urbanistica con risalenza dell'edificio a prima del settembre 1967. In realtà, la venditrice aveva eseguito personalmente opere abusive non sanabili negli anni successivi. La Corte d'appello aveva ribaltato l'assoluzione di primo grado, rilevando la piena consapevolezza dell'inganno. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo integrata la truffa nella compravendita immobiliare e pienamente rispettato l'obbligo di motivazione rafforzata senza necessità di riascoltare i testimoni.
Continua »
Truffa aggravata e finta protezione: Cassazione conferma la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa aggravata a carico di un soggetto che fingeva di appartenere ai servizi segreti per estorcere ingenti somme di denaro alla vittima. Il colpevole sfruttava conflitti personali preesistenti della persona offesa per prospettare pericoli inesistenti e complotti imminenti. L'imputato offriva una protezione fittizia a fronte di continui versamenti di denaro su carte prepagate e in contanti. I giudici hanno respinto il ricorso difensivo, chiarendo che l'aggravante del pericolo immaginario sussiste anche quando l'autore del reato parte da fatti reali per ingenerare una paura priva di fondamento. La Suprema Corte ha ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni della persona offesa e dei testimoni, confermando la piena validità del quadro probatorio e la legittimità della pena inflitta.
Continua »
Sequestro conservativo penale: beni bloccati anche senza dolo
Due soggetti affrontano un processo per truffa e appropriazione indebita ai danni di vari condomini. Le persone offese, costituite parti civili, ottengono il sequestro conservativo penale sui beni degli imputati fino a oltre 400.000 euro per tutelare i risarcimenti. Gli imputati contestano la quantificazione del debito e negano l'esistenza di pericoli di dispersione del patrimonio, sostenendo l'assenza di manovre speculative. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i loro ricorsi. I giudici stabiliscono che il vincolo cautelare è legittimo quando il patrimonio del debitore appare insufficiente a garantire i crediti, anche senza la prova di condotte fraudolente attive di svuotamento dei beni.
Continua »
Truffa per finta cecità: serve la perizia clinica
Diversi cittadini subivano una condanna per il reato di truffa per finta cecità ai danni dell'ente previdenziale. Gli investigatori avevano documentato lo svolgimento autonomo di alcune azioni quotidiane, ritenendole incompatibili con la cecità assoluta. Gli imputati contestavano la decisione evidenziando che la legge include nella cecità assoluta anche deficit specifici compatibili con abilità residue e compensative. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi difensivi, annullando la sentenza d'appello con rinvio. I giudici di merito hanno rifiutato una perizia tecnica con motivazioni superficiali ed empiriche, senza confrontarsi con i rilievi scientifici delle difese.
Continua »
Condanna e specificità dei motivi di appello penale
Il Tribunale ha condannato un acquirente per il reato di truffa. L'imputato aveva acquistato una consistente fornitura di formaggi pagandola con un assegno bancario provento di furto. L'acquirente ha proposto appello sostenendo genericamente di non conoscere l'origine illecita del titolo. La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per mancata indicazione di critiche puntuali alla prima decisione. L'imputato ha quindi presentato ricorso per cassazione, lamentando l'omessa valutazione dei singoli punti difensivi. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha respinto il ricorso. I giudici hanno ribadito che la specifica contestazione delle motivazioni della sentenza costituisce il requisito essenziale della specificità dei motivi di appello, condannando l'imputato al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Truffa aggravata ai danni dello Stato: premi falsi e condanna
Una dipendente pubblica ha subito la condanna definitiva per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato. La donna ha falsificato documenti e firme di vertici prefettizi per attribuirsi e liquidarsi premi di produttività e indennità non spettanti. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando la legittimità del profitto e il bilanciamento delle circostanze attenuanti. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'artificiosa creazione di atti falsi integra da sola il raggiro penalmente rilevante, rendendo illecita la percezione economica. La Corte ha confermato la condanna e ha imposto il pagamento di spese e sanzione pecuniaria.
Continua »
Truffa della finta polizza: chi incassa online non sfugge alla pena
Un finto intermediario assicurativo ha contattato la vittima proponendole la sottoscrizione di una copertura assicurativa inesistente. Dopo aver inviato un falso contratto di assicurazione, il falso broker ha fornito il proprio codice fiscale personale e ha incassato il premio di 445 euro su una carta prepagata a lui intestata. L'imputato ha presentato ricorso sostenendo l'assenza di un contatto diretto e lamentando la mancata prova dell'identità dell'autore del raggiro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno confermato che la truffa della finta polizza sussiste anche a distanza e che spetta alla difesa dimostrare un'eventuale versione alternativa una volta provato l'incasso del denaro su un conto personale. Il truffatore resta condannato alla pena di sei mesi di reclusione e alla multa.
Continua »