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Art. 633 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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352 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Continuazione del reato: pena illegittima se revocata
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la rideterminazione della pena per un'imputato condannato per occupazione abusiva di un immobile pubblico. La Corte d'Appello aveva erroneamente calcolato la pena applicando l'istituto della continuazione del reato sulla base di una precedente sentenza di condanna che, tuttavia, era stata revocata. La Cassazione ha stabilito che una sentenza revocata non può costituire la base per un aumento di pena, annullando la decisione limitatamente al trattamento sanzionatorio.
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Motivazione contraddittoria: annullata la sentenza
Due imputati, condannati per invasione di edificio, ricorrono in Cassazione. La Corte annulla la sentenza d'appello a causa di una motivazione contraddittoria riguardo la pena: la motivazione indicava una riduzione, mentre il dispositivo confermava la condanna originale. Il caso è rinviato per una nuova valutazione del trattamento sanzionatorio. La responsabilità penale è confermata.
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Reato permanente: quale legge si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputate condannate per invasione di terreni. La Corte ha stabilito che in caso di reato permanente, se interviene una modifica legislativa peggiorativa, si applica la nuova legge più severa poiché la condotta illecita si protrae nel tempo fino alla sentenza di primo grado. Di conseguenza, il rigetto della richiesta di patteggiamento basata sulla normativa precedente e più favorevole è stato ritenuto legittimo.
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Interesse ad impugnare: sequestro e occupante abusivo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15156/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che, in qualità di occupante abusivo, aveva impugnato il sequestro preventivo di un immobile. La Corte ha chiarito che, per avere un valido interesse ad impugnare, non basta essere l'indagato, ma è necessario dimostrare un interesse concreto e attuale alla restituzione del bene, diritto che non spetta all'occupante senza titolo.
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Occupazione abusiva: Cassazione e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un operatore balneare condannato per occupazione abusiva demanio marittimo. La sentenza conferma la condanna, escludendo la particolare tenuità del fatto a causa di precedenti specifici e ribadendo che la Corte Suprema non può rivalutare le prove del caso.
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Prescrizione reato: estinzione occupazione abusiva
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per occupazione abusiva di un immobile e furto. La decisione si fonda su due principi cardine: il difetto di querela per il reato di furto, divenuto nel frattempo procedibile solo su istanza della persona offesa, e l'intervenuta prescrizione del reato di occupazione. La Corte ha chiarito che, per i reati permanenti, il termine di prescrizione decorre dalla data di cessazione della condotta indicata nell'atto di accusa, annullando così la condanna per decorrenza dei termini.
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Mandato speciale impugnazione: ricorso inammissibile
Un ricorso alla Corte di Cassazione è stato dichiarato inammissibile a causa della mancanza del mandato speciale impugnazione. L'imputato, giudicato in assenza nei gradi precedenti, non aveva conferito al difensore la procura speciale richiesta dall'art. 581, comma 1-quater, c.p.p., rendendo l'atto nullo. La Corte ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Remissione querela via PEC: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di remissione di querela avvenuto tramite Posta Elettronica Certificata (PEC). Il Procuratore Generale aveva impugnato la decisione di un Giudice di Pace che aveva dichiarato estinto un reato per remissione tacita, basandosi su una PEC inviata dalla persona offesa. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, sebbene la PEC della vittima fosse di per sé irrituale, la successiva comunicazione del suo avvocato, che ne confermava l'autenticità e la volontà, ha sanato il vizio procedurale. Pertanto, la remissione querela via PEC è stata ritenuta valida in quanto l'intento della parte offesa è stato accertato in modo sicuro.
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Reato permanente: invasione di immobili e legge penale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11129/2024, ha confermato che l'invasione di immobili, se protratta nel tempo, costituisce un reato permanente. Di conseguenza, si applica la legge in vigore al momento della cessazione della condotta, anche se più sfavorevole, e non quella vigente all'inizio dell'occupazione. I ricorsi degli imputati sono stati dichiarati inammissibili perché basati su una qualificazione giuridica del fatto contraria alla giurisprudenza consolidata.
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Impugnazione parte civile: quando è valida?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11131/2024, ha stabilito che l'impugnazione della parte civile contro una sentenza di assoluzione è ammissibile se, anche implicitamente, mira a ottenere una pronuncia sulla responsabilità ai fini del risarcimento del danno. Anche se l'atto contiene richieste inammissibili (come la condanna penale), la presenza di una specifica domanda risarcitoria lo rende valido per i soli effetti civili, superando i vizi formali. La parola chiave "impugnazione parte civile" è centrale in questa decisione.
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Ricorso inammissibile: l’avvocato non cassazionista
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia penale poiché presentato da un avvocato non cassazionista, ovvero non iscritto all'albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. Questa mancanza formale ha comportato la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro ciascuno.
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Processo in assenza: quando la nomina del difensore basta
Un uomo, accusato di un reato, nomina un avvocato di fiducia ed elegge domicilio presso il suo studio. Anni dopo, viene processato e condannato in sua assenza. L'imputato chiede un nuovo processo, sostenendo di non averne mai saputo nulla. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, affermando che la nomina iniziale del legale crea una forte presunzione di conoscenza. Questa sentenza definisce le condizioni per un valido processo in assenza.
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Accesso al mare: cancello su strada pubblica è reato
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro di un cancello installato su una strada comunale. Anche in presenza di una concessione locale, l'atto di impedire il libero accesso al mare integra il reato di occupazione abusiva, poiché il diritto pubblico al transito verso la battigia è un principio inderogabile stabilito dalla legge nazionale.
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Occupazione abusiva immobile: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per occupazione abusiva di un alloggio popolare. Dopo essere stata sfrattata e che l'ente proprietario aveva murato l'accesso, la donna era rientrata nell'immobile. La Corte ha stabilito che tale condotta costituisce una nuova e autonoma invasione, integrando il reato previsto dall'art. 633 c.p. È stato inoltre ribadito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non si applica ai reati permanenti, come l'occupazione abusiva, finché la condotta illecita perdura.
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Correlazione accusa sentenza: il fatto conta più della norma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per danneggiamento, nonostante il reato non fosse formalmente contestato con il relativo articolo di legge. La Corte ha ribadito il principio di correlazione accusa sentenza, affermando che la condanna è legittima se il fatto storico è descritto con precisione nell'imputazione, garantendo così il diritto di difesa. Il ricorso è stato respinto anche per la genericità delle altre censure, inclusa quella sulla determinazione della pena.
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Particolare tenuità del fatto e occupazione abusiva
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per occupazione abusiva di un immobile, rinviando il caso a un nuovo giudizio d'appello. La decisione si fonda sulla carenza di motivazione della sentenza impugnata, che aveva escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto basandosi su una non provata "pervicacia" della condotta. La Corte ha inoltre censurato l'omessa pronuncia sulla richiesta di conversione della pena detentiva in pecuniaria.
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Invasione di edifici: non è reato se l’ingresso è ok
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per il reato di invasione di edifici a carico di un uomo che, dopo aver vissuto per vent'anni in un immobile con il consenso della proprietaria, si era rifiutato di lasciarlo dopo la sua morte. I giudici hanno chiarito che il reato non sussiste se l'ingresso originario nel bene è avvenuto legittimamente, poiché manca l'elemento costitutivo dell'introduzione arbitraria dall'esterno.
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Occupazione demaniale: nuova condotta dopo oblazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un gestore di uno stabilimento balneare accusato di occupazione demaniale. Nonostante avesse estinto un precedente reato simile tramite oblazione, una nuova occupazione ha portato a un nuovo sequestro. Il tribunale del riesame aveva annullato il sequestro invocando il principio del 'ne bis in idem' (non si può essere processati due volte per lo stesso fatto). La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la prosecuzione dell'occupazione dopo l'oblazione costituisce un reato nuovo e distinto, giustificando pienamente il nuovo provvedimento cautelare. Il caso è stato rinviato al tribunale per un nuovo esame.
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Occupazione abusiva: quando è reato e non si prescrive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per occupazione abusiva di un terreno comunale e per abusi edilizi. La sentenza chiarisce importanti principi sulla prescrizione del reato, sulla non applicabilità dello stato di necessità quando si realizzano opere stabili e sui requisiti per la messa alla prova, confermando che l'occupazione abusiva è un reato che perdura fino alla condanna.
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Ricorso inammissibile: limiti e poteri della Cassazione
Due fratelli, coinvolti in attività di allevamento, sono stati condannati per tentata estorsione, furto e danneggiamento ai danni di una società agricola. Hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando vizi nella valutazione delle prove. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le condanne e chiarendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza logica delle motivazioni delle sentenze precedenti.
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